{"id":14016,"date":"2016-07-08T07:28:32","date_gmt":"2016-07-08T07:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=14016"},"modified":"2023-12-14T13:23:47","modified_gmt":"2023-12-14T13:23:47","slug":"madri-e-figlie-raccontate-da-annie-ernaux-e-e-strout","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=14016","title":{"rendered":"MADRI E FIGLIE raccontate da Annie Ernaux e E.Strout"},"content":{"rendered":"<p>MADRI E FIGLIE raccontate Annie Ernaux e Elizabeth Strout<a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/DSCN0012.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-14020\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/DSCN0012-150x150.jpg\" alt=\"DSCN0012\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>Due strepitose scrittrici ci parlano del rapporto unico, esclusivo e pi\u00c3\u00b9 importante del mondo: quello tra madri e figlie perch\u00c3\u00a9 , lo sappiamo, nel bene o nel male, la madre sempre \u00c3\u00a8 \u00c2\u00a0per la figlia \u00c2\u00a0il suo alter ego.<\/p>\n<p><strong>Elizabeth Strout,<\/strong> vincitrice del Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, ci propone una narrazione in prima persona<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00e2\u20ac\u009d Mi chiamo Lucy Barton\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> \u00c3\u00a8 una penetrante riflessione nel proprio Io pi\u00c3\u00b9 nascosto quando la protagonista si trova costretta a rimanere settimane in ospedale per complicazioni dopo una banale appendicite. Il senso di isolamento e \u00c2\u00a0di solitudine che si prova in certi momenti rimescola ricordi, sentimenti nascosti e mascherati, desideri forti come quello di rivedere la propria madre lontana da tanto tempo.<\/p>\n<p>Ed accade proprio cos\u00c3\u00ac :\u00c2\u00a0 quella madre cos\u00c3\u00ac dura, distaccata, incomprensibile durante la sua infanzia ora le fa sentire che fra loro c\u00e2\u20ac\u2122era un rapporto viscerale anche se difficile. Basta sentirsi chiamare con un vezzeggiativo antico \u00e2\u20ac\u0153Bestiolina\u00e2\u20ac\u009dper sentire sciogliere, i conflitti, i brutti ricordi\u00c2\u00a0 e soprattutto quel rancore di aver vissuto un\u00e2\u20ac\u2122infanzia solitaria, brutale\u00c2\u00a0e\u00c2\u00a0piena di una miseria umiliante.<\/p>\n<p>La madre rimane cinque giorni e cinque notti, sembra senza mai dormire, lo fa per dovere? perch\u00c3\u00a9 \u00c3\u00a8 stata chiamata dal marito di Lucy, impegnato con lavoro e bambine.\u00c2\u00a0 Un\u00e2\u20ac\u2122isola di intimit\u00c3\u00a0 si crea fra le due donne mentre guardando la mole del grattacielo Chrisler la madre racconta di personaggi e avvenimenti del loro passato. Ma \u00c3\u00a8 un passato che non \u00c3\u00a8 condiviso con la stessa prospettiva e ci\u00c3\u00b2, finita la visita, far\u00c3\u00a0 tornare entrambe alla propria dimensione di \u00e2\u20ac\u0153<em>un amore<\/em> <em>afasico<\/em>\u00e2\u20ac\u009dche impedisce un ulteriore comunicazione. In Lucy Barton rimane sempre il desiderio insoddisfatto di Mamma, una Mamma imprendibile, ma quella parte di noi che ci fa sentire meno sole, nonostante tutto.<\/p>\n<p><strong>ANNIE ERNAUX<\/strong> che conosciamo gi\u00c3\u00a0 per gli splendidi &#8220;Il posto\u00e2\u009d e Gli anni\u009d ha scritto <strong>\u2122Altra\u00a0 figlia \u009d<\/strong>vincitrice\u00a0 del Premio Strega Europeo.<\/p>\n<p>Scrittura di diamante, eccelsa. Si tratta di un dimenticato choc infantile quando la protagonista apprende dalle labbra della madre di aver avuto una sorellina, morta prima che lei nascesse&#8230; e che era migliore di lei. Una ferita sulle prime sopportabile, ma si sa, che i dolori vanno elaborati a fondo prima o poi. E dopo sessantanni<strong> Annie Ernaux<\/strong> scava dentro di s\u00e8 in modo lucido come avesse un bisturi per estrarre il dolore provato . Ha saputo della morte di\u00a0 questa sorellina\u00a0 per caso, da una conversazione della madre con una vicina,\u00a0 e tempo dopo annoter\u00e0 che fu lo stesso giorno, 27 agosto 1950, del suicidio di Cesare Pavese.<\/p>\n<p>Perch\u00e8 non condividere con Annie il lutto? Perch\u00e8 tenerla distaccata? La gelosia verso qualcuno che non c&#8217;\u00e8\u00a8, ma che lei sente parte di s\u00e8, le fa vivere sensi di colpa, curiosit\u00c3\u00a0 morbose, moti di orgoglio.<\/p>\n<p>Le sue parole perfette formano dunque una sorta di lettera per la sorellina morta. Per anni ha cercato le foto mancanti della sua storia familiare, quelle foto ingiallite nascoste nei luoghi pi\u00f9 segreti dai genitori come se essi non volessero\u00a0 condividere il loro dolore.<\/p>\n<p>Poche pagine in cui si condensa una intera esistenza e la propria visione del mondo<\/p>\n<p><em>Prima di cominciare questa lettera provavo nei tuoi confronti una forma di tranquillit\u00c3\u00a0 che si \u00e8 ormai disintegrata. Sempre pi\u00f9 nello scriverti, mi sembra di incedere nel pantano di una landa spopolata come nei sogni, dove tra una parola e l&#8217;altra devo percorrere uno spazio riempito di una materia incerta. Ho l&#8217;impressione di non avere una lingua per te, per dire di te, di non saper parlare di te se non attraverso la negazione, in un perpetuo non-essere. Sei fuori dal linguaggio dei sentimenti e delle emozioni. Sei l\u00e2 mia anti-linguaggio.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MADRI E FIGLIE raccontate Annie Ernaux e Elizabeth Strout Due strepitose scrittrici ci parlano del rapporto unico, esclusivo e pi\u00c3\u00b9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17],"tags":[1058,677,1361,1362],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14016"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14016"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14016\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17964,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14016\/revisions\/17964"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14016"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14016"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14016"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}