{"id":4098,"date":"2010-11-12T19:46:02","date_gmt":"2010-11-12T17:46:02","guid":{"rendered":"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/?p=4098"},"modified":"2010-11-12T19:46:02","modified_gmt":"2010-11-12T17:46:02","slug":"gomorra-un-pugno-nello-stomaco","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/?p=4098","title":{"rendered":"GOMORRA, un pugno nello stomaco"},"content":{"rendered":"<p>\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 <strong>La parola a <span style=\"text-decoration: underline\">Stefania<\/span><\/strong><span style=\"text-decoration: underline\">:<\/span><a rel=\"attachment wp-att-4100\" href=\"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/2010\/11\/12\/gomorra-un-pugno-nello-stomaco\/gomorra-2\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4100\" src=\"http:\/\/trentoblogcommunity.com\/unlibroalgiorno\/files\/2010\/11\/gomorra1.jpg\" alt=\"gomorra\" width=\"184\" height=\"274\" \/><\/a><\/p>\n<p>Cari lettori, ho scelto per oggi un volume famosissimo, criticatissimo ed esaltatissimo allo stesso tempo, un reportage crudo e sconvolgente di quello che accade dietro la porta di casa di noi Italiani.<\/p>\n<p>So che sara&#8217; una scelta criticata ma mi interessa stimolare un&#8217;eventuale discussione che esuli dal libro stesso e proceda sulle strade della cronaca, dell&#8217;etica, del rifiuto del &#8220;non parlare.&#8221; Mi interessa anche riflettere con voi sul confine &#8211; labilissimo &#8211; fra estetica e realta&#8217; di morte e violenza; ovvero se e&#8217; lecito fare estetica su sparatorie, smistamento di cadaveri e reclutamento di baby-corrieri. Fin dove possiamo spingerci a &#8220;creare&#8221; usando la materia della morte e dei soprusi? E in che cosa la cronaca e&#8217; diversa dalla scrittura creativa in questa attivita&#8217;?<\/p>\n<p>Una volta, dopo aver visto il film di Milcho Manchevski &#8220;Before the rain,&#8221; ne parlai con un amico filosofo. Mi ricordo l&#8217;entusiasmo mio e di mamma verso quest&#8217;opera esteticamente meravigliosa che si svolgeva peraltro in Macedonia, durante la recente guerra di Bosnia. Il mio amico mi smonto&#8217; richiamando la mia attenzione sul problema: ma e&#8217; giusto romanzare sulla morte di qualcuno quando si sa che questa e&#8217; o e&#8217; stata reale? A voi la parola su questo.<\/p>\n<p>Senz&#8217;altro &#8220;Gomorra&#8221; va letto. Conosco tante persone che non l&#8217;hanno aperto, qualcuno per paura di leggere di stragi, altri per dubbi, ma i piu&#8217; per la paura di provare rabbia. E certo rabbia ce n&#8217;e&#8217; da provare tanta, di fronte al Sistema economico ben oliato della camorra che si infiltra negli spazi del sistema legale e lo fa scoppiare dall&#8217;interno. L&#8217;abuso dei giovani senza prospettive legittime e con molte prospettive di fare &#8220;carriera&#8221; nei ranghi del criminalita&#8217; organizzata, l&#8217;abuso delle minoranze etniche per scopi disumanamente solo economici come la confezione di abiti griffati a costo quasi nullo, l&#8217;abuso del terreno della nostra Italia per riempirla di spazzatura a prezzo d&#8217;oro e per sommergerla di cemento fino a farla collassare.<\/p>\n<p>La rabbia, Saviano l&#8217;ha provata in loco e canalizzata altrove. Si e&#8217; fatto da testimone a reporter ed ha accettato di vivere sotto scorta e nell&#8217;anonimato piu&#8217; stretto fin dalla giovane eta&#8217;. Pochi giovani d&#8217;oggi l&#8217;avrebbero fatto. Con tutte le critiche che gli si possono fare, questo certo salta all&#8217;occhio e spezza molte lance a suo favore.<\/p>\n<p>E tuttavia, Saviano non ha semplicemente ritratto per punti l&#8217;operato della camorra in Italia e all&#8217;estero. Ne ha tratto passi di autentica poesia, una poesia naturalmente amara, deflagrante, urlante se vogliamo, ma portatrice di piccole &#8220;contemplazioni&#8221; estetiche, a prescindere dalla nostra \u00c2\u00a0intenzione di autorizzar(ce)le o meno. Almeno cosi&#8217; per me e&#8217; stato.<\/p>\n<p>Ci sono due passi che voglio citare. Il primo in apertura, ritrae il porto di Napoli nella sua grandezza perversa:<\/p>\n<p><em>Tutto quello che esiste passa di qui. Qui, dal porto di Napoli. Non v&#8217;e&#8217; manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli e&#8217; una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare , ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli e&#8217; il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo. Quasi inimmaginabile. (&#8230;) Qui l&#8217;Oriente non ha nulla di estremo. Il vicinissimo Oriente, il minimo Oriente dovrebbe esser definito. Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui. Come un secchiello pieno d&#8217;acqua girato in una buca di sabbia che con il solo suo rovesciarsi erode ancora di piu&#8217;, allarga, scende in profondita&#8217;. (&#8230;) E&#8217; una stranezza complicata da comprendere, pero&#8217; le merci portano con se&#8217; magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose. (&#8230;) Nel silenzio del buco nero del porto la struttura molecolare delle cose sembra scomporsi, per poi riaggregarsi una volta uscita dal perimetro della costa. La merce del porto deve uscire subito. Tutto avviene talmente velocemente che mentre si sta svolgendo, scompare. Come se nulla fosse avvenuto, come se tutto fosse stato solo un gesto, Un viaggio inesistente, un approdo falso, una nave fantasma, un carico evanescente. Come se non ci fosse mai stato. Un&#8217;evaporazione.<\/em><\/p>\n<p>E poi la descrizione della fine del ciclo produttivo, gli appalti tramite stakeholder (&#8220;scommettirori&#8221;) per smaltire la spazzatura (p.320):<\/p>\n<p><em>Col tempo ho imparato a vedere con gli occhi degli stakeholder. Uno sguardo diverso da quello del costruttore. Un costruttore vede lo spazio vuoto come qualcosa da riempire, cerca di mettere il pieno nel vuoto; gli stakeholder pensano invece a come trovare il vuoto nel pieno. Franco, quando camminava, non osservava il paesaggio, ma pensava a come poterci ficcare qualcosa dentro. Come vedere tutto l&#8217;esistente a mo&#8217; di grande tappeto e cercare nelle montagne, ai lati delle campagne, il lembo da sollevare per spazzarci sotto tutto quanto e&#8217; possibile. Una volta, mentre camminavamo, Franco noto&#8217; la piazzola abbandonata di una pompa di benzina, e penso&#8217; immediatamente che i serbatoi sotterranei avrebbero potuto ospitare decine di piccoli fusti di rifiuti chimici. Una tomba perfetta. E cosi&#8217; era la sua vita, una continua ricerca di vuoto.<\/em><\/p>\n<p><strong>Stefania<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 La parola a Stefania: Cari lettori, ho scelto per oggi un volume famosissimo, criticatissimo ed esaltatissimo allo stesso tempo, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4098"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4098"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4098\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}