{"id":63035,"date":"2019-01-22T19:03:26","date_gmt":"2019-01-22T18:03:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=63035"},"modified":"2019-01-22T19:06:01","modified_gmt":"2019-01-22T18:06:01","slug":"%ef%bb%bfin-memoria-di-fabrizio-de-andre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=63035","title":{"rendered":"\ufeffIN MEMORIA DI FABRIZIO DE ANDRE\u2019"},"content":{"rendered":"\n<p> <br><strong>Detto altrimenti: riprendono i post \u201cLiguri\u201d<\/strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; (post 3496) <br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">(questo \u00e8 un LP \u2013 Long Post)<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi si fosse messo in ascolto solo adesso: sto pubblicando una serie di post sulla <strong>Terra di Fabrizio De Andr\u00e8, la Liguria<\/strong> (dove sono nato) riportando alcune poesiole, mie e altrui, e alcuni testi. La prima \u00e8 mia, \u00e8 \u201cleggera\u201d, parla di un Bar affacciato sul Corso Italia, la splendida strada a nastro a mare che dalla Foce (Fiera del Mare) si spinge fino a Boccadasse: alcuni km di luce, mare, sole. Il Baretto \u00e8 un po\u2019 scic, lo ammetto, ma non esclude nessuno: rappresenta una parte di Genova (esiste anche quella), la Genova Bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AL\nBARETTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"639\" height=\"377\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4904.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-63036\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4904.jpg 639w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4904-300x177.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 639px) 100vw, 639px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Luce\ndistesa di mare \/ salata al gusto di brezza \/ modella agavi e pini \/ e l\u2019incedere\ndel cameriere \/ alla gente in attesa. \/ Biondi profili abbronzati \/ a sedere \/\neleganti di grigio \/ e di blu navale \/ Genova bene \/ sorseggia un bicchiere \/\ndi sole invernale \/ che sa di pitosforo. \/ &nbsp;Un cane \/ di razza anche lui \/ volge lo\nsguardo annoiato \/ all\u2019auto che attende&nbsp;\nil semaforo \/ e ai plananti gabbiani d\u2019acciaio. \/ Palme africane\ndanzanti \/ e lampioni \/ tengon sospeso \/ il cabaret ondeggiante del cielo \/\nincerte se versare l\u2019azzurro \/ sulla terra \/ sul mare \/ o soltanto su una\nlucertola \/ servizio compreso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I plananti gabbiano d\u2019acciaio\n&#8230; gli aeroplani che stanno planando verso l&#8217;aeroporto Cristoforo Colombo, 20\nkm a ovest dal Baretto. Corso Italia a est termina con la caletta di\nBoccadasse, Bucca d\u2019ase, Bocca d\u2019asino tanto quell\u2019insenatura richiama l\u2019animale.\nEd ecco Boccadasse (questa non \u00e8 mia, bens\u00ec di mio figlio Edoardo, che scrisse\ndiciottenne, cio\u00e8 20 anni fa (\u00e8 cos\u00ec bella che la riporto con i singoli \u201c a\ncapo\u201d):<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4905.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-63037\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4905.jpg 640w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_4905-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>BOCCADASSE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Degli anziani pescatori e di\nreti pi\u00f9 ruvide,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>appress\u2019al varco uman<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>de l\u2019abisso,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sottile serba l\u2019eco antica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Boccadasse, e quell\u2019innomato\nodor<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>d\u2019anni votati alla pira.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti vidi in grazia di neve,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>nell\u2019abito scomodo pei tetti\ntuoi sorpresi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti vidi quando i sassi\nbalzellavo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sul blu che t\u2019appaga.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E ti vedo adesso, anfiteatro\nsul tardo mover <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>de\u2019 gozzi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ti vedo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Son l\u2019alieno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>son io il mondo che,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>pria del tempo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>pur fu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Al freddo bagno di luce,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>seguo l\u2019onde a macchia\nfuggir<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>via via pi\u00f9 scure;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>d\u2019intorno, piangono secche\nsorti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>quei legni traditi, or di\nraminghi felini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>un soppalco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel volger le spalle<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>al caro fraseggio de l\u2019acque<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>saluto il guscio d\u2019origine,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ma \u2018l ligure mar a sua\ngrand\u2019arte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>queta dei ciottoli gli\nspigoli,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e \u2018l mio passo fa mesto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vi \u00e8 piaciuta? Un po\u2019 malinconica, se vogliamo, ma bellissima (i figli\nsono piezz \u2018e core, che vulite &#8230;). Ed allora ecco un\u2019altra Boccadasse, questa\nvolta di nuovo mia ed in prosa:<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">Boccadasse<\/p>\n\n\n\n<p><em>A fine settembre alle sei di mattina \u00e8 ancora buio. Non siamo in molti con cane e guinzaglio in Corso Italia. D\u2019altra parte Ilios, un bel dalmata di tre anni dal carattere dolcissimo, aveva ormai iniziato a passeggiare discretamente per il corridoio sino alla porta di casa, facendo tintinnare la sua medaglietta in modo inequivocabile&#8230; <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dal muretto della piazzola dietro la chiesa parrocchiale ci affacciamo sul porticciolo di Boccadasse. Il mare \u00e8 calmo. Una leggera brezza di terra lo scurisce d\u2019un ammaliante blu notte. Al largo qualche lucina brilla sulla propria barca, al pari delle ultime stelle non ancora cancellate dall\u2019alba. Il profilo del Monte Fasce, la curva della costa da Quarto a Camogli e, di fronte, il Promontorio di Portofino gli fanno da cornice. Abbassiamo lo sguardo ed in silenzio osserviamo i movimenti a loro volta silenti, quasi sacri e rituali di alcuni vecchi pescatori, pescatori vecchi. Uno o due di essi, a turno, afferrano il proprio gozzo, lo trascinano sullo scalo, ne legano una estremit\u00e0 alla carrucola ancorata al muretto e quindi, lascando la cima, con una spinta lo fanno scivolare in acqua. Infine, pongono a lato il carrellino, che rester\u00e0 a testimoniare che una barca \u00e8 uscita in mare. Tutto ha una sua funzione. Il gozzo si adagia sull\u2019acqua, accomodandosi con un lieve roll\u00eco, soddisfatto al pari di una signora che finalmente abbia trovato sul tram un posto libero dove sedersi. Gli scogli sono vicini, ma i pescatori hanno stipulato un accordo con quel poco di mare di cui dispongono: loro lo amano e lo rispettano, ed egli frena gli scafi e li protegge dagli urti. Alcuni procedono a remi. Dopo averli fissati sugli scalmi remano eretti, volto in avanti, appoggiandosi su di essi come gondolieri veneziani. Non hanno fretta, ma non sprecano tempo in movimenti inutili. Infatti in pochi minuti il gozzo \u00e8 al largo, intento ad assecondare l\u2019andamento delle onde, a recuperare reti, nasse, palamiti, o a calare bollentini. Altri sono dotati di motore. Vecchi diesel entrobordo, che stentano un po\u2019 a mettersi in moto ed all\u2019inizio scoppiettano lanciando anelli di fumo rotondi e regolari, come se anch\u2019essi fumassero il toscano o la pipa al pari dei loro armatori. E se alcuni escono, altri rientrano, accompagnati dal volo dei gabbiani e dagli sguardi attenti dei gatti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pi\u00f9 in alto,\nin Corso Italia, il traffico cittadino si \u00e8 gi\u00e0 risvegliato ma sulla spiaggia\nnon se ne avverte il rumore. Qui il tempo si \u00e8 veramente fermato: per il grande\nsilenzio, per gli spazi ristretti e preziosi, per l\u2019architettura delle casette\nmarinare dai colori a pastello e soprattutto per i gesti e la vita di questa\numanit\u00e0 sopravvissuta al progresso, fatta di pescatori, di vecchiette sedute\nsull\u2019uscio di casa, e perch\u00e9 no, anche di gatti interessati all\u2019andamento del tempo\ne della pesca, marinai e pescatori anch\u2019essi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono parte di questo incantesimo. Mi accosto alle barche, le guardo come se mi aspettassi una loro parola, un cenno di saluto. Mi avvicino ai pescatori. Non parlo. Li osservo, grato che accettino la mia presenza, che non si chiedano che cosa voglio. Ascolto il loro dialetto, che tanti anni fa era anche il mio; mi godo la musica di quelle poche parole, delle cose semplici che raccontano. Nelle voci, nei gesti, negli sguardi credo di potere cogliere tutta la loro vita. Ed invece come posso sapere quanto hanno vissuto, gioito, sofferto, pescato, amato, sperato, navigato? La luce aumenta. E con lei arriva il profumo della focaccia appena sfornata. Ne compero un pezzo, avvolto nella carta da pane, e lo mangio con gusto, bevendoci sopra il sapore del mare. Risalgo la scaletta. Entro nella chiesa, adorna di modelli di velieri sospesi fra le colonne, e prego.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cara\nBoccadasse, cari amici, torner\u00f2 a trovarvi, la prossima volta dal mare, a vela,\nall\u2019alba, con il mio Fun, lo prometto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Alla prossima!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: riprendono i post \u201cLiguri\u201d&nbsp;&nbsp;&nbsp; (post 3496) (questo \u00e8 un LP \u2013 Long Post) Per chi si fosse messo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[162],"tags":[9630,580,4214,9632,77,9631],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63035"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63035"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63035\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63041,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63035\/revisions\/63041"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}