lunedì , 28 settembre 2020
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itinerario alla scoperta dei “giacimenti� musicali tradizionali

LA MUSICA KLEZMER
itinerario alla scoperta dei “giacimenti� musicali tradizionali

Centro Studi sull'Europa Orientale Mercoledì 5 aprile 2006, alle 17,30, a Trento, nella Sala della SOSAT, in via Malpaga 17 (Palazzo Bortolazzi), il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza la quarta conferenza del ciclo "Un mondo scomparso: l’ebraismo dell’Europa centro-orientale". Renato Morelli interviene su "La musica klezmer". Introduce Massimo Libardi. Gli esempi musicali saranno suonati dal vivo dai “Destràni Taràf”. La parola klezmer deriva dai termini ebraici kley e zemer (strumento che canta) e individua la musica popolare (prevalentemente strumentale) degli ebrei ashkenaziti dell’Europa centro-orientale, conservata ed elaborata a partire dal diciassettesimo secolo. Una musica che ha saputo tramandare fino ai nostri giorni quella straordinaria contaminazione di stilemi repertoriali propri dei grandi “giacimenti” musicali tradizionali (rumeni, polacchi, russi, ucraini, magiari e balcanici), nonostante le vicissitudini sofferte da questo popolo per l’ostilità di imperatori, papi e zar, fino tragedia della Shoah. I Klezmorim "orecchiavano" le musiche tradizionali dei vari paesi riproponendoli poi nei vari contesti festivi (matrimoni, funerali, feste patronali etc.) attraverso la loro personale "mediazione". Venivano spesso definiti, in modo sprezzante, “zingari”. Non a caso una delle interazioni umane e musicali più durature e prolifiche sullo scenario del Sud-est europeo fu quella fra klezmorim e musicisti zingari: profonda religiosità, nomadismo, lotta per la sopravvivenza e contro i pregiudizi del mondo circostante accomunano da sempre questi due popoli fra i più musicali della Terra.

Renato Morelli, etnomusicologo, ha effettuato le sue prime ricerche etnografiche ed etnomusicologiche sulle minoranze etnico-linguistiche del Trentino orientale, rispettivamente germanofona mòchena e ladina di Fassa, pubblicando numerosi saggi. Regista RAI dal 1979, ha realizzato vari film etnografici, ottenendo numerosi riconoscimenti. Dal 1992 al 1996 ha insegnato Antropologia culturale come professore a contratto presso l’Università di Trento. Con Roberto Leydi ha curato la raccolta discografica Canti liturgici popolari italiani (MI, Albatros 1988). Con Pietro Sassu ha diretto la collana discografica Musica a memoria – Repertori di tradizione orale e la serie Sardegna – Confraternite delle voci (UD, Nota). Ha pubblicato numerose opere. Con il volume Identità musicale della Val dei Mòcheni. Cultura e canti tradizionali di una comunità alpina plurilingue, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, Istituto Culturale Mòcheno Cimbro, 1996, ha vinto numerosi premi. Nel 1998 ha fondato APTO (Archivio Provinciale Della Tradizione Orale) un data base informatico per la raccolta e catalogazione delle fonti orali – audio e video – documentate su supporto magnetico. Nel 1999 ha fondato “Destràni taràf”, un progetto musicale-culturale incentrato sul repertorio klezmer e tzigano, con un occhio di riguardo anche alla valorizzazione della tradizione musicale trentina ed europea più in generale.

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