Molotov Jive, diario di una serata a Innsbruck

pubblicato da: Luca - 1 marzo, 2014 @ 5:31 pm

Eccoci di nuovo per parlare di qualcosa o qualcuno, le vie della musica sono infinite e spulciando su you tube oggi mi capitava davanti un video dei Molotov Jive.
“Ah ecco!”
Beh i Molotov Jive sono una di quelle band che puoi per caso incontrare in un buco a suonare in una qualsiasi città germanica mentre ti trastulli e ripensi a quanto è stato bello il week end fuori casa a sbaraccare.
Svedesi, una delle tante band che si sono cimentate nel genere “Indie” che tanto ha spopolato con Strokes, Arctitc Monkeys e Franz Ferdinand per citarne alcuni a cavallo tra il 2002 e il 2008.
Io e Maurizio, il meglio amico mio, avevamo deciso di passare il week-end di pasqua del 2008 a Innsbruck dove viveva lui e siccome il periodo per me era stato un po duro decisi di raggiungerlo in Austria per attività di svago e ricreazione.
Il fine settimana si rivelò un successo galattico per quanto riguarda la vita notturna, e comprese nel pacchetto visite allo zoo, aperitivo in cima a un palazzo che chiaramente non ci ricordiamo il nome, ma solo che per salire c’era un ascensore fico.
La domenica di Pasqua, che solitamente passi dai parenti, non l’abbiamo passata a girare nei “bogen”, quei cacchio di locali incastrati sotto gli archi delle ferrovie, incastonati come dei tasselli di mosaico. In italia siamo troppo fighetti per permetterci un tale underground.

http://www.pmk.or.at

In uno di questi locali abbiamo intercettato i Molotov Jive, gruppetto dall’aspetto giovanile e grintoso i quali stavano in tournée da qualche mese e avevano a seguito un manager dal classico aspetto del disperato (nel senso buono), con cd e magliette appresso.
Questi 4 baldi giovani spaccavano veramente su quel pacchetto di 1 metro quadrato nel quale c’avevan fatto stare la batteria che più minimale di quella si moriva; eppure usciva un suono bello armonioso e allo stesso tempo grintoso. Il cantante Anton Annersand, tutto chitarra e capelli sul viso era carismatico abbastanza da catturare la nostra attenzione e quella dei presenti.

La band proponeva pezzi di propria produzione molto originali, strizzando l’occhio comunque a Beatles, Smiths e Who. Han suonato un oretta e mezza e han regalato ai presenti anche una tagliente versione cover di “Friday I’m in Love” dei Cure alla quale ricordo benissimo di aver provato sensazioni simili alle farfalle nello stomaco. Poi se ne sono andati in camerino fino a quando qualcuno dei presenti trovò il coraggio di urlare “you fuckin’ lazy” convincendo i 4 a uscire di nuovo sul palco a fare il bis.
Mi avevano colpito 2 cose:
– il tiro che aveva la band che riusciva a coinvolgere pur facendo pezzi loro, cosa non scontata
– la freddezza con la quale se ne sono andati via quasi impauriti dalla situazione, sembravano stuonati. O forse eravamo io e Maurizio stuonati dalla sera prima ancora. Nordici tipicamente, noi e loro anche.

Fatto sta che ce li siamo portati via, compresa una maglietta che ho comprato (i cd li avevano finiti miseria).
Ora come ora riteniamo di essere gli unici in Italia che li conosce e li segue, se qualcuno ha notizie me lo faccia sapere.
Non sono diventati troppo famosi, anche se suppongo siano stati sul punto di esserlo, forse era tardi per l’indie rock. Peccato comunque.
Nella fattispecie sono riuscito a contattarli per chiedere se sarebbero mai potuti venire nel nostro paese a suonare e di tutto stupore ho ricevuto risposta, cosa che mi ha parecchio fatto piacere. Mi avran detto di si o di no?…:).. lascio all’immaginazione dei lettori..!!

linchiamo uno dei pezzi più cliccati sul tubo

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I hope you suffer – A.F.I. – nuovo singolo!

pubblicato da: Luca - 23 luglio, 2013 @ 8:46 am

Gli A.F.I. (A Fire Inside) sono una band che negli ultimi 20 anni ha esplorato generi e stili diversi, una continua evoluzione, senza spegnersi o fermarsi ad un solo stereotipo musicale.
Questa è stata la loro grande forza, alternativi ma mai sputtanati. Mai banali o ripetuti. E forse questo è costato qualche fan lasciato per strada, ma è un grande pregio, poiché comporta il rischio di provare qualcosa di nuovo senza conoscere con certezza gli effetti.
Questi californiani che sul palco sono scatenati, vedere per credere, parliamo ormai di una band mondiale, non più dei 4 giovani che “sbregavano” hardcore-punk alla fine degli anni 90.
Il nucleo punk rimane celato fra le note, ma l’evoluzione è continuata.

Oggi è uscito il nuovo singolo “I hope you suffer” disponibile su Spotify e solo dal loro sito ufficiale; al momento e la tendenza sopracitata sembra accompagnare il prossimo album il quale sarà disponibile da settembre 2013.
“I hope you suffer” non è solamente una bella canzone che ti resta subito ma racchiude molte tappe del percorso del gruppo e soprattutto del cantante Davey Havok il quale è uno dei pochi singers a nostro avviso ad usare la voce come “strumento” vero e proprio, portandola a vari livelli, talvolta al limite; lo “scream” è un arma in più e viene usato come un dardo rabbioso. E dal vivo è perfetto.
La vena dark degli A.F.I. è come una crepa in un vetro; si è diramata, è rimasta presente ma mai ostentata e la nuova track ne è l’esempio.
Il nuovo singolo da oggi quindi è disponibile per chi lo vuole; decadenza e rabbia romantica.
Linkiamo il video su you tube (solo audio) e diamo voto 8 pieno pieno aspettando il tour e le date in Italia.
Intanto godiamoci il pezzo.

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Concerto dei Green Day, Unipol arena

pubblicato da: Luca - 12 giugno, 2013 @ 8:53 am

L’ altro giorno (6 giugno) io la mia band e staff vario annesso siamo andati a Bologna a vedere il concerto dei Green Day. Perché mai? Beh, primo la mia band, i GREEN MANIA, FA un tributo ai Green Day e secondo perché è la band della nostra adolescenza (ricordo il mio walkman che aveva sta cassetta dei Green Day regalatami da un amico e che ho ascoltato fino alla nausea).
I Green Day hanno portato il punk-rock alle masse. Paragonabili ai Depeche Mode per quel che riguarda il synth pop. Stesso immenso merito di averlo reso popolare.

Detto questo ritrovo al “Zuffo” alle solite, la mia band puntuale come un orologio svizzero, si parte, tappa al Poli per birre e cibarie da viaggio. Arrivo, spuntino, cerca l’entrata, fila immensa, cantiamo, facciamo pubblicità alla nostra band soccorriamo una ragazza che si sente male e finalmente dentro.
Il gruppo spalla è un figo, suonano come pazzi e finiscono. (All time low)
Un paio di canzoni tempo di sistemare il palco.
Parte Bohemian Rhapsody dei Queen e 15 000 persone la cantano a squarciagola, pelle d’oca!… e cmq è una furbata delle migliori anche perché il pubblico si carica come una molla.
Un pupazzo entra e balla a ritmo di qualcosa che sa di Ramones e poi Billie Joe & Co. saltan fuori e iniziano: 99 revolution e poi tutto il resto.
Degenero.
Perdo il mio cantante e altri membri dell’equipaggio che finiscono in prima fila a fare folla, mentre io e Gianni (batterista) ci godiamo il concerto leggermente a lato. Vogliamo ascoltare, vedere, capire e riproporre poi per il nostro tributo iniziato a dicembre e con discrete soddisfazioni fin ora. Il nostro obbiettivo: la qualità dello show. Quindi insieme alla nostra fotografa + fidanzato (insomma i vecchietti) ce ne stiamo tranquilli fuori dalla bolgia.
Ti aspetti i Green Day, che sono internazionali, e dici, se la menano un casino fanno un’ora e mezza e poi schiodano dal palco (per citare qualcuno, ricordo i Placebo con questo “estro”).
Sti cazzi!…
I green Day suonano 2 ore e mezzo di orologio e ne fanno una più esplosiva dell’altra. Non lasciano nulla indietro, chiamano gente a cantare e suonare sul palco, una tipa se ne va con la chitarra di Billie Joe regalata davanti a tutti sul palco. Lancio di carta igienica con dei bazooka, lancio di magliette. Billie Joe è un mostro da show, tira tutti per aria dalla prima canzone all’ultima. Solo alla fine cede e chiude con “Good Riddance”. Vabbè, grazie al cazzo, dopo 2 ore e mezza!!!… uno show, nulla da dire… 50 euro, prezzo del biglietto, spesi bene.. (ringraziamo Ale, la nostra fotografa che ha preso i biglietti a tutti e ha organizzato la trasferta!)
Ci ripigliamo con calma e alle 4 di mattina siamo a Trento sconvolti ma felici!! Andate a vederli una volta se vi capita. Voto: 8 pieno!

PS: i Green Mania nascono nel novembre 2012 e propongono un tributo ai Green Day. Sulla pagina di Facebook date, multimedia e contatti.

Ecco qui il video dell’intro del concerto con “99 revolutions”.

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Il Grande Gatsby, “Young and beautiful”

pubblicato da: Luca - 21 maggio, 2013 @ 10:48 am

The great Gatsby.
Ecco uno di quei film che credo non abbia senso perdersi. Mega pubblicizzato, mega “portato” se vogliamo, cast di attori strapagati.
Questo non conta un accidente.
Come successe in Titanic il film profuma di premi oscar perché dal mio punto di vista sia il soggetto di Fitzgerald che l’interpretazione degli stessi attori come la colonna sonora sono pazzeschi.
Appunto la colonna sonora.
Lo paragono al sopracitato Titanic, perché quel film fu un grande esempio di come la scelta delle musiche fu in grado di rendere epico un film che, nonostante la qualità, senza Celine Dion non sarebbe stato lo stesso. Provate a immaginarlo senza “My heart will go on”.
Nel Grande Gatsby si ripete la cosa.
Epico il soggetto di Fitzgerald ed epica la traccia di Lana Del Ray “Young and beautiful”.
La canzone fa riferimento ad una scena del film dove Gatsby ritrova Daisy.
Mentre ero in sala a vederlo mi è venuto spontaneo usare il buon Shazam con l’iPhone per vedere subito il titolo del pezzo, ma la cosa non ha funzionato così appena tornato a casa la prima cosa che ho fatto è stato acquistare il disco.
Cuffie Beats Studio e via, non esisteva più nulla.
Il testo, riferito chiaramente alla vicenda dell’amore fra Gatsby e Daisy, è l’immagine della paura di non esser amata per sempre, nonostante l’incedere degli anni, la speranza è di essere immortale nel cuore dell’amante. Amore incondizionato, sopra la bellezza che sfiorisce inevitabilmente, tra il degrado del corpo e dell’anima, fra la velocità frenetica delle feste stile anni 20 e i raggi del sole di Long Island. La menzogna del matrimonio con il marito Tom mai amato accentua la malinconia delle parole, dopo gli anni lontani, la guerra, la solitudine. Daisy è una dea.
Senza parole.
Appena finito il film, in platea c’era un silenzio, quasi come se nessuno avesse avuto il coraggio di alzarsi e tutto è sembrato veramente irreale.
Dunque consigliassimo.

Qui sotto il pezzo in questione.

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“Berlin Calling” e Paul Kalkbrenner…

pubblicato da: Luca - 17 aprile, 2013 @ 4:19 pm

Musica elettronica.
Non avrei altre parole per definire la cosa. Non sono un amante, o meglio lo sono ma sto parlando di Depeche Mode e pochi altri. House inclusa, poco cmq. 
L’altro giorno mi son imbattuto in un film, e di ignoranza ne ho tantissima poco ma sicuro, che ho poi scoperto essere un cult del genere: Berlin calling. 
Il film è del 2008 ed è interpretato da Paul Kalkbrenner, DJ di fama stra-mondiale ed è ambientato a Berlino, quella della musica elettronica, minimal techno, degli after-hour e delle allucinazioni da droga pesante. 
Che vi devo dire? Mi sono imbattuto in un trip fantastico, ora proiezione del film 1:07. Luogo: casa mia. 
Dj Icarus è il protagonista, che di fama internazionale e un tour pazzesco riesce nell’impresa (come succede spesso) di perdere la vena creativa e grazie all’abbondante uso di droga e allucinogeni vari, a perdere la via per la gloria; perde la fidanzata e con lei il credito presso la casa produttrice dei suoi pezzi. Dilapida tutto e finisce in una clinica, dove in varie peripezie riesce a riprendere il controllo e a fare uscire il suo nuovo album; un successo. 
Un inno all’elettronica, un inno al compositore della colonna sonora (Paul Kalkbrenner stesso), autore della magnifica soundtrack, un inno alla vita senza freno delle notti berlinesi ma anche un monito. Il confine fra sfrenatezza e schizofrenia sta in una pasticca di ecstasy tagliata male; una volta, una notte e il tunnel non ha più la luce alla fine. 
Film imperdibile. 

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Sing the Sorrow – AFI – 10mo anniversario

pubblicato da: Luca - 13 marzo, 2013 @ 12:09 am

Ieri era il 10 anniversario dell’uscita di “Sing the Sorrow”, capolavoro degli AFI del 2003. Chi minchia sono, scusate il francesismo, qualcuno potrà dire?
Mi rendo conto che recensire questo disco ha poco senso, e non è commercialmente una genialata visto che forse pochi lo conoscono (come del resto la band A.F.I.,acronimo di “A fire inside”.
Ma un “fuoco dentro” questo gruppo californiano nato negli anni novanta forse con Sing the Sorrow lo aveva davvero trovato e l’ho scoperto qualche anno fa pure io che qualcosa c’era. 
Il quartetto sforna dal 1997 al 2003 3 album di punk hardcore melodico, in alcuni casi direi piacevole all’udito. Poi la svolta sul genere. 
Sapiente uso di synth che possono avere sconvolto i fan primordiali della band, abituati a ritmi frenetici, mentre ora tappeti di tastiere sapientemente inseriti fanno da sfondo a ruggenti pezzi scream-rock mischiati a ballate romantiche e di matrice dark. La voce di Davey Havok (origini italiane) è precisa è controllata, domina le parti urlate senza fare una sbavatura (vedere il live per credere!) e come un gargoyle di notre-dame sotto la pioggia interpreta le romantic ballads del disco. Semplicemente incredibile. Impossibile saltare un pezzo all’ascolto. 
Di qui seguiranno alcune considerazioni/istruzioni per l’ascolto in stile.

Sing the Sorrow è un capolavoro
Sing the Sorrow all’inizio può lasciare indifferenti (minimo vari ascolti)
Sicuramente sono stati influenzati dai Cure
Con queste istruzioni forse piacerà prima
“Silver and cold” e “Girl’s not grey” sono sicuramente le più conosciute
L’arpeggio iniziale di chitarra su “Silver and cold” è un orgasmo
“Miseria cantare” è la prima track dell’album
“Miseria cantare” è l’intro dei concerti del relativo tour dell’album
“Miseria cantare è un inno alla fede, alla chiamata delle fiamme,
credo ci sia Dante in quel pezzo
se canti i cori di “Miseria Cantare” al loro concerto ti senti parte di un cerchio esclusivo
“The leaving song parte 2″ è urlata praticamente tutta
“The leaving songs parte 2″ è il continuo di “Miseria cantare”
Se osservi uno stile di vita straight edge non puoi non guardarne il video
“Death of season” ha una parte tecno dentro pazzesca, apprezzerebbero i discotecari techno
“Death of season” ha un finale che sembra il lamento dei gargoylles quando in inverno piove
questo finale fa venire la pelle d’oca, i violoncelli e la voce scream di Davey sono originalissimi in abbinato
leggete il testo e spegnete le luci, fidatevi
Dancing through sunday” è ossessionatamente ritmata
dal vivo è un treno di rabbia e forza che ti investe, se provi a cantarla e non sei lui perdi la voce per 3 gg
fatevi un giro sull’assolo di chitarra di Jade Pudget
“This time imperfect” è una ballata romantica e decadente
“The leaving song parte 1″ è uno strano abbinamento chitarra e voce e basta
Il resto è tutto vostro
Il cantante è stato anche operato alle corde vocali
Usare il diaframma correttamente è buona norma se ti occupi di cantare così
Il cantante si riscalda per un’ora prima di un’esibizione
La loro apparizione al tempo era tutto mascara, smalto e tatuaggi
ispirazione chiaramente dark
horror punk
sul palco dal vivo volano, non stanno fermi manco un secondo
come fanno a non sbagliare nulla lo sanno solo loro
deduco che sono estremamente musicisti tecnici
sono musicisti incredibili
Ascoltate Sing the Sorrow

VERSI SCELTI
“There are no flowers, no, not this time
There will be no angels gracing the lines” THIS TIME IMPERFECT

“Nothing, from nowhere, I’m no one at all 
Radiate. 
Recognize one silent call as we all form one dark flame. 
Incinerate. 
Love your hate, your faith lost. 
You are now one of us” MISERIA CANTARE

pro dimostrazione questo è il link di un concerto, intro+leaving song 2

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Depeche Mode, “Heaven” NUOVO SINGOLO!

pubblicato da: Luca - 19 febbraio, 2013 @ 11:23 am

I Depeche Mode sono immortali?… forse si a questo punto…
Tutto questo entusiasmo è a favore del fatto che poco tempo fa è uscito un nuovo singolo che anticiperà l’uscita del nuovo album, Delta Machine.
Se si pensa che alla fine degli anni ’90 li avevamo dati per defunti musicalmente (e direi non solo visti i vari problemi avuti dai componenti…), ora potresti non credere a vederli sani, ripristinati e in forma più che mai.

Il singolo uscito il 31 gennaio è un esempio di questo fervore artistico ritrovato; “Heaven” è lenta e cadenzata, il genere synth-pop è un classico che non muore mai per il trio inglese e nonostante il video mostri le rughe e i segni del tempo sui volti di Martin, Dave e Andy, non puoi fare altro che calarti nella calma di questo pezzo, nella stessa maniera in cui lo puoi avere fatto ascoltando “Waiting for the night” nel 1990 o “A question of lust” qualche anno prima, era l’86, anche se tutt’oggi manca un po la vena dark che caratterizzava la band in quegli anni oscuri ma fervidi di creatività.
Niente dolore e perdizione anni ’80, Heaven è più “pulita”, più redenta, titolo a parte.. Dave Gahan intreccia la sua smagliante forma vocale con quella di Martin, il quale si occupa come sempre dei cori, sofferenti e perfetti come suo solito… Abbandonarsi al pezzo è semplice mentre dormi, mentre fai l’amore, mentre stai per morire…

Il singolo ci piace molto, e attendiamo con trepidazione l’album intero in uscita a fine marzo e già pre-ordinabile su iTunes Store. Intanto postiamo il video-clip ufficiale augurando buon ascolto!

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Alice – Le Origini della Specie

pubblicato da: Luca - 7 febbraio, 2013 @ 5:48 pm

Benvenuta Alice! Non stiamo parlando di nessuna nuova figlia di qualcuno (Aldo, una alla volta dai!!!) …e nemmeno di una nuova fidanzata o cantante o corista… qui si parla dell’ultima relase dei LOrDS che hanno lavorato molto duramente in questi ultimi due anni e uno dei progetti su cui si è passati ai fatti con risultati migliori è il video di “Alice” appunto!
Il video-clip fa ottimamente da sfondo al secondo singolo della band tratto dall’album “Un attimo di eternità” ed è stato girato interamente dall’idolo argentino dei video, Carlos Morales su soggetto ideato dallo stesso Carlos insieme a Le Origini Della Specie (Gulliver Studio Production).
“Va tutto bene, va tutto bene, va tutto bene…chiude gli occhi e tutto se ne va”… e sembra davvero essere così… Per il video ci si è avvalsi della prestigiosa collaborazione della bellissima e bravissima Silvia Paoli, Miss Trentino Alto Adige 2012 (modella per SOLEO SHOW Model Agency), la quale ha prestato la sua immagine come protagonista del clip vestita dalla ricercata sartoria di CRISTINA SENTER (LA SARTORIA – Rovereto).
Pronti partenza via, solo il primo giorno dal lancio sono piovute già 1000 visite su youtube, non male quindi, si inizia con i migliori auspici (e proprio “Il migliore” rimane per ora il top come visualizzazioni, 17000 suonate).
La realizzazione ha richiesto 3 mesi di tempo circa per un totale di una ventina di ore di girato, tra Cles e Rovereto. Molto power è che la versione definitiva del video è stata decisa all’unanimità delle parti proprio “the last minute”, il giorno prima della pubblicazione, ma la cosa ci piace così, un continuo work in progress dove chi si ferma è perduto!
Godetevi quindi “Alice”! Buona visione!

Pubblicato in data 26/gen/2013

Regia, editing e fotografia: Carlos Morales – iVideo
Soggetto: Carlos Morales e Le Origini Della Specie
Produzione: Gulliver Studio Production

La musica dei LOrDS,
la bellezza femminile di SILVIA PAOLI (Miss Trentino Alto Adige 2012 per SOLEO SHOW),
l’arte della sartoria più ricercata di CRISTINA SENTER (LA SARTORIA – Rovereto).

Acconciature e Make Up: Antonella Bergamo e Michela Corazza – Salone Immagini Cles (TN)

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Pornography – the Cure

pubblicato da: Luca - 4 gennaio, 2013 @ 12:09 am

Pornography è un album dei Cure incredibile. 
Altre affermazioni non hanno spazio. 
I cure sono una band britannica e ancora in attività.
L’album in questione è del maggio 1982 ed è un pietra miliare per la musica dark.
Questo articolo è scritto strano.
8 canzoni, 43 minuti circa.
Se lo ascolti con la testa giusta non ne esci più.
Una dopo l’altra le canzoni si susseguono con ritmo incessante.
Temi toccati in ordine per canzone:
adolescenza, morte e perdita di coscienza
dolcezza e melodia
creature incrociate e fantastiche
desolazione e romanticismo
fantasia, civiltà estinte
ignoto
suicidio
apatia da pornodipendenza
Mi sembra chiaro che questo album non da spazio all’allegria.
Se ancora state leggendo significa che ascolterete almeno un paio di pezzi dell’album.
Se capite quello che scrivo allora avete l’album fra i vostri dischi e l’avete comprato.
Il ritmo incessante della batteria sembra non finire mai mentre le chitarre urlano dolore e solitudine, questo dura praticamente per tutto il disco; a volte organi e tastiere di ispirazione 80’s incupiscono e negano le chitarre, mentre la voce canta e descrive tutta una serie di angoscie e incubi di chi le ha scritte, molto probabilmente sotto effetti di droghe allucinogene. 
Unico, una pietra miliare, una luce nel 1982. 
E’ l’alba di ogni notte.
Solo nel live di Berlino si è capita veramente la forza espressiva di questa band. 
La canzone qui sotto è la meno gettonata, la meno famosa.

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il “Tramonto” di un’ estate…

pubblicato da: Luca - 14 dicembre, 2012 @ 10:27 pm

Rieccoci qui dopo un po di pseudo-pausa, del resto a dicembre il lavoro non manca e quindi anche le cose da fare abbondano!…

L’occasione di riprendere il blog è l’uscita a sorpresa del primo videoclip “Tramonto” delle Origini della Specie. Nessun annuncio e nessuna preview!.. quindi sopresona!..:-)

Come immaginabile il video sguscia fuori in concomitanza con l’uscita del prima-citato album Un Attimo di Eternità ed è stato girato quasi per intero nella tournée brasiliana di giugno 2012 dal sottoscritto e da Francesco Lanzingher e montato dallo stesso” Lanz” e da Federico Bergamo (batterista delle Origini).

Il video mostra frangenti significativi dell’esperienza sudamericana (interessante anche un classico esempio di bene culturale brasiliano..:-).. oh vara che mi riferivo al Corcovado, che avete capito?..:-)….), intervallato ai live, il tutto sulla base dei due clip guida girati all’aeroporto di Rio e sulla spiaggia sempre a Rio de Janeiro.

La canzone esalta le influenze elettro-pop dei LOrDS, volti si al rock come di consueto, ma con un occhio di grosso riguardo alla musica elettronica dalla quale sembra scaturire questa versione di Tramonto.

Il prossimo step per la band clesiana è prima della famosa “fine del mondo”, infatti 20 dicembre live all’ Alpine Rock Fest di Andalo!!!.. Immancabile concerto in compagnia di Bastard Sons of Dioniso e Rebel Rootz di fronte ai campioni dello sci.

voi mancherete?????…..qui sotto il link del video!!

NB = in serie nella foto qui sopra da sinistra verso destra: l’aereo che ci ha portati in Brasile-le argentino/brasiliane che i single presenti avevano rimorchiato ma che son scappate-il logo dei LOrDS-l’ultima sera a Rio-Claudio sul Corcovado-assaliti dalle fan di S. Teresa-vista di Rio-un live dei LOrDS-in spiaggia a Rio-bene culturale brasiliano-spiaggia-spiaggia di nuovo-sfondo urbanizzato di Rio-Fede alla batteria-clip dell’areoporto a Rio….:-)

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