{"id":80962,"date":"2021-04-30T11:31:40","date_gmt":"2021-04-30T10:31:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=80962"},"modified":"2021-05-08T07:34:33","modified_gmt":"2021-05-08T06:34:33","slug":"80962","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=80962","title":{"rendered":"FINANZA PUBBLICA E &#8230; CRIPTO FINANZA"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella fase di emergenza che stiamo vivendo \u00e8  naturale e doveroso erogare finanza per ristori e investimenti. Ci\u00f2 ovviamente comporta un continuo aumento del nostro debito pubblico, con una progressione maggiore di quanto non potr\u00e0 essere l\u2019aumento delle disponibilit\u00e0 finanziarie derivanti dagli attuali interventi con denari (debiti)  &#8220;nostri&#8221; diretti e a mezzo UE. Fino a quando potr\u00e0 reggere questa situazione? <\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto a mio avviso <strong>occorre mettere mano a tutti gli strumenti che possono concorrere a rallentare, fermare e invertire la crescita del nostro indebitamento, <\/strong>ad esempio convogliando <em>volontariamente <\/em>(questa \u00e8 la caratteristica fondamentale!) la ricca finanza privata italiana (che oggi vale circa 4421 miliardi, di cui 1746 depositati nei conti correnti bancari) <strong><em>ed estera (!)<\/em> <\/strong>verso il nostro settore pubblico, con l\u2019emissione di <strong>Titoli Pubblici Irredimibili di Rendita<\/strong> non-di-debito. Si tratta di titoli a rendimento superiore ai titoli di debito, rispetto ai quali lo Stato non ha l\u2019obbligo di rimborso anche se si mantiene un\u2019opzione per il loro riscatto e che il privato quando voglia disinvestire pu\u00f2 vendere sul mercato. Ove questi titoli fossero offerti in sostituzione <em>volontaria <\/em>delle tranche di titoli di debito in scadenza &#8230; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>PRIMO BENEFICIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8230; <strong><em>diminuirebbero di uguale ammontare il nostro debito pubblico<\/em>.<\/strong> Se poi a fossero emesse anche tranche non sostitutive di tranche di redimibili,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>SECONDO BENEFICIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> &#8230; <strong>si genererebbe <\/strong>una <strong>ulteriore liquidit\u00e0<\/strong> per il Tesoro, <strong><em>senza alcun aumento del debito pubblico<\/em>. Il 25 agosto 2020 Banca Intesa S. Paolo ha emesso 1,5 mld di propri Irredimibili, ricevendo offerte di acquisto per ben 6.5 miliardi!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>TERZO BENEFICIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">A sua volta <strong>lo Stato potrebbe erogare alle imprese meritevoli anche contributi a fondo perso,<\/strong> ovvero senza interessi e senza la necessit\u00e0 di un rimborso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>QUARTO BENEFICIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Infine, le emissioni di <strong>Titoli Irredimibili poi farebbero fronte ad un altro \u201cpericolo\u201d finanziario:<\/strong> la corsa dei risparmiatori verso l\u2019acquisto di cripto-valute, in misura tale da far parlare ormai di cripto-finanza. Questo fenomeno \u2013 ove non controbilanciato per tempo \u2013 rischia di produrre gravi conseguenze, quali:<\/p>\n\n\n\n<p>1 \u2013 il drenaggio dei conti bancari per l\u2019acquisto di cripto valute e quindi il venir meno del ruolo delle banche ( = raccogliere il risparmio e finanziare famiglie e imprese);<br>2 \u2013 la sottrazione di finanza dalla sottoscrizione di titoli pubblici di debito;<br>3 \u2013 la creazione di nuove disuguaglianze: alcuni nuovi ricchi a fronte di molti nuovi poveri (le operazioni su criptovalute sono ad altissimo rischio);<br>4 \u2013 l\u2019enorme concentrazione di denaro (vero) in mani sconosciute per fini sconosciuti;<br>5 \u2013 la creazione di nuovi centri di potere finanziario in grado di annullare il potere politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>LE TRE OBIEZIONI AGLI IRREDIMIBILI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>1) Sarebbero classificate come debito. <\/em>Io replico che la sostanza di una emissione determina la sua classificazione e il suo trattamento contabile, non viceversa: quindi, se la classificazione fosse errata, semplicemente la si modifica.<em><br>2) Il loro costo per lo Stato sarebbe superiore, in termini di maggiori interessi corrisposti, rispetto al costo dei titoli di debito. <\/em>Al che ribatto che i maggiori flussi finanziari in uscita sarebbero assai pi\u00f9 che compensati dai minori flussi per i rimborsi in linea capitale non effettuati. Ancora, osservo che si sta parlando di problemi e soluzioni finanziari, non economici.<br>3) <em><strong>N<\/strong>el tempo il rendimento potrebbe non essere  pi\u00f9 conveniente per l\u2019investitore:<\/em> al che rispondo che il rendimento pu\u00f2 essere in parte a tasso fisso e in parte a tasso variabile parametrato, ad esempio al PIL.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>OLTRE ALLA EMISSIONE DI TITOLI IRREDIMIBILI &#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8230; un altro strumento da attivare  per ridurre il debito pubblicio  \u00e8 la <strong>vendita del patrimonio immobiliare degli enti pubblici che oggi non sono a reddito.<\/strong> Dal documento conclusivo di un&#8217;indagine conoscitiva della Commissione Finanze della Camera dedicata agli immobili pubblici emergerebbe che la situazione delle unit\u00e0 immobiliari del solo Stato (escluse cio\u00e8 quelle degli altri enti pubblici territoriali ed Enti del parastato!) \u00e8 la seguente: <strong>543.000 unit\u00e0 pari a 222 milioni di metri quadrati. <\/strong>Il Dipartimento del Tesoro dell&#8217;Economia e delle Finanze, sulla base dei valori medi rilevati dall&#8217;Osservatorio del Mercato Immobiliare dell&#8217;Agenzia del Territorio (valori OMI, prezzi medi per provincia) ha stimato un loro <strong>valore fra i 239 e i 319 miliardi di euro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe costituire un <strong>fondo immobiliare<\/strong> per la vendita a scaglioni annuali di 15-20 miliardi l&#8217;anno (per non deprimere il mercato con vendite unitarie troppo elevate!) e mirare a ridurre il debito pubblico del 10-15%. Banche, privati e investitori istituzionali italiani e <strong>stranieri<\/strong> (!) potrebbero acquistare quote del fondo, di fatto acquistando gli immobili. Il fondo venderebbe gradualmente gli immobili pagando in tal modo i detentori delle quote per capitale e interessi. Inoltre il fondo potrebbe emettere proprie obbligazioni garantite dagli immobili, il cui ricavato andrebbe a favore del Tesoro. Il costo delle cedole sarebbe inferiore a quello ordinario, potendo i titoli beneficiare di un rating elevato, grazie alla loro solidit\u00e0 immobiliare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;ALTERNATIVA DA UTILIZZARE SOLO COME ULTIMISSIMA RATIO  E&#8217; UNA IMPOSTA PATRIMONIALE, LA QUALE  PERO&#8217; INDIRIZZA VERSO IL SETTORE PUBBLICO LA SOLA FINANZA PRIVATA ITALIANA E PER DI PIU&#8217;  LO FA IN MODO FORZOSO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con questo mio intervento intendo sollecitare un approfondimento di questi temi.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo Lucatti, Trento \u2013 Presidente dell\u2019Associazione Restart Trentino, gi\u00e0 capo della Finanza Italia della STET &#8211; Societ\u00e0 Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino\/Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella fase di emergenza che stiamo vivendo \u00e8 naturale e doveroso erogare finanza per ristori e investimenti. 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