{"id":81295,"date":"2021-08-25T05:54:44","date_gmt":"2021-08-25T04:54:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=81295"},"modified":"2021-08-25T05:54:44","modified_gmt":"2021-08-25T04:54:44","slug":"makan-anghiem","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=81295","title":{"rendered":"\u201cMakan anghiem\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>ovvero<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Breve storia della navigazione a vela<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vela \u00e8 sogno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u201cMakan anghiem\u201d<\/em><\/strong><em>,<\/em> in indocinese <strong>\u201cmangiare la brezza\u201d<\/strong>, ovvero <strong>\u201cveleggiare tranquilli con lo sguardo al cielo, respirando la brezza di terra e di mare, nel vasto giardino del pianeta!\u201d <\/strong>In greco, in edizione terrestre, <strong><em>a<\/em><\/strong><strong><em>gorazein<\/em><\/strong>. In Italiano, quasi il corrispondente per ideogrammi di \u201c<strong>M\u2019illumino d\u2019immenso<\/strong>\u201d \u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vela \u00e8 ricerca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&#8211; 1947:<\/strong> l\u2019antropologo e biologo marino <strong><em>Thor Heyerdahl<\/em><\/strong> veleggi\u00f2 dal <strong>Per\u00f9 alla Polinesia<\/strong> con la zattera a vela <strong><em>Kon Tiki<\/em> (<u>fig. 1<\/u>) <\/strong>e dimostr\u00f2 la possibilit\u00e0 di contatti fra le due antiche culture: infatti, <em>KON <\/em>in lingua inca significa \u201cDio della pioggia e del vento\u201d e <em>TIKI<\/em>, <em>nelle due lingue<\/em> significa \u201cDio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vela \u00e8 mare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>M\u2019affaccio alla finestra, e vedo il mare: \/ vanno le stelle, tremolano l\u2019onde. \/ Vedo stelle passare, onde passare: \/ un guizzo chiama, un palpito risponde. \/ Ecco <strong>sospira<\/strong> l\u2019acqua, alita il vento; \/ sul mare \u00e8 apparso un bel ponte d\u2019argento. \/ Ponte gettato sui laghi sereni, \/ per chi dunque sei fatto e dove meni? &#8211; Giovanni Pascoli<\/p>\n\n\n\n<p>Dove, ma anche <strong>come<\/strong> ci porti, o mare? A vela, naturalmente!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vela \u00e8 \u2026 vela<\/strong>  <strong>(quadra, sua espressione primitiva)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 3000 a. C.: i Cretesi usavano una vela quadra che si ammainava in coperta intralciando l\u2019agibilit\u00e0 del ponte (fig. 2). Andature possibili: poppa piena o quasi (cio\u00e8 col vento \u201cda dietro\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1300 a. C.: gli Egiziani, le navi non erano il loro mestiere, anche perch\u00e9 disponevano di poco legname. Tuttavia impararono ad imbrogliare la vela verso l\u2019alto agevolando l\u2019agibilit\u00e0 del ponte (imitati poi da Fenici, Greci, Romani, etc.). Alle figg. 3, 4: nave da guerra egiziana del faraone <em>Ramses III\u00b0<\/em> usata contro i pirati.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 600 a. C.: i Fenici compiono la prima circumnavigazione dell\u2019Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 480 a. C.: i Greci con le triere (fig. 5) vincono la battaglia navale di Salamina (fig. 6). Triere: lft (lunghezza fuori tutto) m. 37; baglio (larghezza) massimo m. 5,2; pescaggio m.1,5; tre ordini di remi con 170 rematori; due alberi con vele quadre; dislocamento 70 tonnellate di stazza (1 Ton stazza = unit\u00e0 di volume e non di peso, equivalente a circa 2,8 m3!).<\/p>\n\n\n\n<p>Le 366 navi greche attirarono le 650 navi persiane in un\u2019area ristretta dove non potevano manovrare e le sconfissero grazie anche alla conoscenza del campo di battaglia e dei venti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 350 a. C.: inizia in Grecia lo studio di geografia, astronomia, cartografia e nasce il concetto della rosa dei venti e della latitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>La latitudine: usando in successione storica l\u2019astrolabio (dal greco astron-lamb\u00e0no, che \u201cprende\u201d gli astri, in uso fino al XVII\u00b0 secolo d. C.) e il \u201cquadrante di Giacobbe\u201d (in uso sino al XVI\u00b0 secolo) (ma con tali strumenti molti capitani, dopo alcuni anni, diventavano ciechi o quasi!) ed infine il sestante, gi\u00e0 i nostri antenati misuravano in gradi, in ogni giorno dell\u2019anno e in ogni localit\u00e0 da loro riscontrata, la massima altezza raggiunta dal sole sull\u2019orizzonte, ovviamente quindi a mezzogiorno. Pertanto, conoscendo la data, calcolavano la distanza dall\u2019equatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo risultato veniva avvalorato anche dal riscontro della lunghezza della giornata, (sempre pi\u00f9 lunga verso nord in estate nell\u2019emisfero boreale, e viceversa in inverno e\/o nell\u2019emisfero australe) e dall\u2019altezza di alcune stelle sull\u2019orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>Assai pi\u00f9 difficile e tardivo (2000 anni dopo!) sar\u00e0 il calcolo della longitudine, come vedremo fra poco. Infatti, a differenza dell\u2019equatore, di meridiani \u2013 tutti uguali &#8211; ve ne \u00e8 una molteplicit\u00e0: Tolomeo aveva scelto come riferimento il meridiano delle Isole Fortunate (Canarie). Successivamente furono adottati quelli passanti per le Azzorre, Capo Verde, Roma, Copenaghen, Gerusalemme, San Pietroburgo, Pisa, Parigi, Londra!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 250 a. C.: le triremi romane (nella fig. 7 la trireme ha attivato un solo ordine di remi) risentono dell\u2019origine mercantile della cultura nautica romana, per cui anche le navi da guerra erano soprattutto navi da trasporto truppe.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; I\u00b0 sec. A. C.: la migliore prova nautica i Romani la danno nella guerra contro i pirati illirici i quali, con base intorno all\u2019isola di Hvar, imperversarono dal VII\u00b0 secolo a.C. sino al 1444, quando furono definitivamente annientati da Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>La nave dei pirati illirici era la \u201cliburna\u201d, assai leggera, dotata di carena e vele tonde e di uno o due ordini di rematori, spiaggiabile, molto veloce e maneggevole (sino a 10 nodi!), paragonabile ai moderni incrociatori, laddove la trireme sarebbe stata una corazzata. Praticamente inafferrabile nel dedalo delle isole dalmate e croate. Dopo averne catturata una, Ottaviano ne copi\u00f2 lo schema e sconfisse l\u2019avversario. Dopo di che nella flotta romana la liburna soppiant\u00f2 la trireme.<\/p>\n\n\n\n<p>Antichi Romani: primo esempio di <em>Project Finance<\/em> per la costruzione di porti, entro i quali davano concessioni pluriennali su alcuni moli, agli armatori che ne avevano cofinanziato la costruzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vele di taglio: trapezoidali (auriche)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 450 d. C.: vela di taglio = vela che pu\u00f2 prendere il vento sulle due facce (mure) e consente di risalire meglio il vento. La prima vela di taglio tipo fu la vela trapezoidale (oggi aurica) dei sambuchi arabi nel Mar Rosso (fig. 8).<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto vanno menzionate le giunche cinesi e indocinesi (fig.9) e i \u201cpraos\u201d (\u201cvelieri\u201d) malesi (fig. 10) di Emilio Salgari.<\/p>\n\n\n\n<p>Le giunche adottavano vele di foglie di lat\u00e0nia (palma a foglie allungate) intrecciate fra di loro e cucite con fili di cocco. Ci\u00f2 le avvantaggiava nelle andature portanti, cio\u00e8 di poppa o quasi. Infatti, il vento, in queste andature, colpendo la vela genera una turbolenza che ne diminuisce la forza propulsiva come fa la risacca con l\u2019onda che si \u00e8 appena abbattuta sulla spiaggia. Al contrario, con vele che lascino passare filetti di aria (attraverso le foglie della lat\u00e0nia, appunto), questi flussi sono aspirati sottovento attraverso la vela, laddove aumentano la loro velocit\u00e0 generando a loro volta una depressione che aspira la vela e quindi la nave.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa scelta tecnica dava l\u2019ulteriore vantaggio di potersi rifornire di vele nuove ad ogni isoletta!<\/p>\n\n\n\n<p>I Cinesi e gli Indocinesi, a differenza degli Europei, addugliavano le cime in senso antiorario, per ragioni scaramantiche. Proviamo anche noi, nella prossima Coppa America &#8230; non si sa mai!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vele di taglio: triangolari (latine)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 700 d. C.: la vela araba diventa \u201calla trina\u201d cio\u00e8 triangolare, detta poi impropriamente \u201clatina\u201d, assai pi\u00f9 boliniera delle precedenti. Molto usata dalle genti rivierasche, in quanto le navi potevano manovrare in ogni direzione e quindi rientrare in porto anche quando soffiava la brezza di terra. Molto utili quindi anche sul Garda. Il Garda \u2026 ben conosciuto da Dante Alighieri (figg. 11, 12), ottimo velista, il quale aveva annotato il formarsi della famosa Ora, che si preannuncia con una riga pi\u00f9 scura sull\u2019acqua, verso sud. Ed ecco qui la testimonianza del suo veleggiare fuori dalle tempeste del Garda, verso il Purgatorio e quindi verso PAT, Paradiso Autonomo di Trento (ma questa \u00e8 un\u2019altra storia):<\/p>\n\n\n\n<p>E quale lo Benaco ampio e lucente<\/p>\n\n\n\n<p>da lungi prima tigne suo orizzonte<\/p>\n\n\n\n<p>d\u2019onda pi\u00f9 scura e attira umana mente<\/p>\n\n\n\n<p>a discovrir del suo \u2018ncrespar la fonte;<\/p>\n\n\n\n<p>quinci scintilla d\u2019argentina trama<\/p>\n\n\n\n<p>le chiare squame che nessun ha conte;<\/p>\n\n\n\n<p>e infin impregna di ventosa lama<\/p>\n\n\n\n<p>fertile vela sin che non sia tesa<\/p>\n\n\n\n<p>per ricovrarla ove nocchiero brama<\/p>\n\n\n\n<p>lieve s\u00ec come cosa che non pesa,<\/p>\n\n\n\n<p>cos\u00ec noi fora da le triste rotte<\/p>\n\n\n\n<p>fummo sospinti dopo lunga attesa,<\/p>\n\n\n\n<p>lo Duca mio al timon ed io alle scotte.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019Ora fea planar carena alata<\/p>\n\n\n\n<p>verso polar da dove oscure grotte<\/p>\n\n\n\n<p>d\u2019onda atesina avrebbero inondata<\/p>\n\n\n\n<p>de Torbolan la manca, se la piova<\/p>\n\n\n\n<p>perigliosa rendesse lor vallata.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardante Lucattieri, La Fraglina Commedia, Paradiso, XXXIV, 1-18<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Torniamo alla prosa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1492: il mio trisavolo Cristoforo Colombo, accortosi che i venti (Alisei) spiravano dalla poppa, trasform\u00f2 l\u2019armo velico della sua ammiraglia, la&nbsp; caracca (in portoghese \u201cnao\u201d) Santa Maria, (figg. 13, 28) e delle due caravelle Pinta e Nina (figg. 14, 15), piccole navi a bordo alto adatte alla navigazione oceanica, da vele latine a vele quadre (fig. 16). Ed ecco la poetica scoperta dell\u2019America.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>12 ottobre 1492<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 calma dal cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Squassati velieri conducono uomini stanchi<\/p>\n\n\n\n<p>fra \u2018l pigro respiro del vento e dell\u2019onda.<\/p>\n\n\n\n<p>Non s\u2019ode parola.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 attesa sul mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno ha la fede. Un altro paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il vento riaccende la sfida e sposa le vele.<\/p>\n\n\n\n<p>Un grido: la terra!<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 gioia nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fig. 17 vedete una importante caravella portoghese, l\u2019ammiraglia che <em><u>non<\/u><\/em> data fu di Cristoforo Colombo che si dovette accontentare della caracca (\u201cnao\u201d) Santa Maria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Torniamo alla prosa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0&#8211; Dal X\u00b0 al XVI\u00b0 secolo, troviamo le galee saracene e delle Repubbliche Marinare (fig. 18), gli sciabecchi saraceni e nostrani, in assoluto i velieri di gran lunga pi\u00f9 veloci del tempo. (figg. 19, 20), fino al 1800. In questo periodo si inizi\u00f2 a rivestire la carena di sottili lastre di rame, in funzione antivegetativa, per aumentare la scorrevolezza delle carene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vele veneziane<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le galee veneziane erano molto boliniere. Di poppa, essendo lunghe e strette, rollavano molto (roll\u00eco \u2026? Beccheggio \u2026?).<\/p>\n\n\n\n<p>Esse erano \u201cmonotipo\u201d cio\u00e8 tutte uguali fra loro. Ci\u00f2 consentiva una maggior facilit\u00e0 e rapidit\u00e0 nella costruzione o riparazione nel famoso Arsenale di Venezia e in tutti i cantieri veneziani sparsi nel mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se le galee attaccavano il nemico di notte e da sottovento (cio\u00e8 di bolina), evitavano di essere scoperte a causa del forte lezzo che normalmente emanava dalla stiva dei rematori che era un vero e proprio inferno! Nei primi secoli i vogatori erano tutti volontari stipendiati (cd bonavoglia). Quindi vennero impiegati anche prigionieri di guerra (schiavi) e dal 1549 anche gli&nbsp; \u201czontini\u201d (condannati a pene varie e\/o arruolati a forza, ma pagati).<\/p>\n\n\n\n<p>A remi raggiungevano i 9 nodi di velocit\u00e0 (1 nodo = 1 miglio marino, arco di circonferenza terrestre corrispondente ad un angolo di un primo al centro della terra, all\u2019ora = circa 1.850 metri\/h,) e potevano mantenere tale ritmo per 12 ore, il che significa compiere \u2013 a remi &#8211; circa 100 miglia (185 km) in 12 ore! Durante la navigazione a remi venivano smontati gli alberi per offrire minore resistenza all\u2019avanzamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le reminiscenze delle galee, l\u2019immagine che vi resta della voga non \u00e8 molto accattivante ed io voglio addolcirne la percezione. Ed allora \u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8230; torniamo alla poesia.<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRemi al tramonto\u201d, pensando al respiro del mare in \u201cAmarcord\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non sai<\/p>\n\n\n\n<p>dove l\u2019onda di sale sia nata<\/p>\n\n\n\n<p>se vegli<\/p>\n\n\n\n<p>oppur se riposa<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019ala incantata<\/p>\n\n\n\n<p>che avanza e ritrae il suo velo<\/p>\n\n\n\n<p>liquida seta<\/p>\n\n\n\n<p>di sposa ad un cielo<\/p>\n\n\n\n<p>che colma lo spazio d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>E senza rumore<\/p>\n\n\n\n<p>la mente s\u2019immerge nell\u2019acqua<\/p>\n\n\n\n<p>nuotando pian piano<\/p>\n\n\n\n<p>per non farle male<\/p>\n\n\n\n<p>e con la sua rete<\/p>\n\n\n\n<p>cattura al ricordo nuove emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi<\/p>\n\n\n\n<p>tu alzi i remi<\/p>\n\n\n\n<p>e come in un rito<\/p>\n\n\n\n<p>depositi in mano al tramonto dei suoni<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019essenza feconda<\/p>\n\n\n\n<p>di piccole gocce di smalto<\/p>\n\n\n\n<p>prezioso vagito<\/p>\n\n\n\n<p>che hai ripescato<\/p>\n\n\n\n<p>dal fondo<\/p>\n\n\n\n<p>abissale, profondo, infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>E vento di luce<\/p>\n\n\n\n<p>d\u2019azzurro cobalto<\/p>\n\n\n\n<p>sospinge la barca alla sponda<\/p>\n\n\n\n<p>sorgente da un mare<\/p>\n\n\n\n<p>ch\u2019 ormai<\/p>\n\n\n\n<p>al cielo si \u00e8 unito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Whisper<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Torniamo alla prosa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sciabecchi? Leggete il libro Bacicio do Tin che segnalo alla fine dell\u2019 esposizione e Vi appassionerete alle vicende dello sciabecco Lanpo (voce dialettale ligure, con la \u201cn\u201d) di Portovenere (ancora oggi alcuni traghetti da La Spezia a Portovenere si chiamano Lanpo!).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 29 maggio del 1800: tratto dal libro citato, ecco un autentico documento storico (fig. 21) a sua volta estratto dal libro di bordo (<em>logbook<\/em>) del <em>cutter<\/em> inglese <em>Rattlesnake<\/em> (serpente a sonagli), che affond\u00f2 \u201cMaria\u201d, la prima barca di Bacicio do Tin, un gozzo ligure di 11 metri che trasportava ardesia. Siamo nelle acque dell\u2019Isola Gallinara, in Liguria. Gli inglesi avevano attuato il blocco navale della Repubblica di Genova in quanto alleata di Napoleone e scambiarono il gozzo di Bacicio per una nave che volesse forzarlo: in 2 h e 45\u2019 di caccia l\u2019affondarono a cannonate, uccidendogli padre e zio Da qui l\u2019odio di Bacicio per la perfida Albione.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fig.22 trovate un raffronto fra goletta e gozzo ligure e il cutter. Il <em><u>cutter<\/u><\/em><em>: <\/em>lft 22 metri; 770 mq di vela; piccolo, veloce e agile veliero originario d\u2019Inghilterra, impiegato in pattugliamenti dalla fine del XIII secolo; scafo lungo; basso di bordo; carena affilata e grande; prora diritta; ponte di coperta totale; un solo albero, posto a proravia del centro barca e leggermente appoppato; asta di fiocco; due fiocchi (<em>rectius,<\/em> fiocco e trinchetta); grande randa; controranda; trinchettina; una vela quadra per le andature di poppa. Armamento: due piccoli cannoni e due o quattro carronate. Equipaggio: da 30 a 40 uomini. Impariamo a riconoscerlo a prima vista!<\/p>\n\n\n\n<p>Da Portovenere a Genova, il passo \u00e8 breve. Ed allora \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Primo intermezzo musicale: <em>\u201cMa se ghe penso \u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>parole e musica di Cappello e Margutti, 1925,<\/em> canta Mina! (fig. 23, 24)<\/p>\n\n\n\n<p>Genova e il Trentino? Certo, venivamo in Val di Genova a procurarci gli alberi delle nostre navi!<\/p>\n\n\n\n<p>Genova ed i <em>jeans<\/em>, prodotti con tela tessuta in Triveneto ed esportata con navi a vela da Genova (ecco la connessione) a New Orleans, dove la tela di Genova era chiamata tela \u201c<em>jeans<\/em>\u201d, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 6 agosto 1284: Genova &#8211; Pisa, uno a zero sul campo della Meloria.<\/p>\n\n\n\n<p>Le 63 galee genovesi erano comandate dall\u2019Ammiraglio Oberto Doria ma la vittoria fu dovuta all\u2019intervento dell\u2019Ammiraglio Benedetto Zaccaria che, dal ridosso dello scoglio della Meloria, attacc\u00f2 il fianco dei Pisani con 30 galee (per premiarlo, qualche anno dopo nominarono un suo pronipote alla presidenza della RAI). Si salvarono solo le 20 galee al comando del Conte Ugolino, la cui fuga non gli imped\u00ec di trionfare politicamente, sino alla sua deposizione nel 1288 ed alla sua famosa morte per fame.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 8 settembre 1299: Genova \u2013 Venezia, uno a zero sul campo dell\u2019isola di Curzola, (mi dispiace per i Trentini che si chiamano Curzel \u2026).<\/p>\n\n\n\n<p>I Genovesi erano a favore di vento e a <strong>&#8220;voga arrancata&#8221;<\/strong> (ovvero la massima velocit\u00e0 raggiungibile da una <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Galea\">galea<\/a>) e piombarono sullo schieramento di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Venezia\">Venezia<\/a>, rompendone i ranghi. I Veneziani ebbero affondate 65 galee, catturate 18; i loro morti furono settemila, altrettanti i prigionieri, tra cui <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marco_Polo\">Marco Polo<\/a><\/strong>, che tornato dal <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Catai\">Catai<\/a> era stato insignito del comando di una galea. A Genova divider\u00e0 la cella con <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rustichello_da_Pisa\">Rustichello da Pisa<\/a><\/strong>, prigioniero della <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Battaglia_della_Meloria\">Meloria<\/a>, al quale detter\u00e0 il <strong>&#8220;Milione&#8221;.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Genova \u2026 le cui navi commerciavano anche con i paesi con cui la Superba era in guerra e presso i quali tuttavia la Superba aveva magazzini franchi \u2026 <em>business is business!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Genova della Doria, frazione che vide i miei natali; Genova della Sampdoria; Genova dell\u2019 \u201cAndrea D\u2019Oria\u201d, terribile Liceo Classico; Genova di Andrea D\u2019Oria, grandissimo ammiraglio molto attento alle sue galee, al punto da arrivare sempre sul finire della battaglia per non correre il rischio di rovinare le carene con qualche graffio! Mai affondato sino a quando and\u00f2 a vela. Quando pass\u00f2 al motore il 26 luglio 1956 si fece affondare dallo <em>Stockholm<\/em>, il quale, all\u2019incrocio, nella nebbia aveva correttamente virato a tribordo (dx) e speron\u00f2 l\u2019altra nave che, inspiegabilmente, aveva virato a babordo (sin). Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p>I comandanti genovesi, famosi per la loro bravura, venivano ingaggiati anche dagli Inglesi e quando erano al comando di una loro nave, issavano la bandiera genovese, croce rossa in campo bianco e i pirati fuggivano, temendo il confronto. Anche da qui nacque la bandiera inglese! Ma tanto tuon\u00f2 che piovve: la Repubblica Marinara fu costretta a prevedere una condanna di 5 anni ai remi ai comandanti genovesi che si fossero prestati a condurre navi di altri stati, soprattutto poi se esponendo il vessillo della Superba.<\/p>\n\n\n\n<p>Camogli? Ca\u2019 (casa) delle mogli, visto che i mariti erano armatori di ben 1000 velieri! Proprietario, armatore, comandante, timoniere: conoscete la differenza? No? Vi suggerisco di gustarvi la commedia dialettale ligure con Gilberto Govi \u201cColpi di timone\u201d. Tuttavia la sua commedia di gran lunga migliore \u00e8 \u201cI maneggi per mait\u00e0 na figgia\u201d, anche se non c\u2019entra nulla con la vela: potremo proiettarla una sera, che ne dite?<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Camogli? Eccole (fig. 25), durante la mareggiata del 30 ottobre 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>Mareggiata? Ecco un ormeggio difficile! (fig. 25 b)<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1926: Genova, il fiocco (<em>gib<\/em>) diventa il genoa (<em>genoa gib<\/em>) (fig. 26). Il nome genoa deriva dal fatto che questo tipo di vela fu stato usato per la prima volta in regata a Genova e poi a Copenaghen dallo skipper internazionale Raimondo Panario.<\/p>\n\n\n\n<p>Genova? Secondo intermezzo musicale: Fabrizio De Andr\u00e8 presenta<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCreuxa de ma\u2019\u201d (fig. 26 b)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E nel Nord Europa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 800 d. C.: nel Nord Europa i Vichinghi (Vik, fiordo. Vichinghi, gli uomini che vengono dai fiordi) hanno cominciato dopo ma sono stati veloci nel progredire! Infatti le loro navi <em>(\u201cdrakar\u201d)<\/em> a vele quadre erano dotate di scotte dette \u201cboline\u201d che collegando il ponte alle estremit\u00e0 laterali dell\u2019unico pennone orizzontale, consentivano \u2013 attraverso la loro migliore regolazione \u2013 di \u201cbolinare\u201d meglio, cio\u00e8 di risalire il vento con angoli migliori (fig. 27).<\/p>\n\n\n\n<p>I Vichinghi, con 25 navi con a bordo 20 persone ciascuna, dalla Danimarca hanno raggiunto la Norvegia, l\u2019Islanda, la Groenlandia, il Labrador e la Terra Nova! Di 25 navi, 10 affondarono, ma a quei tempi ci poteva stare \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quanto erano grandi, queste barche? Quelle vichinghe erano lunghe 20 &#8211; 40 metri. Basta intendersi: d\u2019altra parte, anche oggi \u2026 se un Genovese dice di avere una barca, si riferisce ad un gozzo di 5 metri. Se a parlare \u00e8 un Milanese, si tratta di uno <em>yacht <\/em>di oltre 15 metri al minimo! Basta intendersi dicevo \u2026<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>1400 \u2013 1500:<\/strong> La caracca (fig. 28) abbinava vele quadre e vele latine. Il galeone (figg. 29, 30,31) nasce dall\u2019incrocio delle caracche con le galee (esistono anche galeoni dotati di remi) e si riconosce soprattutto per l\u2019alto cassero di poppa, le forme molto tondeggianti e per la doppia accentuata rastrematura laterale dello scafo. Con i galeoni compaiono anche le \u201cvele di strallo\u201d, cio\u00e8 dei fiocchi tesi fra gli alberi di trinchetto (a prua), di maestra (al centro) e di mezzana (a poppa). Queste vele miglioravano la capacit\u00e0 della nave di risalire il vento, ma solo oltre un angolo di 80 gradi (cd buon braccio).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>\u00a0&#8211; 1600:\u00a0<\/strong> nascono i vascelli (fig. 32), velieri da guerra, anche oltre 5000 tonnellate di stazza, caratterizzati dall\u2019introduzione di rande all\u2019albero di mezzana e dal ridimensionamento del cassero poppiero. La forma \u00e8 meno tondeggiante e gi\u00e0 preannuncia le linee del \u2018700 ed ancor pi\u00f9 le linee filanti dei velieri dell\u2019800. Assai pi\u00f9 grandi dei galeoni, solo un po\u2019 pi\u00f9 bolinieri.<\/p>\n\n\n\n<p>I vascelli si dotano, a prua, di vele quadre ma soprattutto di fiocchi sul bompresso e sull\u2019asta di fiocco, i quali sono anch\u2019essi un albero e non un prolungamento del membro virile come invece affermava tale D\u2019Annunzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, se ammainiamo le vele quadre, armiamo qualche fiocco, qualche vela di strallo (vele boliniere e di spinta) e la randa nell\u2019albero di mezzana (vela che di bolina stabilizza), ecco che la nave, di bolina larga, pu\u00f2 resistere assai meglio alle tempeste. Altro modo per resistere \u00e8 la fuga a secco di vele con il mare in poppa, ma \u00e8 un\u2019andatura pericolosa per il possibile ingavonamento, della prua (e della nave) dentro l\u2019onda successiva. Per evitare ci\u00f2, si usa filare a poppa lunghe cime e ancore galleggianti, per rallentare la discesa della nave dalla cresta dell\u2019onda.<\/p>\n\n\n\n<p>Come erano armati i vascelli? Con colubrine, cannoni e carronate (fig. 33).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0<strong>&#8211; 21 ottobre 1805:<\/strong> fra i vascelli, ricordiamo la Victory (fig. 34) di Orazio Nelson, vincitrice a Trafalgar: 70 metri di lunghezza; 16 di larghezza; 60 di altezza; spessore della carena al galleggiamento m. 0,6; 104 cannoni; velocit\u00e0 massima 8-9 nodi. Per la sua costruzione furono abbattute 6.000 querce e furono impiegati 10.000 metri cubi di legname. Per illuminazione, riscaldamento e cucina, imbarcava ad ogni viaggio 50 tonnellate di olio combustibile e legna.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso facciamo una gara: chi si avvicina maggiormente alla risposta esatta ricever\u00e0 un premio per ciascuna risposta.<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li>Quanti uomini componevano l\u2019equipaggio della Victory? (850)<\/li><li>Per ciascuna missione, quante tonnellate imbarcava il vascello di<ol><li>acqua potabile? (300)<\/li><\/ol><ol><li>carne salata? (30)<\/li><\/ol><ol><li>gallette? (45)<\/li><\/ol><ol><li>piselli secchi? (15)<\/li><\/ol><ol><li>burro? (2)<\/li><\/ol><ol><li>birra? (50)<\/li><\/ol><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>I vascelli saranno poi soppiantati dalle fregate (Bounty, figg. 35, 36) e dai brigantini (fig. 37, 38), velieri assai pi\u00f9 piccoli, agili, veloci ed economici, in genere fra le 50 e le 300 tonnellate di stazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma riprendiamo il filo del discorso<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1700: epoca d\u2019oro della navigazione a vela<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel secolo dell\u2019illuminismo qualsiasi arte diventa scienza e ci\u00f2 avviene anche sul mare. Ai maestri d\u2019ascia subentrano ingegneri ed architetti che studiano stabilit\u00e0 delle carene e flussi dei fluidi. La scienza della navigazione non \u00e8 pi\u00f9 solo tramandata di padre in figlio ma viene anche raccolta in manuali di matematica, fisica, astronomia, cartografia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primato della scoperta scientifica nel campo della dinamica dei fluidi applicata alla vela va al fisico svizzero Daniel Bernoulli (1700-1782). Adesso comprenderete meglio perch\u00e9 oggi sono gli Svizzeri con Alinghi a vincere la Coppa America!<strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La maggiore conquista dell\u2019illuminismo \u201cnautico\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A 2000 anni di distanza dalla rilevabilit\u00e0 della latitudine, restava irrisolto il problema della <em>longitudine<\/em>, sino allora semplicemente stimata con un enorme grado di approssimazione ed errore. Infatti:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Anche i pi\u00f9 famosi navigatori (Cristoforo Colombo, James Cook con il veliero Endeavour alla fig. 39, Sir Francis Drake, etc.), navigavano soprattutto grazie a complessi calcoli astronomici ed alla stima di rotte calcolate (cd navigazione stimata) sulla base della velocit\u00e0 della nave, dei venti e delle correnti, con risultati molto approssimativi sui quali contava moltissimo la componente \u201cbuona sorte\u201d.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Moltissime erano poi le morti per scorbuto da esaurimento delle scorte per ritardi nella navigazione. Nel settembre 1740: la Centurion del Commodoro George Anson, vag\u00f2 dal 7 marzo al 9 giugno 1741 ad est ed ovest di Capo Horn, subendo una tempesta di 55 giorni, prima di riuscire ad individuare e ad attraccare all\u2019isola Juan Fernandez: nel frattempo lo scorbuto aveva ucciso 250 di 500 uomini di equipaggio! Solo nel 1772 James Cook scopr\u00ec che i crauti marinati si mantenevano anche un anno e quindi fornivano le vitamine necessarie a prevenire l\u2019insorgere della malattia (<em><u>e forse fu proprio per questo motivo che quei crauti furono chiamati \u201cmarinati<\/u><\/em>\u201d!). La dieta era arricchita da malto e marmellata di carote.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>In mancanza della determinazione della longitudine, tutte le rotte erano tracciate e seguite per uguali latitudini con il risultato di far incontrare anche navi che non si volevano o non si dovevano incontrare, provocando inutili scontri militari o agevolando atti di pirateria.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>I naufragi per errori di rotta erano moltissimi. Uno per tutti: quello di quattro delle cinque navi da guerra inglesi al comando dell\u2019Ammiraglio Sir Clowdisley, alle isole Scilly, nelle acque territoriali inglesi, il 22 ottobre 1707, nel quale persero la vita circa 2.000 marinai. Il naufragio avvenne subito dopo che l\u2019Ammiraglio aveva fatto impiccare per ammutinamento un marinaio che si era permesso di avvisarlo del suo errore di rotta!<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>8 luglio 1714: a questo punto la regina Anna fece emanare dal Parlamento inglese il Longitudine Act<\/strong> che offr\u00ec a chi avesse scoperto un metodo semplice ed efficace per determinare la longitudine di una nave in mezzo all&#8217;oceano i seguenti premi:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Lgs20.000, per approssimazioni di mezzo grado (34 miglia all\u2019equatore, 17 miglia a 45\u00b0 di latitudine; 0 miglia ai poli);<\/li><li>Lgs15.000 per approssimazione di 2\/3 di grado (45 miglia all\u2019equatore; 22,5 miglia a 45\u00b0 di latitudine; 0 miglia ai poli;<\/li><li>Lgs10.000 per approssimazioni di un grado (68 miglia all\u2019equatore, 34 miglia a 45\u00b0 di latitudine; 0 miglia ai poli).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>La soluzione non era stata trovata da Isacco Newton, da Galileo Galilei, da Gian Domenico Cassini, da Edmond Halley, etc., bens\u00ec da un artigiano autodidatta orologiaio inglese, John Harrison (1693-1776), il quale, superati i preconcetti contro una soluzione troppo \u201cuovo di Colombo\u201d,<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li>cap\u00ec che il percorso longitudinale compiuto da una nave in un certo lasso di tempo, poteva essere individuato per mezzo delle differenze dei fusi orari.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul><li>Quindi, oltre che a rilevare correttamente la propria latitudine, sarebbe bastato che ogni nave avesse un orologio (presto chiamato cronometro) che continuasse a segnare l&#8217;ora esatta del e dal porto di partenza per confrontarne il mezzogiorno con il mezzogiorno solare del luogo ove si trovava la nave per sapere di quanti gradi e miglia ci si era spostati in longitudine, sulla base di queste equivalenze:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>1 giro della terra in 24 ore corrisponde a 360\u00b0 di longitudine;<\/li><li>1 h equivale a 15\u00b0 di longitudine;<\/li><li>ad 1 minuto corrispondono 22,5 primi di grado di longitudine in tutto il mondo;<\/li><li>ad 1 minuto all\u2019equatore corrispondono 17 miglia;<\/li><li>ad 1 minuto a 45\u00b0 di latitudine corrispondono 8,5 miglia;<\/li><li>ad 1 grado di longitudine corrispondono 4 minuti in tutto il mondo;<\/li><li>ad 1grado di longitudine all\u2019equatore corrispondono 68 miglia;<\/li><li>ad 1grado di longitudine a 45\u00b0 di latitudine corrispondono 34 miglia.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Quindi, conoscendo l\u2019ora esatta secondo il fuso orario del e dal luogo di partenza (questo era il problema!) e confrontandola con il mezzogiorno solare locale della nave, si calcola \u2013 per ogni latitudine &#8211; la distanza longitudinale angolare e la distanza in miglia est-ovest compiuta dalla nave rispetto al porto di partenza, a sua volta gi\u00e0 relazionato al meridiano fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>In molti anni di lavoro, costru\u00ec cinque successivi modelli di un cronometro molto preciso e resistente ai fattori esterni (temperatura, oscillazioni, etc.) denominati Harrison1, e cio\u00e8 H1, H2, H3, H4, H5.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Supponiamo che una nave rilevi col sestante di trovarsi a 45\u00b0 di latitudine e riscontri una differenza di 12 minuti fra il mezzogiorno di partenza e il proprio mezzogiorno solare;<\/li><li>poich\u00e9 ad ogni 4 minuti di differenza corrisponde 1 grado di longitudine, lo scostamento \u00e8 3 gradi;<\/li><li>la nave si trova quindi a 102 miglia est\/ovest dal meridiano che passa dal porto di partenza (68 miglia per ogni grado all\u2019equatore; diviso: 2 in quanto si \u00e8 a met\u00e0 strada fra l\u2019equatore ed il polo; moltiplicato per i 3 gradi riscontrati).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ma quale grado di precisione deve avere l\u2019orologio marino? I migliori orologi terrestri dell\u2019epoca erravano di 1 minuto al giorno! Orbene, un orologio marino che fosse riuscito a mantenere anche in navigazione questa \u201cprecisione\u201d (cosa assolutamente impossibile), in 40 giorni di navigazione (Inghilterra &#8211; Caraibi) avrebbe errato di 40 minuti e condotto ad un errore di 340 miglia!<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Gli H1 erravano di 3 secondi al giorno per cui nell\u2019esempio l\u2019errore sarebbe stato di sole 16,8 miglia.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Gli H4 (1753 &#8211; 1759, peso kg.1,3) erravano di 4 secondi in 81 giorni! Quindi in 40 giorni di navigazione a 45\u00b0 di latitudine l\u2019errore all\u2019arrivo fu di 360 metri e si aggiudic\u00f2 il premio, la cui prima rata di Lgs10.000 fu pagata solo nel 1765, un anno prima della morte del suo inventore.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>La commissione incaricata dell\u2019assegnazione del premio fu sciolta solo dopo oltre un secolo, nel 1828. A quella data, per assegnare Lgs20.000, ne aveva spese oltre 100.000! Tutto il mondo \u00e8 paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli orologi di Harrison sono esposti al <em>National Maritime Museum<\/em> di Londra.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo intermezzo musicale: \u201cUn bel d\u00ec vedremo \u2026 la bianca nave appar\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026 infatti, avvicinandosi alla meta, al punto nave ricavato con il cronometro si aggiunge il punto nave a vista. Ed allora, a che distanza la Butterfly avrebbe scorto la <em>bianca nave<\/em>? Orbene, la formula per calcolare la visibilit\u00e0 dell\u2019orizzonte marino in miglia nautiche \u00e8 2 volte la radice quadrata dell\u2019altezza del punto di osservazione. Ora, se ipotizziamo che la casa della geisha fosse collocata su di una collinetta alta 100 metri sul livello del mare, Butterfly avrebbe potuto scorgere lo scafo della bianca nave alla distanza di 20 miglia (37 Km) e supponendo che la velocit\u00e0 della nave fosse di 12 nodi, l\u2019avvistamento sarebbe stato effettuato con un anticipo di circa 1h36\u2019 rispetto all\u2019attracco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma oggi, come si naviga?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi disponiamo di radar ma soprattutto dei satellitari GPS, Global Position System, piccoli strumenti incorporanti la cartografia e incorporati nei telefonini, per cui \u00e8 come avere la \u201cnavigazione a vista\u201d nella tasca del giubbotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia resta valido \u2013 anche in pieno oceano &#8211; il sistema di navigazione classico, purch\u00e9 si disponga di carte nautiche,&nbsp; squadrette e compasso, gomma e matita, una bussola, un cronometro, un sestante e delle effemeridi nautiche, cio\u00e8 della raccolta dei dati circa i movimenti del sole, della luna e delle principali stelle. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia \u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E veniamo al 1800<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1812-1815: i futuri Stati Uniti d\u2019America sono in guerra contro la madre patria Inghilterra la quale \u00e8 dotata di una flotta assai potente di grandi velieri con moltissime vele frazionate per agevolarne la manovrabilit\u00e0, la cui velocit\u00e0 massima, peraltro raggiunta solo in andature prossime al traverso (bolina larga, traverso, gran lasco), tuttavia non superava i 10 nodi.<\/p>\n\n\n\n<p>E gli <em>Yankyes<\/em> si inventano le golette o schooner (figg. 40, 41, 42), sul modello di navi bermudiane. I \u201cprivateers\u201d, privati che operavano con lettere di marca come veri corsari, ne costruirono ben 150. Si tratta di navi lunghe 35 &#8211; 45 metri di cui 10-15 di bompresso e asta di fiocco. Due alberi molto inclinati, tre fiocchi a prua e due rande enormi, controrande. La chiglia continua, da prua a poppa, sempre pi\u00f9 profonda. Pochi uomini di equipaggio (solo 12 marinai, in quanto per manovrare le vele non era quasi mai necessario far salire uomini \u201ca riva\u201d). Tuttavia le manovre di vele erano assai pericolose a causa della grande superficie velica di ciascuna randa e quindi a causa della grande forza che bisognava governare e talvolta contrastare (a mano! Vedi il modello di bozzello di legno che vi ho portato).<\/p>\n\n\n\n<p>Le golette erano molto boliniere, dotate di pochi cannoni fra cui a prua due pezzi da caccia da 6 libbre, i quali avevano una portata di m. 250 a tiro radente e di m. 1.750 a tiro parabolico (persino le navi mercantili erano armate meglio!). Tuttavia, esse giungevano da sottovento, di bolina, colpivano efficacemente e fuggivano verso il sopravvento, sempre di bolina, incolumi in quanto avevano di fatto reso inutilizzabili i cannoni dell\u2019avversario che si venivano a trovare puntati verso il basso, cio\u00e8 verso l\u2019acqua, a causa dello sbandamento della nave. La loro velocit\u00e0 massima era quella massima raggiungibile teoricamente e cio\u00e8 2,5 volte la radice quadrata della lunghezza al galleggiamento, cio\u00e8 circa 15 nodi, cio\u00e8 27 Kmh, anche di bolina larga! Inoltre, con onda, entravano in planata raggiungevano i <em><u>20 nodi <\/u><\/em>(37 kmh!) pari alla velocit\u00e0 dei moderni traghetti veloci. In allora imprendibili! Oggi, quasi imprendibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cenno merita una particolare <strong>goletta a gabbiole<\/strong> (cio\u00e8 goletta che ha anche una o due vele quadre sull\u2019albero di trinchetto): la <strong><em>Pride of Baltimore<\/em><\/strong> (<strong><u>fig. 21<\/u><\/strong>) ricostruita ben due volte e tutt\u2019ora <em>going strong<\/em>! Qualche dato? 2 alberi + il bompresso; lft m. 47; lunghezza al galleggiamento m. 29; baglio massimo m. 7,81; pescaggio m. 3,72; dislocamento 185 tons; superficie velica mq. 920; equipaggio 12 uomini. <strong><u>Essa fu costruita per saccheggiare le coste britanniche: prima di partire, il suo capitano Thomas Boyle, invi\u00f2 per posta al caff\u00e8 dei Lloyds di Londra un proclama in cui dichiarava che l\u2019Inghilterra era \u201cstretta da un rigoroso blocco navale<\/u>\u201d!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sul Garda potete ammirare una pseudo goletta, la <strong><em>Siora Veronica<\/em> <\/strong>(fig. 43) (Berlusconi non c\u2019entra!). Il proprietario \u00e8 un mio amico, Hans (tel. 3355483030) e ha ricavato la sua barca da un vecchio bragozzo rivano da carico (fig. 44), di cui ha mantenuto il nome. Questa barca \u00e8 goletta solo sopra, nell\u2019opera morta, negli alberi e nelle vele. Non lo \u00e8 sotto, cio\u00e8 nell\u2019opera viva, cio\u00e8 nella parte di scafo immersa (carena), che \u00e8 rimasta quella di un barcone da lavoro, con poca chiglia, costruito per veleggiare con vento in poppa. Risultato: la barca non bolina e per risalire il vento usa il motore.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia la Siora Veronica \u00e8 bellissima da vedersi e pu\u00f2 essere noleggiata (accoglie anche 30 ospiti): ed allora \u2026Vi propongo una gita giornaliera, con partenza ed arrivo da Riva del Garda o da Malcesine, gita durante la quale potrete verificare sul campo molte nozioni \u2026 dai, \u2026 andiamo! Costo a persona? \u20ac50 &#8211; 100, spuntino compreso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ora un po\u2019 di terminologia<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nave: <\/strong>tre alberi a vele quadre. <strong>Nave a palo<\/strong>: tre alberi a vele quadre, pi\u00f9 uno poppiero a vele auriche. <strong>Nave goletta: <\/strong>trinchetto a vele quadre; maestra e mezzana armate a goletta. Le \u201cnavi a vela\u201d odierne sono le eredi dei vascelli. <strong>Corvetta: <\/strong>piccola e agile nave militare per pattugliamento, dotata di armamento leggero. In origine le corvette erano degli <strong>sloop<\/strong> (un <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Albero_%28vela%29\">albero<\/a>, unico <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Strallo\">strallo<\/a> di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Prua\">prua<\/a> per il fiocco; randa. Armo nato prima del 1920 alle <strong>Isole Bermude<\/strong>, detto anche, per questo, <strong><u>armo bermudiano<\/u><\/strong>. Fu chiamato anche <strong><u>armo Marconi<\/u><\/strong> poich\u00e9 l&#8217;albero, con le sue sartie, il suo strallo e il paterazzo ricordarono, a secco di vele, le attrezzature radio di Guglielmo Marconi). Fu la marina francese ad usare per la prima volta il termine Corvetta per indicare delle <strong>piccole Fregate<\/strong> armate di 20 cannoni (il <strong>Bounty<\/strong> era una fregata). <strong>Brigantino: <\/strong>veliero pi\u00f9 agile della fregata,&nbsp; pi\u00f9 spesso a due alberi (pi\u00f9 raramente a tre), facente parte di una \u201cbrigata \u2013 piccola flotta\u201d, impiegato soprattutto come cargo o nave di scorta. <strong>Brigantino goletta<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019evoluzione della specie civile e militare<\/p>\n\n\n\n<p>Caravella \u2026, caracca \u2026, galea \u2026, galeone \u2026, vascello \u2026, brigantino \u2026, fregata \u2026, corvetta \u2026, cutter \u2026, sciabecco \u2026, goletta \u2026, clipper.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovvero: sempre pi\u00f9 grandi, dalle caravelle ai vascelli; sempre pi\u00f9 piccole dai vascelli ai cutter; sempre pi\u00f9 veloci dai cutter ai clipper.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Clipper<\/em> (<em>to clip<\/em>, tagliare e in gergo nautico \u201candar di bolina\u201d, <em>to sail close to the wind<\/em>) o <em>clipper schooner<\/em> (fig. 45): grande veliero superinvelato e velocissimo anche di poppa, creato soprattutto per il commercio di carichi preziosi e poco ingombranti (ad esempio, spezie).<\/p>\n\n\n\n<p>I <em>clipper<\/em> sono riconoscibili perch\u00e9 i pennoni orizzontali delle vele e le vele stesse sporgono di molto lateralmente, ben oltre il bordo dello scafo.<\/p>\n\n\n\n<p>Equipaggio (ridotto a 30 marinai!\u201d) e nave sempre a rischio, soprattutto nelle andature <em>a fil di ruota<\/em> (poppa piena), che richiedevano un impegno assoluto del timoniere, paragonabile a quello che oggi si richiede ai piloti di formula uno (non sto esagerando, credetemi!) a causa di tre grandi rischi: straorza, strapuggia e ingavonamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Velocit\u00e0: 16-18 nodi con punte di 20. Record giornaliero 436 miglia! (806 Km!) del clipper americano Lightining. Nella copertura di tali distanze le navi erano aiutate dalle correnti \u2013 se favorevoli \u2013 che contribuivano con circa 50 miglia al giorno. Nel 1888 il <em>clipper Cutty Sark<\/em> super\u00f2 il piroscafo Britannia nella rotta par l\u2019Australia!<\/p>\n\n\n\n<p>Golette e <em>clipper<\/em> vennero poi adottati per fronteggiare la pirateria che infestava le rotte commerciali europee in oriente, per il contrabbando di schiavi e coolie. Infine furono utilizzati anche nelle due guerre dell\u2019oppio (1839 \u2013 1860) contro la Cina, \u201ccolpevole\u201d di avere vietato l\u2019uso dell\u2019oppio indiano che gli europei (perfida Albione in testa) le vendevano per pareggiare la bilancia dei pagamenti (vedi bibliografia citata).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019estinzione della specie commerciale e bellica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1900: dopo aver raggiunto la massima padronanza su scafi, vele, mappa dei venti e delle correnti, meteorologia, latitudine, longitudine, dinamica delle maree, mappa del fondo del mare per la navigazione nella nebbia, navigazione astronomica, dinamica dei fluidi, etc., proprio all\u2019apice della sua carriera, la navigazione a vela subisce un improvviso declino. Le cause?<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Innanzi tutto un equipaggio \u201ca motore\u201d era composto da 25-30 persone ed uno \u201ca vela\u201d anche da 150 marinai ( a parte golette e clipper).<\/li><li>Inoltre, la maggiore facilit\u00e0 di manovrare controvento e contro le maree e la possibilit\u00e0 di navigare anche senza il vento.<\/li><li>Non poco hanno poi influito esigenze belliche.<\/li><li>Infine, con il 1870, si apre il canale di Suez che i velieri non potevano percorrere! E quindi per i velieri la circumnavigazione dell\u2019Africa divent\u00f2 troppo onerosa.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019arte marinara cambia. Gilberto Govi (\u201cColpi di timone\u201d citata), riferendosi all\u2019avvento dei \u201cvapori\u201d, affermava: \u201cOggi non \u00e8 pi\u00f9 come una volta, quando i bastimenti andavan a vela! Oggi sciaccan un pomello e la nave a vira. Sciaccan un altro pomello e la nave a se ferma. Pi\u00f9 che un comandante ci vorrebbe un sarto!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; 1920: i grandi velieri scompaiono del tutto. Sopravvivono oggi solo le grandi e bellissime navi a vela delle marine militari: noi abbiamo tre yacht classici e tre navi d\u2019epoca: l\u2019Amerigo Vespucci, la Palinuro e la Caroly (fig. 25 A, B, C, D).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1 &#8211; Amerigo Vespucci,<\/strong> fig. 46, nave in ferro, cd <em>tall ship<\/em>, nave alta, costruita nei cantieri di Castellamare di Stabia nel 1930; varata nel 1931 a Genova; lft m. 100; 470 uomini imbarcati, di cui 170 allievi; velocit\u00e0 massima 10 nodi. Adibita a nave scuola della Marina Militare (MM). La Vespucci doveva affiancare la gemella Cristoforo Colombo (varata nel 1928) la quale per\u00f2 \u2013 dopo la seconda guerra mondiale \u2013 fu ceduta all\u2019URSS in conto risarcimento danni di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>2<strong> \u2013 Palinuro<\/strong>, nave goletta in acciaio, fig. 47,\u00a0 costruita a Nantes nel 1933; acquistata dalla MM nel 1950; utilizzata dal 1955; lft m. 70; 160 uomini imbarcati di cui 90 allievi. Al pari delle altre navi della stessa classe, per l\u2019ottimo comportamento anche in oceano fu chiamata <em>\u201cbest bark\u201d<\/em> cio\u00e8 la barca migliore, con un appellativo tradotto poi maccheronicamente dai Liguri in \u201cbarco bestia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3 \u2013 Caroly<\/strong>, <strong><u>fig. 48<\/u><\/strong>, (dal mio Whisper incrociata a Porto Vecchio in Corsica, il 28 agosto 1997, sotto 45 nodi di Mistral), <strong><em><u>yawl <\/u><\/em><u>(due alberi, con quello di mezzana a poppavia dell&#8217;asse del timone: la randa di mezzana \u00e8 un timone supplementare pi\u00f9 che vela di spinta<\/u>) <\/strong>dei cantieri Baglietto di Varazze; lft m. 23; varato nel 1948; stazzante 60 tonnellate; gi\u00e0 di propriet\u00e0 del <strong>ligure Riccardo Preve<\/strong>, morto nel 1982 e donata dalla famiglia alla MM a condizione che le si facesse regolare manutenzione e soprattutto <strong>che non le si cambiasse<\/strong> <strong>il nome, visto che era quello della moglie del proprietario<\/strong>. Una particolarit\u00e0: Caroly ha la deriva mobile (per navigare nei fiumi argentini). Ha un equipaggio di 14-16 persone, \u00e8 di base a La Maddalena, gestito da <strong>Marivela<\/strong>, il Centro Velico Sportivo della MM, adibito all\u2019addestramento degli allievi sottufficiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo Preve \u2026 Ligure \u2026 Liguria \u2026 Genova \u2026 Quarto intermezzo musicale: \u201cGenova per noi\u201d \u2026 parole e musica di Paolo Conte<\/p>\n\n\n\n<p>canta Bruno Lauzi<\/p>\n\n\n\n<p>Lo yawl si contrappone al <strong><em><u>ketch<\/u><\/em><\/strong>, due alberi entrambi a proravia dell\u2019asse del timone (la randa di mezzana \u00e8 vela di spinta).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La specie oggi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sopravvivono ed alla grande molti velieri d\u2019epoca: digitate in internet la parola \u201cnavievelieri\u201d di un certo Giampiero: vi troverete una serie di bellissime foto con dati storici e tecnici di ciascun veliero.<\/p>\n\n\n\n<p>Prosperano poi \u2013 anch\u2019essi alla grande &#8211;&nbsp; i velieri da diporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dagli scafi a dislocazione agli scafi plananti; gli spinnaker; i gennaker; l\u2019evoluzione dei materiali; la capacit\u00e0 di stringere il vento (fino a 30 gradi bussola!). Oggi abbiamo:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>derive: barchette soprattutto da regata che si rovesciano (scuffiano o quasi).<\/li><li>Cabinati da regata (monotipi, come il mio Fun Whisper e le galee veneziane!).<\/li><li>Cabinati da crociera veloce.<\/li><li>Cabinati da crociera.<\/li><li>Catamarani d\u2019ogni tipo.<\/li><li>Motorsailer (imbarcazioni con motore molto potenti e velatura ridotta)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Oggi si ricerca insieme comodit\u00e0, sicurezza e velocit\u00e0. Velocit\u00e0? Parliamone un po\u2019 \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Nel passato, velocit\u00e0 significava salvezza, voleva dire raggiungere il nemico; sfuggire al nemico; guadagnare tempo (e denaro); inoltre sopravvivere ad eventuali successive bonacce e non cadere preda dello scorbuto. Solo in un caso era anche uno sfizio: infatti a Londra, nei salotti bene, era \u201cin\u201d bere il t\u00e8 arrivato con il primo <em>clipper<\/em>! Oggi la velocit\u00e0 a vela \u00e8 sempre uno \u201csfizio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La velocit\u00e0 di un veliero dipende anche dal vento. Dal vento reale, quello che ci manda il buon Dio; dal vento relativo, quello che creiamo noi stessi, muovendoci; ma soprattutto dal vento apparente, somma dei due, quello che conta per la vela. Orbene, le moderne barche a vela possono raggiungere velocit\u00e0 sino a 3 volte la velocit\u00e0 del vento reale!<\/p>\n\n\n\n<p>I velieri pi\u00f9 veloci? Il catamarano \u201cHydroptere\u201d con un albero di 60 metri sviluppa 47,2 nodi di velocit\u00e0 (87,5 Kmh), superato solo da una piccola barchetta a vela con pattini da ghiaccio che sul lago di Resia raggiunge i 60 nodi (110 Kmh). Resta aperto il problema di frenare a fine corsa, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come fa una barca a risalire il vento ed un aeroplano a volare?<\/p>\n\n\n\n<p>Ovvero, tutta la teoria della vela in poche righe (figg. 49, 50)<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; Se appoggiate la parte convessa di un cucchiaio al flusso verticale dell\u2019acqua del rubinetto, tenendolo delicatamente con due dita per l\u2019impugnatura in posizione verticale e parallelo al flusso d\u2019acqua in modo che possa dondolare, esso verr\u00e0 attratto all\u2019interno del flusso.<\/p>\n\n\n\n<p>Se osservate un\u2019auto <em>spider<\/em> con la <em>capote<\/em> di tessuto chiusa, mentre viaggia a 100 kmh, vedrete che la <em>capote<\/em> si gonfia verso l\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 in quanto ad una curvatura dei flussi di ciascun fluido (acqua, aria) corrisponde una loro maggiore velocit\u00e0, una loro minore pressione e quindi si crea un effetto aspirazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Orbene, i flussi d\u2019aria sottovento alle vele \u2013 a causa della loro curvatura &#8211; sono pi\u00f9 veloci dei flussi sopravvento e quindi anch\u2019essi aspirano in avanti la vela e con lei la barca.<\/p>\n\n\n\n<p>2 \u2013 Ma non basta: infatti, se immergete la mano nell\u2019acqua, essa ne esce bagnata. Ci\u00f2 perch\u00e9 esiste la forza di adesione (in fisica si chiama portanza).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche a barca ferma, l\u2019aria che \u201cincontra\u201d la vela, la tocca, vi aderisce, ne viene deviata: viene cio\u00e8 compiuto un lavoro, un\u2019azione, alla quale corrisponde una reazione che consiste nella spinta che l\u2019aria d\u00e0 alla vela, e cio\u00e8 nella formazione della forza aerodinamica che si scompone in scarroccio laterale ma soprattutto in avanzamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso avviene, ma solo una volta che la barca sia in moto, sotto la carena, dove i flussi di acqua investono la chiglia-deriva: infatti ne vengono deviati \u2026 etc. e come reazione si forma la forza idrodinamica del si scompone in resistenza all\u2019avanzamento (la quale si oppone all\u2019avanzamento, ma \u201cperde\u201d quindi la barca avanza) ma soprattutto in portanza, termine qui con un significato diverso dalla \u201cadesione\u201d, e cio\u00e8 col significato di forza che semplicemente si oppone allo scarroccio ma \u201cvince\u201d quindi la barca scarroccia lateralmente solo di 10\u00b0.<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; In sintesi: la barca a vela \u00e8 un aeroplano con due ali: una pi\u00f9 grande, la vela, immersa in un fluido meno denso, l\u2019aria, che lavora anche se la barca \u00e8 ferma, in quanto \u00e8 l\u2019aria che si muove. L\u2019altra, pi\u00f9 piccola, la chiglia-deriva, immersa in un fluido pi\u00f9 denso, l\u2019acqua, che lavora solo se la barca \u00e8 gi\u00e0 in movimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco quindi che l\u2019 \u201caeroplano barca a vela\u201d, per risalire il vento, ha bisogno che lavorino tutte e due le ali: infatti, una barca, da ferma, non pu\u00f2 partire di bolina, perch\u00e9 un\u2019ala non lavora! Al contrario, occorre infatti partire con andature larghe, cio\u00e8 inizialmente farsi semplicemente spingere dal vento, quindi far generare i flussi d\u2019acqua sotto lo scafo e solo infine, progressivamente, \u201cstringere il vento\u201d e \u201cbolinare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Amici, all\u2019inizio della mia esposizione abbiamo celebrato Pascoli, poi abbiamo \u201cdisturbato\u201d Dante Alighieri (o quasi), Cristoforo Colombo (o quasi), Federico Fellini (o quasi), Fabrizio De Andr\u00e8, Cappello e Margotti, Mina, John Luther Long, Puccini, Polo Conte, Bruno Lauzi. Ora celebriamo le vele ed il Vento (cio\u00e8 da Nord, l\u2019altro, da Sud, si chiama Ora) di Riva del Garda:<strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>VELE RIVANE<\/p>\n\n\n\n<p>Il cielo \u00e8 pulito, fa freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Vento del nord respinge la nebbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie<\/p>\n\n\n\n<p>qual ali che voglian migrare.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 Vento, sul Lago, da giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cime nevose dei monti<\/p>\n\n\n\n<p>dipingono l\u2019aria di candidi sbuffi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel porto un\u2019orchestra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascolta:<\/p>\n\n\n\n<p>tintinna di magico timpano<\/p>\n\n\n\n<p>sartia d\u2019acciaio<\/p>\n\n\n\n<p>e insieme a folate impetuose<\/p>\n\n\n\n<p>d\u00e0 fiato ad un oboe solenne.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019onda, smorzata dal molo, applaude il concerto<\/p>\n\n\n\n<p>lambendo gli scafi seduti in poltrona<\/p>\n\n\n\n<p>nel proprio teatro di luci e di suoni.<\/p>\n\n\n\n<p>In alto, un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019acqua, reali, due cigni attendono il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal seno materno del porto si stacca una prora.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019avanza invelata e scruta l\u2019invito del Vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Dapprima procede pi\u00f9 lenta,<\/p>\n\n\n\n<p>poi prende vigore sull\u2019onda che s\u2019apre e l\u2019accoglie<\/p>\n\n\n\n<p>nell\u2019umido abbraccio d\u2019 amante in attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Carena sussulta, si slancia,<\/p>\n\n\n\n<p>respira lo stesso respiro del cielo<\/p>\n\n\n\n<p>e all\u2019acqua regala la forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Le creste dell\u2019onde s\u2019uniscono nell\u2019aere in spume rapite.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali<\/p>\n\n\n\n<p>lo senti vibrare e chiederti \u201cAnc\u00f2ra!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ma devi tornare e volti la rotta<\/p>\n\n\n\n<p>in faccia alla furia che avverti pi\u00f9 vera.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lotta con l\u2019onda la prora che s\u2019alza:<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019affronta, ricerca un\u2019intesa. La trova, procede.<\/p>\n\n\n\n<p>La senti che parla di te con l\u2019acqua e col Vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Whisper<strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Letture consigliate<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Del 2000 sul 1700<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019eroe dell\u2019Endeavour\u201d, fig. 39, di Martin Dugard, edizioni PIEMME. La cronaca della vita e dei viaggi di James Cook. Molto importante per comprendere come la navigazione a vela fosse una componente essenziale della crescita culturale dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLongitudine\u201d, di Dava Sobel, BUR, Serie \u201cSaggi\u201d, 6\u00b0 edizione, dicembre 2004. Storia avventurosa dei quarant\u2019anni di sforzi necessari all\u2019orologiaio inglese John Harrison per costruire e far adottare il cronometro necessario al calcolo richiesto. Ovvero, come la scienza possa anche essere un appassionante romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBacicio do Tin\u201d di Alberto Cavanna, Edizioni Mursia, 2003. Con alcuni brani anche in dialetto spezzino e in inglese, ma con traduzione, narra di Giovan Battista Cavici\u00f2li, nato a Portovenere nel 1785, conosciuto come Bacicio \u2018o Corsao. Con il veloce sciabecco &#8220;Lanpo\u201d, grandissimo marinaio, valente capitano, spericolato corsaro di Napoleone ammirato Conte dell\u2019isola del Tino e, da ultimo, pirata in proprio. Da non perdere!<\/p>\n\n\n\n<p>Del e sul 1800<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSolo, intorno al mondo\u201d, di Joshua Slocum (nato nel febbraio 1844, 100 anni prima di me, anche lui un acquario, non per niente \u2026), Mursia Editore. Narrazione molto spontanea, poco erudita ma tecnica. Con il suo Spray (fig. 51) primo circumnavigatore a vela del globo dopo una traversata di circa 46.000 miglia da est a ovest dal <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/24_aprile\">24 aprile<\/a> <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1895\">1895<\/a> al <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/27_giugno\">27 giugno<\/a> <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1898\">1898<\/a>, passando per lo <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stretto_di_Magellano\">stretto di Magellano<\/a> e la <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Terra_del_Fuoco_%28arcipelago%29\">Terra del Fuoco<\/a> (capo Horn) la cui descrizione rappresenta una delle parti pi\u00f9 coinvolgenti della narrazione: vi indurr\u00e0 a prenotare un viaggio nella Terra del Fuoco!<\/p>\n\n\n\n<p>Del 1900 sul 1800<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMare di papaveri\u201d, di Amitav Ghosh (uno dei principali scrittori indiani contemporanei) editore Neri Pozza. Gli Inglesi in India al tempo delle guerre dell\u2019oppio contro la Cina, con ampi riferimenti storici, ambientali, di vita e anche marinareschi. Da non perdere!<\/p>\n\n\n\n<p>Del e sul 1900<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTamata e l\u2019alleanza\u201d di Bernard Moitessier, Editrice Incontri Nautici, di recentissima ristampa. \u00c8 l&#8217;ultimo libro di uno dei pi\u00f9 grandi navigatori di tutti i tempi. Moitessier (1925-1994), nato ad Hanoi da genitori francesi, ripercorre la sua esistenza dall&#8217;infanzia trascorsa nell\u2019Indocina Francese (Vietnam), all\u2019invasione giapponese &#8211; intermezzo fra la dominazione coloniale francese e lo scontro con i Vietcong &#8211; fino alle sue galoppate su tutti gli oceani del pianeta. Il messaggio che l\u2019autore ci trasmette \u00e8 naturalistico, storico, introspettivo un po\u2019 onirico, di scelte di vita, di viaggi incredibili con una barca essenziale e di un\u2019enorme volont\u00e0 di vivere manifestata in mezzo alle pi\u00f9 terribili tempeste e anche quando scopr\u00ec di avere un tumore. I suoi libri? Uno tira l\u2019altro &#8230; A proposito, dimenticavo: \u201ctamata\u201d in polinesiano significa appunto \u201ctentare, provare\u201d e anche \u201cperch\u00e9 no?\u201d E voi, provate a leggere questo libro: perch\u00e9 no? E\u2019 il libro che Vi consiglio di leggere per primo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Del e sul 2000, molto, ma MOLTO pi\u00f9 modestamente!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTre crociere con il FUN\u201d di Riccardo Lucatti, Editrice Lucatti, Serie <em>\u201cSe no i xe matti no li volemo\u201d<\/em>. Brevi resoconti di tre traversate dalla Toscana in Sardegna (Palau) e viceversa, normali per barche da crociera, ma uniche se compiute con un FUN, piccola barca da regata ufficialmente non abilitata a tali imprese soprattutto poi se in navigazione in solitaria o in notturna, al chiarore della luna, quando \u201cla prua rotola perle\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vela, <em>mon amour<\/em> \u2026, e se anche voi volete provare sul campo queste emozioni, telefonatemi (335 5487516). Vi aspetto a Riva del Garda con il mio Fun Whisper ITA 526, barca a vela da regata di 7 metri, <em>sloop<\/em> con armo bermudiano o Marconi, che dir si voglia. Eccola:<\/p>\n\n\n\n<p>Whisper<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019illumina al sole<\/p>\n\n\n\n<p>T\u2019aspetta<\/p>\n\n\n\n<p>La prendi<\/p>\n\n\n\n<p>La porti nel vento<\/p>\n\n\n\n<p>Respira il tuo stesso respiro<\/p>\n\n\n\n<p>Sussulti<\/p>\n\n\n\n<p>Lei freme<\/p>\n\n\n\n<p>Sospira<\/p>\n\n\n\n<p>Whisper<\/p>\n\n\n\n<p>Volete vedere Whisper? Andate alla figg. 52-59, e vedrete che \u201ctutti i salmi finiscono in gloria!\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ho finito. Ovviamente non Vi ho detto tutto della vela. Resto comunque a Vostra disposizione per domande o per successivi separati approfondimenti. In ogni caso, se porterete a casa qualche stimolo in pi\u00f9, mi riterr\u00f2 ampiamente appagato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE E Buon Vento A TUTTI!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ovvero Breve storia della navigazione a vela Vela \u00e8 sogno \u201cMakan anghiem\u201d, in indocinese \u201cmangiare la brezza\u201d, ovvero \u201cveleggiare tranquilli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81295"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81295"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81295\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81296,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81295\/revisions\/81296"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}