Da Riccardo: ” Il diritto mite” di Zagrebelsky

pubblicato da: Mirna - 28 febbraio, 2020 @ 8:11 am

 

Dal libro di Gustavo Zagrebelsky “Il diritto mite” (Einaudi, 1992) e …il diritto mite
seguenti. Fra i moltissimi spunti ne estraggo uno, quello dell’evoluzione a tre
stadi del rapporto fra legge e diritti.
1. L0’état, c’est moi, Lo Stato sono io è l’espressione comunemente attribuita
al re di Francia Luigi XIV, instauratore di una monarchia assoluta per diritto
divino. Da lui derivava anzi “discendeva” tutto: leggi, doveri, diritti.
2. Ma anche nelle monarchie costituzionali (Statuto Albertino) le leggi e
soprattutto i diritti erano “creati” dallo Stato, appena temperati
dall’esistenza dello Statuto.
3. Con la nostra Costituzione sono stati riconosciuti diritti fondamentali (alla
libertà di espressione, alla vita, al lavoro, alla salute, alla famiglia etc.) che
non sono creati da leggi ma che sono preesistenti.
Da qui in poi inizia la parte “…e seguenti”

Questi diritti possono essere divisi, per certi aspetti, in due categorie: diritti
civili (ad esempio, il diritto di voto, alla libertà personale e di espressione,
etc.) e diritti sociali (diritto al lavoro, alla salute).
In ogni caso, a fianco dei diritti vi sono i doveri: ad esempio il dovere di
lavorare per contribuire alla vita della società, il dovere di assistere anziani e
malati e così via, il dovere di votare.
Si tratta di diritti e doveri che riconosciamo come innati, parte di una morale
sopravvissuta ai tentativi anche recenti di ucciderla (fascismo, nazismo) ed in
parte purtroppo anche attuali (non soccorrere in mare gli immigrati!) e che per
i credenti si rifanno ai contenuti morali di una religione che nel nostro caso
non “è” morale, ma “ha” una morale: una morale che non è quella di non
commettere i peccati contenuti nell’ “elenco dei peccati veniali e mortali” di
una improbabile libretta, ma che si rifà alla strada segnata dal Vangelo delle
Beatitudini (cfr. ivi).
Ma restiamo sul piano non-religioso della politica-oggi (non utilizzo il termine
laico perché per me “laicità” non è l’opposto di religiosità, bensì significa
pluralismo e tolleranza reciproca, nel che consiste la morale dell’ateo).
Vi è chi afferma che il binomio destra-sinistra non esiste più; chi ne afferma
l’esistenza; chi crede nell’esistenza di una terza forza, il centro. Sta di fatto
che da destra si insiste molto sui doveri: ad esempio sul dovere di difendere i
sacri confini della patria da una sorta di secondo sbarco in Normandia ad
opera di una pericolosa flotta di gommoni semi sgonfi; da sinistra si insiste
sulla difesa dei diritti civili e sull’antifascismo; un po’ meno – purtroppo – su
quella dei diritti sociali (almeno così mi pare che sia accaduto negli ultimi
decenni). Dice … e il centro? Be’ se non altro non corre il rischio di essere
accusato di estremismo (una sorta di etichettatura reciproca delle due ali) e si
può dedicare alla difesa paritetica dei doveri e dei diritti, innanzi tutto
recuperando terreno nel campo dei diritti sociali: e il lavoro non si crea – come

è dimostrato numeri alla mano – dalla conversione delle paghette per tutti in
posti di lavoro, ma con investimenti produttivi, innanzi tutto pubblici. E se mi
sbaglio, mi corigerete.

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1 commento
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  1. Grazie Riccardo, sempre interessanti le tue letture. A presto