{"id":85209,"date":"2024-04-17T09:55:33","date_gmt":"2024-04-17T08:55:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=85209"},"modified":"2024-04-17T09:56:01","modified_gmt":"2024-04-17T08:56:01","slug":"discorso-integrale-pronunciato-ieri-da-mario-draghi-alla-high-level-conference-of-the-european-pillar-of-social-rights","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=85209","title":{"rendered":"Discorso integrale pronunciato ieri da Mario Draghi alla High-Level Conference of the European Pillar of Social Rights."},"content":{"rendered":"\n<p>Buongiorno a tutti. Questa \u00e8, in sostanza, la prima volta in cui ho l\u2019occasione di iniziare a condividere con voi, se non proprio la filosofia \u2013 non ci siamo ancora arrivati \u2013, almeno il modo in cui si vanno delineando il disegno d\u2019insieme e la filosofia complessiva del report. La competitivit\u00e0 \u00e8 una questione controversa per l\u2019Europa. Nel 1994, l\u2019economista e futuro premio Nobel&nbsp;<strong>Paul Krugman<\/strong>&nbsp;etichett\u00f2 come \u201cpericolosa ossessione\u201d la tendenza a concentrarsi sulla competitivit\u00e0. A suo dire, una crescita a lungo termine si ottiene aumentando la produttivit\u00e0 \u2013 che va a beneficio di tutti \u2013 e non tentando di migliorare la propria posizione relativa rispetto ad altri e di catturare la loro quota di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019approccio alla&nbsp;<strong>competitivit\u00e0<\/strong>&nbsp;che abbiamo adottato in&nbsp;<strong>Europa<\/strong>&nbsp;dopo la crisi del debito sovrano sembrerebbe avergli dato ragione. Abbiamo deliberatamente perseguito una strategia basata sul tentativo di ridurre i costi salariali l\u2019uno rispetto all\u2019altro, in aggiunta a una politica fiscale prociclica, con l\u2019unico risultato di indebolire la nostra stessa domanda interna e minare il nostro modello sociale. Non \u00e8 la competitivit\u00e0 a essere viziata come concetto. \u00c8 l\u2019Europa che si \u00e8 concentrata sulle cose sbagliate.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ci siamo rivolti verso l\u2019interno, vedendo noi stessi come concorrenti, anche in settori come la difesa e l\u2019energia in cui abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato abbastanza verso l\u2019esterno: con una bilancia commerciale in fin dei conti positiva, non abbiamo considerato la nostra competitivit\u00e0 esterna come una questione di policy seria. In un ambiente internazionale favorevole, abbiamo fatto affidamento sulla parit\u00e0 di condizioni a livello globale e su un ordine internazionale basato sulle regole, aspettandoci che gli altri facessero lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma ora il mondo sta cambiando velocemente<\/strong>, e siamo stati colti di sorpresa.Altre regioni, in particolare, hanno smesso di rispettare le regole e sono attivamente impegnate a elaborare politiche volte a migliorare la loro posizione competitiva. Nel migliore dei casi, queste politiche hanno l\u2019obiettivo di riorientare gli investimenti verso le proprie economie a scapito della nostra; nel peggiore, sono progettate per rendere permanente la nostra dipendenza da loro.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La&nbsp;<strong>Cina<\/strong>, ad esempio, punta a catturare e internalizzare tutte le parti delle catene di approvvigionamento legate alle&nbsp;<strong>tecnologie<\/strong>&nbsp;verdi e avanzate, e sta facendo in modo di assicurarsi l\u2019accesso alle risorse necessarie. Questa rapida espansione dell\u2019offerta sta portando a un eccesso di capacit\u00e0 in numerosi settori e minaccia di indebolire le nostre industrie. Gli&nbsp;<strong>Stati Uniti,<\/strong>&nbsp;da parte loro, utilizzano la politica industriale su larga scala per attrarre entro i propri confini la capacit\u00e0 produttiva interna di maggior valore, compresa quella delle imprese europee, ricorrendo al protezionismo per tagliare fuori la concorrenza e impiegando il loro potere geopolitico per riorientare e proteggere le catene di approvvigionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Come&nbsp;<strong>Unione europea<\/strong>&nbsp;non abbiamo mai avuto un analogo \u201cIndustrial Deal\u201d, anche se la Commissione continua a fare tutto quanto \u00e8 in suo potere per colmare questa lacuna. Sta di fatto che, nonostante una serie di iniziative positive in corso, ci manca ancora una strategia complessiva sulle risposte da dare nei diversi settori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci manca una&nbsp;<strong>strategia<\/strong>&nbsp;su come tenere il passo nella corsa, sempre pi\u00f9 spietata, per la leadership nelle nuove tecnologie. Oggi i nostri investimenti in tecnologie digitali e avanzate, anche per la difesa, sono inferiori rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina, e solo quattro dei primi 50 player tecnologici al mondo sono europei. Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali da condizioni di disparit\u00e0 globali dovute ad asimmetrie nella regolamentazione, nei sussidi e nelle politiche commerciali. Un caso esemplare \u00e8 quello delle industrie ad alta intensit\u00e0 energetica. In altre regioni, queste industrie non solo devono sostenere costi energetici pi\u00f9 bassi, ma sono anche soggette a minori oneri normativi e, in alcuni casi, ricevono pesanti sovvenzioni che rappresentano una minaccia diretta alla possibilit\u00e0 per le imprese europee di competere. In assenza di politiche pianificate e coordinate strategicamente, la logica conseguenza \u00e8 che alcune delle nostre industrie finiscano per ridurre la capacit\u00e0 produttiva o si trasferiscano al di fuori dell\u2019UE.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora, ci manca <strong>una strategia su come assicurarci le risorse e gli input<\/strong> di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni, senza accrescere la nostra dipendenza da altri.<br>In Europa abbiamo giustamente un\u2019<strong>agenda climatica ambiziosa<\/strong>&nbsp;e obiettivi impegnativi per i veicoli elettrici. Ma in un mondo in cui i nostri concorrenti controllano molte delle risorse di cui abbiamo bisogno, una simile agenda non pu\u00f2 che essere accompagnata da un piano per mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento \u2014 dai minerali critici alle batterie, passando per le infrastrutture di ricarica. Finora la nostra risposta \u00e8 stata limitata perch\u00e9 il modo in cui siamo organizzati, i nostri processi decisionali e i nostri meccanismi di finanziamento sono progettati per il mondo di ieri:<strong>&nbsp;pre-Covid, pre-Ucraina, pre-conflagrazione in Medio Oriente, pre-ritorno delle ostilit\u00e0 tra grandi potenze<\/strong>. Ma a noi serve un\u2019Unione europea che sia adeguata al mondo di oggi e di domani. Ecco perch\u00e9 quel che proporr\u00f2 nella relazione che la Presidente della Commissione mi ha chiesto di preparare \u00e8 un cambiamento radicale: perch\u00e9 \u00e8 di questo che c\u2019\u00e8 bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>In ultima analisi, sar\u00e0 necessario completare una trasformazione che attraversi tutta l\u2019economia europea. Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti; un sistema di difesa integrato e adeguato a livello di UE; produzione nazionale nei settori pi\u00f9 innovativi e in pi\u00f9 rapida espansione; e una posizione di leadership nell\u2019innovazione deep-tech e digitale, che sia vicina alla nostra base produttiva. Tuttavia, vista la velocit\u00e0 alla quale si muovono i nostri concorrenti, \u00e8 altrettanto importante stabilire delle priorit\u00e0. \u00c8 necessario agire immediatamente nei settori maggiormente esposti alle sfide verdi, digitali e di sicurezza. Il mio report si concentrer\u00e0 su dieci di questi macro-settori dell\u2019economia europea. Ogni settore richiede riforme e strumenti specifici, ma dalla nostra analisi emergono tre fili conduttori, comuni ai diversi interventi di policy. Il primo \u00e8 favorire le economie di scala. I nostri principali concorrenti stanno approfittando della propria dimensione continentale per generare economie di scala, aumentare gli investimenti e catturare quote di mercato nei settori in cui questo conta di pi\u00f9. In Europa avremmo naturalmente lo stesso vantaggio, ma la frammentazione ci frena.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019industria della difesa, ad esempio, la mancanza di economie di scala ostacola lo sviluppo di una capacit\u00e0 industriale europea: un problema riconosciuto anche dalla recente Strategia industriale europea per la difesa. Negli USA, ai cinque soggetti principali fa capo l\u201980% del mercato statunitense nel suo complesso, mentre in Europa si arriva solo al&nbsp;<strong>45%<\/strong>. Questa differenza si spiega in gran parte con la frammentazione della spesa per la difesa nell\u2019UE.<\/p>\n\n\n\n<p><br>I governi non ricorrono molto spesso agli acquisti congiunti \u2014 gli appalti collaborativi rappresentano meno del 20% della spesa \u2014 e non si concentrano abbastanza sul mercato interno: negli ultimi due anni quasi l\u201980% degli acquisti \u00e8 stato effettuato da paesi terzi. Per soddisfare le nuove esigenze in materia di difesa e sicurezza, dobbiamo intensificare gli approvvigionamenti congiunti, rafforzare il coordinamento della spesa e l\u2019interoperabilit\u00e0 delle attrezzature, ridurre notevolmente la dipendenza da fornitori internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro ambito in cui non stiamo perseguendo economie di scala sono le telecomunicazioni. Nell\u2019UE abbiamo un mercato di&nbsp;<strong>445 milioni di consumatori<\/strong>, ma gli investimenti pro capite sono solo la met\u00e0 di quelli negli Stati Uniti e siamo in ritardo nella diffusione del 5G e della fibra. Uno dei motivi di questa lacuna \u00e8 che abbiamo 34 gruppi di reti mobili in Europa \u2014 e 34 \u00e8 una stima prudente, in realt\u00e0 ne abbiamo molti di pi\u00f9 \u2014 che spesso operano solo su scala nazionale, contro i tre degli Stati Uniti e i quattro della Cina. Per produrre maggiori investimenti, dobbiamo razionalizzare e armonizzare ulteriormente la normativa in materia di telecomunicazioni in tutti gli Stati membri e sostenere \u2014 non ostacolare \u2014 il consolidamento. E le economie di scala sono fondamentali anche in un altro senso, per le imprese giovani che generano le idee pi\u00f9 innovative. Il loro modello di business dipende dalla capacit\u00e0 di crescere rapidamente e commercializzare le proprie idee, il che a sua volta presuppone l\u2019esistenza di un grande mercato interno. E la scala \u00e8 essenziale anche per lo sviluppo di nuovi medicinali innovativi, attraverso la standardizzazione dei dati dei pazienti dell\u2019Unione europea e l\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale, che ha bisogno di tutta la ricchezza di dati di cui disponiamo\u2014 se solo riuscissimo a standardizzarli. In Europa siamo tradizionalmente molto forti nella ricerca di base, ma non riusciamo a portare l\u2019innovazione sul mercato e a potenziarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Per affrontare questo ostacolo potremmo, tra le altre cose, rivedere l\u2019attuale normativa prudenziale sul credito bancario e istituire un nuovo regime normativo comune per le start-up nel settore tecnologico. Il secondo filo conduttore \u00e8 la fornitura di beni pubblici. Ci sono investimenti di cui tutti beneficiamo, ma che nessun paese pu\u00f2 sostenere da solo: in questi casi avremmo tutte le ragioni per agire insieme, pena il rischio di non essere all\u2019altezza delle nostre esigenze\u2014 ad esempio sul fronte del clima, nel campo della difesa e anche in altri.<br>Nell\u2019economia europea ci sono varie strozzature, punti in cui la mancanza di coordinamento si traduce in inefficienze dovute proprio al basso livello di investimenti. Un esempio \u00e8 rappresentato dalle reti energetiche, e in particolare dalle interconnessioni. Che si tratti di un bene pubblico \u00e8 chiaro: un mercato integrato dell\u2019energia ridurrebbe i costi energetici per le nostre imprese e ci renderebbe pi\u00f9 resilienti di fronte alle crisi future\u2014 un obiettivo che la Commissione persegue nel contesto di REPowerEU. Ma l\u2019interconnessione richiede decisioni in materia di pianificazione, finanziamento, approvvigionamento di materiali e governance, e queste decisioni sono difficili da coordinare. Di conseguenza, non saremo in grado di costruire una vera Unione dell\u2019energia fintanto che non ci accorderemo su un approccio comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio \u00e8 la nostra infrastruttura di super computing. L\u2019UE dispone di una rete pubblica di computer ad alte prestazioni (_high-performance computers _ o HPC) di livello mondiale, ma le ricadute sul settore privato sono al momento molto, molto limitate. Questa rete potrebbe essere utilizzata dal settore privato \u2014 ad esempio dalle start-up di intelligenza artificiale e dalle PMI \u2014 e in cambio, i vantaggi finanziari conseguiti potrebbero essere reinvestiti per aggiornare gli stessi HPC e sostenere l\u2019espansione del cloud nell\u2019UE. Una volta identificati questi beni pubblici, dobbiamo anche dotarci dei mezzi per finanziarli. Il settore pubblico ha un ruolo importante da svolgere, e in passato ho gi\u00e0 parlato di come potremmo fare un uso migliore della capacit\u00e0 di prestito comune dell\u2019UE, in particolare in settori, come la difesa, in cui la frammentazione della spesa riduce la nostra efficacia complessiva. La maggior parte del fabbisogno di investimenti, tuttavia, dovr\u00e0 essere coperta da investimenti privati. L\u2019UE dispone di risparmi privati molto elevati, che sono per\u00f2 per lo pi\u00f9 incanalati nei depositi bancari e finiscono per non finanziare la crescita quanto potrebbero in un mercato dei capitali pi\u00f9 ampio. Per questo motivo il progresso dell\u2019Unione dei mercati dei capitali \u00e8 una parte indispensabile della strategia complessiva per la competitivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il terzo filo conduttore \u00e8 garantire l\u2019approvvigionamento di risorse e input essenziali<\/strong>. Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi in materia di clima senza aumentare la nostra dipendenza da paesi sui quali non possiamo pi\u00f9 contare, avremo bisogno di una strategia globale che copra tutte le fasi della catena di approvvigionamento dei minerali critici. Al momento, in quest\u2019ambito stiamo per lo pi\u00f9 lasciando campo libero agli attori privati, mentre altri governi hanno scelto di guidare in prima persona, o comunque di coordinare fortemente, l\u2019intera catena. Abbiamo bisogno di una politica economica estera che produca, per la nostra economia, questo stesso risultato. La Commissione ha gi\u00e0 avviato questo processo con il Regolamento europeo sulle materie prime critiche, ma occorrono misure complementari per rendere pi\u00f9 concreto il suo obiettivo. Ad esempio, potremmo prevedere una apposita piattaforma mineraria critica dell\u2019UE, principalmente a fini di approvvigionamento congiunto, diversificazione e sicurezza dell\u2019offerta, messa in comune delle fonti di finanziamento e costituzione di scorte.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro contributo fondamentale che dobbiamo garantire \u2014 e che riveste un\u2019importanza particolare per voi, le parti sociali \u2014 \u00e8 la disponibilit\u00e0 di forza lavoro qualificata. Nell\u2019UE, tre quarti delle imprese segnalano difficolt\u00e0 nell\u2019assumere dipendenti con le giuste competenze, e per 28 profili professionali \u2013 che rappresentano il 14% della nostra forza lavoro \u2013 sono attualmente identificati come carenti di manodopera. Con l\u2019invecchiamento della societ\u00e0 e un atteggiamento meno favorevole nei confronti dell\u2019immigrazione, dovremo trovare queste competenze al nostro interno. Sar\u00e0 necessario lavorare da pi\u00f9 parti per assicurare la disponibilit\u00e0 delle skill necessarie e definire percorsi flessibili di miglioramento delle competenze. Uno degli attori pi\u00f9 importanti al riguardo sarete voi, le parti sociali. Siete sempre stati fondamentali nelle fasi di cambiamento e l\u2019Europa far\u00e0 affidamento su di voi per contribuire ad adattare il nostro mercato del lavoro all\u2019era digitale e rafforzare i nostri lavoratori. Questi tre filoni ci impongono una riflessione profonda sulla nostra organizzazione, su cosa vogliamo fare insieme e cosa mantenere a livello nazionale. Considerata l\u2019urgenza della sfida che abbiamo davanti, tuttavia, non possiamo concederci il lusso di rimandare a una futura revisione del Trattato le risposte a tutte queste importanti questioni. Per garantire la coerenza tra i diversi strumenti di policy dovremmo essere in grado di sviluppare ora un nuovo strumento strategico per il coordinamento delle politiche economiche. E se dovessimo constatare che ci\u00f2 non \u00e8 fattibile, in casi specifici, dovremmo essere pronti a prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di procedere con un sottoinsieme di Stati membri. Una cooperazione rafforzata sotto forma di 28\u00b0 regime, ad esempio, potrebbe essere una strada percorribile per l\u2019Unione dei mercati dei capitali, con l\u2019obiettivo di mobilitare gli investimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Come regola generale, tuttavia, credo che la coesione politica della nostra Unione ci imponga di agire insieme, possibilmente sempre. Dobbiamo essere consapevoli che oggi la nostra stessa coesione politica \u00e8 minacciata dai cambiamenti in atto nel resto del mondo. Ripristinare la nostra competitivit\u00e0 non \u00e8 un obiettivo che possiamo raggiungere da soli, o battendoci l\u2019un l\u2019altro. Ci impone di agire come Unione europea, come mai prima d\u2019ora. I nostri concorrenti sono in vantaggio perch\u00e9 possono agire ciascuno come un paese unico con un\u2019unica strategia, allineando dietro quest\u2019ultima tutti gli strumenti e le politiche necessarie. Se vogliamo raggiungerli, avremo bisogno di un nuovo partenariato tra gli Stati membri, una ridefinizione della nostra Unione non meno ambiziosa di quella operata dai Padri Fondatori 70 anni fa con la creazione della Comunit\u00e0 europea del carbone e dell\u2019acciaio.<\/p>\n\n\n\n<p>F.to Mario Draghi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/20671570_small-scaled-2-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-85210\" width=\"414\" height=\"275\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/20671570_small-scaled-2-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/20671570_small-scaled-2-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/20671570_small-scaled-2-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/20671570_small-scaled-2.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/facebook_1711706309898_7179416622431034318-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-85211\" width=\"412\" height=\"415\" srcset=\"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/facebook_1711706309898_7179416622431034318-2.jpg 720w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/facebook_1711706309898_7179416622431034318-2-298x300.jpg 298w, http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/facebook_1711706309898_7179416622431034318-2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 412px) 100vw, 412px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/renzi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-85212\" width=\"410\" height=\"252\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buongiorno a tutti. 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