{"id":69035,"date":"2020-01-04T08:32:52","date_gmt":"2020-01-04T07:32:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=69035"},"modified":"2020-01-04T22:18:26","modified_gmt":"2020-01-04T21:18:26","slug":"%ef%bb%bfsci-storia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=69035","title":{"rendered":"\ufeffSCI-STORIA"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Detto\naltrimenti: sci, una volta &#8230;.<\/strong> (post 3733)<\/p>\n\n\n\n<p>Genova citt\u00e0 natale, citt\u00e0 di mare, leva militare di mare e di montagna: met\u00e0 in marina, met\u00e0 alpini. Il mare, anni \u201950, per noi ragazzi che abitavamo a meno di 2 km dalla costa, era pi\u00f9 a portata di mano che non le montagne. La scuola finiva maggio o poco pi\u00f9, e noi quasi quattro mesi all\u2019anno in acqua: infatti anche oggi i vestiti che acquisto mi sono sempre un po\u2019 corti di manica! E i timpani inspessiti per le tante immersioni in apnea a pescare con il fucile subacqueo. Fino a quando \u2013 avevo 16 anni \u2013 una gita scolastica mi ha portato a Frabosa Soprana (Oberfrabosa, diremmo qui in Sud Tirol!) a vedere delle grotte che poi erano allagate e quindi niente. Fuori la neve, molti sciavano. Ci voglio provare, dissi. Comperai un paio di scarponi usati, adattai un vecchio paio di sci di legno icori, alcuni capi di vestiario prestati da un amico e via, in corriera (definirla pullman sarebbe troppo) di nuovo a Frabosa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WP_20160206_008-818x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69039\" width=\"409\" height=\"512\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WP_20160206_008-818x1024.jpg 818w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WP_20160206_008-240x300.jpg 240w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WP_20160206_008-768x961.jpg 768w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/WP_20160206_008.jpg 1429w\" sizes=\"(max-width: 409px) 100vw, 409px\" \/><figcaption><em><strong>Uno dei pochi sklift sopravvissuti al rinnovo degli impianti:&nbsp;l'&#8221;Angelo&#8221;&nbsp;dal&nbsp;Corno&nbsp;d&#8217;Aola,&nbsp;fra&nbsp;il&nbsp;Passo del Tonale&nbsp;e&nbsp;Ponte&nbsp;di&nbsp;Legno<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Uno sklift? Cos\u2019\u00e8? Mah &#8230; pago il biglietto e mi aggancio. Si chiamava \u201cPunta Croce\u201d. In cima un mio amico \u2013 ne ricordo il nome &#8211; Nico De Cata \u2013 mi invita a sciare con lui. Maccomesif\u00e0, chiedo. Si stupisce. Ma sei matto? Perch\u00e8 sei salito allora? Scendo da solo, una caduta ogni cinque metri, tutto il giorno cos\u00ec. A casa hanno dovuto strizzare i vestiti e me stesso tanto ero inzuppato!<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2 una vacanza di tre\ngiorni all\u2019Alpe di Mera &#8230; poi i miei mi regalarono un paio di sci seri, i\nDevil Rosso della Persenico, di metallo! Vi risparmio la mia ski-story. Mi\nlimito a due poesiole che scrissi pensando a quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>Sciare da Genova, le prime volte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Accarezzi i tuoi primi \/ ed amati scarponi. \/ Ricordi? \/ Di marca Munari \/ di cuoio, son neri \/ da veri campioni \/ e brillano al pari \/ dei tuoi desideri. \/Affili le lame \/ dei Diavoli Rossi d\u2019acciaio \/ che attendon da mesi l\u2019invero \/ sospesi nell\u2019angolo \/ della stanzetta sul mare. \/ Il sacco \u00e8 gi\u00e0 pronto da ore \/ due sveglie puntate. Non dormi la notte in attesa \/ d\u2019alzare la testa \/ ubriaca di sonno \/ a giornata di festa \/gioiosa contesa \/ di amiche sciate. \/ Hai poca esperienza di neve \/ sei nato fra i marinai \/ ma tanto voler d\u2019imparare.\/ &nbsp;Inizi imitando i pi\u00f9 bravi \/ che resti a guardare \/ ascoltandone il moto del corpo.\/ Ed ecco che scivoli, salti, t\u2019arresti \/ con sempre minore fatica \/ sui lieti pendii. \/ Gli sci non sono pi\u00f9 lenti \/ la neve orma \u00e8 la tua amica. \/ Qualcuno ti chiama \/ ma il vento \/ fendendo il tuo corpo gioioso \/ e la neve la lama \/ impediscon l\u2019ascolto \/ e poi chiaccherare \/ \u00e8 ammesso soltanto \/ salendo l\u2019impianto \/ sul seggiolino protetto \/ della seggiovia\/ mangiando un panino \/ risparmio prezioso \/ di tempo e denaro \/ al tuo giornaliero biglietto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>(N.B.: anni &#8217;60, sci Devil Rosso della Persenico, in acciaio, combi, Lit. 65.000, all&#8217;epoca superati solo dagli austriaci Kneissl White Star, Lit. 85.000 &#8211; Due autentici &#8220;sogni&#8221; per un ragazzo d&#8217;allora!)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>Piemonte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Piemonte ti vedo \/ nei vecchi edifici mattone \/ la bruma che bagna le strade \/ e il sole improvviso che bacia \/ corone lontane di vette. \/ Colline rossastre che sanno di vino \/ pianure solcate da fiumi impetuosi \/ dimora dei Re di Savoia \/ che ancora galoppano a caccia \/ le valli selvagge dell\u2019Argentera. \/ La prima sciata \/ il freddo calor della neve \/ il fumo dai tetti \/ arroccati alla Pieve \/ antichi rifugi la sera \/ di vecchi \/ scaldati agli ultimi fuochi \/ dei tuoi contadini. \/ Tu scivoli a fianco \/ senza rumore \/ sul bianco lenzuolo di neve \/&nbsp; per non disturbarne la vita. \/ Ma ormai sono spazi di piste \/ o bar dove fare una sosta \/ e allora ti chiedi un po\u2019 triste \/ se quella cultura \/ e l\u2019amore \/ che lega la gente al suo monte \/ sia proprio finita: \/ e a questa domanda \/ preferisci non dare risposta. \/ Salve Piemonte!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: sci, una volta &#8230;. 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