{"id":15652,"date":"2018-05-19T14:01:58","date_gmt":"2018-05-19T14:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=15652"},"modified":"2018-05-19T14:01:58","modified_gmt":"2018-05-19T14:01:58","slug":"intervista-di-francesca-bianchi-a-elena-dak","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=15652","title":{"rendered":"Intervista di Francesca Bianchi a Elena Dak"},"content":{"rendered":"<p>http:\/\/www.ftnews.it\/articolo.asp?cod=1591<\/p>\n<p>Molto interessante e coinvolgente lo scritto di Francesca Bianchi &#8220;In viaggio tra le pagine di Elena Dak&#8221; FTNEWS:IT<\/p>\n<p>La scrittrice che ama&#8221;viaggiare con i nomadi&#8221; era stata ospite del nostro gruppo di lettura alcuni anni fa. Anzi ripropongo il libro che avevamo presentato insieme al bar -libreria Galileo. <strong>Sana&#8217;a e la notte. (<\/strong>cercate nel mio archivio<strong>)<\/strong><script src=\"\/\/www.google-analytics.com\/analytics.js\" async=\"1\"><\/script><script>\/\/ <![CDATA[\n(function(i,s,o,g,r,a,m){i['GoogleAnalyticsObject']=r;i[r]=i[r]||function(){ (i[r].q=i[r].q||[]).push(arguments)},i[r].l=1*new Date();a=s.createElement(o), m=s.getElementsByTagName(o)[0];a.async=1;a.src=g;m.parentNode.insertBefore(a,m) })(window,document,'script','\/\/www.google-analytics.com\/analytics.js','ga'); ga('create', 'UA-58344750-1', 'auto'); ga('send', 'pageview');\n\/\/ ]]><\/script><\/p>\n<div align=\"center\">\n<table width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div align=\"center\">\n<table width=\"1000\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#ffffff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"790\">\n<table width=\"790\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#ffffff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"790\">\n<table width=\"750\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"640\">\n<div align=\"right\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianchi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-15657\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/bianchi1-150x150.jpg\" alt=\"bianchi[1]\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<table width=\"300\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"100\"><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"125\"><span class=\"web106\"><b><i>Francesca Bianchi <\/i><\/b><\/span><\/td>\n<td width=\"75\"><a href=\"\/public\/bianchi.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" src=\"\/public\/bianchi.jpg\" alt=\"\" width=\"75\" height=\"75\" border=\"0\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><b>FtNews<\/b> <\/span>ha intervistato la studiosa <b>Elena Dak,<\/b> autrice di tre emozionanti libri di narrativa di viaggio: <b><i>Sana&#8217;a e la notte, La carovana del sale, Io cammino con i nomadi<\/i><\/b>. La scrittrice, che ha all&#8217;attivo numerosi viaggi in Medio Oriente, Asia Centrale e Nord Africa, ha parlato del fascino esercitato su di lei dalle trib\u00c3\u00b9 nomadi dell&#8217;Africa Sahariana, che ha avuto modo di conoscere e di frequentare, sviluppando un forte interesse antropologico nei loro confronti, di cui ha voluto renderci partecipi attraverso i suoi meravigliosi diari di viaggio.<br \/>\nNel corso della nostra conversazione la Dak, che forse \u00c3\u00a8 stata l&#8217;unica donna occidentale ad aver partecipato ad una traversata di 1200 km nel deserto del Sahara assieme a trenta Tuareg, la cosiddetta &#8220;carovana del sale&#8221;, ci ha resi partecipi delle emozioni che questa straordinaria avventura tra i Tuareg ha lasciato in lei, soffermandosi sui rituali e sulla straordinaria apertura mentale delle popolazioni berbere. Ha parlato anche della sua esperienza di viaggio presso i Wodaabe, una popolazione nomade che vive a cavallo tra il Niger e il Ciad, che ha un vero e proprio culto per la bellezza e per la cura di s\u00c3\u00a9.<br \/>\nLa scrittrice ha raccontato della grande considerazione di cui godono le donne presso le culture Tuareg e della<a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/G1-Elena-21.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-15658\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/G1-Elena-21-150x150.jpg\" alt=\"G1-Elena2[1]\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> calorosa accoglienza ricevuta dalle tante popolazioni nomadi incontrate.<br \/>\nInfine ha ricordato l&#8217;incanto e la bellezza della citt\u00c3\u00a0 mediorientale di Sana&#8217;a, nello Yemen, che Pasolini considerava una <i>piccola, selvaggia Venezia<\/i>.<br \/>\nHa espresso il sincero auspicio che i suoi libri possano contribuire a salvare la memoria di realt\u00c3\u00a0 culturali destinate alla scomparsa e a promuovere il confronto con la diversit\u00c3\u00a0, che \u00c3\u00a8 sempre fonte di arricchimento e di crescita.<\/span><\/span><b>Elena, Lei lavora per diversi tour operator ed ha alle spalle numerosi viaggi in Nord Africa, Medio Oriente e Asia Centrale. Quando \u00c3\u00a8 nata la Sua grande passione per i viaggi e per il nomadismo?<\/b><br \/>\nLa passione per i viaggi e per il nomadismo non sono nate prestissimo. Ho avuto modo di lavorare per Alitalia per alcuni mesi. Un giorno mi \u00c3\u00a8 capitato tra le mani un catalogo di viaggi di Kel 12, dove ho potuto ammirare foto stupende. Cos\u00c3\u00ac ho deciso di lavorare per questo tour operator. Lavorando per Kel 12, \u00c3\u00a8 nata la passione per viaggi. Solo in seguito, viaggiando molto per il deserto del Sahara e in Libia, ho avuto modo di conoscere le tante popolazioni nomadi che vivono in quei territori. Ho sempre frequentato Paesi sahariani in cui i nomadi vivono da pastori. A tal proposito, intendo subito precisare che quando parlo di nomadismo, parlo di pastoralismo.<\/p>\n<p><b>Tra le Sue tante esperienze di viaggio, ce n&#8217;\u00c3\u00a8 una che ricorda con particolare affetto? C&#8217;\u00c3\u00a8 un posto che Le \u00c3\u00a8 rimasto nel cuore pi\u00c3\u00b9 di altri?<\/b><br \/>\nIndubbiamente tutti i luoghi che ho percorso attraverso le ricerche di antropologia. Ho nel cuore il Niger e il Ciad, ma anche la Libia e il Mali sono due Paesi nordafricani che amo profondamente. In generale, tutti i Paesi dell&#8217;Africa Sahariana mi sono particolarmente cari e, ogni volta che torno l\u00c3\u00ac, sento di tornare a qualcosa che mi appartiene. Al di fuori dell&#8217;Africa, ho nell&#8217;anima lo Yemen, il Paese pi\u00c3\u00b9 bello che io abbia visto, dopo l&#8217;Italia<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"55\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"700\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!---------------------------------------------------- TESTO 2--------------------------------><\/p>\n<table width=\"750\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"55\"><\/td>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"640\">\n<div style=\"margin-top: -20px; width: 300px; margin-bottom: -5px; float: right; margin-right: -23px; padding: 20px;\">\n<table width=\"300\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"middle\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><b>Il Suo ultimo libro di narrativa di viaggio, pubblicato nel 2016 da Corbaccio Editore, si intitola <i>Io cammino con i nomadi. Una straordinaria esperienza di viaggio insieme ai Wodaabe attraverso il Sahel<\/i>. Chi sono i Wodaabe? Che ricordo conserva di quella che Lei nel sottotitolo definisce <i>una straordinaria esperienza<\/i> di viaggio?<\/b><br \/>\nIl Ciad \u00c3\u00a8 un mosaico di popolazioni molto diversificate dal punto somatico, linguistico e religioso. Uno dei tanti gruppi etnici del Ciad \u00c3\u00a8 costituito dai Wodaabe, che appartengono all&#8217;etnia dei Peulh e vivono a cavallo tra il Niger e il Ciad. Sono pastori bovari, allevatori di mucche dalle bellissime corna a lira; vivono in clan dispersi per il territorio, un territorio in prevalenza arido. Una volta all&#8217;anno possono convergere e condividere per qualche settimana le stesse terre. Quando i vari clan si ritrovano dopo tanti mesi di lontananza, celebrano l&#8217;evento attraverso canti e danze che esaltano uno dei valori su cui si fonda la loro cultura e il loro codice etico, ossia la bellezza. Io ho avuto modo di seguire una famiglia sin da quando \u00c3\u00a8 cominciata la dispersione dei vari gruppi e devo dire che \u00c3\u00a8 stata un&#8217;esperienza di grande coinvolgimento sia dal punto di vista antropologico che umano. In cinque settimane abbiamo fatto otto transumanze in territorio ricoperto da foresta spinosa (Sahel), una zona con vegetazione ostile, di notte piena di scorpioni. Ho cercato di vivere la loro vita per un po&#8217; di tempo, inglobata e accolta all&#8217;interno di tante famiglie composte da uomini, donne e bambini. Ho condiviso la vita durissima di questi pastori che il governo vorrebbe indurre alla sedentarizzazione, ma che resistono con fierezza. Io ho voluto testimoniare la loro tenacia e l&#8217;attaccamento alle loro tradizioni.<\/span><\/span><b>Come \u00c3\u00a8 stata accolta dai Wodaabe? Hanno avuto qualche diffidenza iniziale nei confronti di una donna occidentale?<\/b><br \/>\nInizialmente, quando insieme alla guida locale che mi accompagnava abbiamo chiesto al sultano di accogliermi, la reazione \u00c3\u00a8 stata una sonora risata. Lui, che conosce bene i disagi di questa vita, vedendo me, una donna occidentale sola, ha temuto che non fossi pienamente consapevole delle fatiche cui andavo incontro. C&#8217;\u00c3\u00a8 voluto qualche giorno di trattativa per fargli capire che ero preparata ed allenata per affrontare questa esperienza. E&#8217; stato rassicurato molto dal fatto che con me avessi un telefono satellitare, attraverso il quale, nel caso in cui fossero sorti problemi, avrei potuto dare l&#8217;allarme e chiedere aiuto. Al di l\u00c3\u00a0 della diffidenza iniziale, l&#8217;accoglienza \u00c3\u00a8 stata calorosa da parte delle donne del villaggio, dei bambini e anche da parte dei pastori delle altre etnie. Mi sono sentita al sicuro tra persone che in nulla avrebbero potuto nuocermi.<\/p>\n<p><b>Cosa pu\u00c3\u00b2 dirci della cultura, dei rituali, dello stile di vita e delle tradizioni religiose di questa popolazione? <\/b><br \/>\nNegli ultimi decenni i Wodaabe si sono quasi tutti convertiti all&#8217;Islam, ma si tratta di conversioni strategiche, poich\u00c3\u00a9 il fatto di non essere musulmani li rendeva ancora pi\u00c3\u00b9 malvisti ed emarginati di quanto gi\u00c3\u00a0 non lo fossero agli occhi degli altri gruppi etnici; inoltre, sono stati indotti a convertirsi anche per non perdere diritti di accesso a pascoli, terreni e pozzi.<br \/>\nI Wodaabe aderiscono ad un codice di comportamento, il Pulaaku, che prevede di imparare e rispettare cinque obblighi relativamente ai valori morali: il riserbo; il rispetto; l&#8217;intelligenza; la pazienza e la resistenza nel loro significato fisico e morale; il senso dell&#8217;onore, la fierezza e il rifiuto di tutti gli atteggiamenti di mancanza di rispetto verso s\u00c3\u00a9. Il Pulaaku include anche aspetti che noi non includeremmo mai all&#8217;interno di un codice etico, come l&#8217;esigenza di camminare, atteggiarsi, vivere in un certo modo: bellezza e cura di s\u00c3\u00a9 fanno parte del codice etico. Per quanto riguarda lo stile di vita, i Wodaabe si dedicano all&#8217;allevamento dei bovini, transumano molto e, come ho detto sopra, alla fine della stagione delle piogge i vari clan si ritrovano con i loro zeb\u00c3\u00b9 in pascoli verdeggianti e ricchi di sale.<\/p>\n<p><b>Lei \u00c3\u00a8 stata forse l&#8217;unica donna occidentale ad aver partecipato ad una traversata di 1200 km nel deserto del Sahara assieme a trenta Tuareg, la cosiddetta &#8220;carovana del Sale&#8221;, cui ha dedicato un libro dall&#8217;omonimo titolo (Corbaccio Editore, 2013).<br \/>\nCos\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 una carovana del sale e in cosa consiste questo viaggio? Come \u00c3\u00a8 nata l\u00e2\u20ac\u2122idea di cimentarsi in questa coraggiosa e non semplice avventura?<\/b><br \/>\nLa carovana del sale \u00c3\u00a8 stata la mia prima esperienza nomade ed \u00c3\u00a8 consistita in un attraversamento del deserto di 1200 km. I Tuareg sono grandi commercianti di sale, di cui hanno il monopolio dell&#8217;acquisto e della rivendita. Ogni anno, tra l&#8217;autunno e l&#8217;inverno, i Tuareg del nord del <i>Niger<\/i> attraversano il T\u00c3\u00a9n\u00c3\u00a9r\u00c3\u00a9 con centinaia di dromedari, per andare a rifornirsi di sale e datteri presso le saline e le oasi di Bilma e di Fachi. Sale e datteri che saranno, poi, trasportati, nei paesi del sud, per essere scambiati con il miglio, il cereale sul quale si basa la loro alimentazione. L&#8217;idea \u00c3\u00a8 nata perch\u00c3\u00a9, durante i miei numerosi viaggi di lavoro in Niger, avevo spesso visto queste carovane mentre attraversavano il deserto, e mi avevano letteralmente tolto il fiato, lasciandomi una tale emozione non spiegabile a parole. Io volevo capire l&#8217;origine di questa meraviglia, volevo starci dentro e viverla. Nel 2004 ho conosciuto il figlio di un capo carovana, al quale ho chiesto di intercedere presso suo padre, che l&#8217;anno dopo mi accolse nella sua carovana di trenta uomini con trecento dromedari. Per questa esperienza mi sono allenata 9 mesi, facendo triathlon, alternando tutti i giorni corsa, bici e nuoto. La carovana \u00c3\u00a8 durata 34 giorni. Attraversare il deserto in questa specie di &#8220;villaggio in viaggio&#8221; \u00c3\u00a8 stata un&#8217;esperienza superiore alle mie aspettative in termini di bellezza ed emozioni.<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"55\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"700\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!---------------------------------------------------- TESTO 3--------------------------------><\/p>\n<table width=\"750\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"55\"><\/td>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"640\">\n<div style=\"margin-top: 0px; width: 300px; margin-bottom: 15px; float: left; margin-right: 30px; padding: 0px;\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><span style=\"font-family: 'trebuchet ms'; font-size: small;\"><b>E&#8217; stato difficile per una donna, per di pi\u00c3\u00b9 occidentale, partecipare ad un&#8217;esperienza simile ed essere accolta dai Tuareg? <\/b><br \/>\nInizio subito col dire che la mentalit\u00c3\u00a0 dei Tuareg \u00c3\u00a8 figlia di una cultura matrilineare che vede nella donna il pilastro della famiglia e della societ\u00c3\u00a0. La loro accoglienza \u00c3\u00a8 stata la migliore che potessi immaginare e desiderare, perch\u00c3\u00a9 \u00c3\u00a8 proverbiale l&#8217;atteggiamento di grande apertura mentale dei Tuareg nei confronti di tutto ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 diverso. Pi\u00c3\u00b9 che altro erano incuriositi, perch\u00c3\u00a9 non riuscivano a capire il motivo per cui stessi affrontando quella fatica.<\/span><\/span><b>A quali rituali ha assistito nel corso di questo viaggio? Cosa L&#8217;ha colpita maggiormente della cultura, dei rituali, dello stile di vita e delle tradizioni religiose dei Tuareg?<\/b><br \/>\nHo assistito al rito del Rag\u00c3\u00b2, a cui era previsto che venisse sottoposto chi faceva la carovana per la prima volta. Questo rito consiste nell&#8217;impaurire i giovanissimi che sono alla loro prima carovana. I neofiti vengono rincorsi da uomini travestiti che imbracciano delle asce per mettere alla prova il loro coraggio e la loro sopportazione. Io sono stata risparmiata perch\u00c3\u00a9 il capo carovana si preoccup\u00c3\u00b2 che io non venissi sottoposta al rito, offrendo per la mia incolumit\u00c3\u00a0 una banconota e un pezzo di formaggio di capra. Un altro rito di grande fascino cui ho assistito \u00c3\u00a8 il rito del t\u00c3\u00a8, che si svolgeva in movimento; nella cultura tuareg, fatta di pastori che vivono di nomadismo, tutto accade mentre si cammina.<\/p>\n<p><b>Alla citt\u00c3\u00a0 yemenita di Sana&#8217;a ha dedicato il libro <i>San&#8217;a e la notte<\/i> (Alpine Studio Editore, 2012). Pasolini sosteneva che se <i>l\u00e2\u20ac\u2122idea di Venezia \u00c3\u00a8 nata in qualche punto dell\u00e2\u20ac\u2122Oriente, questo punto \u00c3\u00a8 lo Yemen. Sana\u00e2\u20ac\u2122a \u00c3\u00a8 la citt\u00c3\u00a0 pi\u00c3\u00b9 bella dello Yemen, \u00c3\u00a8 una piccola, selvaggia Venezia posata sulla polvere del deserto, tra giardini di palme e orzo, anzich\u00c3\u00a8 sul mare<\/i>. Quanto c&#8217;\u00c3\u00a8 di vero nelle parole di Pasolini? Cosa L&#8217;ha affascinata di questa citt\u00c3\u00a0? <\/b><br \/>\nCondivido perfettamente quando affermato da Pasolini. Sana&#8217;a \u00c3\u00a8 un luogo di straordinaria bellezza, dove mi sono sempre sentita al sicuro, senza mai avvertire la sensazione di essere in pericolo; basti pensare che ho girato da sola anche di notte in totale tranquillit\u00c3\u00a0. E&#8217; un luogo di grande fascino, stritolato tra arretratezza medievale ed anelito verso la modernit\u00c3\u00a0, un affresco che raccoglie le contraddizioni e la bellezza che ovunque regna sovrana. La forma, la luce, l&#8217;impasto di fango e pietra avevano qualcosa di unico, perch\u00c3\u00a9 preservato e non stravolto o trasformato, come \u00c3\u00a8 avvenuto in altre citt\u00c3\u00a0 mediorientali. Come in tutti i piccoli villaggi yemeniti dove abitano cento persone, l&#8217;impianto medievale di Sana&#8217;a era ed \u00c3\u00a8 ancora ben visibile. Nello Yemen ogni citt\u00c3\u00a0, ogni villaggio ha una bellezza indicibile. In ogni paese l&#8217;architettura si \u00c3\u00a8 espressa in maniera differente, privilegiando lo sviluppo in verticale degli edifici, tutti di pietra o di argilla. Lo Yemen ha espresso con l&#8217;argilla un&#8217;architettura di straordinaria bellezza, una bellezza che rasenta la perfezione. Sana&#8217;a era una delle tappe dell&#8217;antica via dell&#8217;incenso e ancora oggi si percepisce chiaramente che \u00c3\u00a8 stata un&#8217;antica citt\u00c3\u00a0 giardino, una citt\u00c3\u00a0 carovaniera.<\/p>\n<p><b>Cosa L&#8217;ha colpita delle donne appartenenti alle diverse popolazioni con cui \u00c3\u00a8 venuta in contatto? Di quale considerazione godono all&#8217;interno delle rispettive societ\u00c3\u00a0? A quali attivit\u00c3\u00a0 si dedicano?<\/b><br \/>\nPresso i Tuareg le donne godono di grande considerazione e non possono essere relegate in casa. Gli uomini indossano il turbante che copre il viso, mentre le donne non sono velate. Presso i Tuareg, se una donna ha un figlio prematuro o che nasce in fin di vita o addirittura morto, le colpe vengono attribuite al marito, che magari non \u00c3\u00a8 stato in grado di proteggere la propria donna.<br \/>\nPresso i Wodaabe sono tutelati i diritti delle donne, che fanno tutte vite difficili e non godono della considerazioni delle donne Tuareg. Presso questa popolazione, infatti, le donne si occupano di montare e smontare la capanne, si occupano dei figli, delle pecore, rivestono un ruolo tanto importante nella societ\u00c3\u00a0, perch\u00c3\u00a9 altrimenti casa, bambini e anziani sarebbero lasciati soli.<br \/>\nIn Yemen, invece, ci sono tantissime spose bambine. Da questo punto di vista lo Yemen \u00c3\u00a8 uno dei paesi pi\u00c3\u00b9 arretrati del Medio Oriente. Fino agli anni Settanta pi\u00c3\u00b9 del 90% delle donne era analfabeta. Negli ultimi anni \u00c3\u00a8 sorta una corposa letteratura, sia di mano maschile che femminile, che affronta la questione femminile in maniera molto interessante, approfondendo il difficile cammino delle donne yemenite sulla via dei diritti e dell&#8217;emancipazione.<\/p>\n<p><b>Quale messaggio si augura possa giungere ai lettori dei Suoi meravigliosi diari di viaggio?<\/b><br \/>\nMi avvicino ai mondi nomadi perch\u00c3\u00a9 sono molto fragili: sono tali e tante le pressioni che subiscono, che queste culture sono destinate ad una rapidissima trasformazione. Io non posso fermare tale processo, ma con i miei lavori posso contribuire a salvare la memoria di queste realt\u00c3\u00a0 culturali. Ritengo, inoltre, che il confronto con la diversit\u00c3\u00a0 sia arricchente, perch\u00c3\u00a9 quando le culture si diluiscono nel grande mare dell&#8217;appiattimento e dell&#8217;omologazione, che vedono sopprimere le diversit\u00c3\u00a0, siamo tutti pi\u00c3\u00b9 poveri. Raccontando le diversit\u00c3\u00a0 culturali, i miei libri hanno lo scopo di promuovere l&#8217;alterit\u00c3\u00a0 vista come fonte di arricchimento. Ecco, mi auguro con tutto il cuore che questo messaggio possa arrivare ai miei lettori!<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<td align=\"right\" valign=\"top\" bgcolor=\"#ffffff\" width=\"55\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!---- END ARTICOLO --><!---------------------------------------------------- TESTO4--------------------------------><!---- END ARTICOLO --><\/p>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#ffffff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"20\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!---------------------------------------------------------------AUTORI---------------------------------------------------------------------------><\/p>\n<table width=\"702\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"50\" height=\"5\"><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"472\" height=\"5\"><\/td>\n<td class=\"web49\" valign=\"bottom\" width=\"60\" height=\"5\">\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"web49\" valign=\"top\" height=\"5\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<td valign=\"bottom\" width=\"120\" height=\"5\">\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" height=\"5\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"web49\" valign=\"top\" height=\"5\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><!--------------------------------------------------IFRAME PER REGISTRARE COUNTER ARTICOLO-------------------------------------------------------><iframe src=\"framecounterarticolo.asp?cod=1591&amp;categoria=CULTURA&amp;sezione=LIBRI\" width=\"10\" height=\"10\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\"><\/iframe><!-----------------------------------------------------END IFRAME PER REGISTRARE COUNTER ARTICOLO----------------------------------------------------><!---------------------------------------------------------------------------START COMMENTI-------------------------------------><\/p>\n<table width=\"732\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#c0c0c0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"50\" height=\"5\"><\/td>\n<td class=\"web47\" valign=\"middle\" width=\"682\" height=\"20\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"732\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#35a9ff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"50\" height=\"5\"><\/td>\n<td class=\"web32\" valign=\"middle\" width=\"682\" height=\"10\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"732\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#ffffff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"50\" height=\"5\"><\/td>\n<td class=\"web32\" valign=\"middle\" width=\"682\" height=\"10\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"732\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" bgcolor=\"#ffffff\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><script>\/\/ <![CDATA[\nfunction checkForm2(form2){ \/\/controllo di obbligatoriet\u00c3\u00a0 per il nome if (form2.daemail2.value==\"\"){ alert(\"E' OBBLIGATORIO INSERIRE IL MITTENTE IN EMAIL\"); 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