{"id":55157,"date":"2018-02-04T07:35:58","date_gmt":"2018-02-04T06:35:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=55157"},"modified":"2018-02-05T17:23:23","modified_gmt":"2018-02-05T16:23:23","slug":"le-40-regole-per-scrivere-bene","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=55157","title":{"rendered":"LE 40 REGOLE PER SCRIVERE BENE"},"content":{"rendered":"<p><strong>Detto altrimenti: ha scritto Umberto Eco \u00e2\u20ac\u00a6.\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 (post 3058)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00c2\u00a0<a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/download3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-55160\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/download3.jpg\" alt=\"download\" width=\"276\" height=\"183\" \/><\/a><\/strong><em>\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u009d Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.<\/em> <em>Le faccio mie, con qualche variazione, perch\u00c3\u00a9 penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura\u00e2\u20ac\u009d. <\/em>Ed allora io da umilissimo blogger, ho pensaato che queste regole potrebbero aiutare anche me. Eccole, quindi!<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.<\/em><\/strong> L\u00e2\u20ac\u2122allitterazione \u00c3\u00a8 una figura retorica (ndr. accorgimento tecnico del discorso) per cui la ripetizione di una lettera o sillaba in parole successive genera omofonia (suonano simili, seppur diverse). In questo caso, la successione \u00c3\u00a8 tra \u00e2\u20ac\u0153allit-\u00e2\u20ac\u0153, \u00e2\u20ac\u0153allet-\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153alloc-\u00e2\u20ac\u0153. Nella poesia \u00c3\u00a8 ricercata per finalit\u00c3\u00a0 stilistiche (la classica rima), nel marketing \u00c3\u00a8 un ottimo metodo mnemonico (slogan pubblicitari), nella scrittura creativa diventa il male assoluto. Recentemente ho scritto \u00e2\u20ac\u0153\u00e2\u20ac\u00a6dalla Moglie Perfetta che sicuramente l\u00e2\u20ac\u2122aspetta. Parla in fretta\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u009d Purtroppo capita di accorgersene alla decima revisione.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Non \u00c3\u00a8 che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.<\/em><\/strong> Qui il congiuntivo \u00c3\u00a8 volutamente sbagliato. \u00e2\u20ac\u0153Che lo si usI quando necessario\u00e2\u20ac\u009d, mentre \u00e2\u20ac\u0153si usA\u00e2\u20ac\u009d \u00c3\u00a8 indicativo presente. Il congiuntivo \u00c3\u00a8 quella brutta bestia che anche i nostri esimi politici sbagliano di continuo e che la maestra ci faceva iniziare col \u00e2\u20ac\u0153che\u00e2\u20ac\u009d: che io fossi, che tu fossi, che egli fosse.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Evita le frasi fatte: \u00c3\u00a8 minestra riscaldata.<\/em><\/strong> Una rondine non fa primavera. Non ci sono pi\u00c3\u00b9 le mezze stagioni. Si stava meglio quando si stava peggio. E tutte gli altri modi di dire e locuzioni di uso comune che possono anche passare in un dialogo tra personaggi, ma non sono il massimo della creativit\u00c3\u00a0 nel resto del testo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Esprimiti siccome ti nutri.<\/em><\/strong> O semplicemente \u00e2\u20ac\u0153parla come magni\u00e2\u20ac\u009d. Punto oscuro: intendeva dire di evitare l\u00e2\u20ac\u2122ostentazione di un lessico ricercato che non ci appartiene?<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Non usare sigle commerciali &amp; abbreviazioni etc.<\/em><\/strong> Almenoch\u00c3\u00a8 non siate in ufficio e la vostra sia corrispondenza tecnica. Personalmente evito di usarli anche negli sms telefonici, adesso che non sono pi\u00c3\u00b9 limitati a 160 caratteri. Non sono pi\u00c3\u00b9 trendy. Oramai se vuoi essere cool e distiguerti dalla massa, scrivi in Italiano corretto!<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.<\/em><\/strong> Le parentesi sono di tre tipi: tonde, quadre e graffe. Le graffe sono ad uso esclusivo delle materie scientifico-tecniche. Le quadre a volte vengono utilizzate in sostituzione delle tonde, a seconda della convenzione stilistica utilizzata. In generale, le parentesi in un testo servono per racchiudere un\u00e2\u20ac\u2122informazione che sta su un piano diverso rispetto al discorso principale: una data storica, la spiegazione di un riferimento, una nota dell\u00e2\u20ac\u2122autore\/redattore (ndr. come ho utilizzato sopra al primo punto). Difficile trovarle in un racconto.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Stai attento a non fare\u00e2\u20ac\u00a6 indigestione di puntini di sospensione.<\/em><\/strong> I punti di sospensione sono sempre e solo 3. Tranne quando siete particolarmente incavolati e sui social vi scappa un rafforzativo del tipo: \u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6!!!\u00c2\u00a0Ma solo l\u00c3\u00ac potete prendervi questa licenza poetica.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Usa meno virgolette possibili: non \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153fine\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/strong> Le virgolette servono per contraddistinguere un\u00e2\u20ac\u2122espressione all\u00e2\u20ac\u2122interno di una frase, per la sua natura gergale, tecnica, figurativa o ironica, per racchiudere una citazione o il titolo di un altro testo o per incorniciare un discorso diretto di un dialogo. Qui si riferisce al primo utilizzo, quando si vuole evidenziare il particolare utilizzo di una parola.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Non generalizzare mai.<\/em><\/strong> Non avremmo nulla di cui scrivere, altrimenti.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Le parole straniere non fanno affatto bon ton.<\/em><\/strong> E poco sopra ho scritto \u00e2\u20ac\u0153trendy\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153cool\u00e2\u20ac\u009d. Diciamo che dipende dal contesto, anche se vanno evitate.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: \u00e2\u20ac\u0153Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.\u00e2\u20ac\u009d<\/em><\/strong> Le citazioni sono come le amiche, poche ma buone.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><em> I paragoni sono come le frasi fatte.<\/em><\/strong> Ovvero la \u00e2\u20ac\u0153minestra riscaldata\u00e2\u20ac\u009d del punto 3.\u00c2\u00a0La scorsa estate ho letto un romanzo appena uscito dove l\u00e2\u20ac\u2122autrice utilizzava continui paragoni a film classici e piuttosto famosi, da Via col vento a Ufficiale e gentiluomo, per descrivere gli atteggiamenti dei personaggi. Per me il riferimento era immediato, per lei anche troppo facile da scrivere, ma passata la mia generazione, cosa rimarr\u00c3\u00a0 di quel libro?<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere \u00c3\u00a8 superfluo (per ridondanza s\u00e2\u20ac\u2122intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha gi\u00c3\u00a0 capito).<\/strong> Se siamo costretti a ripetere un concetto, \u00c3\u00a8 perch\u00c3\u00a8 la nostra comunicazione non \u00c3\u00a8 adeguata al pubblico che abbiamo di fronte. (Non sono io che non capisco, sei tu che non ti spieghi!)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Solo gli stronzi usano parole volgari.<\/strong> E dato che il mondo \u00c3\u00a8 pieno di stronzi, anche i romanzi lo sono.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Sii sempre pi\u00c3\u00b9 o meno specifico.<\/strong> E se non lo siete, vi toccher\u00c3\u00a0 essere ridondanti.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> L\u00e2\u20ac\u2122iperbole \u00c3\u00a8 la pi\u00c3\u00b9 straordinaria delle tecniche espressive.<\/strong> L\u00e2\u20ac\u2122iperbole \u00c3\u00a8 una figura retorica (come l\u00e2\u20ac\u2122allitterazione del punto 1) che consiste nell\u00e2\u20ac\u2122esagerazione della realt\u00c3\u00a0, per eccesso o per difetto. Ad esempio: \u00e2\u20ac\u0153E\u00e2\u20ac\u2122 un secolo che non ti vedo!\u00e2\u20ac\u009d; \u00e2\u20ac\u0153Il prezzo del petrolio \u00c3\u00a8 salito alle stelle.\u00e2\u20ac\u009d; \u00e2\u20ac\u0153Facciamo quattro passi?\u00e2\u20ac\u009d; \u00e2\u20ac\u0153Mi hai spezzato il cuore!\u00e2\u20ac\u009d\u00c2\u00a0Rischiamo per\u00c3\u00b2 di cadere nelle frasi fatte del punto 3.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.<\/strong> Obbedisco!<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.<\/strong> Credo valga per le metafore quanto detto per i paragoni al punto 12. La metafora \u00c3\u00a8 una figura retorica dove viene sostituito\u00c2\u00a0un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini. Le parole come \u00e2\u20ac\u0153piume sulle scaglie di un serpente\u00e2\u20ac\u009d.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Metti, le virgole, al posto giusto.<\/strong> Capite bene che c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122enorme differenza dal scrivere \u00e2\u20ac\u0153Vado a mangiare, nonna\u00e2\u20ac\u009d a \u00e2\u20ac\u0153Vado a mangiare nonna\u00e2\u20ac\u009d. Salvate la nonna, per carit\u00c3\u00a0!<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non \u00c3\u00a8 facile.<\/strong> Ammetto che l\u00e2\u20ac\u2122uso del punto e virgola non \u00c3\u00a8 semplice. L\u00e2\u20ac\u2122<a href=\"http:\/\/www.accademiadellacrusca.it\/it\/lingua-italiana\/consulenza-linguistica\/domande-risposte\/punteggiatura)\">Accademia della Crusca<\/a>spiega: il punto e virgola (punto acuto, punto coma) segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale; i due punti (punto addoppiato, doppio, piccolo) avvertono che ci\u00c3\u00b2 che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto \u00c3\u00a8 stato detto prima.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Se non trovi l\u00e2\u20ac\u2122espressione italiana adatta non ricorrere mai all\u00e2\u20ac\u2122espressione dialettale: peso el tac\u00c3\u00b2n del buso.<\/strong> Ringrazio Eco per questa citazione (ma non erano proibite? Punto 11) direttamente dal dialetto veneto. Letteralmente significa: peggio la toppa del buco.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono \u00e2\u20ac\u0153cantare\u00e2\u20ac\u009d: sono come un cigno che deraglia.<\/strong> Il cigno canta, il treno deraglia, ma soprattutto \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122asino che raglia (con voce sgraziata). Un\u00e2\u20ac\u2122allitterazione mentale che ci frega.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 davvero bisogno di domande retoriche?<\/strong> La domanda retorica \u00c3\u00a8 una figura retorica che consiste nel formulare una domanda la cui risposta \u00c3\u00a8 ovvia, non \u00c3\u00a8 una vera richiesta di informazione, quanto la richiesta di una conferma che \u00c3\u00a8 implicita nella domanda stessa. Nella voce del subconscio ci facciamo continuamente domande retoriche, di cui conosciamo, ma non vogliamo ammettere, le risposte. Non sei d\u00e2\u20ac\u2122accordo?<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe \u00e2\u20ac\u201d o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento \u00e2\u20ac\u201d affinch\u00c3\u00a9 il tuo discorso non contribuisca a quell\u00e2\u20ac\u2122inquinamento dell\u00e2\u20ac\u2122informazione che \u00c3\u00a8 certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo.<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Gli accenti non debbono essere n\u00c3\u00a8 scorretti n\u00c3\u00a8 inutili, perch\u00c3\u00a8 chi lo f\u00c3\u00a0 sbaglia.<\/strong> Sugli accenti ci sono un po\u00e2\u20ac\u2122 (apostrofo, non accento!) da dire. L\u00e2\u20ac\u2122Accademia della Crusca ha preparato un comodo <a href=\"http:\/\/www.accademiadellacrusca.it\/it\/lingua-italiana\/consulenza-linguistica\/domande-risposte\/vademecum-sullaccento-indicarlo-pronunciarlo\">vademecum<\/a>.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non si apostrofa un\u00e2\u20ac\u2122articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.<\/strong> Quando si mette l\u00e2\u20ac\u2122apostrofo \u00c3\u00a8 perch\u00c3\u00a8 si taglia la A di UNA, ma nel maschile esiste UN senza la O. La lingua italiana \u00c3\u00a8 un po\u00e2\u20ac\u2122 maschilista\u00e2\u20ac\u00a6<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!<\/strong> Ha ragione!!!<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.<\/strong> (No, io non ho niente a che vedere con i barbarismi, giuro!) In inglese, il plurale si ottiene aggiungendo una S finale. Quindi FAN diventa FANS. Ma questa, come altre parole, \u00c3\u00a8 oramai utilizzata nella lingua corrente italiana senza aggiungervi la S.. Siate brevi, ma non troppo (punto 17).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.<\/strong> Baudelaire, Roosevelt e Nietzsche. Se non siete sicuri, cercateli in\u00c2\u00a0Google che ve li corregge in automatico.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Cos\u00c3\u00ac faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l\u00e2\u20ac\u2122autore del 5 maggio.<\/strong> Il Cinque Maggio \u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122ode scritta da Alessandro Manzoni, appunto il maggior scrittore lombardo del XIX secolo. Le perifrasi sono giri di parole per esprimere meglio un concetto o per evitare di esprimerlo direttamente.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> All\u00e2\u20ac\u2122inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete cos\u00c3\u00ac stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).<\/strong> Captatio benevolentiae significa catturare la benevolenza o accattivarsi la simpatia.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Cura puntiliosamente l\u00e2\u20ac\u2122ortograffia.<\/strong> (Correttore ortografico automatico. Ssssh, io non ho detto niente.)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.<\/strong> La preterizione \u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122altra figura retorica con cui si finge di omettere quanto in realt\u00c3\u00a0 si sta mettendo in risalto. Sono espressioni tipiche del discorso comune: \u00e2\u20ac\u0153Non ti dico cosa mi \u00c3\u00a8 successo\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u009d; \u00e2\u20ac\u0153Per non parlare di quel che ha detto!\u00e2\u20ac\u009d<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non andare troppo sovente a capo.<\/strong> <strong>Almeno, non quando non serve.<\/strong> L\u00e2\u20ac\u2122andare a capo, ovvero delineare un paragrafo, serve per introdurre un nuovo pensiero, una scena differente, un punto di vista diverso, un dialogo di un altro personaggio. Serve per facilitare la lettura e la comprensione.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.<\/strong> Il plurale majestatis (letteralmente, plurale di maest\u00c3\u00a0) si ha quando chi scrive o parla si riferisce a se stesso usando il plurale. E\u00e2\u20ac\u2122 utilizzato da sovrani e papi, anche se in disuso ai nostri tempi. Rimane in ambito universitario per atti ufficiali emanati dal Rettore.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E qui chiedo venia. Capita che in webnauta io utilizzi il plurale, ma non \u00c3\u00a8 un plurale majestatis: mi riferisco infatti ai collaboratori che mi danno un aiuto nella conduzione di questo blog-veliero, dal Nostromo in sala macchine, al Primo ufficiale di coperta, dal commissario addetto alla bussola seo al sottufficiale dei social. Un comandante non vale niente senza la sua ciurma.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36 &#8211; Non confondere la causa con l\u00e2\u20ac\u2122effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.<\/strong> La parola PERCHE\u00e2\u20ac\u2122 spiega la causa, il motivo di un evento; la parola PERCIO\u00e2\u20ac\u2122 spiega la conseguenza, l\u00e2\u20ac\u2122effetto, ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 accaduto dopo l\u00e2\u20ac\u2122evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37 -Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero cos\u00c3\u00ac, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.<\/strong> L\u00e2\u20ac\u2122ora \u00c3\u00a8 tarda e questa mi sfugge\u00e2\u20ac\u00a6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>38 &#8211; Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonch\u00c3\u00a9 deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva \u00e2\u20ac\u201c ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica \u00e2\u20ac\u201c eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.<\/em><\/strong> Sostanzialmente, non usate parole che il vostro pubblico non pu\u00c3\u00b2 comprendere. Sembra una ripetizione del punto 4. Ma non dovrebbe esserci ridondanza proprio per il punto 13. Repetita iuvant? (ndr. le cose ripetute aiutano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39 &#8211; Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.<\/strong> Non siate ripetivi (punto 13) e neppure usate frasi di una sola parola (punto 17). Soprattutto, non confondete prolisso con prolasso\u00e2\u20ac\u00a6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>40 &#8211; Una frase compiuta deve avere.<\/strong> Un senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c2\u00a0<strong>E la 41esima regola?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo me, la 41esima regola \u00c3\u00a8 nascosta nella stessa modalit\u00c3\u00a0 in cui ha scritto questo elenco. In ogni punto, ha contraddetto esattamente ci\u00c3\u00b2 che stava enunciando. Perch\u00c3\u00a8 <strong>solo chi conosce le regole, pu\u00c3\u00b2 infrangerle e creare qualcosa di nuovo, e unico.<\/strong> O forse \u00c3\u00a8 solo la mia anima pirata che mi fa intravedere un\u00e2\u20ac\u2122altra via?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Firmato Umberto Eco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c2\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: ha scritto Umberto Eco \u00e2\u20ac\u00a6.\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 (post 3058) \u00c2\u00a0\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u009d Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[8898,2893],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55157"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55157"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55157\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}