{"id":74074,"date":"2020-04-20T11:12:50","date_gmt":"2020-04-20T10:12:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=74074"},"modified":"2020-05-09T05:50:25","modified_gmt":"2020-05-09T04:50:25","slug":"%ef%bb%bfincontri-prof-michele-andreaus-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=74074","title":{"rendered":"\ufeffINCONTRI: PROF. MICHELE ANDREAUS &#8211; 2"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Detto altrimenti: post\n(dopo) la Tempesta Covid19&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/strong>(post 3861)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"365\" height=\"138\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/download-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-74076\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/download-4.png 365w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/download-4-300x113.png 300w\" sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019isolamento fisico non ci impedisce di far muovere la nostra mente, la nostra attenzione, il nostro desiderio di cercare di capire ci\u00f2 che potr\u00e0 accadere dopo l\u2019attuale tempesta. Quale Presidente dell\u2019 <strong>Associazione Restart Trentino<\/strong> (voluta quattro anni  fa dalla Dr.ssa Donatella Conzatti, oggi Sen. Conzatti) ho pensato di utilizzare lo strumento di Trentoblog per promuovere un<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\" class=\"has-background has-pale-pink-background-color\"> <strong>EVENTO RESTART CON DISTANZIAMENTO SOCIALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/and.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74083\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&#8230; ovvero un\u2019intervista via e-mail al <strong>Prof. Michele Andreaus, Professore di Economia Aziendale presso l\u2019Universit\u00e0 di Trento, <\/strong>in merito ai possibili&nbsp; contraccolpi che l\u2019attuale pandemia avr\u00e0 sul pensiero, sui&nbsp; comportamenti sociali ed economici del domani. A tal fine la presente iniziativa in una qualche misura pu\u00f2 essere considerata lo sviluppo ideale della precedente intervista che il professore volle gentilmente concedermi tempo fa (<a href=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=46223\">http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=46223<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1 &#8211; Professore, stagnazione, inflazione, deflazione, stagflazione, recessione &#8230; Oggi di cosa soffriamo? E domani?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi soffriamo una crisi non nuova in assoluto, ma nuova nel senso che la nostra generazione non l&#8217;aveva mai vista. Si tratta di una crisi che colpisce il mondo intero, bloccando la gente in casa e bloccando i consumi. Senza entrare nel merito della crisi sanitaria, dal punto di vista economico la crisi parte sul lato dell\u2019offerta, bloccando le catene di fornitura a livello mondiale e bloccando la produzione. L\u2019emergenza sanitaria  in molti paesi costringe la gente a restare in casa e quindi ora vi \u00e8 un crollo dei consumi. Quando si uscir\u00e0 dall\u2019emergenza sanitaria, probabilmente la crisi sar\u00e0 ancora sui consumi: meno viaggi, pi\u00f9 timori, meno disponibilit\u00e0 e quindi un mondo che consuma meno e quindi un esubero di capacit\u00e0 produttiva e crisi aziendali. Pi\u00f9 che crisi o recessione, io parlerei proprio di depressione, potrebbe essere la peggiore depressione della storia moderna, aggravata dal fatto che viviamo in un mondo globalizzato ed \u00e8 quindi difficile da isolare e circoscrivere. Un incendio che sta bruciando il mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2 &#8211; Una prima differenza che mi pare si possa cogliere rispetto alle crisi del passato \u00e8 che per quelle si sono innanzi tutto studiate e individuate le cause scatenanti. Per quella odierna la causa \u00e8 nota: occorre concentrarsi sulle conseguenze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/download-1-12.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74091\" width=\"346\" height=\"230\"\/><figcaption><strong><em>UniTN- Economia<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La causa principale \u00e8 l\u2019impreparazione del mondo. Abbiamo speso migliaia di miliardi in armamenti e non abbiamo investito pochi miliardi per metterci prima in sicurezza. Le avvisaglie ci sono state, dalla Sars del 2001, all\u2019aviaria, tutte risolte per il rotto della cuffia. Tutti i rapporti dell\u2019OMS, l\u2019ultimo di settembre 2009, sono rimasti inascoltati. La politica lavora sul consenso di brevissimo termine e stanziare risorse per un qualcosa che forse non avr\u00e0 un ritorno elettoralmente, non si fa, dato che il politico non sa se quando scoppier\u00e0 il problema lui ci sar\u00e0 ancora. Poi &#8230; chiaro:  il virus &#8230; un\u2019economia globalizzata &#8230; un mondo che procede in ordine sparso &#8230; ormai siamo alle ordinanze rionali. Tutto il contrario di quello che avrebbe dovuto essere fatto. Le conseguenze potranno essere drammatiche se prevarr\u00e0 la visione piccola e \u201cdi ombelico\u201d, con <em>default <\/em>di banche e paesi interi e una desertificazione dell\u2019economia che potrebbe durare molto a lungo. Se invece prevarr\u00e0 una <strong>visione alta<\/strong>, che arrivi anche a prendere in considerazione una <strong>parziale ristrutturazione dei debiti futuri,<\/strong> si potrebbero anche contenere i danni. E\u2019 evidente che bisogner\u00e0 trovare un equilibrio tra l\u2019azzeramento dei rischi sanitari e l\u2019azzeramento dell\u2019economia. A volte non si considera che la depressione economica ha effetti mortali che potrebbero essere pi\u00f9 consistenti di quelli del virus.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3 &#8211; Il problema odierno pu\u00f2 essere affrontato da diversi punti di vista: gli interventi da attuare con urgenza; come finanziarli con disponibilit\u00e0 e\/o in deficit; gli interventi dell\u2019UE all\u2019interno dell\u2019attuale sistema UE; come ricostruire il sistema. Molto meno si parla di come dovrebbe\/potrebbe essere organizzata una nuova UE.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia \u00e8 entrata nella crisi in braghe di tela: non ha disponibilit\u00e0, crescita economica, margini di manovra.&nbsp; In compenso ha un debito elevatissimo e la decrescita demografica. Il problema non sono i debiti futuri, ma la sostenibilit\u00e0 del debito passato, stante il crollo del PIL. L\u2019Europa si \u00e8 mossa molto, ed \u00e8 stato necessario un periodo, breve, di presa di coscienza da parte della politica. Ora <strong>abbiamo a disposizione vari strumenti e altri ne verranno. <\/strong>Io sono dell\u2019idea che tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere attinto dall\u2019Europa, vada preso. E di fatto stiamo anche gi\u00e0 parlando di debito europeo, perch\u00e9 sar\u00e0 questo che di fatto finanzier\u00e0 il SURE per gli ammortizzatori sociali, o il <em>recovery fund<\/em>, per la ripartenza. Ma la condivisione di un debito europeo dovr\u00e0 essere basata sulla condivisione di una fiducia reciproca, altrimenti siamo morti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4 &#8211; Potrei porre la domanda in altro modo: prima del problema della copertura finanziaria, viene l\u2019individuazione del fabbisogno; prima ancora la definizione della strategia; prima ancora il tipo di strumento (il soggetto) che dovr\u00f2 operare. Non Le pare che si stia procedendo a ritroso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 manca la visione di insieme. Abbiamo una politica, soprattutto\nin Italia, che \u00e8 caratterizzata da un\u2019assenza di visione strategica e in parte\nda pulsioni antisistema. Riprendendo il discorso fatto nella domanda\nprecedente, il debito europeo ci obbligher\u00e0 di fatto a rivedere il concetto\nstesso di Europa, superando la finzione che sia l\u2019Euro il collante. No, l\u2019Euro\n\u00e8 strumento, il collante siamo noi. E considero l\u2019Euro una finzione perch\u00e9 fu\nun compromesso, il massimo del minimo per l\u2019Europa del futuro. I padri\ndell\u2019Euro (per l\u2019Italia Ciampi e Prodi), ritennero che l\u2019Euro fosse l\u2019unico\npunto di partenza possibile, per arrivare poi a condividere altre funzioni: la\npolitica economica e fiscale, del lavoro, previdenziale. Pensate quanto avremmo\ngestito meglio questa situazione con una politica sanitaria europea. Ma come\npensiamo poter di gestire una pandemia mondiale con le ordinanze regionali o\naddirittura comunali, siamo semplicemente ridicoli, in un delirio di\nonnipotenza del sindaco di turno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5 &#8211; Il soggetto: non sarebbe utile che un soggetto internazionale, ad esempio uno Stato, provasse a fare una analisi articolata dell\u2019 <em>ist <\/em>(l\u2019essere) ed una del <em>soll <\/em>(il dover essere) della nostra UE? E ci\u00f2 per superare la fase delle semplici affermazioni di principio. Infatti non vorrei che non si progettasse una nuova UE nel timore che poi non sarebbe realizzata; e che non la realizzi perch\u00e9 appena abbozzata).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"275\" height=\"183\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/download-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70605\"\/><figcaption><strong><em>Le strisce! Mettiamole le strisce! (N.d.r.)<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In parte ho gi\u00e0 risposto prima. Se chiediamo, o pretendiamo, di condividere un debito senza pensare di condividere la fiducia, non andiamo da nessuna parte. Forse \u00e8 la grande occasione, o forse l\u2019ultima occasione che abbiamo per contare ancora qualcosa. <strong><em>Io sono ormai tra i pochi che si considera europeo prima che Italiano, <\/em><\/strong>perch\u00e9 \u00e8 la nostra dimensione, fatta di culture e tradizioni diverse, ma \u00e8 la nostra dimensione. Al di l\u00e0 del dibattito ignorante che talvolta leggiamo, Italia e Germania hanno molto pi\u00f9 in comune di quel che pensiamo; stesso discorso per la Francia. Per\u00f2 dobbiamo fidarci, smetterla di vedere complotti e giocare la nostra partita. Poi \u00e8 chiaro, se i nostri rappresentanti non vanno alle riunioni, se talvolta mandiamo a giocare in Europa la nostra serie C e perdiamo, non sono gli altri ad essere cattivi, ma siamo noi che ci diamo la zappa sui piedi (si potrebbe usare un\u2019altra espressione, ma teniamo buona questa per decenza).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>6 &#8211; Dopo il fallimento dei due sistemi economici opposti, comunismo e capitalismo globalizzato, ci sar\u00e0 spazio per una riconversione verso un terzo sistema non estremizzato e pi\u00f9 equilibrato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io credo nel capitalismo, ma in questi anni non abbiamo vissuto il capitalismo, ma il \u201cfinanziarismo\u201d. La finanza di breve termine anteposta alla produzione di beni e servizi ed alla dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Ecco, un capitalismo attento all\u2019umanesimo, se vogliamo che si rif\u00e0 anche alla dottrina sociale della Chiesa, che mette al centro l\u2019Uomo e non la performance finanziaria. Forse potremmo provarci, altrimenti avremo un mondo ancora pi\u00f9 diviso, con una clessidra sempre pi\u00f9 sottile al centro, con molte fasce della popolazione ai limiti della sussistenza e pochi super ricchi, e al centro la scomparsa della famosa <em>middle-clas<\/em>s, che probabilmente scivoler\u00e0 verso il basso, non salir\u00e0 certo in alto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>7 &#8211; Sul piano concreto: quali saranno gli effetti della pandemia sulla struttura sociale, sulla organizzazione e produzione aziendale, sul consumo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 presto per dirlo, ci sono troppe variabili in gioco. Per un paio d\u2019anni\nvivremo in un mondo che consuma meno e nel quale sar\u00e0 molto pi\u00f9 costoso vivere,\nperch\u00e9 sar\u00e0 pi\u00f9 costoso produrre. Se per il distanziamento un ristorante deve\ndimezzare i coperti, i suoi costi fissi rimangono gli stessi, anzi,\nprobabilmente aumentano. Stesso discorso per i viaggi di lavoro e per quei\npochi di turismo. Quindi si consumer\u00e0 meno e la depressione morder\u00e0 e\nparecchio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>8 &#8211; Dopo la seconda guerra mondiale furono creati IRI e IMI. Oggi forse occorrerebbe un IRI-Istituto per la Riconversione Industriale, magari anche -UE?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente bisogner\u00e0 fare delle scelte strategiche ed alcuni settori\npotrebbero essere nazionalizzati. Si tratta di fare delle scelte. Io non ho mai\ncreduto nello stato imprenditore, ma talvolta e per periodi limitati \u00e8\nnecessario. Bisogna stare attenti per\u00f2 a non considerare l\u2019aiuto alle imprese\ncome strumento di politica sociale. Tenere in vita un\u2019impresa (penso ad esempio\nad Alitalia) solo per tutelare i lavoratori, non risolve il problema, lo sposta\nun po\u2019 in avanti, generalmente ingrandendolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>9 &#8211; Occorre una riconversione che parta dalle persone e non dalle aziende. Infatti se un\u2019azienda si riconverte tout court (Unicredito), licenzia 5.000 persone che non potranno riconvertirsi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso che ho fatto poco sopra: un capitalismo che mette al centro l\u2019uomo, con il profitto come mezzo e non come fine. Facile a dirsi, ma molto difficile nei fatti. Unicredit, tanto per fare l\u2019esempio, non licenzia perch\u00e9 i vertici sono cattivi, ma perch\u00e9 se non fanno cos\u00ec, il mercato licenzia la banca. Loro non rispondono ad un azionista con nome e cognome, ma al mercato finanziario. Se i nostri piccoli investimenti rendono meno perch\u00e9 \u00e8 stato messo al centro l\u2019uomo, siamo contenti o ci lamentiamo? Prima o poi dovremo anche arrivare ad elaborare le nostre ipocrisie, piccole e grandi che siano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>10 &#8211; La prima riconversione riguarda la scuola che deve dare agli alunni non solo la capacit\u00e0 di eseguire i lavori attuali, ma anche la conoscenza che permetter\u00e0 loro di imparare i lavori futuri.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La scuola italiana non \u00e8 male, ma ha perso quella funzione anche di ascensore sociale che aveva in passato. Dobbiamo credere nella bont\u00e0 del nostro sistema formativo, che prepara bene, pur lavorando in un contesto molto complicato. Se solo incominciassimo a credere veramente nella formazione come investimento e non come costo da tagliare &#8230; Ma \u00e8 soprattutto qui che si vede che l\u2019Italia \u00e8 un paese morto, dove non si penalizza chi lavora male e non si premia chi lavora bene.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"132\" height=\"177\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/download-2-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74102\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>11 &#8211; L\u2019etica aziendale del risultato ha condotto al cinismo delle multinazionali; per converso l\u2019etica dei soli principi condurrebbe al fondamentalismo (Norberto Bobbio, Elogio della mitezza e altri scritti morali). Pu\u00f2 esistere un\u2019etica aziendale frutto di un compromesso, come ci ricorda Paolo Mieli nel suo bel volume \u201cI conti con la Storia\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vita \u00e8 fatta di compromessi, il compromesso \u00e8 il cemento che tiene\nassieme i pezzi della nostra vita. Guai se non ci fosse. Poi a volte lo si\ncerca a tutti i costi, viene visto come il mezzo per raggiungere il fine. Se\ninvece che la parola compromesso usassimo l\u2019espressione \u201cpunto di equilibrio\u201d,\nla sensazione sarebbe migliore. Per\u00f2 \u00e8 necessario trovare un compromesso alto\ntra etica e valori: in passato siamo riusciti, in molte aziende ci sono\nimprenditori illuminati che ci riescono. Quindi \u00e8 possibile.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"160\" height=\"215\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/images-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74100\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>12 &#8211; Mi risulta che per le loro posizioni apicali molte aziende ricerchino laureati in filosofia e sociologia. Mi rifaccio al libro di Pier Luigi Celli \u201cIl potere, la carriera e la vita \u2013 Un mestiere vissuto controvento\u201d: Celli, un manager alla Adriano Olivetti, il quale fra l\u2019altro fu il primo ad assumere per la posizione di DG un laureato in filosofia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Laureati in filosofia e matematici. Per la capacit\u00e0 di ragionamento e per la flessibilit\u00e0 nell\u2019affrontare problemi nuovi. Le tecnicalit\u00e0 si possono sempre imparare ed evolvono nel tempo. La capacit\u00e0 di analisi o la impari a scuola e all\u2019universit\u00e0, o dopo \u00e8 dura \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/ADR-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74104\"\/><figcaption><strong><em>Adriano Olivetti<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>13 &#8211; Ultima domanda. Democrazia e democrazia aziendale: interconnesse? Reali o fittizie? La maschera democratica dell\u2019oligarchia (Canfora-Zagrebelksky) trova un riscontro anche nella democrazia aziendale, la quale consiste nella vittoria del funzionigramma sull\u2019 organigramma e nella vittoria dell\u2019intelligenza collettiva su quella individuale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La democrazia aziendale \u00e8 molto difficile da attuare. In azienda tendenzialmente ci deve essere la <strong>democrazia della responsabilit\u00e0<\/strong>. Il processo decisionale pu\u00f2 essere partecipato, ma alla fine la responsabilit\u00e0 della decisione deve cadere su poche persone. Forme di <em>governance <\/em>democratiche sulla carta, scontano spesso un <em>bias<\/em> di democrazia e di trasparenza proprio per la deresponsabilizzazione dei vertici, soprattutto nel caso di imprese di grandi dimensioni. Qui infatti il meccanismo per occupare i posti di responsabilit\u00e0 \u00e8 spesso slegato dal merito e molto pi\u00f9 vicino alle dinamiche dell\u2019elezione politica, che non fa certo del merito uno dei valori prevalenti. E questa \u00e8 a mio avviso la negazione della democrazia aziendale. In definitiva secondo me <strong>la democrazia aziendale deve essere basata sui valori e sulla responsabilizzazione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\" class=\"has-background has-pale-pink-background-color\"><strong>Grazie professore per la Sua disponibilit\u00e0 e i Suoi contributi, anche da parte degli associati Restart e dei lettori dei miei post!&nbsp;Comunque&nbsp;a&nbsp;sentirci&nbsp;europei&nbsp;prima&nbsp;che&nbsp;italiani siamo almeno in due!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scrive Ernesto R.:<\/strong> &#8220;Complimenti! &nbsp;Purtroppo, con molta pi\u00f9 competenza di me, esprime in modo articolato quanto ho compreso e penso della \u201cdepressione \u201c grave che seguir\u00e0 ed accompagner\u00e0 la emergenza sanitaria. La Politica mi pare decisamente \u201cbalbettante \u201c ed incredibilmente incapace di un minimo denominatore comune. Che tempi duri ci aspettano! Buona serata con cari saluti&#8221;.  <strong>Rispondo: <\/strong>grazie dell&#8217;intervento, Ernesto R.: la Politica siamo anche noi piccole gocce, e questo nostro agire e questa tua attenzione rappersentano piccole gocce che vanno in un ruscello che va in un fiume che va in un mare che va  in un oceano!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Detto altrimenti: post (dopo) la Tempesta Covid19&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (post 3861) L\u2019isolamento fisico non ci impedisce di far muovere la nostra mente, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7,1735,231,1],"tags":[8656,10298,10350,8510,10351,7827,7965,7966,178,10305],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74074"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=74074"}],"version-history":[{"count":27,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74074\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74811,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/74074\/revisions\/74811"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=74074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=74074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=74074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}