Molotov Jive, diario di una serata a Innsbruck

pubblicato da: Luca - 1 marzo, 2014 @ 5:31 pm

Eccoci di nuovo per parlare di qualcosa o qualcuno, le vie della musica sono infinite e spulciando su you tube oggi mi capitava davanti un video dei Molotov Jive.
“Ah ecco!”
Beh i Molotov Jive sono una di quelle band che puoi per caso incontrare in un buco a suonare in una qualsiasi città germanica mentre ti trastulli e ripensi a quanto è stato bello il week end fuori casa a sbaraccare.
Svedesi, una delle tante band che si sono cimentate nel genere “Indie” che tanto ha spopolato con Strokes, Arctitc Monkeys e Franz Ferdinand per citarne alcuni a cavallo tra il 2002 e il 2008.
Io e Maurizio, il meglio amico mio, avevamo deciso di passare il week-end di pasqua del 2008 a Innsbruck dove viveva lui e siccome il periodo per me era stato un po duro decisi di raggiungerlo in Austria per attività di svago e ricreazione.
Il fine settimana si rivelò un successo galattico per quanto riguarda la vita notturna, e comprese nel pacchetto visite allo zoo, aperitivo in cima a un palazzo che chiaramente non ci ricordiamo il nome, ma solo che per salire c’era un ascensore fico.
La domenica di Pasqua, che solitamente passi dai parenti, non l’abbiamo passata a girare nei “bogen”, quei cacchio di locali incastrati sotto gli archi delle ferrovie, incastonati come dei tasselli di mosaico. In italia siamo troppo fighetti per permetterci un tale underground.

http://www.pmk.or.at

In uno di questi locali abbiamo intercettato i Molotov Jive, gruppetto dall’aspetto giovanile e grintoso i quali stavano in tournée da qualche mese e avevano a seguito un manager dal classico aspetto del disperato (nel senso buono), con cd e magliette appresso.
Questi 4 baldi giovani spaccavano veramente su quel pacchetto di 1 metro quadrato nel quale c’avevan fatto stare la batteria che più minimale di quella si moriva; eppure usciva un suono bello armonioso e allo stesso tempo grintoso. Il cantante Anton Annersand, tutto chitarra e capelli sul viso era carismatico abbastanza da catturare la nostra attenzione e quella dei presenti.

La band proponeva pezzi di propria produzione molto originali, strizzando l’occhio comunque a Beatles, Smiths e Who. Han suonato un oretta e mezza e han regalato ai presenti anche una tagliente versione cover di “Friday I’m in Love” dei Cure alla quale ricordo benissimo di aver provato sensazioni simili alle farfalle nello stomaco. Poi se ne sono andati in camerino fino a quando qualcuno dei presenti trovò il coraggio di urlare “you fuckin’ lazy” convincendo i 4 a uscire di nuovo sul palco a fare il bis.
Mi avevano colpito 2 cose:
– il tiro che aveva la band che riusciva a coinvolgere pur facendo pezzi loro, cosa non scontata
– la freddezza con la quale se ne sono andati via quasi impauriti dalla situazione, sembravano stuonati. O forse eravamo io e Maurizio stuonati dalla sera prima ancora. Nordici tipicamente, noi e loro anche.

Fatto sta che ce li siamo portati via, compresa una maglietta che ho comprato (i cd li avevano finiti miseria).
Ora come ora riteniamo di essere gli unici in Italia che li conosce e li segue, se qualcuno ha notizie me lo faccia sapere.
Non sono diventati troppo famosi, anche se suppongo siano stati sul punto di esserlo, forse era tardi per l’indie rock. Peccato comunque.
Nella fattispecie sono riuscito a contattarli per chiedere se sarebbero mai potuti venire nel nostro paese a suonare e di tutto stupore ho ricevuto risposta, cosa che mi ha parecchio fatto piacere. Mi avran detto di si o di no?…:).. lascio all’immaginazione dei lettori..!!

linchiamo uno dei pezzi più cliccati sul tubo

condividi

Lascia un commento

*