Fermare bullismo e droga in Trentino con un sms!

pubblicato da: Serena - 29 gennaio, 2015 @ 4:08 pm

Apro il 2015 con un’importante notizia sul tema del bullismo in Trentino. Da quest’anno, infatti, in Provincia di Trento è attivo un servizio utilissimo di segnalazione di episodi di bullismo e di spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole o nel territorio circostante attraverso l’invio di un sms.

Se un insegnante o un ragazzo o addirittura un genitore fosse testimone di vicende simili, ora può inviare un sms al numero verde 43002 indicando il luogo in cui si stanno verificando i fatti. La Questura di Trento, una volta ricevuto il messaggio, provvederà ad attivare gli interventi necessari per agire tempestivamente.

Per maggiori informazioni, segui il seguente link che ti porta ai Comunicati Stampa della Provincia Autonoma di Trento.

Si tratta davvero di un’iniziativa importante che vede più istituzioni collaborare per il contrasto a fenomeni di disagio giovanile che, purtroppo, sembrano essere piuttosto frequenti e preoccupanti. A questo si deve aggiungere però, continui interventi di sensibilizzazione e prevenzione sia con i ragazzi, sia con gli adulti, perché dalla mia esperienza molti sembrano sottovalutare il fenomeno e le conseguenze a cui può portare. Per approfondire cos’è il bullismo vi rimando ad un articolo che ho scritto sul mio Blog di Connettiti alla psicologia: “Il Bullismo: cos’è e come si manifesta”.

Dott.ssa Serena Costa

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Il difficile passaggio alla prima elementare

pubblicato da: Serena - 7 ottobre, 2014 @ 2:43 pm

scuolaCarissimi lettori e lettrici,
eccomi nuovamente a scrivere per voi!

Vorrei proporvi un articolo che ho scritto tempo fa insieme alla super mamma e blogger Stefania Pin D’Elia e che è sicuramente adatto per questo periodo dell’anno, visto l’inizio della scuola.

Stefania scriveva:
“Il difficile passaggio alla prima elementare. A scuola va bene, ma parlando con altri genitori è uscito che tutte le nostre bimbe stanno passando un periodo da “insopportabili” capricci, storie, non ascoltano, rispondono male e sono petulanti. Il fatto che non sia solo Gaia mi consola, ma siamo arrivate alla conclusione che siamo in una fase di passaggio.”

Quali considerazioni fare?

Prima di tutto è opportuno sottolineare che il passaggio da un grado di scuola all’altro è un’importante sfida evolutiva per un bambino. Quando inizia un nuovo ciclo scolastico ci sono una serie di elementi nuovi da affrontare: ambienti, insegnanti, personale scolastico, a volte anche i compagni e, per di più, regole e aspettative diverse.

I bambini devono imparare a riorganizzarsi interiormente per far fronte alle nuove richieste dell’ambiente e questo può avere un costo in termini di energie psichiche. Ecco, quindi, che le energie richieste per l’adattamento scolastico vengono a mancare per l’autocontrollo e l’autogratificazione. Quando i bambini appaiono più capricciosi e magari anche un pò più “maleducati” del solito, è probabile che stiano esprimendo un disagio, una fatica nel tenere il passo alle richieste dell’ambiente.

E’ opportuno tener presente, però, che non necessariamente tale passaggio rappresenta un periodo critico per tutti i bambini perché a volte, invece, l’accesso alla scuola di grado successivo porta con sé più aspetti positivi che disagi.

In ogni caso, è’ opportuno offrire comprensione per le fatiche che un bambino si trova ad affrontare e tenere sempre aperto il canale del dialogo. Il confronto continuo con i genitori permette ai bambini di sentirsi ascoltati e di acquisire quelle competenze necessarie per gestire le proprie emozioni e per comprendere i limiti necessari entro i quali è opportuno mantenersi.

Dott.ssa Serena Costa e Stefania Pin D’Elia

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Violenza e conflitto: due realtà solo apparentemente simili

pubblicato da: Serena - 22 aprile, 2014 @ 8:55 am

ConflittoSpesso si sente parlare di conflitto e violenza come sinonimi, come due realtà che si assomigliano. In realtà però rappresentano due concetti ben diversi che è bene conoscere per non incorrere in errori concettuali importanti.

Che differenza c’é, quindi, tra violenza e conflitto?

Per parlare di questo argomento prendo spunto da quanto scritto da Daniele Novara nel libro “La Grammatica dei Conflitti”, Edizioni Sonda 2011.

Per poter parlare di violenza per Daniele Novara si devono verificare questi tre elementi:

  • un danno irreversibile, sia fisico che psicologico, frutto di un atto intenzionale
  • l’identificazione del problema con la persona e, quindi, eliminazione della persona-problema
  • la risoluzione unilaterale del problema

La violenza, in poche parole, è un atto che è volto ad eliminare la relazione così come succede in guerra in cui si elimina l’avversario. La persona violenta agisce in questo modo per ridurre l’ansia generata dal confronto con un’idea o posizione diversa dalla propria. Praticamente il contrario del conflitto.

Si è nell’ambito del conflitto quando è presente:

  • contrasto, contrarietà, divergenza, opposizione, resistenza critica (senza danno irreversibile)
  • intenzione di affrontare il problema (conflitto) mantenendo il rapporto
  • sviluppo della relazione anche se faticosa e problematica

Se vuoi saperne di più, leggi l’articolo completo Violenza e conflitto: una differenza importante che ho scritto sul mio Blog.

Dott.ssa Serena Costa

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Insonnia: quando contare le pecorelle non è sufficiente

pubblicato da: Serena - 4 febbraio, 2014 @ 7:32 pm

A chi non è mai capitato di non riuscire a prendere sonno o di girarsi e rigirarsi durante la notte? Si tratta di fenomeni comuni legati a preoccupazioni o momenti particolari che, però, hanno poco a che fare con l’insonnia.

Per insonnia, infatti, si intende un disturbo del sonno vero e proprio che può portare forti ripercussioni nella qualità della vita di una persona. Si parla di insonnia, quando, da più di 3 mesi, non si riesce ad addormentarsi o riaddormentarsi nel corso della notte entro circa 30 minuti e durante il giorno si prova spossatezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione e memoria, irritabilità e disagi somatici.

Secondo Seligman ci sono 3 categorie di fattori che sono responsabili dell’insonnia:

  • fattori predisponenti: tutte quelle caratteristiche biologiche, fisiologiche, psicologiche e ambientali che rendono l’individuo vulnerabile allo stress;
  • fattori precipitanti: tutti quegli eventi della vita che mettono a dura prova le capacità di un individuo di resistere allo stress (malattie, traumi…)
  • fattori perpetuanti: tutti quei comportamenti che sono stati adottati per ridurre l’insonnia ma che in realtà non risolvono il problema ma lo rendono persistente (dormire di giorno, rimanere nel letto, bere alcolici…).

L’insonnia non è, quindi, un fenomeno da sottovalutare ma è una problematica seria che necessita del dovuto approfondimento di personale specifico quale medici, psichiatri, neurologi, pneumologi e psicoterapeuti.

Dott.ssa Serena Costa

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Bibliografia
Giuliano De Min Tona, “Quando dormire è un lusso”, Rivista “Psicologia Contemporanea” nov-dic 2013.

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Bambino “viziato”: cosa si intende?

pubblicato da: Serena - 9 dicembre, 2013 @ 9:01 pm

Viziare un bambino è per alcuni una cosa desiderabile perché è espressione di tutto l’amore che un genitore dimostra per il figlio, per altri è una cosa da evitare assolutamente perché il bambino deve essere guidato da regole dettate dai genitori.

Ma cosa si intende per “viziare” un bambino? Si vizia un bambino quando si soddisfa ogni suo piccolo desiderio, impedendogli così di elaborare quelle capacità di autoregolazione che gli permettono di riuscire da solo a superare le frustrazioni tipiche della sua età.

Cosa significa questo? Che è giusto non accontentare mai i propri figli per evitare che diventino viziati o per insegnare loro a cavarsela da soli? Assolutamente no. Significa che occorre rispondere ai bisogni profondi dei bambini ma occorre anche permettere qualche momento di frustrazione in modo che si esercitino a trovare soluzioni autonome ai problemi che incontrano. Ovviamente tali frustrazioni devono essere adeguate alle capacità di risposta del bambino.

Facciamo qualche esempio.

Se la mamma compra ad un bambino di 3 anni le caramelle perché si dimena urlando per averle, la mamma sta viziando il proprio bambino: avere le caramelle, infatti, non è un bisogno profondo e, in questo modo, il bambino non impara a gestire le emozioni negative che derivano da un desiderio non soddisfatto. Se, però, la mamma si rifiuta di consolare il bambino “perché deve imparare a cavarsela da solo”, manca un po’ di sensibilità perché per un bambino è importante sentirsi supportati e compresi da un genitore.

A che età si può iniziare a viziare un bambino? Indicativamente già nel secondo trimestre di vita. Prima dei 3 mesi non ci si dovrebbe nemmeno porsi l’interrogativo perché un bambino è totalmente dipendente dall’adulto, ma verso i 4 mesi un bambino può iniziare a sviluppare qualche capacità auto regolativa. Anche in questo caso, sottolineo che il tutto è adeguato all’età del bambino. A tre – quattro mesi, per esempio, il bebé si consola se riesce a portarsi alla bocca il pollice oppure è in grado di distogliere lo sguardo quando le stimolazioni esterne sono troppo forti per lui. Si tratta di primi abbozzi di strategie auto regolative che il genitore dovrebbe imparare a riconoscere per permettergli di svilupparle. Il rischio è proprio che, intervenendo subito al minimo accenno di pianto, non si permette al bimbo di incrementare tali capacità auto regolative utili ad esempio per evitare l’instaurarsi di problematiche del sonno.

Dott.ssa Serena Costa

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Come rispondere alla paura di un bambino?

pubblicato da: Serena - 4 novembre, 2013 @ 7:49 pm

Capita spesso che un bambino confidi ad un adulto di aver paura di qualcosa. Capita altrettanto spesso che gli adulti rispondano ad una tale confidenza in modo impacciato o sbrigativo. Tra le risposte più comuni vi sono: “Ma no, non devi avere paura, i fantasmi non esistono”, oppure “Su su dai, non vorrai mica essere un fifone!”. Queste frasi inviano un messaggio molto chiaro al bambino: provare paura è una cosa poco desiderabile agli occhi degli adulti e se si prova, si potrebbe essere presi in giro. Che effetto può avere questo tipo di messaggio sull’autostima di un bambino? Beh certo non gli procurerà un danno irreversibile ma non lo aiuterà nemmeno a sentirsi capace di affrontare tale emozione. I bambini si sentiranno piuttosto ridicoli provando paura e, non sentendosi compresi, è probabile che si sentano vittime di questa emozione.

E’ più opportuno, quindi, riconoscere l’emozione che i bimbi ci confidano, legittimarla e offrire loro l’opportunità di trovare qualche strategia per affrontarla. Nell’età prescolare i mostri non vanno negati nella loro esistenza perché per il bambino non è ancora distinta la realtà dalla fantasia. E’ preferibile piuttosto suggerire al bambino un modo per affrontare tale emozione. Per esempio gli si può lasciare sul comodino una bacchetta magica o una spada e dire loro: “Sono sicura che se arriverà il mostro tu saprai cacciarlo con questa bacchetta magica/spada!”. Può essere utile, inoltre, leggere delle storie in cui il protagonista bambino o animale riesce a gestire con successo la propria paura.

Dott.ssa Serena Costa

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Come affrontiamo situazioni difficili?

pubblicato da: Serena - 21 ottobre, 2013 @ 1:21 pm

Nella vita tutte le persone di trovano ad affrontare situazioni difficili che, a seconda di come vengono valutate, generano spesso emozioni negative, tipo tristezza, rabbia o paura, emozioni che le persone gestiscono spesso con difficoltà.

Le persone usano diverse strategie cognitive e comportamentali per sentirsi meglio. Tecnicamente si chiamano strategie di coping, in italiano strategie di fronteggiamento.

Richard Lazarus, importante studioso delle emozioni, negli anni ’80 aveva distinto 2 tipologie di strategie:

  • coping centrato sul problema: consiste nell’affrontare il problema in maniera diretta, sviscerandolo nelle sue componenti e ricercando soluzioni per fronteggiare la crisi; per esempio la persona non reagisce in modo impulsivo ma si ferma a riflettere, si attiva per costruirsi un piano di azione e lo segue con determinazione, ricerca un consulto professionale, ecc.
  • coping centrato sulle emozioni: consiste nel ridurre le proprie emotive negative e l’ansia che ne deriva, senza però agire sugli aspetti determinanti il problema; per esempio la persona ricerca qualcuno con cui sfogarsi, oppure cerca di rivalutare la situazione in termini più positivi, oppure cerca di evitare di pensarci distraendosi in altre attività.

Le strategie di coping rientranti nella prima tipologia, secondo l’autore, sono ritenute più funzionali al benessere perché orientate alla risoluzione della situazione problematica, mentre le strategie rientranti nella seconda categoria sono definite disfunzionali proprio perché non risolvendo alla radice il problema, esso tenderà a ripresentarsi. Studi successivi hanno ampliato l’analisi sulle strategie di coping ma questo lo approfondirò in un articolo successivo.

Dott.ssa Serena Costa

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Due parole sul sonno nei bambini

pubblicato da: Serena - 28 settembre, 2013 @ 9:26 pm

I neonati hanno un tipo di sonno che è diverso da quello adulto. Esso è caratterizzato da un ritmo sonno-veglia più frequente e irregolare e da una maggiore leggerezza essendo più frequenti le fasi REM del sonno. Inoltre, le capacità di regolare il passaggio dalla veglia al sonno non è ancora sviluppata e, quindi, il neonato può aver bisogno di un intervento adulto per addormentarsi.

Ecco perché molti bambini, soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, possono vivere il momento del sonno con fatica e disagio. Se la difficoltà ad addormentarsi supera i 30-45 minuti, se più risvegli notturni sono seguiti da una difficoltà nel riaddormentamento, se il sonno è molto leggero e il risveglio è sempre precoce, si può parlare di insonnia infantile. Si tratta di una problematica del sonno che non rientra nella patologia ma che non va trascurata per le conseguenze che porta sull’intero nucleo familiare. E’, quindi, una questione seria che va affrontata con competenza.

Il modo migliore per far addormentare un bambino non è, secondo me, quello mostrato dalla trasmissione “Sos Tata” tanto discusso e contestato dall’Ordine dei pediatri chiamato metodo Estivill.  Ma non ritengo funzionale nemmeno l’approccio contrario che opta per un intervento adulto che privi qualunque frustrazione nel bambino. Se questo aspetto è importante nei primi 3 mesi, successivamente diventa importante avviare un processo di autonomia nel bambino che lo porti a conquistare gradualmente senza traumi maggiori competenze di auto-regolazione alla base della capacità di dormire tutta la notte.

Per approfondire la tematica, vi suggerisco di leggere il libro del famoso pediatra Brazelton “Il tuo bambino e…il sonno” e il libro della mamma Elizabeth Pantley “Fai la nanna senza lacrime”.

Dott.ssa Serena Costa

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Salute, psiche e natura: seminario intensivo e residenziale di ecopsicologia

pubblicato da: Serena - 8 settembre, 2013 @ 12:05 pm

Vi voglio segnalare un seminario intensivo e residenziale sull’ecopsicologia che condurrò presso l’Ostello di Grumes nell’ultimo fine settimana di settembre, più precisamente il 28-29 settembre 2013.

Ci troviamo oggi sempre di più di fronte a notizie sempre più drammatiche relative allo stato di malessere del nostro pianeta: il surriscaldamento del pianeta, lo scioglimento dei ghiacci, zone naturali come gli oceani o i boschi ricoperti di rifiuti, eventi atmosferici sempre più violenti, deforestazione, maltrattamento ed estinzione di animali, ecc.

Questi fenomeni sono frutto di un atteggiamento dell’uomo profondamente scorretto nei confronti di tutto ciò che lo circonda, atteggiamento di superiorità che lo sta portando sempre di più verso un allontanamento dalla sua natura più originaria e, quindi, verso uno stato di malessere generale psicologico ed esistenziale.

Grazie all’ecopsicologia, una recente disciplina che vede la collaborazione di psicologi ed ecologisti, è diventato sempre più chiaro ed evidente che la strada da seguire non sia quella di attendere interventi governativi che stentano sempre ad arrivare, ma quella piuttosto di avviare un percorso di consapevolezza interiore che porti l’essere umano a ritrovare se stesso, a sentirsi cioè una parte integrante del sistema terra.

Gli studi mettono sempre più in evidenza come il contatto con la natura favorisca il benessere psicologico e una maggior attenzione alla propria interiorità, che a sua volta, favorisce il desiderio e il piacere di avere cura dell’ambiente.

Il seminario intensivo organizzato, si propone di dare un quadro teorico generale dei rapporti tra natura e psiche e tra psiche e natura, da integrare con percorsi esperienziali da realizzare nella pace dei boschi e nella vitalità degli elementi naturali.

Il contatto diretto con la natura sarà il contesto in cui si proporranno attività per la crescita personale, la scarica di tensioni, l’introspezione e la creatività. Trovarsi insieme a fare esperienza a stretto contatto con la natura permetterà di sentirsi in relazione con tutti gli elementi del sistema terra.
Non perdetevi questa meravigliosa esperienza di relax nel meraviglioso paesaggio autunnale della valle di Cembra!
Per dettagli e iscrizione vedi la locandina.
Dott.ssa Serena Costa

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I sogni: premonizione, rivelazione o apprendimento?

pubblicato da: Serena - 2 settembre, 2013 @ 7:46 am

Rieccoci rientrati dalle vacanze estive e, quindi, quale argomento migliore per iniziare a scrivere? I sogni!

L’attività onirica è stata sin dall’ antichità oggetto di interesse e di studio. Nella storia antica ai sogni veniva attribuita una funzione premonitrice, cioè, si pensava che attraverso di essi, le divinità comunicassero agli uomini un messaggio relativo al futuro. Chi non ricorda il sogno fatto da Giuseppe delle 7 vacche grasse e delle 7 vacche magre?

Più recentemente, cioè nell’ultimo secolo, al sogno è stato attribuito un potere rivelatore sugli aspetti più profondi della personalità umana. Freud, esponente della teoria psicoanalitica, riteneva, infatti, che nei sogni si esprimesse l’inconscio, cioè le motivazioni, gli atteggiamenti e i desideri più profondi del sognatore che erano sconosciuti alla sua stessa coscienza. I sogni, quindi, offrivano all’analista materiale prezioso per poter aiutare il paziente a diventare più consapevole di se stesso, il tutto attraverso un’opera di interpretazione, o meglio di “traduzione” dal significato “apparente” a quello “latente”.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha smentito l’esistenza di un significato dei sogni nascosto.
La scienza è sempre più in accordo sul fatto che nei sogni si riflettano, piuttosto, le esperienze della persona nel proprio contesto di vita e i contenuti cognitivi ed emotivi della veglia. In parole più semplici se una persona è molto preoccupata per qualcosa che gli è successo o che teme gli possa succedere, è molto probabile che nei suoi sogni si rifletti questa preoccupazione. Lo stesso accade per situazioni desiderate alle quali si pensa spesso. I sogni, quindi, hanno una funzione di consolidamento degli apprendimenti; l’attività onirica permette di rielaborare le informazioni acquisite durante l’esperienza quotidiana, in modo coerente al proprio sistema cognitivo. Persone che soffrono di depressione, ad esempio, è probabile che tendano a imprimere nella memoria attraverso i sogni esperienze e contenuti emotivi di carattere negativo; persone con uno stile più resiliente sarà più portato ad imprimere nella memoria attraverso i sogni esperienze di carattere positivo.

Recenti studi, inoltre, dimostrano che il funzionamento corretto della fase REM del sonno può addirittura aiutare a rielaborare esperienze traumatiche.

Alla luce di queste conoscenze, le ricerche scientifiche mostrano sempre di più il fatto che i sogni si possano indurre, modificare e programmare, con notevoli ripercussioni pratiche nell’ ambito clinico. Esistono tecniche di immaginazione che se praticate prima di andare a dormire, permettono di influenzare il contenuto del sogno.

Provate, ad esempio, a scrivere in modo dettagliato e figurato un’esperienza positiva che vorreste vivere e leggetela prima di coricarvi, visualizzandola durante la lettura e immaginando, quindi, di sognarla. Durante la notte avete sognato l’esperienza o il contenuto emotivo corrispondente? Fatecelo sapere!

Dott.ssa Serena Costa

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Bibliografia:
Lucio Sibilia, “Il sogno come attività programmabile”, Rivista “Psicologia Contemporanea” n. 238, lug-ago 2013.

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