{"id":62070,"date":"2018-12-19T14:54:29","date_gmt":"2018-12-19T13:54:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=62070"},"modified":"2018-12-19T15:16:50","modified_gmt":"2018-12-19T14:16:50","slug":"democrazia-vera-o-democrazia-diretta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=62070","title":{"rendered":"DEMOCRAZIA VERA O DEMOCRAZIA DIRETTA?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<strong>(Attenzione: questo \u00e8 un LP-Long Post)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Detto altrimenti:<\/strong> questo \u00e8 un postaltui, nel senso che un\u2019amica mi ha girato questo pezzo. Non so chi sia stato l\u2019intervistatore: io l\u2019ho trascritto perch\u00e9 arriva alla mia stessa conclusione, e cio\u00e8 che la <strong>Democrazia Diretta<\/strong> (referendum propositivo senza quorum + obbligo di calendarizzazione per il parlamento + vincolo di mandato per i parlamentari + prevalenza comunque del testo referendario sul testo della legge se difforme) <strong>trasformerebbe la Democrazia vera in una oligarchia.<\/strong> Non condivido una sola affermazione, e cio\u00e8 che democrazia sia il governo della legge: mi sembra molto pericolosa: i nazisti che rispettavano la loro legge, vivevano forse in una democrazia? E poi, governo della legge nel senso di rispetto della legge, ma \u2026 rispetto sostanziale o solo formale? Gi\u00e0, perch\u00e9 noi &#8220;taliani&#8221; siamo speciali nel rispettare formalmente la legge ed eluderla sostanzialmente!\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0(post 3342)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<strong>Inizia\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDemocrazia non \u00e8 solo governo del popolo\u201d. L\u2019intervista al coautore, con Dario Antiseri e Flavio Felice, del volume <strong>\u201cDemocrazia avvelenata\u201d, ed. Rubbettino.\u00a0\u00a0<em>\u201c<\/em><\/strong><em>La democrazia non \u00e8 il governo del popolo, ma <\/em><em>il governo della legge<\/em><em>. E chi prende pi\u00f9 voti non diventa automaticamente uno statista. Un concetto semplice che, per\u00f2, nel nostro Paese si fa fatica a comprendere. Forse perch\u00e9 scarseggia un certo tipo di cultura\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 convinto\u00a0<strong>Enzo Di Nuoscio<\/strong>, ordinario di Filosofia della scienza e direttore del dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione presso l\u2019Universit\u00e0 del Molise, autore con\u00a0<strong>Dario Antiseri<\/strong>, filosofo e\u00a0<strong>Flavio Felice<\/strong>, ordinario di Storia delle dottrine politiche all\u2019Universit\u00e0 del Molise, del libro\u00a0<em>Democrazia avvelenata<\/em>, edito da Rubbettino, in cui non solo si analizzano le cause della malattia delle democrazie occidentali, ma si cercano possibili vie d\u2019uscita. Una su tutte,\u00a0il recupero della cultura umanistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Professore, come pu\u00f2 funzionare un antidoto cos\u00ec, se chi ci governa non perde l\u2019occasione per elogiare l\u2019incompetenza?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ci vuole buon senso: se la conoscenza e la preparazione non garantiscono la migliore soluzione ai nostri problemi, l\u2019ignoranza e la sprovvedutezza garantiscono invece, come direbbe Herbert Spencer, mali collaterali superiori a quelli che si vogliono curare. Le scienze umane e sociali servono anche a farci capire come, a causa della tecnologia, della globalizzazione e di tanti altri fattori, le nostre societ\u00e0 sono diventate sistemi estremamente complessi e di conseguenza chi, come i politici, si misura con i problemi sociali, deve avere la saggezza di affidarsi a bravi tecnici, ma anche una competenza necessaria per entrare nel merito dei problemi e delle soluzioni. Ed \u00e8 disarmante, oltrech\u00e9 pericolosa, la litania, ripetuta ogni giorno, che <\/em><em>la <\/em><strong><em>legittimazione popolare debba imporre qualunque tipo di scelta, quasi che la democrazia possa annullare la conoscenza<\/em><\/strong><em>. E\u2019 bene ricordare che la conoscenza, faticosa e, a volte scomoda, che pu\u00f2 crescere solo in un ambiente di libert\u00e0, \u00e8 l\u2019unico mezzo per comprendere meglio la realt\u00e0 e produrre pi\u00f9 soluzioni a problemi, quindi perincrementare il benessere di un popolo. E\u2019 proprio questo che ha storicamente conferito un vantaggio evolutivo all\u2019Occidente. Ed \u00e8 bene inoltre non dimenticare <\/em><em>che solo la conoscenza pu\u00f2 ridurre gli effetti perversi delle decisioni politiche. Quando sento alcune proposte di autorevoli esponenti del Movimento Cinque Stelle, penso che non si rendano conto che le buone intenzioni non siano sufficienti e mi convinco che manchi loro la prima, essenziale, lezione per chi fa politica: fiat justitia ne pereat mundus. Non si capisce un dato fondamentale.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La democrazia \u00e8 una poliarchia nella quale il Parlamento e il Governo, espressioni della volont\u00e0 popolare, sono solo una parte dello <\/em><strong><em>Stato, il quale \u00e8 composto anche di istituzioni non elettive.<\/em><\/strong><em> E lo Stato stesso, a sua volta, \u00e8 parte di un ordine pi\u00f9 grande, fatto di corpi intermedi (istituzioni locali, associazioni di tutti i tipi, partiti, sindacati, ecc.). La democrazia \u00e8 il risultato dell\u2019interazione e anche della competizione di tutti questi soggetti, regolate dallo Stato di diritto. <\/em><strong><em>Luigi Sturzo la definiva una plurarchia.<\/em><\/strong><em> Non \u00e8 difficile capirlo. Ma se gli intellettuali sono visti come inutili speculatori di idee, le universit\u00e0 servono solo a fare cassa, i partiti come luogo di formazione e discussione devono essere sepolti con il secolo breve, le scuole di partito sono considerate roba dello scorso millennio, la discussione politica teme quasi di essere infettata dal dibattito culturale, non ci si deve meravigliare se qualcuno si convinca di essere uno statista solo perch\u00e9 ha preso tanti voti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pensa che la democrazia in Italia sia pi\u00f9 avvelenata rispetto ad altri Paesi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non credo. Siamo l\u2019unico Paese dell\u2019Occidente europeo che non ha un consistente partito di estrema destra. E questo non \u00e8 poco, vista la gravit\u00e0 della lunga crisi economica che abbiamo alle spalle. E tuttavia un veleno preoccupante sta infettando anche la nostra democrazia: il populismo. Per mera ignoranza di cosa sia la democrazia e per convenienza propagandistica, il consenso e il legame, direi empatico, con il popolo vengono considerati \u2013 soprattutto dal\u00a0<\/em><em><a href=\"https:\/\/www.democratica.com\/keyword\/m5s\/\">M5S<\/a><\/em><em>\u00a0\u2013 gli unici criteri performativi della democrazia. Si pretende che essi prevalgano su qualsiasi altro vincolo. Per cui, <\/em><strong><em>autorit\u00e0 indipendenti, ma anche organismi e istituzioni internazionali, in quanto non eletti, si dovrebbero sottomettere alla volont\u00e0 popolare incarnata da chi ha vinto le elezioni<\/em><\/strong><em>. <\/em><em>Eppure, la prima cosa che deve fare un sincero democratico \u00e8 non mitizzare il popolo che, in una famosa Pasqua ebraica di 2018 anni fa, pare, si sbagli\u00f2. E a pensarci bene, non and\u00f2 meglio neanche nel 1933 in Germania. Anche qui siamo alla prima lezione di politica: <\/em><em>la democrazia non \u00e8 il governo del popolo, ma il governo della legge<\/em><em>.<\/em><em> Ma questo succede perch\u00e9 si \u00e8 abbassato il livello culturale, soprattutto riguardo alla formazione umanistica, di buona parte della classe politica.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quella che, come scrive nel libro, aiuta a capire che la felicit\u00e0 non pu\u00f2 venire n\u00e9 dallo Stato, n\u00e9 da un algoritmo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Certo. Dietro la promessa di dare al popolo la felicit\u00e0 vi sono proprio una scarsa preparazione culturale e una inadeguata comprensione di alcuni aspetti fondamentali dell\u2019esistenza umana. Diceva Leopardi che la felicit\u00e0 si misura dall\u2019interno, \u00e8 la pi\u00f9 privata delle avventure. Parafrasando Thoreau, direi che se qualcuno avesse intenzione di venire a casa mia per rendermi felice, scapperei a gambe levate. Sconsiglierei vivamente ai politici di pronunciare questa parola. Per perseguire la felicit\u00e0 dei singoli i regimi totalitari hanno costruito i gulag e i lager. Non \u00e8 un caso che i saggi padri fondatori della pi\u00f9 grande democrazia del mondo, nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776, non attribuirono allo Stato questo obiettivo, e scrissero: \u201cA tutti gli uomini \u00e8 riconosciuto il diritto alla vita, alla libert\u00e0 e al perseguimento della felicit\u00e0\u201d. Tuttavia, per i nostri politici, che si avventurano a promettere la felicit\u00e0, non scomoderei, almeno per ora, la nozione di Stato etico. Direi molto pi\u00f9 semplicemente che si tratta di sprovveduta ingenuit\u00e0. Sono tanto sprovveduti perch\u00e9 <\/em><strong><em>alzano irresponsabilmente le aspettative e non pensano alle conseguenze<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>In concreto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 scarsa cultura umanistica nel nostro Paese?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Negli ultimi decenni si \u00e8 radicata la convinzione che una societ\u00e0 dominata dalla ricerca del profitto e dall\u2019innovazione tecnologica abbia meno bisogno della cultura umanistica, da molti vista come una erudizione ormai d\u00e9mod\u00e9e. E questo ha portato a scelte scellerate. <\/em><strong><em>Nelle scuole superiori abbiamo assistito ad una deleteria semplificazione dei programmi delle materie umanistiche.<\/em><\/strong><em> Per non parlare di quello che \u00e8 accaduto nelle universit\u00e0: intere discipline vanno scomparendo, molti corsi di studio stanno chiudendo. Inoltre, i criteri di finanziamento e valutazione della ricerca hanno fortemente penalizzato gli studi umanistici, perch\u00e9 ispirati dall\u2019errata convinzione che la crisi economica richiedesse uno spostamento di risorse dalla ricerca di base a quella applicata, dalle scienze umane e sociali a quelle naturali. Niente di pi\u00f9 sbagliato e pericoloso, <\/em><strong><em>perch\u00e9 la formazione umanistica contribuisce in modo determinante a\u00a0formare una mente critica<\/em><\/strong><em>,<\/em><em> sviluppare autonomia di giudizio, collocarsi nel pi\u00f9 ampio mondo, e quindi a generare anticorpi per difendere la democrazia. Quando un professore insegna agli studenti a fare la versione di greco o latino, oppure a fare l\u2019analisi critica della Divina Commedia o dei Promessi Sposi, non sempre se ne rende conto ma sta difendendo la democrazia, perch\u00e9 insegna a ricostruire il senso di un testo, a controllare le ipotesi di interpretazione. Questo aiuta il cittadino democratico a cogliere il significato di un discorso politico o un programma elettorale, a scegliere in modo pi\u00f9 consapevole e quindi a difendersi da imbonitori, sempre in agguato nei momenti di crisi. E quando un professore di storia spiega agli studenti la tragica vicenda del secolo breve, difende la democrazia perch\u00e9 fa capire come, con tutti i loro difetti, <\/em><strong><em>le democrazie \u2013 come diceva Salvemini- sono il purgatorio, ma l\u2019alternativa \u00e8 l\u2019inferno della dittatura,<\/em><\/strong><em> e come sia uno dei pi\u00f9 gravi errori scambiare i difetti, i limiti e le ingiustizie dei regimi democratici con la prova del loro fallimento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Salvemini, Popper e Aron: \u00e8 a loro che nel libro affida il compito di salvare la nostra democrazia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Salvemini, Popper, Aron, e prima ancora John Stuart Mill, vedono la democrazia come discussione continua che pu\u00f2 funzionare solo se ci sono cittadini dotati di capacit\u00e0 critica e autonomia di giudizio. La condizione essenziale affinch\u00e9 una democrazia sopravviva, scrive Aron, \u201c\u00e8 che si riesca a mantenere un numero sufficiente di uomini indipendenti, capaci di essere in disaccordo sia con i giornali in cui scrivono, sia con i partiti a cui appartengono, sia con lo Stato che li stipendia\u201d. Difficile dirlo meglio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando invoca una maggiore cultura umanistica si riferisce a programmi ministeriali particolari?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Occorre innanzitutto migliorare la didattica degli insegnanti di filosofia e storia. Far capire agli studenti che le teorie filosofiche sono risposte ad autentici problemi filosofici, i quali traggono origine nell\u2019esperienza umana. Il loro contenuto riguarda tutti, anche se la loro forma \u00e8 per pochi. Le risposte della filosofia sono sempre provvisorie, plurali, contraddittorie e complementari, perch\u00e9 tale \u00e8 la nostra esistenza. Dunque, il suo studio \u00e8 una potente profilassi per immunizzare contro la pericolosa assolutizzazione (per ragioni ideologiche, teologiche, politiche, economiche, ecc.) di una delle tante prospettive, come accade con le dittature. La filosofia aiuta a uscire dai pregiudizi del proprio villaggio, collocarsi in uno spazio pubblico, mettere in discussione pregiudizi. Come scriveva Bertrand Russell, scuote il dogmatismo arrogante di coloro che non sono mai entrati nel dubbio liberatore. In altre parole, aiuta a convivere con l\u2019incertezza e la pluralit\u00e0 senza rinunciare alla verit\u00e0, ad una verit\u00e0 rivedibile, di cui nessuno pu\u00f2 rivendicare un sicuro possesso, perseguibile attraverso la continua e libera discussione. E questa \u00e8 anche la logica della democrazia. Per questo lo studio della filosofia aiuta la pratica democratica, e non \u00e8 un caso che l\u2019insegnamento della filosofia sia vietato in molti Paesi non democratici. Anche l\u2019insegnamento della storia pu\u00f2 essere utilizzato per rafforzare gli anticorpi dell\u2019 homo democraticus. I nativi democratici, che non hanno conosciuto la guerra e le dittature, non sempre si rendono conto che tutto \u00e8 possibile, che non c\u2019\u00e8 alcuna legge ineluttabile in grado di garantire alle democrazie di continuare ad esistere. La falsa certezza dell\u2019irreversibilit\u00e0 della conquista democratica abbassa le difese immunitarie contro le dittature. Ecco, la conoscenza storica ha anche questa funzione: far capire quanto deboli, reversibili e delicate siano le democrazie, e quanto lungo e sanguinoso sia stato il percorso che ha portato ad esse. E che con tutti i loro difetti, sono l\u2019unico regime che permette ai propri cittadini di criticarlo. La conoscenza storica aiuta inoltre a capire un altro fatto importante: quello democratico \u00e8 un ordine\u00a0politico e sociale che ha storicamente prodotto pi\u00f9 ricchezza per tutti. Non \u00e8 un caso, come osserva Amartya Sen, che nessuna carestia si registri in un Paese democratico. E potremmo aggiungere, nessuna guerra si registra tra le moderne democrazie. Quando poi, per\u00f2, vediamo che nei licei vi \u00e8 quell\u2019ircocervo chiamato geostoria e che i criteri di finanziamento e valutazione della ricerca penalizzano pesantemente queste discipline e, pi\u00f9 in generale, le scienze umane, viene da pensare che il ministro dell\u2019Universit\u00e0 farebbe bene a fare il contrario di quello che hanno fatto i suoi predecessori, anche se ha iniziato con il piede sbagliato, eliminando la traccia di storia dalla prova scritta del nuovo esame di maturit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se la cultura umanistica \u00e8 sempre stata debole, ammetter\u00e0 che anche quella scientifica non se la passa meglio, altrimenti non si diffonderebbero bufale, non si metterebbe in discussione lo sbarco sulla luna, non si penserebbe di curare un cancro con limone e bicarbonato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Al di l\u00e0 del caso particolare delle fake news dolosamente pianificate, la diffusione di notizie false \u00e8 un fenomeno che si \u00e8 dilatato con i nuovi media. L\u2019accesso alla rete d\u00e0 possibilit\u00e0 \u2013 che spesso si rivela ingannatrice \u2013 di formarsi una opinione in proprio anche sulle questioni pi\u00f9 tecniche, saltando la mediazione delle autorit\u00e0 epistemiche (figure e istituzioni detentrici di determinate conoscenze). Diciamo che nella web society l\u2019intuizione espressa da Tocqueville ne La democrazia in America, secondo la quale l\u2019idea di uguaglianza \u2013 insita nella democrazia \u2013 porta a svalutare le gerarchie conoscitive, ha subito una rapida accelerazione. Cresce soprattutto l\u2019errata convinzione che non ci sia criterio pi\u00f9 democratico di quello secondo cui la verit\u00e0 di una teoria debba dipendere dal consenso che riceve. A ci\u00f2 dobbiamo aggiungere che ogni cattiva notizia seppellisce le tante buone, perch\u00e9 colpisce le aspettative delle persone. Si propaga molto di pi\u00f9, ad esempio, la falsa informazione, messa in rete in buona fede da un genitore, secondo cui l\u2019autismo del proprio figlio sia stato prodotto da un vaccino, della notizia vera che in Occidente \u00e8 stato il vaccino ad eliminare del tutto terribili malattie, come il vaiolo o la poliomelite. Ecco, il combinato disposto di questi fattori rischia di produrre la Democrazia dei creduloni, per usare il titolo del bel libro di G\u00e9rald Bronner. Per contrastare questi effetti perversi occorre rafforzare le capacit\u00e0 critiche delle persone, dotarle, anche attraverso gli studi umanistici, di criteri per orientarsi nel mare magnum di informazioni di cui in ogni momento ci inonda la rete. Serve, ad esempio, ricordare che, se abbiamo aspettative di vita tanto elevate, lo dobbiamo soprattutto alla scienza e alle innovazioni tecnologiche che essa ha prodotto. E che, come testimonia il caso di Galileo \u2013 solo contro tutti nel difendere la tesi che i corpi celesti non fossero perfettamente sferici \u2013 nella<\/em> <em>scienza\u00a0<\/em><em>consensus non facit veritatem<\/em><em>. Dunque, \u00e8 sbagliato usare il numero di like per stabilire se i vaccini provocano l\u2019autismo, se \u00e8 stato il governo degli Stati Uniti a organizzare l\u2019attentato alle twin towers o se l\u2019uscita dall\u2019euro ci render\u00e0 tutti pi\u00f9 ricchi. Infine, per arginare il dilagare di convinzioni infondate occorre che anche le istituzioni scientifiche e culturali siano maggiormente presenti nella rete. In questo siamo solo all\u2019inizio. Non spariamo addosso alle nuove tecnologie che, invece, pongono una sfida interessante anche alla democrazia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A cosa allude?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ai mutamenti che le nuove tecnologie impongono alla politica e alle istituzioni, messi in luce gi\u00e0 nel 1997 da Stefano Rodot\u00e0, quando pubblic\u00f2 quel libro eccezionale che \u00e8 Tecnopolitica. Le democrazie occidentali sapranno mostrare anche in questa fase storica quella forza che nel secondo dopoguerra ha permesso loro di consolidarsi grazie alla capacit\u00e0 di affrontare le grandi rivendicazioni sociali (lavoro, casa, sanit\u00e0, previdenza) che rischiavano di spazzarle via? Le nuove tecnologie, ricordiamolo, danno la possibilit\u00e0 di un rapporto non intermediato con i governanti, e quindi illudono che si possa fare a meno di corpi intermedi come i partiti, e pi\u00f9 in generale delle forme di associazionismo che aiutano la democrazia a raccogliere e a selezionare la domanda sociale. Questa \u00e8 una illusione pericolosa, coltivata soprattutto dai grillini, perch\u00e9 attraverso i social si crea un rapporto di fatto unilaterale dei leader con l\u2019opinione pubblica, senza la possibilit\u00e0 di un minimo confronto critico. Il rischio \u00e8 che si passi dalla democrazia dei cittadini alla democrazie del pubblico, dal consenso \u2013 frutto del dibattito pubblico \u2013 agli applausi degli studi televisivi o ai like distrattamente espressi con il proprio smartphone, fortemente condizionati da sofisticate strategie comunicative.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E quindi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se non sappiamo come finir\u00e0 questa sfida, ma possiamo essere certi che <strong>la democrazia sar\u00e0 pi\u00f9 forte se combatteremo la pericolosa illusione della democrazia diretta,<\/strong> che ci fa credere di contare di pi\u00f9 e che in realt\u00e0 svilisce il nostro potere di scelta. I partiti, senza dei quali una democrazia non \u00e8 pensabile, devono, per\u00f2, rinnovarsi anche utilizzando le nuove tecnologie. Ma, prima di ogni cosa dobbiamo far crescere la capacit\u00e0 di comprensione e scelta dei cittadini democratici.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Finisce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Io sono assolutamente convinto sulla importanza degli studi classici, della filosofia e della storia, materie che danno \u201cconoscenza\u201d e non mera \u201ccapacit\u00e0\u201d. Dobbiamo combattere il \u201cpanem et circenses\u201d, cio\u00e8 il, dare al popolo quel tanti da sfamarsi e i giochi del circo (oggi si direbbe pensioni anticipate, stipendietto a tutti, TV e calcio a piene mani. Facciamo in modo che dopo avere letto i Promessi Sposi gli alunni non abbiano solo la \u201ccapacit\u00e0\u201d di farne un riassunto, bens\u00ec che abbiano<\/span> <span style=\"color: #0000ff;\">acquisito anche la \u201cconoscenza\u201d per trarne insegnamenti, di fare paralleli, confronti, analisi critiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0(Attenzione: questo \u00e8 un LP-Long Post) Detto altrimenti: questo \u00e8 un postaltui, nel senso che un\u2019amica mi ha girato questo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[9130,9131,9542,9580,9055,9544,9541,9543,8111,6894],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62070"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=62070"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/62070\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=62070"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=62070"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=62070"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}