{"id":48014,"date":"2017-03-09T06:11:04","date_gmt":"2017-03-09T05:11:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=48014"},"modified":"2017-03-10T06:02:24","modified_gmt":"2017-03-10T05:02:24","slug":"ungaretti-centanni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=48014","title":{"rendered":"UNGARETTI CENT\u00e2\u20ac\u2122ANNI DOPO"},"content":{"rendered":"<p><strong>Detto altrimenti: un <em>postaltrui, <\/em>ovvero di Alfonso Masi\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 <\/strong>(post 2665)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Masi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-48016\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Masi.jpg\" alt=\"Masi\" width=\"290\" height=\"174\" \/><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lettrici ed i lettori pi\u00c3\u00b9 assidui sanno che questo mio \u00c3\u00a8 un <em>open blog,<\/em> ovvero un luogo aperto e disponibile a ricevere e pubblicare i <em>postaltrui.<\/em> Ed allora eccone uno, bellissimo, dell\u00e2\u20ac\u2122amico <strong>Alfonso Masi <\/strong>sul poeta Giuseppe Ungaretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-48018\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/download.jpg\" alt=\"download\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cento anni di distanza dai mesi di dicembre 1916 &#8211; gennaio 1917 il poeta Giuseppe Ungaretti meritava un particolare ricordo di due anniversari che al contrario la stampa locale ha totalmente dimenticato: infatti nel dicembre del 1916 veniva pubblicata la sua prima raccolta, <strong><em>Il Porto Sepolto<\/em><\/strong> che per lo stesso autore fu un dono natalizio inaspettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-48019\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images1.jpg\" alt=\"images\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a>La pubblicazione si deve all\u00e2\u20ac\u2122incontro con il <em>\u00e2\u20ac\u0153gentile Ettore Serra\u00e2\u20ac\u009d:<\/em> cos\u00c3\u00ac Ungaretti definisce il giovane tenente amante della poesia e lettore delle riviste \u00e2\u20ac\u0153La Voce\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153Lacerba\u00e2\u20ac\u009d. Il reggimento del poeta, durante la primavera del 1916, era accampato nelle retrovie a Versa,\u00c2\u00a0 dopo un mese e mezzo trascorso in trincea sul Carso. Serra raccont\u00c3\u00b2 di aver notato quel fante dal portamento trascurato e dalla divisa in disordine. conosciutone il cognome, gli chiese se fosse l\u00e2\u20ac\u2122autore di alcune poesie apparse sulla rivista \u00e2\u20ac\u0153Lacerba\u00e2\u20ac\u009d. La risposta affermativa fu l\u00e2\u20ac\u2122inizio di un\u00e2\u20ac\u2122amicizia umana e intellettuale: al tenente, il soldato semplice Ungaretti aveva letto i gualciti foglietti contenenti una serie di brevi testi composti durante la vita in trincea, conservati gelosamente nel tascapane e non destinati ad alcun pubblico. Serra ne era rimasto piacevolmente affascinato, aveva portato con s\u00c3\u00a9 il tascapane e ordinato quei rimasugli di carta, insieme ad altri ricevuti nei mesi seguenti. Infine il 16 dicembre 1916 aveva portato al poeta alcune delle 80 copie stampate a Udine presso lo Stabilimento Tipografico Friulano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte di nessuno dei due vi era la consapevolezza che fosse stata stampata una raccolta che avrebbe segnato una svolta decisiva nella poesia italiana. Fu Papini a rendersi conto dell\u00e2\u20ac\u2122importanza di quella piccola silloge che recens\u00c3\u00ac sul \u00e2\u20ac\u0153Resto del Carlino\u00e2\u20ac\u009d il 4 febbraio 1917 giudicandole \u00e2\u20ac\u0153le pi\u00c3\u00b9 care e sollevate poesie che abbia dato la guerra italiana\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fante Ungaretti era giunto in trincea sul Carso nei giorni precedenti il Natale 1915 e subito aveva iniziato a scrivere poesie, come ricorder\u00c3\u00a0 in seguito:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00e2\u20ac\u0153<em>Incomincio <strong>Il<\/strong> <strong>Porto Sepolto<\/strong> dal primo giorno della mia vita in trincea e quel giorno era il giorno di Natale 1915 e io ero sul Carso, sul Monte S. Michele: ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava pi\u00c3\u00b9 in alto di noi ed era cento volte meglio armato di noi\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-48021\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-2.jpg\" alt=\"images (2)\" width=\"278\" height=\"181\" \/><\/a>Notiamo, <em>en passant<\/em>, qualche discrepanza nei ricordi di Ungaretti perch\u00c3\u00a9 tale testimonianza sul\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 giorno di Natale non collima con la poesia <strong><em>Veglia<\/em><\/strong> che riporta la data del 23 dicembre 1915. Nella dura vita di trincea, in presenza della morte, ogni retorica futurista della <em>\u00e2\u20ac\u0153guerra sola igiene del mondo\u00e2\u20ac\u009d <\/em>scompariva e nascevano trentatr\u00c3\u00a9 poesie, ciascuna corredata non solo dal titolo, ma anche da una data e dall\u00e2\u20ac\u2122indicazione della localit\u00c3\u00a0 <strong><em>(Locvizza, Mariano, Cima Quattro, Cotici, Valloncello dell\u00e2\u20ac\u2122Albero Isolato, Devetachi)<\/em><\/strong><em>, <\/em>quasi un diario e una geografia dei luoghi in cui il fante Ungaretti veniva spostato: dalla prima linea in trincea sul Carso alle retrovie durante i periodi di riposo. Si tratta di liriche, brevi, alle volte brevissime, scritte con linguaggio corrente, privo di stile aulico, privo della prosodia tradizionale e che spezza i versi a favore di una metrica libera che a volte giunge a versi contenenti una sola parola. Cos\u00c3\u00ac a posteriori Ungaretti giustifica il suo stile:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Nella trincea, nella necessit\u00c3\u00a0 di dire rapidamente, perch\u00c3\u00a9 il tempo non poteva aspettare, e di dire con precisione e tutto come un testamento, e di dirlo, poich\u00c3\u00a9 si trattava di poesia, armoniosamente, in tali condizioni estreme, trovai senza cercarla quella mia forma di allora nella quale il pi\u00c3\u00b9 che mi fosse possibile volli resa intensa di sensi la parola intercalata di lunghi silenzi\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso notiamo che la spiegazione stilistica fornita dal poeta non \u00c3\u00a8 esatta perch\u00c3\u00a9 anche le poesie precedenti la Grande Guerra sono improntate al medesimo stile e prive anch\u00e2\u20ac\u2122esse di segni di interpunzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni parola, ogni lirica reca l\u00e2\u20ac\u2122impronta di un\u00e2\u20ac\u2122emozione particolare, precisa, viva e penetrante. Ecco, in <strong><em>Veglia<\/em>,<\/strong> le immagini del<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c2\u00a0<em>compagno \/ massacrato \/ con la sua bocca \/ digrignata \/ volta al plenilunio,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la cui visione spinge Ungaretti a scrivere <em>\u00e2\u20ac\u0153lettere piene d\u00e2\u20ac\u2122amore\u00e2\u20ac\u009d. <\/em>Ecco <strong><em>San Martino del Carso<\/em><\/strong>, il paese distrutto e paragonato alla propria situazione interiore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di queste case \/ no<\/em><em>n \u00c3\u00a8 rimasto \/ che qualche \/ brandello di muro. \/ Di tanti \/ che mi corrispondevano \/ non \u00c3\u00a8 rimasto \/ neppure tanto. \/ Ma nel cuore \/ nessuna croce manca. \/ E\u00e2\u20ac\u2122 il mio cuore \/ il paese pi\u00c3\u00b9 straziato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il suo pianto interiore simile a una pietra del Carso:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come questa pietra \/ del S. Michele \/ cos\u00c3\u00ac fredda \/ cos\u00c3\u00ac dura \/ cos\u00c3\u00ac prosciugata \/ cos\u00c3\u00ac refrattaria \/ cos\u00c3\u00ac totalmente \/ disanimata.\/ Come questa pietra \/ \u00c3\u00a8 il mio pianto \/ che non si vede. \/ La morte \/ si sconta \/ vivendo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco le trincee dentro cui si nascondono i soldati:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Assisto la notte violentata. \/ L\u00e2\u20ac\u2122aria \u00c3\u00a8 crivellata \/ come una trina \/ dalle schioppettate \/ degli uomini \/ ritratti \/ nelle trincee \/ come le lumache nel loro guscio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte poteva capitare di dover marciare di notte e incontrare altri soldati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era usanza chiedere \u00e2\u20ac\u0153Di che reggimento siete?\u00e2\u20ac\u009d; e il poeta, provato dalla guerra, si sente legato da amore fraterno a tutti gli altri soldati, cos\u00c3\u00ac da ritenerli e chiamarli fratelli:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di che reggimento siete \/ fratelli.\/ Parola tremante \/ nella notte. \/ Foglia appena nata \/ nell\u00e2\u20ac\u2122aria spasimante \/ involontaria rivolta \/ dell\u00e2\u20ac\u2122uomo presente alla sua \/ fragilit\u00c3\u00a0.\/ \u00c2\u00a0Fratelli.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122unica felicit\u00c3\u00a0 in mezzo a tanto tormento e desolazione, provocati dalla guerra, \u00c3\u00a8 sentirsi in armonia con l\u00e2\u20ac\u2122universo e ripassare le epoche della propria esistenza con riferimento ai fiumi conosciuti durante la vita: Serchio, Nilo, Senna e Isonzo. Nasce cos\u00c3\u00ac la lirica <strong><em>\u00e2\u20ac\u0153I fiumi\u00e2\u20ac\u009d,<\/em><\/strong> la pi\u00c3\u00b9 lunga ed elaborata dell\u00e2\u20ac\u2122intera silloge; \u00c3\u00a8 stata definita la pi\u00c3\u00b9 grande poesia della guerra italiana, ma paradossalmente la guerra \u00c3\u00a8 messa fra parentesi e appare soltanto nel ricordare i <em>\u00e2\u20ac\u0153panni sudici di guerra\u00e2\u20ac\u009d. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ricordo della propria giovinezza a Parigi aveva gi\u00c3\u00a0 in precedenza fatto tornare in mente al poeta l\u00e2\u20ac\u2122amico Moammed Sceab, morto suicida e che con lui condivideva lo stesso albergo in \u00e2\u20ac\u0153<em>Rue des Carmes\/ appassito vicolo in discesa\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel dicembre 1916 il poeta and\u00c3\u00b2 in licenza a Napoli in casa dell\u00e2\u20ac\u2122amico Gherardo Marone:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00e2\u20ac\u0153Ero andato a Napoli dove c\u00e2\u20ac\u2122era Marone ed ero suo ospite. Mi aveva accolto a casa sua e naturalmente mi aveva dato un letto magnifico dove avrei dovuto passare la notte, ma io non riuscivo a dormire nel letto perch\u00c3\u00a9 ero abituato a dormire per terra; non potendo dormire mi sono messo gi\u00c3\u00b9, nel pavimento, a dormire. Questo per alcune notti, poi, pian pianino, mi sono riabituato al letto, per tornare davvero a riabituarmi alla terra\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u00c3\u00ac a Napoli, il 26 dicembre, nasce la lirica \u00e2\u20ac\u0153<strong><em>Natale\u00e2\u20ac\u009d:<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non ho voglia \/ di tuffarmi\/ in un gomitolo \/ di strade. \/ Ho tanta \/ stanchezza\/ sulle spalle. \/ Lasciatemi cos\u00c3\u00ac \/ come una \/ cosa \/ posata \/ in un \/ angolo\/ e dimenticata. \/ Qui \/ non si sente\/ altro\/ che il caldo buono. \/ Sto \/ con le quattro\/ capriole \/ di fumo\/ del focolare. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-48020\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-1-300x141.jpg\" alt=\"images (1)\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-1-300x141.jpg 300w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/images-1.jpg 327w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E veniamo al secondo anniversario: nel mese di gennaio 1917, durante un periodo di riposo nelle retrovie a Santa Maria La Longa, Ungaretti compose tre brevi testi poetici: <strong><em>Solitudine<\/em>, <em>Dormire<\/em> e <em>Mattina<\/em>,<\/strong> il pi\u00c3\u00b9 breve di tutta la propria opera, in cui i due versi che lo compongono racchiudono solo quattro parole e per di pi\u00c3\u00b9 due sono monosillabi, per di pi\u00c3\u00b9 apostrofati e quindi ridotti ciascuno ad una lettera alfabetica: <strong><em>\u00e2\u20ac\u0153M\u00e2\u20ac\u2122illumino\/ d\u00e2\u20ac\u2122immenso\u00e2\u20ac\u009d. <\/em><\/strong>L\u00e2\u20ac\u2122attivit\u00c3\u00a0 poetica proseguir\u00c3\u00a0 poi per l\u00e2\u20ac\u2122intero periodo bellico e sfocer\u00c3\u00a0 nella raccolta del 1919 <strong><em>Allegria di naufragi<\/em>, <\/strong>il cui ossimoro sparir\u00c3\u00a0 nel 1931 riducendo il titolo a <strong><em>L\u00e2\u20ac\u2122allegria<\/em>,<\/strong> e confermando cos\u00c3\u00ac la fama poetica del multiforme Ungaretti, docile fibra dell\u00e2\u20ac\u2122universo, uomo di pena, nomade d\u00e2\u20ac\u2122amore, stagno di buio, lupo di mare, ubriaco di universo, allodola assetata, vecchio capitano e infine vecchissimo ossesso.<\/p>\n<p>\u00c2\u00a0Finisce<\/p>\n<p><strong>\u00c2\u00a0Grazie, grazie Alfonso, per questo tuo \u00e2\u20ac\u201c ormai anche nostro \u00e2\u20ac\u201c bellissimo ricordo!<\/strong><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: un postaltrui, ovvero di Alfonso Masi\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 (post 2665) . . 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