{"id":82894,"date":"2023-01-16T06:47:31","date_gmt":"2023-01-16T05:47:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=82894"},"modified":"2023-01-16T07:03:27","modified_gmt":"2023-01-16T06:03:27","slug":"gennaio-2023-nel-libro-che-sto-leggendo-e-citata-la-citta-polacca-di-bialystok-con-un-grande-quartiere-ebraico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=82894","title":{"rendered":"GENNAIO 2023: NEL LIBRO CHE STO LEGGENDO E\u2019 CITATA LA CITTA\u2019 POLACCA DI BIALYSTOK, CON UN GRANDE QUARTIERE EBRAICO"},"content":{"rendered":"\n<p>Ripescando fra le mie carte \u2026 anzi, fra i miei files \u2026 era il dicembre 2000 \u2026 ero un giovanotto di soli 56 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>INIZIA<\/p>\n\n\n\n<p>Polonia, terra del Papa. Danzica, la guerra, il ghetto di Varsavia, i bombardamenti tedeschi, ma ora \u2026 non sta per entrare in Europa?Non sono molti a conoscerne di pi\u00f9. Fra costoro, anch\u2019io, almeno sino a qualche tempo fa, sino a quando ho cominciato ad interessarmi a questa terra per motivi di lavoro. <br>Ho visitato Varsavia, mi hanno parlato a lungo di Cracovia, della Regione Podlaskie, con i suoi i mille laghi a nord di Bialystok. Bialystok, il Bianco Pendio, letteralmente. Bialystok, 189 chilometri oltre Varsavia, verso est, a trenta chilometri dal confine con la Bielorussia. Una citt\u00e0 di 300.000 abitanti emerge dal buio delle campagne che percorriamo, veloci, con un\u2019auto distratta. Bialystok, avamposto verso l\u2019ex Unione Sovietica. La curiosit\u00e0 \u00e8 grande. Vorrei bruciare i tempi e traversare il confine. Mi sconsigliano. Occorrono ore di attesa e 150 dollari per il visto. Restiamo in Polonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro ci concede una pausa. E\u2019 domenica. Una domenica diversa. Andiamo a Messa. In cattedrale. La chiesa \u00e8 stracolma. Gente di ogni et\u00e0 si accalca con oltre mezz\u2019 ora di anticipo rispetto all\u2019inizio della Funzione. In fondo alla chiesa due ragazze sono inginocchiate, una in mezzo alla navata, l\u2019altra ai suoi lati, fra la gente che passa loro accanto per guadagnare posti pi\u00f9 avanzati. Le ragazze sono imperterrite, concentrate nella preghiera, con le ginocchia sul freddo marmo del pavimento, immobili, quasi fossero sole. Mi vergogno quasi di violare la loro esigenza di spiritualit\u00e0 con la mia presenza estranea. Le due file di panche sono molto distanziate. Lo spazio viene riempito dai bambini che fra un anno celebreranno loro Prima Comunione. Noi troviamo posto alle loro spalle. In piedi. Le luci dell\u2019altare si accendono solo pochi minuti prima dell\u2019inizio della Messa, come ricordavo di aver visto far 50 anni fa, quando, bambino, assistevo alla Messa nella campagna toscana, nel paesello dei nonni, sapete, per non sprecare corrente elettrica. Dietro l\u2019altare alcuni bassorilievi dorati scintillano quasi d\u2019oriente sotto la luce improvvisa. Giallo e rosso i colori dominanti. In una navata laterale la Madonna della Carit\u00e0, veneratissima da queste parti, al pari della pi\u00f9 nota Madonna Nera. Al momento della Consacrazione tutti si inginocchiano sul pavimento. Solo una minoranza dispone di una panca o di una sedia. La maggior parte dei fedeli si inginocchia per terra, cos\u00ec, semplicemente. La Comunione: la riceviamo inginocchiati, direttamente dal Sacerdote, come una volta, senza toccarla con le mani. Alcuni altoparlanti diffondono la voce del Celebrante sin fuori della Chiesa. Anche la, infatti vi \u00e8 chi segue la Messa, non avendo potuto trovar posto all\u2019interno. Cerco di seguire la Messa basandomi sulla scansione delle preghiere, sui tempi del rito, non certo sulle parole in lingua polacca. Mi scambio il segno della pace con un Polacco. Chiss\u00e0 se avr\u00e0 capito che sono straniero. Chiss\u00e0 poi se questo \u00e8 importante \u2026<br>Non ho slodi. Faccio l\u2019elemosina in lire. Avverto un\u2019attenzione diversa da parte dei fedeli. Maggiore che non da noi. Forse perch\u00e8 la citt\u00e0 non offre tutte le distrazioni delle nostre citt\u00e0, forse perch\u00e9 qui si vive con minore fretta, forse semplicemente perch\u00e8 la fede \u00e8 pi\u00f9 viva. Il volto della gente, ecco, riesco a capire e ad esprimere ci\u00f2 che maggiormente mi ha colpito: l\u2019intensit\u00e0 dei volti, uomini, donne, anziani, giovani, bambini, tutti con la stessa concentrazione sul Mistero al quale stiamo assistendo. Il Sacerdote legge l\u2019omelia. Chiedo aiuto ad un amico polacco. Si tratta del saluto del nuovo Vescovo che si \u00e8 insediato il giorno prima. Esco. Poco pi\u00f9 in la, dal lato opposto della strada, la chiesa ortodossa. Entro. Qui i fedeli si fanno il segno della Croce con le sole due dita indice e medio della mano. La partecipazione \u00e8 la stessa. Sia numerica che di attenzione. Vorrei anch\u2019io fare la fila come gli altri per andar a baciare il Crocifisso che il Celebrante offre ai fedeli come i nostri Sacerdoti offrono la Comunione. Poi esito, rinuncio, chiss\u00e0 perch\u00e9: peccato. Nel pomeriggio entro in una seconda chiesa cattolica, anch\u2019essa altissima, come la prima, con cuspidi slanciate che ricordano per certi aspetti i minareti musulmani. Anche qui una gran folla, visibilmente attenta, silenziosa. Anche qui, dalla collinetta sulla quale \u00e8 stata edificata la Chiesa, la voce del Celebrante varca la soglia del tempio, scende le scale fin sul piano stradale, si diffonde, calda e silenziosa come una carezza materna, fra la nebbiosa ed umida coltre di freddo che avvolge il Bianco Pendio di Bialystok.<br><br>Viaggio di ritorno in Italia. Fra due vol, ho qualche ora di tempo libero a Vienna. Visito la cattedrale. E\u2019 bellissima. Piena di turisti che scattano fotografie. E\u2019 domenica. Una domenica diversa.<\/p>\n\n\n\n<p>FINISCE<\/p>\n\n\n\n<p>Continuo a leggere, anzi a divorare, il mio libro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/la-memoria.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-82895\" width=\"358\" height=\"576\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripescando fra le mie carte \u2026 anzi, fra i miei files \u2026 era il dicembre 2000 \u2026 ero un giovanotto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82894"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=82894"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82894\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82899,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82894\/revisions\/82899"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=82894"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=82894"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=82894"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}