{"id":69469,"date":"2020-02-01T09:24:33","date_gmt":"2020-02-01T08:24:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=69469"},"modified":"2020-02-17T15:37:24","modified_gmt":"2020-02-17T14:37:24","slug":"69469","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=69469","title":{"rendered":"LA MOBILITA\u2019 IN POLITICA"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Detto\naltrimenti: essere o non essere &#8230; immutabili?<\/strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; (post 3743)<\/p>\n\n\n\n<p>Il cittadino elettore pu\u00f2 liberamente cambiare il proprio orientamento politico. I partiti politici possono modificare i propri obiettivi. Il parlamentare agisce senza vincolo di mandato. Liberi tutti, dunque? Ma se un parlamentare cambia partito, viene definito voltagabbana, traditore del mandato ricevuto dagli elettori. Come la mettiamo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-very-light-gray-background-color\">Io ero alpinista. Sono velista. Durante le tempeste o montane o marine la prima regola da seguire \u00e8 \u201cdurare\u201d. Tradotto in politica: \u201cesserci\u201d: da fiume impetuoso (capo politico, parlamentare, amministratore della cosa pubblica) o da semplice goccia (persona attiva, quale io mi sforzo di essere).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"142\" height=\"142\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Kelsen.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69475\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Mi chiedo: occorre rimanere fedeli all\u2019etica dei principi o all\u2019etica dei risultati? Il mio \u201camico\u201d filosofo del diritto, l\u2019austriaco <strong>Hans Kelsen<\/strong> che studiai oltre mezzo secolo fa (1967) all\u2019universit\u00e0 di Genova per l\u2019esame di Filosofia del Diritto (Prof. Luigi Bagolini), insegna che per valutare un concetto occorre portarlo alle sue estreme conseguenze, salvo poi ritornare sul piano della realt\u00e0. Orbene, l\u2019esasperazione dell\u2019 <strong>etica dei principi conduce al fanatismo<\/strong>; l&#8217;esasperazione dell<strong>\u2019etica dei risultati conduce al cinismo. <\/strong>E allora? Vogliamo dei politici fanatici o cinici o essere noi stessi tali? No di certo.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"190\" height=\"265\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/elogio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69476\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti &#8220;N<em>ell\u2019azione del grande politico, etica della convinzione<\/em> (circa i propri principi, n.d.r.) <em>ed etica della responsabilit\u00e0 <\/em>(nei confronti dei risultati che si vogliono raggiungere, n.d.r.) <em>non possono andare disgiunte l\u2019una dell\u2019altra&#8221; <\/em>(Weber in <strong>Norberto Bobbio<\/strong>, \u201cElogio della mitezza\u201d pag. 65). In altre parole meno filosofiche: credo in una mia pluralit\u00e0 di idee; non trovo nessun partito politico che le rappresenti tutte; mi inquadro in un partito che ne condivide alcune, quelle che per me sono le pi\u00f9 importanti; voglio comunque \u201cesserci\u201d per contribuire a raggiungere almeno alcuni dei miei risultati prefissati.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se poi vedo che all&#8217;interno di quel mio partito qualcuno vuole fare del nostro simbolo una sua propriet\u00e0 personale a costo di spaccare l&#8217;unit\u00e0 del partito; che al suo interno sono violate regole e principi democratici (contro le regole dello Statuto, si candida chi fa parte della Commissioine elettorale, per dirne una), <strong>mi trasferisco in un altro partito<\/strong>  (<em>in cui opera da una persona che conosco e stimo molto<\/em>)  e  <strong>raggiungo il compromesso fra la mia etica della convinzione e la mia etica della responsabilit\u00e0 dei risultati.<\/strong> Il mio fine  (il mantenimento del massimo grado di <strong>democrazia e libert\u00e0 vera  e morale)<\/strong>  pu\u00f2 giustificare i mezzi (cambio di partito) se i fini \u2013 come nel mio caso &#8211; sono moralmente giustificati (sul rapporto fra morale e democrazia scriver\u00f2 un apposito post). Rispetto a tutto quanto sopra descritto, domando: chi \u00e8 il voltagabbana? <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"171\" height=\"294\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/download-6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69841\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8220;Simboli al potere &#8211; Politica, fiducia, speranza&#8221; Ed. Giulio Einaudi. Un piccolo ma grande (great)  libro di Gistavo Zagrebelsky. &nbsp;<\/strong>Il simbolo \u00e8 fattore di unione, \u00e8 di tutti coloro che ci si riconoscono. Tuttavia, se taluno, fosse pure il suo ideatore, ne vuola fare una sua propriet\u00e0 privata  <br>espropriandone  gli altri e  governandone i contenuti,  ci\u00f2 distrugge la fiducia <em>reciproca<\/em> e la speranza<em> comune<\/em>  e il simbolo diventa segnale di guerra, fattore di divisione, strumento di trasformazione degli uomini in masse fanatizzate. Questo nuovo simbolo-diabolo  \u00e8 un diapason del potere totalitario. Peggio mi dice quando il capo \u00e8 un demagogo: il popolo nel suo capo, il capo nel suo popolo. Il capo \u00e8 il simbolo, cio\u00e8 il simbolo-diabolo, cio\u00e8 il diabolo.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"182\" height=\"277\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/i-conti-con.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69477\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il compromesso: <strong>Paolo Mieli,<\/strong> nel suo bel libro \u201cI conti con la Storia\u201d (Ed. Rizzoli, 2013) nelle pagine 38-48, al capitolo \u201cMosche e scarafaggi: quando i compromessi fanno la storia\u201d, afferma che \u201c<em>Il compromesso \u00e8 la cosa migliore che ci sia\u201d <\/em>e che<strong> Albert<\/strong> <strong>Einstein<\/strong> affermava che gli unici compromessi inammissibili sono quelli \u201csordidi\u201d. Mieli cita poi il filosofo israeliano <strong>Avishai Margalit<\/strong> per il quale scacciare con la mano una mosca che si fosse &nbsp;posata sull\u2019unguento di una vostra ferita sarebbe compromesso accettabile, anzi necessario; mangiare una minestra nella quale fosse entrato uno scarafaggio, sarebbe invece uno \u201csporco compromesso\u201d, quindi da rifiutare. Seguono poi alcuni esempi di compromessi virtuosi e di altri sordidi, sporchi (cfr. ivi). Nella sostanza: <strong>il compromesso, non \u00e8 <\/strong><em><strong>ipso facto<\/strong><\/em><strong> da condannare<\/strong>. Piuttosto inviterei a distinguere bene tra le espressioni \u201cscendere a compromessi\u201d e \u201craggiungere faticosamente un compromesso\u201d: la prima adatta ai compromessi sordidi; la seconda a quelli virtuosi, come \u00e8 virtuoso il compromesso raggiunto da <strong>chi, in politica, vuole continuare ad esserci,<\/strong> <strong>conciliando la propria etica della convinzione sui princ\u00ecpi con la propria etica della responsabilit\u00e0 dei risultati.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-very-light-gray-background-color\">Un commento: un amico mi dice che a parer suo esisterebbe una terza categoria &#8220;etica&#8221;: <strong>l&#8217;opportunismo<\/strong>. Ma a parte che il termine ha un <em>doppio significato<\/em>, positivo o negativo (&#8220;\u00e8 giusto, doveroso, moralmente necessario e quindi opportuno che io faccia cos\u00ec&#8221; &#8211; &#8220;tu sei un opportunista!&#8221;), esso comunque non rappresenta una categoria, bens\u00ec un tramite, un ponte verso un&#8217;altra sponda, uno <strong>strumento <\/strong><em>(comunque double face)<\/em> per realizzare l&#8217;uno o l&#8217;altro dei due obiettivi etici di cui sopra: restare assolutamente fedele alle proprie <em>immutabili idee di base <\/em>o raggiungere <em>comunque<\/em> certi risultati. In altri termini, l&#8217;opportunista di per s\u00e8 non mi spaventa: solo, devo capire dove vuole andare a parare. E qui ci risiamo: infatti se si comporta in tal modo per diventare un <em>integralista<\/em> o un <em>cinico,<\/em> allora ecco che in entrambi i casi l&#8217;opportunismo mi spaventa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: essere o non essere &#8230; immutabili?&nbsp;&nbsp;&nbsp; (post 3743) Il cittadino elettore pu\u00f2 liberamente cambiare il proprio orientamento politico. 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