I sogni: premonizione, rivelazione o apprendimento?

pubblicato da: Serena - 2 settembre, 2013 @ 7:46 am

Rieccoci rientrati dalle vacanze estive e, quindi, quale argomento migliore per iniziare a scrivere? I sogni!

L’attività onirica è stata sin dall’ antichità oggetto di interesse e di studio. Nella storia antica ai sogni veniva attribuita una funzione premonitrice, cioè, si pensava che attraverso di essi, le divinità comunicassero agli uomini un messaggio relativo al futuro. Chi non ricorda il sogno fatto da Giuseppe delle 7 vacche grasse e delle 7 vacche magre?

Più recentemente, cioè nell’ultimo secolo, al sogno è stato attribuito un potere rivelatore sugli aspetti più profondi della personalità umana. Freud, esponente della teoria psicoanalitica, riteneva, infatti, che nei sogni si esprimesse l’inconscio, cioè le motivazioni, gli atteggiamenti e i desideri più profondi del sognatore che erano sconosciuti alla sua stessa coscienza. I sogni, quindi, offrivano all’analista materiale prezioso per poter aiutare il paziente a diventare più consapevole di se stesso, il tutto attraverso un’opera di interpretazione, o meglio di “traduzione” dal significato “apparente” a quello “latente”.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha smentito l’esistenza di un significato dei sogni nascosto.
La scienza è sempre più in accordo sul fatto che nei sogni si riflettano, piuttosto, le esperienze della persona nel proprio contesto di vita e i contenuti cognitivi ed emotivi della veglia. In parole più semplici se una persona è molto preoccupata per qualcosa che gli è successo o che teme gli possa succedere, è molto probabile che nei suoi sogni si rifletti questa preoccupazione. Lo stesso accade per situazioni desiderate alle quali si pensa spesso. I sogni, quindi, hanno una funzione di consolidamento degli apprendimenti; l’attività onirica permette di rielaborare le informazioni acquisite durante l’esperienza quotidiana, in modo coerente al proprio sistema cognitivo. Persone che soffrono di depressione, ad esempio, è probabile che tendano a imprimere nella memoria attraverso i sogni esperienze e contenuti emotivi di carattere negativo; persone con uno stile più resiliente sarà più portato ad imprimere nella memoria attraverso i sogni esperienze di carattere positivo.

Recenti studi, inoltre, dimostrano che il funzionamento corretto della fase REM del sonno può addirittura aiutare a rielaborare esperienze traumatiche.

Alla luce di queste conoscenze, le ricerche scientifiche mostrano sempre di più il fatto che i sogni si possano indurre, modificare e programmare, con notevoli ripercussioni pratiche nell’ ambito clinico. Esistono tecniche di immaginazione che se praticate prima di andare a dormire, permettono di influenzare il contenuto del sogno.

Provate, ad esempio, a scrivere in modo dettagliato e figurato un’esperienza positiva che vorreste vivere e leggetela prima di coricarvi, visualizzandola durante la lettura e immaginando, quindi, di sognarla. Durante la notte avete sognato l’esperienza o il contenuto emotivo corrispondente? Fatecelo sapere!

Dott.ssa Serena Costa

www.serenacosta.it

Bibliografia:
Lucio Sibilia, “Il sogno come attività programmabile”, Rivista “Psicologia Contemporanea” n. 238, lug-ago 2013.

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