Quando i bambini riconoscono di essere individui?

pubblicato da: Serena - 17 giugno, 2013 @ 7:57 am

Il processo che porta un bambino a comprendere di essere un essere unico, distinto da tutto il resto, avviene nei primi due anni di vita.

Il primo segnale di questo processo si ha intorno agli 8 mesi in cui si verifica un particolare fenomeno: il bambino se lasciato in braccio ad una persona a lui non familiare inizia a piangere disperato e a ricercare con lo sguardo o con le braccia mamma o papà. Si tratta della fase chiamata “angoscia dell’estraneo“. Questo comportamento dimostra che il bambino ha imparato a distinguere ciò che gli è familiare da ciò che non lo è, iniziando così a costruire dei limiti di sé.

Successivamente il bambino facendo nuove esperienze scopre tantissime cose di sé, quali ad esempio che riesce a muoversi liberamente nello spazio e a compiere numerose azioni su di esso.

Verso i 18-24 mesi accade poi un altro segnale che dimostra che il bambino ha compreso definitivamente di essere un essere unico distinto da tutto il resto: la fase dei no. Il bambino inizia cioè a dire frequentemente la parola “no!” per opporsi ai genitori, opposizione che restituisce chiaramente l’idea di due unità distinte in contrapposizione. Questa fase, accompagnata spesso da altre parole quali “io!” o “faccio io!” mette in evidenza che il bambino ha capito di essere diverso dai genitori e, in più, di avere pensieri ed emozioni propri.

Come ulteriore conferma dell’avvenuto processo è possibile effettuare in questo periodo un ulteriore test, chiamato “test della macchia rossa” ideato da Gordon Gallup. Il test prevede di disegnare un pallino colorato sulla fronte del bambino e di collocare il bimbo davanti allo specchio. Il bimbo che ha compreso di essere un individuo, dopo aver guardato l’immagine nello specchio si toccherà sulla propria fronte, dimostrando di aver compreso che il volto riflesso nello specchio è il proprio. Il bimbo che invece non ha fatto ancora questo passaggio, toccherà con il dito l’immagine del volto riflessa nello specchio in corrispondenza del pallino.

Dott.ssa Serena Costa

www.serenacosta.it

 

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2 commenti
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  1. Interessante…
    Ma nel caso dei gemelli, questo processo di autoriconoscimento presenta le stesse tempistiche o meno?

  2. Gentile Jessica, le ricerche svolte nel campo della psicologia dello sviluppo indicano che sia i gemelli monozigoti che eterozigoti non mostrano comportamenti diversi rispetto a quello degli altri bambini per quanto riguarda il processo di autoriconoscimento allo specchio. Se lei è mamma di due gemelli, provi a fare qualche prova allo specchio con ciascun bambino per volta. Quando il bambino toccherà la macchia su se stesso significa che ha compreso di essere un individuo e quando dirà “sono Io” avrà acquisito la coscienza di se stesso. Tutto questo, però, non significa che la relazione gemellare non porti sicuramente a peculiarità specifiche nel processo di costruzione della propria identità. Approfondirò meglio l’argomento con un post.

    Grazie

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