{"id":88227,"date":"2026-01-12T13:48:06","date_gmt":"2026-01-12T12:48:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=88227"},"modified":"2026-01-13T08:00:46","modified_gmt":"2026-01-13T07:00:46","slug":"judicaria-editoriale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/?p=88227","title":{"rendered":"JUDICARIA &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"\n<p>Il segno di una brace ardente.<\/p>\n\n\n\n<p>Che ne sar\u00e0 del lascito di cultura e di speranza, di interrogativi e di compassione, che Marcello Farina ha dispensato a piene mani da prete, da docente, da compagno di viaggio?<\/p>\n\n\n\n<p>Ce lo siamo chiesto, con alcuni amici e colleghi, non appena il passaparola ha annunciato la morte di colui che per molti di noi \u00e8 stato un faro che ha guidato i nostri passi nelle nebbie del dubbio e dell\u2019incertezza. Del vivere, prima che del morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Marcello Farina, il \u201cdon di Balbido\u201d se ne \u00e8 andato la notte del 28 novembre 2025. Un mese e mezzo prima \u2013 11 ottobre \u2013 aveva compiuto 85 anni, salutato dai congiunti, da colleghi di insegnamento nei licei di Trento, da qualche amico. Tutti consapevoli, lui per primo, che la clessidra del suo tempo stava inesorabilmente esaurendo il soffio della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi familiari, sollecitati da numerosi estimatori di Marcello, hanno consentito un doppio funerale. A Trento-sud, nella chiesa di San Carlo, alla Clarina, gremita di 700 persone; l\u2019indomani, 2 dicembre, a Balbido, nella chiesa di S. Giustina dove Marcello Farina diceva messa per la sua comunit\u00e0 d\u2019origine e non soltanto. C\u2019era sempre una piccola folla di credenti che lo seguiva ovunque. \u00c8 stato seppellito nel piccolo cimitero del villaggio del Bleggio, nella medesima tomba che nel 1954 si apr\u00ec per accogliere le spoglie mortali di sua mamma, Antonietta, la maestra della scuola, morta anzitempo.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi giorni dalla scomparsa abbiamo messo mano a un numero speciale di \u201cJudicaria\u201d, la rivista del <em>Centro studi di Tione<\/em>, un instant book uscito il 17 dicembre 2025 con il contributo della <em>Fondazione don Lorenzo Guetti<\/em> e per i tipi dell\u2019editrice <em>Saturnia <\/em>di Trento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMarcello Farina \u2013 Il balsamo dell\u2019inquietudine\u201d \u00e8 una prima raccolta di testi e di testimonianze, di alcuni articoli pubblicati, anche in periodi diversi, che dicono di Marcello Farina. Visto da vicino o come egli si raccontava. Una prima tiratura di 1.200 copie \u00e8 andata esaurita in dieci giorni. Testimonianza ulteriore, se mai ne avessimo avuto bisogno, di quanto fosse amata questa figura di prete, di studioso, di cercatore dell\u2019umano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il ricavato della vendita della prima edizione \u00e8 stato devoluto alla Caritas delle parrocchie di San Carlo, di Canova di Gardolo e del Bleggio dove Marcello Farina \u201cmendicante di una messa\u201d ha trovato negli anni la mensa e l\u2019altare.<\/p>\n\n\n\n<p>Marcello Farina, scrive Riccardo Lucatti<strong> \u201c<\/strong>faceva sentire ogni persona, anche la pi\u00f9 semplice, come fosse il suo pi\u00f9 importante amico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Velia Frigoni, sua collega al liceo scientifico \u201cGalilei\u201d di Trento: \u201cMarcello, come filosofo e storico, sapeva leggere il presente con occhi radicati nel passato e aperti al futuro. Come sacerdote, sapeva trasformare questa sapienza in cura pastorale, in vicinanza, in speranza. Molti di noi hanno trovato in lui un interprete della vita e della fede, qualcuno capace di indicare sentieri nuovi senza mai perdere la misura dell\u2019umilt\u00e0.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E Diego Quaglioni, professore emerito dell\u2019Universit\u00e0 di Trento, nella sua testimonianza che apre \u201cIl balsamo dell\u2019inquietudine\u201d scrive: \u201cDon Marcello Farina poteva toccarti l\u2019anima e lasciarvi il segno di una brace ardente, semplicemente scandendo e insegnando, con voce esile e sommessa, la Parola. Non ho mai incontrato altri, la cui parola avesse la stessa capacit\u00e0 d\u2019imprimersi con tanta forza nel cuore e nella mente, e credo che mai lo incontrer\u00f2. Bisogna averlo ascoltato, almeno una volta, anche una sola volta, don Farina, per poter comprendere ci\u00f2. Uomo di dottrina, di vastissima e non ostentata dottrina, non sapevi dove la sua sapienza umanistica finisse e dove cominciasse la sua umanissima <em>sapientia cordis<\/em>, fino ad avvertire, incontrandone lo sguardo, una sorta di sgomento davanti all\u2019evidenza di una personalit\u00e0 di traboccante umanit\u00e0.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, il nostro disegnatore Paolo Dalponte non ha avuti dubbi nel sintetizzare con la sua inconfondibile grafica la figura del prete e dell\u2019amico: un calice legato da un nastro alla moka del caff\u00e8. Entrambi sul medesimo piano, il calice e la moka, perch\u00e9 fare comunit\u00e0, per Marcello Farina era avvicinare soprattutto i dubbiosi, gli indecisi e gli incerti, non certo per fare opera di proselitismo ma per essere balsamo nell\u2019inquietudine che, inevitabilmente, pervade talvolta ciascuno di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prete del post Vaticano II, con addosso \u201cl\u2019odore delle pecore\u201d, come avrebbe indicato molti anni dopo papa Francesco. Docente di storia e filosofia nei licei e all\u2019universit\u00e0 degli adulti, indagatore dell\u2019umano e scrittore dalla penna felice (scriveva tutto e sempre a mano con una grafia pulita e lineare), Marcello da Balbido ha lasciato un segno indelebile come l\u2019ustione di una brace ardente, per richiamare la felice sintesi di Diego Quaglioni.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa terra, la Judicaria, che ne custodisce oggi le spoglie e la memoria, Marcello Farina ha dato dignit\u00e0 e cultura, attenzione e studio. Tra i mille contributi editoriali ha rispolverato la figura del suo convalligiano, don Lorenzo Guetti, il visionario seminatore della cooperazione (del credito e del consumo) nel Trentino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un attento quanto puntuale collaboratore del centro Studi Judicaria e della nostra rivista.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potevamo non dedicare a lui, alla sua figura, al suo lascito di umanit\u00e0, la copertina del primo numero del 2026. Il 40\u00b0 anno di \u201cJudicaria\u201d giunta al numero 122. Una rivista che ha raccontato la storia, le attese, lo sviluppo delle comunit\u00e0 di questa vasta area compresa nella longobarda <em>Judicaria Summa Laganensis<\/em>, vale a dire i territori attraversati dalla Sarca e dalle acque del Chiese fino al lago d\u2019Idro. Compresa la Val Vestino con i suoi sette villaggi (Armo, Bollone, Cadria, Magasa, Moerna, Persone e Turano) che fu ceduta da Mussolini alla provincia di Brescia e alla Lombardia nel 1934.<\/p>\n\n\n\n<p>Una valle affascinante e selvaggia, di faticoso accesso, che ha visto sfumare il sogno di un traforo di 5 chilometri e mezzo che l\u2019avrebbe collegata alla piana di Storo. Una spesa considerata troppo onerosa per una popolazione di appena 234 abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1890 (censimento austriaco) la Val Vestino aveva una popolazione di 1433 abitanti, ridotti a poco meno di mille nel 1951.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la popolazione \u00e8 diffusa in due comuni: Valvestino, che dal 2001 al 2024 ha visto calare i propri censiti da 290 a 167 e le famiglie da 132 a 96; Magasa, che da 185 abitanti del 2001 si ritrova oggi con 102 iscritti all\u2019anagrafe comunale in 76 nuclei familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un censimento nel 2008 la popolazione avrebbe voluto tornare territorio della regione Trentino-Alto Adige. Non se ne \u00e8 fatto nulla. Tra 8 anni sar\u00e0 un secolo da una lacerazione mai cicatrizzata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alberto Folgheraiter<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il segno di una brace ardente. Che ne sar\u00e0 del lascito di cultura e di speranza, di interrogativi e di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88227"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=88227"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88231,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88227\/revisions\/88231"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=88227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=88227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.trentoblog.it\/riccardolucatti\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=88227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}