{"id":3540,"date":"2010-10-01T19:03:02","date_gmt":"2010-10-01T17:03:02","guid":{"rendered":"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/?p=3540"},"modified":"2010-10-01T19:03:02","modified_gmt":"2010-10-01T17:03:02","slug":"la-follia-dellassoluto-vita-di-ingeborg-bachmann","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=3540","title":{"rendered":"LA FOLLIA DELL&#039;ASSOLUTO, vita di Ingeborg Bachmann"},"content":{"rendered":"<p><a rel=\"attachment wp-att-3543\" href=\"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/2010\/10\/01\/la-follia-dellassoluto-vita-di-ingeborg-bachmann\/scansione0020-3\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3543\" src=\"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/files\/2010\/09\/scansione0020-217x300.jpg\" alt=\"scansione0020\" width=\"217\" height=\"300\" \/><\/a>Non \u00c3\u00a8 semplice parlare di questo libro di <strong>Hans H\u00c3\u00b2ller<\/strong>, insigne germanista che insegna all&#8217;Universit\u00c3\u00a0 di Salisburgo. E&#8217; una biografia di Inge Bachmann? E&#8217; un saggio sul potere dell&#8217;arte? E&#8217; un compendio di brani di diario, riflessioni, poesie, filosofia ?E&#8217; l&#8217;analisi di un malessere esistenziale estremo?<\/p>\n<p>So per certo che \u00c3\u00a8 uno scritto impegnativo\u00c2\u00a0 e avvincente, che io sto leggendo quasi fosse un testo di studio. Se si pu\u00c3\u00b2\u00c2\u00a0procedere con tranquillit\u00c3\u00a0 tra i cenni biografici della nascita, della famiglia, degli studi di Inge \u00c2\u00a0Bachmann,\u00c2\u00a0si deve per\u00c3\u00b2 \u00c2\u00a0rallentare parecchio \u00c2\u00a0quando si entra nella sua concezione d&#8217;arte, di vita, di filosofia, di politica, \u00c2\u00a0di ricerca della \u00c2\u00a0verit\u00c3\u00a0 assoluta. La\u00c2\u00a0grande scrittrice- poetessa stretta da tormenti esistenziali non riesce a trovare scampo quasi fosse stata segnata dai tragici eventi storici della sua prima giovinezza.\u00c2\u00a0<\/p>\n<p>\u00c2\u00a0&#8220;<em>C&#8217;\u00c3\u00a8 stato un momento preciso che ha distrutto la mia infanzia&#8221;<\/em> racconta durante un&#8217;intervista <em>&#8220;L&#8217;entrata delle truppe di Hitler a Klagenfurt. Fu qualcosa di cos\u00c3\u00ac orrendo, che il mio ricordo inizia con questo giorno, con un dolore troppo precoce&#8230;Ma questa immensa \u00c2\u00a0brutalit\u00c3\u00a0 che si avvertiva, questo urlare, cantare e \u00c2\u00a0marciare &#8211; il sorgere della mia prima angoscia di morte&#8230;&#8221;<\/em> E&#8217; il 12 marzo 1938 e Inge ha soltanto 12 anni.<\/p>\n<p>Gli anni della guerra sono duri, il padre arruolato, i libri\u00c2\u00a0che il Nazismo aveva messo all&#8217;indice, nascosti nei solai e letti nei bunker.\u00c2\u00a0Comincia a scrivere drammi,\u00c2\u00a0 racconti, poesie.\u00c2\u00a0 Dopo il diploma si iscrive alla facolt\u00c3\u00a0 di filosofia dell&#8217;Universit\u00c3\u00a0 di Innsbruck. Quando si trasferisce a Vienna incontra Hans Weigel e il suo circolo letterario al Caf\u00c3\u00a8 Raimund.<\/p>\n<p>Scrive e capisce che l&#8217;arte \u00c3\u00a8 il suo rifugio. &#8220;\u00c2\u00a0<em>Che devo fare? Spesso sono preda di una sconsolata depressione. Perdo ogni speranza e precipito in una disperazione senza limiti. Se solo potessi vedere ancora una volta il sole!&#8230;Mio unico amico,&#8221;l&#8217;arte \u00c3\u00a8 una padrona severa.&#8221;<\/em>\u00c2\u00a0 Pi\u00c3\u00b9 tardi usando le parole di Proust parla di &#8220;<em>legge crudele dell&#8217;arte<\/em>&#8221; e poi dello scrivere come <em>&#8220;costrizione,ossessione, maledizione e punizione.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Necessit\u00c3\u00a0 interiore di scrivere del dolore di lasciare la Carinzia, della sua intima disperata irrequietezza di &#8220;<em>poter perdere la via, anzi di non trovarne nessuna<\/em>&#8220;, della consapevolezza del problematico rapporto tra i sessi e della posizione del potere maschile che le fa vedere anche la la sua arte sottomessa ad esso. L&#8217;Io femminile\u00c2\u00a0 invece viene spesso rappresentato imparentato \u00c2\u00a0con il sogno e senza difese, come in Malina dove\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0c&#8217;\u00c3\u00a8\u00c2\u00a0 un padre che sembra volerle togliere la parola alla figlia, tagliandole la lingua.<\/p>\n<p>Scrittrice complessa. Io ho sentito parlare di lei alla radio, grazie alla mitica Radio 3, ho letto alcune poesie, ma non sono ancora entrata a grandi passi nella sua opera. Ma, come sempre, rimango affascinata dalla vita delle persone particolari, tormentate, complesse e ricche.<\/p>\n<p>Ha due importanti relazioni amorose una con Paul Celan, l&#8217;altra con Max Frisch; abuser\u00c3\u00a0 di alcool e farmaci, dai quali non trovo scampo neppure rifugiandosi in Italia. Morir\u00c3\u00a0 nel settembre 1973 per le gravissime ustioni riportate in un incendio.<\/p>\n<p>E&#8217; Paul Celan l&#8217;incontro determinante sia per la vita che per la poetica di Inge. Di lui scriver\u00c3\u00a0, dopo la sua morte, &#8220;una delle frasi pi\u00c3\u00b9 grandi della letteratura tedesca dopo il 1945&#8221; <em>&#8220;La<\/em> m<em>ia vita finisce, perch\u00c3\u00a8 lui \u00c3\u00a8 annegato nel fiume durante la deportazione, era la mia vita. L&#8217;ho amato pi\u00c3\u00b9 della mia vita.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La vita di Celan dopo l&#8217;uccisione dei genitori da parte dei nazisti e l&#8217;esperienza del campo di lavoro \u00c3\u00a8 una ricerca di qualcosa &#8220;che sia raggiungibile, ma abbastanza lontano&#8221;. Le sue poesie diventano presto famosissime tra cui &#8220;Fuga di morte&#8221;. In lui\u00c2\u00a0 sempre la ferita\u00c2\u00a0sanguinante \u00c2\u00a0dell&#8217;annientamento di un popolo.Dell&#8217;olocausto.<\/p>\n<p>Nonostante l&#8217;amore e l&#8217;intenso dialogo letterario, lo scambiarsi di sentimenti e immagini poetiche, Inge e Paul non riescono a vivere insieme. Scrive Inge in una lettera a Hans Wegel: &#8220;<em>sembra che per ragioni demoniache &#8230;ci togliamo a vicenda l&#8217;aria per respirare.&#8221; <\/em><\/p>\n<p>Libro impegnativo come dicevo e del quale si pu\u00c3\u00b2 parlare\u00c2\u00a0soltanto un po&#8217;\u00c2\u00a0per non\u00c2\u00a0scrivere \u00c2\u00a0una &#8220;tesina&#8221;. Dei tanti capitoletti in cui \u00c3\u00a8 diviso lo scritto, molti dei quali recano il titolo tratto dalle poesie di Inge, scelgo di finire con quello &#8220;Verr\u00c3\u00a0 un giorno la festa&#8221;che racconta del suo \u00c2\u00a0soggiorno italiano . Dapprima a Ischia, poi a Roma dal 1953 al 1957.<\/p>\n<p>I suoi pensieri, il suo sguardo sull&#8217;Italia e sulla societ\u00c3\u00a0 sono intensi. Che differenza dall&#8217;immagine\u00c2\u00a0 distorta nel bene e nel male che certi film stranieri danno del nostro paese e della vita in generale.<\/p>\n<p>Inge passeggia per Roma., osserva i suoi operai, guardo il Campo dei Fiori dove &#8220;<em>Giordano<\/em> <em>Bruno continua ad essere bruciato. Ogni sababto, quando smantellano le bancarelle intorno a lui e restano solo le fioraie&#8230;gli uomini raccolgono sotto i suoi occhi i rifiuti che sono rimasti e danno fuoco al mucchio&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La sua ricerca verso l&#8217;assoluto \u00c3\u00a8 faticosa e sofferta. Dopo aver letto, negli anni Sessanta un libro sull&#8217;integrazione europea\u00c2\u00a0 annota &#8220;&#8230;Perfino <em>il mio stare con le mani in mano mi pare a volta una sorta di &#8220;consenso&#8221;, un&#8217;accettazione del male, un dire di s\u00c3\u00ac a un mondo che non posso approvare&#8230;.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>E in una dichiarazione per il documentario di Gerda Heller :\u00c2\u00a0Ingeborg Bachmann a Roma &#8220;In cerca di frasi vere&#8221;, 1973, \u00c2\u00a0ci lascia queste ultime parole:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Quel che noi abbiamo \u00c3\u00a8 nulla. Si \u00c3\u00a8 ricchi se si ha qualcosa che \u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 delle cose materiali. E non credo a questo materialismo, a questa societ\u00c3\u00a0 dei consumi, a questo capitalismo, a questa mostruosit\u00c3\u00a0 che qui si perpetra, a questo arricchimento della gente che non ha nessun diritto di arricchirsi alle nostre spalle. Credo veramente in qualcosa, e allora dico &#8220;verr\u00c3\u00a0 un giorno&#8221;. E un giorno verr\u00c3\u00a0. S\u00c3\u00ac, probabilmente non verr\u00c3\u00a0 perch\u00c3\u00a8 ce lo hanno distrutto, sono tanti millenni che ce lo distruggono. Non verr\u00c3\u00a0 e ciononostante ci credo, perch\u00c3\u00a8 se non potessi pi\u00c3\u00b9 crederci, non potrei neanche pi\u00c3\u00b9 scrivere.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c2\u00a0<\/em>\u00c2\u00a0<\/p>\n<p><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00c3\u00a8 semplice parlare di questo libro di Hans H\u00c3\u00b2ller, insigne germanista che insegna all&#8217;Universit\u00c3\u00a0 di Salisburgo. 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