{"id":4043,"date":"2010-11-13T20:14:31","date_gmt":"2010-11-13T18:14:31","guid":{"rendered":"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/?p=4043"},"modified":"2010-11-13T20:14:31","modified_gmt":"2010-11-13T18:14:31","slug":"una-vita-a-parte-una-brookner-experience","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=4043","title":{"rendered":"UNA VITA A PARTE, una &quot;Brookner experience&quot;"},"content":{"rendered":"<p>Riprendo con gioia la &#8220;penna&#8221; in mano. Sento la mancanza dello scrivere quasi esso fosse una parte vitale di me. Scrivere \u00c3\u00a8 parlare <span style=\"text-decoration: underline\">con me<\/span> e con immaginari interlocutori che, grazie a questo blog, diventano reali e corrispondenti. Si sciolgono nodi, si sedimentano vecchi pensieri, si accolgono e sistemano le nuove esperienze.\u00c2\u00a0 Queste ultime modificano sempre un po&#8217; il nostro ricordo dell&#8217;ieri e la nostra prospettiva verso il domani, \u00c2\u00a0nell&#8217;eterno gioco di riflessi di altri sguardi che danno e prendono.<\/p>\n<p>Monologhi interiori, dunque, come sistemazione del flusso di coscienza e incoscienza.<\/p>\n<p><strong>Anita Brookner<\/strong> con il suo romanzo &#8220;<strong>Una vita a parte<\/strong>&#8221; mi ha accompagnato in questo ultimo\u00c2\u00a0lavoro forte e impegnativo.<\/p>\n<p>Di che cosa parla il suo libro? Di un romantico deluso, ormai oltre la settantina, che sente prepotente il senso della solitudine familiare. Non \u00c3\u00a8 sposato, non ha figli, n\u00c3\u00a8\u00c2\u00a0fratelli, n\u00c3\u00a8 parenti prossimi.<\/p>\n<p>\u00c2\u00a0&#8221; <em>Sturgis aveva sempre saputo di essere destinato a morire in mezzo agli estranei.&#8221; &#8220;Aveva letto da qualche parte che Stendhal era caduto riverso per strada e poi era stato portato a casa di un cugino, dove in seguito era spirato&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Cerca dunque di coltivare seppur con fatica e noia un rapporto sporadico con l&#8217;unica parente acquisita,\u00c2\u00a0Helena,\u00c2\u00a0la vedova di un suo cugino. Gli piace, nelle rare domeniche pomeriggio in cui la va a trovare, farsi servire una tazza di t\u00c3\u00a8, invece che prepararsela da solo come sempre. Percepisce per\u00c3\u00b2, da acuto osservatore solitario, che l&#8217;accoglienza\u00c2\u00a0\u00c3\u00a8 doverosa, formale\u00c2\u00a0e frettolosa.<\/p>\n<p>Quando si ritrova \u00c2\u00a0nel suo piccolo appartamento londinese\u00c2\u00a0 pi\u00c3\u00b9 forte diventa la consapevolezza della sua solitudine, del suo\u00c2\u00a0lento \u00c2\u00a0staccarsi\u00c2\u00a0 dalle vecchie amicizie e dai colleghi di lavoro, ripensa con nostalgia alla casa dell&#8217;infanzia nonostante i genitori l&#8217;avessero resa fredda e cupa. Prima del sonno ama ritornarvi, risalire le vecchie scale, fermarsi nella grande cucina e, come Proust, riviverne appieno le sensazioni.<\/p>\n<p>Non ama pi\u00c3\u00b9\u00c2\u00a0il piccolo appartamento\u00c2\u00a0dove abita\u00c2\u00a0che al momento dell&#8217;acquisto e dell&#8217;affrancamento dai genitori rappresentava ai suoi \u00c2\u00a0occhi e a quello degli altri\u00c2\u00a0una\u00c2\u00a0 &#8220;<em>bella sistemazione&#8221;.<\/em> Lo sente <em>non-casa<\/em> e ricorda che esiste un eccellente termine freudiano per definire la sua sensazione:<strong> <em>unheimlich.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Tenta di legarsi\u00c2\u00a0 a una nuova persona incontrata a Venezia, la signora Gardner, una vivace cinquantenne, ma di lei dice, come Swann diceva di Odette, che non &#8220;<em>\u00c3\u00a8 il suo tipo<\/em>&#8220;. Ritrova per caso\u00c2\u00a0 Sara, una sua vecchia fiamma, malandata fisicamente e che non ha voglia di riallacciare nessuna relazione se non per un rapporto utilitaristico.<\/p>\n<p>In realt\u00c3\u00a0 anche \u00c2\u00a0Sturgis vorrebbe avere qualcuno vicino\u00c2\u00a0per motivi di opportunismo, per non morire solo, per essere aiutato in caso di malattia. Da tutti i suoi pensieri emerge invece quanto la solitudine gli faccia assaporare pi\u00c3\u00b9 intensamente ogni istante.<\/p>\n<p>Ama passeggiare, leggere i suoi giornali, pranzare\u00c2\u00a0fuori. Si compatisce un po&#8217;, ma\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0ogni qualvolta si trova in compagnia di qualcuno non vede l&#8217;ora di tornare nel suo guscio per sviscerare la vita in ogni suo aspetto.<\/p>\n<p>Anche se &#8220;<strong>Una vita a parte<\/strong>&#8221; viene presentato come una &#8220;\u00c2\u00a0<em>feroce analisi della solitudine assoluta della condizione umana<\/em>&#8221; e &#8220;<em>uno scongiuro contro la notte incombente&#8221; il<\/em> ripegamento su se stesso di Sturgis, vuoi per vecchiezza vuoi per indole introspettiva, non mi ha rattristato. Secondo me il vero solitario \u00c3\u00a8 colui che <span style=\"text-decoration: underline\">non<\/span> vuole rimanere solo per non parlare con se stesso. Spesso non<span style=\"text-decoration: underline\"> ci<\/span> parliamo per non soccombere all&#8217;angoscia o alle verit\u00c3\u00a0 scomode.<\/p>\n<p>Le sue giornate lente e riflessive, i suoi momenti di angoscia, \u00c2\u00a0i suoi tentativi per uscirne ed infine \u00c2\u00a0la soluzione trovata, mi hanno reso\u00c2\u00a0comprensibile e amico questo personaggio.<\/p>\n<p>Che decide?<\/p>\n<p>Che andr\u00c3\u00a0 ad abitare in un piccolo albergo dove sentir\u00c3\u00a0 il rumore della vita degli altri attorno a s\u00c3\u00a8, dove \u00c2\u00a0la sua solitudine sar\u00c3\u00a0 protetta, ma dove ci sar\u00c3\u00a0 qualcuno\u00c2\u00a0 in caso di necessit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p><strong>Pensa che &#8220;L&#8217;albergo rappresentava il simbolo di un&#8217;esistenza transitoria e dunque realistica<\/strong>&#8220;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendo con gioia la &#8220;penna&#8221; in mano. 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