{"id":35960,"date":"2015-03-05T18:58:43","date_gmt":"2015-03-05T17:58:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=35960"},"modified":"2015-04-22T11:59:48","modified_gmt":"2015-04-22T10:59:48","slug":"marcello-farina-commenta-nadia-ioriatti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=35960","title":{"rendered":"MARCELLO FARINA COMMENTA NADIA IORIATTI"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Detto altrimenti:<\/strong> qualche post fa scrissi del libro di Nadia Ioriatti <strong>\u00e2\u20ac\u0153Io tinta di aria\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> presentato da Marcello Farina al Circolo Culturale Rosmini di Trento. Sullo stesso tema trovate ben di pi\u00c3\u00b9 nel blog di Mirna, <a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/mirnamoretti\">www.trentoblog.it\/mirnamoretti<\/a>\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 (post 1951)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Post 1951, anno 1951 \u00e2\u20ac\u201c Guerra in Corea, alluvione in Polesine, l\u00e2\u20ac\u2122Italia ammessa all\u00e2\u20ac\u2122ONU senza diritto di voto. Io, a Genova, frequentavo la terza elementare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basta cos\u00c3\u00ac, direte voi, E invece no. Infatti il libro di Nadia meritava la sbobinatura del commento di Marcello Farina, con il che gli eventi letterari-di introspezione umana sono due: il libro di Nadia ed il commento di Marcello, qui di seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inizia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2916.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35961\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2916-300x225.jpg\" alt=\"IMG_2916\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2916-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2916.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Buonasera a tutte e tutti voi, in modo particolare alla Preside (<strong>Prof. Lia de Finis<\/strong>, n.d.r.) che ci ospita questa sera e in modo particolare poi a <strong>Nadia Ioriatti<\/strong> che ha scritto questo testo autobiografico che merita certamente la nostra attenzione. Anche qui, ma credetemi non \u00c3\u00a8 per fare un discorso retorico, <strong>non sono all\u00e2\u20ac\u2122altezza di percepire tutta la ricchezza che \u00c3\u00a8 contenuta in questo testo<\/strong> che \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122esperienza di una donna che ha saputo percorrere un sentiero, quello della sua vita, che \u00c3\u00a8 carico di umanit\u00c3\u00a0 da un lato e dall\u00e2\u20ac\u2122altro lato anche di imprevisti, momenti in cui proprio <strong>l\u00e2\u20ac\u2122umanit\u00c3\u00a0 viene chiamata a rendere conto a se stessa. <\/strong>Quindi ecco \u00e2\u20ac\u00a6 voi prendetemi per quello che riesco a dire, poi sentiremo direttamente Nadia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincio con un passaggio molto semplice: ho cercato di spiegarmi che <strong>cosa volesse dire il titolo <\/strong>di questo scritto di Nadia. Esso \u00c3\u00a8 un titolo splendido che lascia l\u00e2\u20ac\u2122immaginazione capace di indagare cosa esso possa significare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A prima vista<\/strong> un richiamo a un colore che non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8: l\u00e2\u20ac\u2122aria non ha colore, quindi a indicare una sorta di indecifrabilit\u00c3\u00a0 costitutiva della persona stessa, qualcosa che lei non vuole esplicitamente comunicare, un voler lasciare il lettore nel vago, nell\u00e2\u20ac\u2122indefinito, il proprio desiderio &#8211; in pratica &#8211; di non esplicitare fino in fondo la propria umanit\u00c3\u00a0, e quello del lettore di incontrare l\u00e2\u20ac\u2122autrice di questo \u00e2\u20ac\u0153arioso\u00e2\u20ac\u009d testo. Ma forse questa interpretazione \u00c3\u00a8 forse quella meno valida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2672-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35962\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2672-copia-300x229.jpg\" alt=\"IMG_2672 copia\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2672-copia-300x229.jpg 300w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2672-copia-1024x781.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La seconda interpretazione \u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122altra:<\/strong> il voler anticipare, gi\u00c3\u00a0 da subito, la caratteristica di un\u00e2\u20ac\u2122esistenza \u00e2\u20ac\u0153mobile\u00e2\u20ac\u009d come il vento, come l\u00e2\u20ac\u2122aria, si potrebbe dire \u00e2\u20ac\u0153inafferrabile\u00e2\u20ac\u009d, per chi fosse abituato a \u00e2\u20ac\u0153classificare\u00e2\u20ac\u009d, cio\u00c3\u00a8 a cogliere entro schemi precostituiti la vita altrui. Questa tentazione che tutti portiamo con noi di voler dire \u00e2\u20ac\u0153<em>ah, quello \u00c3\u00a8 cos\u00c3\u00ac, quella l\u00c3\u00ac \u00c3\u00a8 cos\u00c3\u00ac\u00e2\u20ac\u009d<\/em> per dire \u00e2\u20ac\u00a6 questa inafferrabilit\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u00a6 e dall\u00e2\u20ac\u2122altra parte una trasparenza per non fare da ostacolo al guardarsi dentro e a lasciarsi guardare dentro: la fine di una ipocrisia si potrebbe dire cos\u00c3\u00ac. Ecco questo \u00c3\u00a8 quello che io colto nel titolo che \u00c3\u00a8 cos\u00c3\u00ac bello e poetico per suo conto. Per conoscere Nadia Ioriatti &#8211; si potrebbe dire &#8211; si deve accettare di rincorrere il vento e lasciarsene trasportare senza voler predisporne le traiettorie: \u00c2\u00a0improvvisi slanci e anche le rare pause di quiete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/th2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-35963\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/th2.jpg\" alt=\"th[2]\" width=\"160\" height=\"160\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/th2.jpg 160w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/th2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>Mi piace presentare questo testo seguendo all\u00e2\u20ac\u2122inizio quanto scrive <strong>Piergiorgio Cattani<\/strong> nella prefazione del libro. Cattani ci invita a <strong>entrare in punta di piedi nella vita di Nadia <\/strong>e questo \u00c3\u00a8 molto bello, in punta di piedi, senza voler ingombrare in qualche modo l\u00e2\u20ac\u2122entrata della coscienza, poi sostare sulla soglia. Anche questa immagine \u00c3\u00a8 meravigliosa per lasciare che compaia l\u00e2\u20ac\u2122interiorit\u00c3\u00a0, l\u00e2\u20ac\u2122intimit\u00c3\u00a0 di chi ha scritto questo testo con una grande capacit\u00c3\u00a0 di ascolto e di accoglienza di quello che lei ci presenta. Ci\u00c3\u00b2 che l\u00e2\u20ac\u2122autrice ci mette davanti e che ella chiama romanzo &#8211; e questo pu\u00c3\u00b2 sfuggire: \u00c3\u00a8 una storia vera, non \u00c3\u00a8 un romanzo \u00e2\u20ac\u201c ecco sono i corsivi, li chiamo cos\u00c3\u00ac, sono <strong>trenta corsivi esistenziali scritti con uno stile semplice e immediato sincero. <\/strong>Brevi squarci di una vita che chiamo \u00e2\u20ac\u201c ma in senso profondo \u00e2\u20ac\u201c una vita intricata da molti fili di cui se ne possono scegliere almeno tre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primo<\/strong> l\u00e2\u20ac\u2122intreccio fra la sua storia personale cos\u00c3\u00ac ricca, cos\u00c3\u00ac drammatica come potrete sentire, come potrete leggere, e il mutamento della societ\u00c3\u00a0 dagli anni sessanta ai nostri giorni. Ecco questo primo intreccio tra la storia personale e le mutazioni del costume dell\u00e2\u20ac\u2122atmosfera in cui tutti noi siamo vissuti che ha reso drammatica la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua vita iniziale e dove ha costruito la sua personalit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il secondo,<\/strong> lo sguardo di donna con le sue coordinate particolari, c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 una traccia potente in questo senso, quella di una donna che \u00c3\u00a8 capace di rivendicare una originalit\u00c3\u00a0 nel guardare alla vita che \u00c3\u00a8 davvero straordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed infine<\/strong> un atteggiamento nei confronti della <strong>malattia<\/strong> che l\u00e2\u20ac\u2122ha colpita, che come legger\u00c3\u00b2 anche pi\u00c3\u00b9 avanti la prende piombandole addosso inesorabilmente. Ecco questi tre tratti mi sembrano che possano aiutarci a leggere questo racconto che lei chiama appunto romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2920.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35965\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2920-300x225.jpg\" alt=\"IMG_2920\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2920-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/IMG_2920-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Vorrei qui citare un attimo, proprio per dare l\u00e2\u20ac\u2122idea anche di questa storia che lei racconta che \u00c3\u00a8 la sua storia, leggervi un piccolo squarcio del libro: Nadia<em> nasce e vive in una piccola citt\u00c3\u00a0 di provincia (\u00c3\u00a8 Trento questa citt\u00c3\u00a0). \u00e2\u20ac\u0153Bastardo posto\u00e2\u20ac\u009d, canterebbe Guccini <\/em>(di questo termine lei si appropria, diventa quasi l\u00e2\u20ac\u2122atmosfera entro cui lei si muove nel ristretto mondo cittadino). Nel libro si incontrano bozzetti di luoghi degradati, storie di un passato rimosso o da rimuovere, ombre tenebrose che popolano il fondo dell\u00e2\u20ac\u2122anima. Come per esempio l\u00e2\u20ac\u2122 <strong>educazione familiare<\/strong> di Nadia fondata sul dovere, sulla rassegnazione, sulla paura anche di poter essere felici. <strong>La vicenda del padre<\/strong> (che \u00c3\u00a8 poi il filo conduttore mi permetter\u00c3\u00a0 di dire Nadia di tutto il racconto, \u00c3\u00a8 proprio come il filo che guida questa esperienza umana) sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen e poi morto improvvisamente ancora in giovane et\u00c3\u00a0, \u00c3\u00a8 presente come un presentimento oscuro. <strong>Padre amatissimo ma poco conosciuto, madre forse irraggiungibile. <\/strong>Si profila cos\u00c3\u00ac un conflitto generazionale muto tra le pareti domestiche, ma gridato oltre quelle mura protettive e insieme oppressive, per esempio nella contrapposizione tra quartieri ricchi e quartieri poveri, nella trasformazione dei costumi, nelle prime esperienze del mondo adulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo &#8211; e questo \u00c3\u00a8 anche molto significativo &#8211; comincia con un funerale e con un tramonto diventato rosso. Provate\u00c2\u00a0 a immaginare l\u00e2\u20ac\u2122emozione che portano questi due eventi completamente diversi: un buon presagio \u00e2\u20ac\u201c in senso ironico \u00e2\u20ac\u201c si potrebbe dire. E poi <strong>la fame di sapere, la molta fantasia, e nello stesso tempo i pochi stimoli intorno.<\/strong> Qui vengono a incontrarsi le prime esperienze anche legate al contesto in cui Nadia vive, casa e chiesa, scuola e catechismo. Sono tracce molto importanti per lei, perch\u00c3\u00a9, nello stesso tempo in cui le vive comincia un <strong>travaglio interiore che \u00c3\u00a8 parte integrante del testo stesso.<\/strong> Non solo la casa come si diceva per via di questo padre che aveva gi\u00c3\u00a0 un\u00e2\u20ac\u2122esperienza di dolore e una madre inafferrabile, anche <strong>la religione, la chiesa vissute sin dall\u00e2\u20ac\u2122infanzia come un momento in qualche modo che non potesse dare, a questa bambina che incominciava a vivere, quella felicit\u00c3\u00a0 che lei desiderava.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mondo monotono e moralistico che la segner\u00c3\u00a0 tutta la vita, per quella che ha vissuto fino a questo momento di sicuro, una religione invadente e moralistica. Ecco mi preme mettere davanti un bellissimo episodio di Nadia \u00e2\u20ac\u201c sono un prete posso riferirmi anche a questi piccoli passaggi \u00e2\u20ac\u201c <strong>va a confessarsi ed \u00c3\u00a8 tutta orgogliosa di confessare peccati impuri non commessi, <\/strong>solo per il gusto di contraddire, naturalmente suscitando l\u00e2\u20ac\u2122interesse da parte del confessore che voleva sapere dove, quando e quanti. Ecco, per dire, uno degli aspetti che mi ha colpito e che fa anche da filo conduttore. <strong>Lei dir\u00c3\u00a0 esplicitamente nel testo \u00e2\u20ac\u0153non sono credente\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> ma alla fine della storia non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 una conversione ma c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 come se l\u00e2\u20ac\u2122aria si fosse fatta rarefatta come se in qualche modo <strong>un piccolo squarcio di azzurro<\/strong> si fosse aperto: <strong>una visita a Lourdes non voluta, accondiscendendo amici, che per\u00c3\u00b2 in un qualche modo le lascia un piccolo spunto di riflessione. <\/strong>Ho toccato questo punto perch\u00c3\u00a9 mi pareva che fosse uno di quelli importanti di tutto quello che Nadia racconta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo mondo, in questa realt\u00c3\u00a0, quello che compare costitutivo \u00e2\u20ac\u201c se cos\u00c3\u00ac posso dire \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 <strong>l\u00e2\u20ac\u2122elogio della lentezza<\/strong> non alla maniera politica di Alexander Langer \u00e2\u20ac\u201c autore che amava la lentezza \u00e2\u20ac\u201c ma <strong>nel senso della monotonia<\/strong>, si potrebbe cambiare la parola lentezza con monotonia e con grandi sensi di colpa. In questo luogo, in questo tempo della lentezza, alcune immagini emergono, come dicevo prima: <strong>la figura del padre<\/strong> che \u00c3\u00a8 fondamentale in questo racconto, una presenza viva, ammirata, sognata, desiderata in certi momenti. Poi l\u00e2\u20ac\u2122altro aspetto, lei lo intitola <strong>\u00e2\u20ac\u0153Noi del confine\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> per indicare la nascita della prima coscienza sociale: dai quartieri ricchi ai quartieri poveri, l\u00e2\u20ac\u2122esperienza dell\u00e2\u20ac\u2122ingiustizia insita nella differenza sociale e poi l\u00e2\u20ac\u2122idea di essere \u00e2\u20ac\u201c si potrebbe dire \u00e2\u20ac\u201c superflua, di non avere un posto suo in cui poter esprimere la propria identit\u00c3\u00a0. <strong>In casa per lei non c\u00e2\u20ac\u2122era un letto precostituito<\/strong>: quando nasce suo fratello e diventa grande lei ha come letto il divano del salotto. Quindi \u00c3\u00a8 sempre provvisoria, deve aspettare che tutti vadano a dormire, che spengano la televisione. Anche questo sentimento di <strong>non essere mai &#8211; in qualche modo &#8211; in un contesto che l\u00e2\u20ac\u2122accetti pienamente, in \u00e2\u20ac\u0153un posto mio dove stare\u00e2\u20ac\u009d,<\/strong> una sensazione che merita di essere ricordata. E poi la domanda tipicamente adolescenziale \u00e2\u20ac\u0153Per che cosa ero portata io?\u00e2\u20ac\u009d. E anche qui mi permetto ancora di leggere: \u00e2\u20ac\u0153<em>E io? Per cosa ero portata io? Ero complessata e insicura. Mi sentivo goffa e mal vestita. Mi guardavo e mi sembravo di non riconoscermi: Il mio corpo, passato dall\u00e2\u20ac\u2122infanzia all\u00e2\u20ac\u2122adolescenza, ero motivo di grande preoccupazione. Tra i ragazzi delle medie, mi piaceva Francesco, uno spirito artistico in erba, capace di emergere nella massa. Sicuramente di statura ma in realt\u00c3\u00a0 era ancora bambino, pi\u00c3\u00b9 interessato a giocare a calcio che a quelle femminucce smorfiose. Cominciavano a girare le prime minigonne ed eravamo in molte a arrotolare la gonna in vita in modo che si accorciasse. Avevo osato anch\u00e2\u20ac\u2122io quel giorno, e durante l\u00e2\u20ac\u2122ora di tedesco i maschi lo avevano notato. Francesco, dalla fila opposta, mi stronc\u00c3\u00b2 subito, scandendo a mezza voce: \u00e2\u20ac\u0153Hai le ginocchia da calciatore\u00e2\u20ac\u009d. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono piccoli segnali di vita davvero che meritano la nostra attenzione. Ecco, questo per quanto riguarda il primo momento quello che ho chiamato dell\u00e2\u20ac\u2122infanzia e dell\u00e2\u20ac\u2122adolescenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Poi a vent\u00e2\u20ac\u2122anni il momento della svolta<\/strong> da questa vita individuale, lei chiama questo momento <strong>\u00e2\u20ac\u0153Matrimonio mosso\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> per dire con questo vocabolo, con questo verbo \u00e2\u20ac\u0153mosso\u00e2\u20ac\u009d, in qualche modo \u00e2\u20ac\u0153disturbato\u00e2\u20ac\u009d. Ecco, l\u00e2\u20ac\u2122idea che \u00c3\u00a8 stato un disturbo. E poi restare incinta: matrimonio mosso, e qui scopre tutta <strong>l\u00e2\u20ac\u2122ipocrisia dei tempi<\/strong> per lei che vuole essere aria, trasparente. Queste sono le contraddizioni che emergono in ognuno di questi trenta racconti \u00e2\u20ac\u201c paragrafi di cui \u00c3\u00a8 composto il suo testo. Ecco, matrimonio, strada obbligata per chi \u00c3\u00a8 rimasta incinta: \u00e2\u20ac\u0153No, non cominci\u00c3\u00b2 bene\u00e2\u20ac\u009d. Questa idea l\u00e2\u20ac\u2122accompagna per tutta la vita successiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei chiama <strong>\u00e2\u20ac\u0153casaclima\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> usando un vocabolo recentissimo per dire il clima della casa di quell\u00e2\u20ac\u2122epoca. Questo gioco di parole \u00c3\u00a8 molto significativo: il clima dentro le case, intendo per clima l\u00e2\u20ac\u2122umanit\u00c3\u00a0, l\u00e2\u20ac\u2122atmosfera dei rapporti umani, fra canzoni e grida scomposte. <strong>E poi le gravidanze:<\/strong> Nadia ha due figli che ama tantissimo. E per concludere questa parte<strong>, la sorpresa.<\/strong> Detta cos\u00c3\u00ac potrebbe sembrare l\u00e2\u20ac\u2122occasione di cambiare vita. E invece qui la sorpresa del male che incombe perch\u00c3\u00a9 aumenta il dolore e con esso l\u00e2\u20ac\u2122inquietudine. E\u00e2\u20ac\u2122 l\u00e2\u20ac\u2122otto marzo di un anno che lei ricorda, lei pu\u00c3\u00b2 esprimere questa parola: <strong>\u00e2\u20ac\u0153Meglio una verit\u00c3\u00a0 che uccide a una bugia che illude\u00e2\u20ac\u009d<\/strong> parola che pervade tutto il suo libro. Ho gi\u00c3\u00a0 accennato a questo filo conduttore: il rifiuto di qualsiasi ipocrisia. Ecco anche qui ho scelto un piccolo brano da leggervi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00e2\u20ac\u0153Sono qui per chiarire. Mi aspetto qualcosa di serio, forse un intervento delicato ma risolutivo. A met\u00c3\u00a0 strada tra il coraggio e l\u00e2\u20ac\u2122incoscienza dichiaro al medico: meglio una verit\u00c3\u00a0 che uccide a una bugia che illude! E lui estrae lentamente la pistola e mi spara un colpo dritto al cuore. <strong>Sclerosi multipla.<\/strong> Muoio restando, scappando immobile, urlando muta, sbarrando gli occhi chiusi. Mi tocca un braccio: \u00e2\u20ac\u0153Stia calma, stanno sperimentando nuove cure. Si pu\u00c3\u00b2 convivere. Deve reagire. Voi donne trentine siete molto forti!\u00e2\u20ac\u009d Il campanilismo mi sembra una magra consolazione. O ci sar\u00c3\u00a0 una geografia delle reazioni a choc da malattie gravi? Fuori, alle mie spalle, qualcuno aveva taciuto. Non ho mai assolto quel silenzio. Non sono donna che delega, convinta del mio diritto di sapere. E poi una malattia cos\u00c3\u00ac non si pu\u00c3\u00b2 nascondere. Enorme spossatezza, paralisi, debolezza alle gambe, andatura malferma, vertigini, scosse elettriche a piegare il collo, dolori profondi simili a una morsa che tortura, formicolii\u00e2\u20ac\u00a6 poi tanto altro ancora. Smetto di elencare perch\u00c3\u00a9 il solo riandare a cosa iniziava ufficialmente &#8211; e sarebbe stato da allora una convivente tiranna \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 inutilmente doloroso. Sono uscita da quell\u00e2\u20ac\u2122ambulatorio con mille anni addosso, passando impietrita tra i pazienti divenuti compagni di battaglia\u00e2\u20ac\u009d. <\/em>Grande sincerit\u00c3\u00a0 come vedete ed \u00c3\u00a8 questo il bello di questo testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, ancora c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 al racconto 17 <strong>\u00e2\u20ac\u0153Voglio una vita estemporanea\u00e2\u20ac\u009d.<\/strong> Agli appuntamenti con il destino, dice Nadia, mi sono presentata \u00e2\u20ac\u201c e anche questo \u00c3\u00a8 un passaggio che mi piace sottolineare &#8211; qualche volta in anticipo, qualche volta troppo tardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00c3\u00a8 forse la nostra vita? Non \u00c3\u00a8 quello che capita a tutti? Di trovarci qualche volta in anticipo agli <strong>appuntamenti che la vita ci offre<\/strong>, quindi di non incontrarli mai. Oppure troppo tardi, sono gi\u00c3\u00a0 passati. Per questo che c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 una vena di umanit\u00c3\u00a0 cos\u00c3\u00ac interpretativa di quello che capita a tutti noi. E\u00e2\u20ac\u2122 davvero interessante: \u00e2\u20ac\u0153sono arrivata troppo tardi, sono arrivata troppo presto\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 anche un altro bellissimo passaggio<\/strong>, quando Nadia nelle condizioni della malattia si ritrova a parlare della gabbia come condizione preponderante: <strong>gabbia la casa, con tutte le sue restrizioni, e gabbia il corpo, <\/strong>ecco due gabbie che l\u00e2\u20ac\u2122accompagnano in qualche modo. E proprio per questo lei dice: \u00e2\u20ac\u0153sono molte le case che abitano dentro di me. Case, gabbie \u00e2\u20ac\u00a6 E qui c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 un bellissimo testo, l\u00e2\u20ac\u2122ultimo che vi leggo: \u00e2\u20ac\u0153chiamatemi Dolores&#8221;. C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 un passaggio che \u00c3\u00a8 veramente bello:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00e2\u20ac\u0153Una memoria di ferro mi permetteva un tempo di non scordare impegni, date, discorsi fatti, libri letti, film visti. Di ricordare perfettamente quello che era indispensabile per la mia iperattiva vita di madre e lavoratrice. \u00e2\u20ac\u00a6 Mai avrei detto che la mia vita avrebbe imboccato un tunnel stretto e buio\u00e2\u20ac\u00a6 Dal mio attuale angolo di lettura quella stessa memoria di ferro \u00c3\u00a8 diventata un vero tormento. Un urlo interiore e disperato. Se faccio i famosi due conti a mente mi risultano solo le maggiori difficolt\u00c3\u00a0 a fare una cosa rispetto a un certo periodo e il resto \u00c3\u00a8 davvero minimo. Lo so che nel manuale della perfetta malata di sclerosi \u00c3\u00a8 sconsigliato fare confronti tra prima e dopo. Che \u00c3\u00a8 importante concentrarsi su quello che ancora riesce, che la ricerca sta facendo grandi passi avanti e la soluzione \u00c3\u00a8 vicina! Mah\u00e2\u20ac\u00a6 sono stanca di illudermi, di sperare che in fondo a quel tunnel ci sia un barlume di luce. \u00e2\u20ac\u00a6Quanto meno rivendico il diritto al lamento, anche se qualcuno s\u00e2\u20ac\u2122infastidisce perch\u00c3\u00a9 lo trova sterile, inutile, fino a se stesso. Tenendo conto che nei miei panni non pu\u00c3\u00b2 mettersi, mi offro come disabile a noleggio per condividere con me questa umanissima esperienza sempre in discesa. Mica per la vita perch\u00c3\u00a9 allora sarebbe lui l\u00e2\u20ac\u2122eroe: andrebbe benissimo anche qualche domenica. E se pensate che mi si addica, se vi fa piacere, chiamatemi Dolores.\u00e2\u20ac\u009d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco e concludo questa brevissima presentazione che \u00c3\u00a8 una ripetizione di questo filo che per me \u00c3\u00a8 stato straordinario \u00e2\u20ac\u00a6 ve ne ho gi\u00c3\u00a0 parlato prima, un <strong>tentativo di riaprire il capitolo spiritualit\u00c3\u00a0<\/strong> e qui mi premerebbe distinguere: <strong>la spiritualit\u00c3\u00a0 di Nadia percorre tutto il libro ed \u00c3\u00a8 una spiritualit\u00c3\u00a0 di grande profondit\u00c3\u00a0.<\/strong> Quello che \u00c3\u00a8 importante \u00c3\u00a8 non scambiare o in qualche modo non confondere la spiritualit\u00c3\u00a0 con la fede, sono due cose diverse entrambe grandi, qualche volta s\u00e2\u20ac\u2122incontrano qualche volta no ma non \u00c3\u00a8 un male. Per Nadia questo incontro come vi ricordavo prima \u00c3\u00a8 il viaggio offertole da un\u00e2\u20ac\u2122associazione a Lourdes, appunto. Anche qui c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 qualche cosa di ironico, tipico di lei: <strong>\u00e2\u20ac\u0153proviamo anche con Dio non si sa mai\u00e2\u20ac\u009d,<\/strong> ma detto con una tenerezza infinita questo passaggio. E alla fine, quando sta per andarsene, sembra che Qualcuno le dica: \u00e2\u20ac\u0153Benvenuta Principessa! Dio ti ama\u00e2\u20ac\u009d. E\u00e2\u20ac\u2122 <strong>un\u00e2\u20ac\u2122epok\u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u201c si potrebbe chiamare cos\u00c3\u00ac \u00e2\u20ac\u201c una sospensione di giudizio<\/strong> che non incide poi sul resto dell\u00e2\u20ac\u2122esperienza ma che diventa ancora una volta un motivo per cogliere la profondit\u00c3\u00a0 della sua anima. Mi preme sottolineare proprio questo. Ci sono verso la fine alcune parole significative: \u00e2\u20ac\u0153sguardo, creatura inquieta, pervasa da eterna insoddisfazione, gli sguardi, i crolli, dentro di me sono piena di macerie\u00e2\u20ac\u009d: eppure Nadia continua a recuperare le forze per vivere, per motivare. <strong>Ed infine questa domanda<\/strong> che lascia a tutti noi e che lei si pone: \u00e2\u20ac\u0153Maturit\u00c3\u00a0?\u00e2\u20ac\u009d. C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 questo passaggio che conclude \u00e2\u20ac\u00a6 la famosa maturit\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u00a6 a cinquant\u00e2\u20ac\u2122anni si \u00c3\u00a8 in piena adolescenza. E mi piace tantissimo questa conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Finisce<\/strong><strong>\u00c2\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che altro dire se non: Grazie Nadia, forza, Nadia! Grazie Marcello!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S.: commentate anche qui:<\/p>\n<p><a title=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788868760106\/ioriatti-nadia\/io-tinta-di-aria.html#commenti\" href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788868760106\/ioriatti-nadia\/io-tinta-di-aria.html#commenti\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788868760106\/ioriatti-nadia\/io-tinta-di-aria.html#commenti<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Detto altrimenti: qualche post fa scrissi del libro di Nadia Ioriatti \u00e2\u20ac\u0153Io tinta di aria\u00e2\u20ac\u009d presentato da Marcello Farina [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2142],"tags":[5764,6372,978,6328],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35960"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35960"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35960\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}