Due parole sul sonno nei bambini

pubblicato da: Serena - 28 settembre, 2013 @ 9:26 pm

I neonati hanno un tipo di sonno che è diverso da quello adulto. Esso è caratterizzato da un ritmo sonno-veglia più frequente e irregolare e da una maggiore leggerezza essendo più frequenti le fasi REM del sonno. Inoltre, le capacità di regolare il passaggio dalla veglia al sonno non è ancora sviluppata e, quindi, il neonato può aver bisogno di un intervento adulto per addormentarsi.

Ecco perché molti bambini, soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, possono vivere il momento del sonno con fatica e disagio. Se la difficoltà ad addormentarsi supera i 30-45 minuti, se più risvegli notturni sono seguiti da una difficoltà nel riaddormentamento, se il sonno è molto leggero e il risveglio è sempre precoce, si può parlare di insonnia infantile. Si tratta di una problematica del sonno che non rientra nella patologia ma che non va trascurata per le conseguenze che porta sull’intero nucleo familiare. E’, quindi, una questione seria che va affrontata con competenza.

Il modo migliore per far addormentare un bambino non è, secondo me, quello mostrato dalla trasmissione “Sos Tata” tanto discusso e contestato dall’Ordine dei pediatri chiamato metodo Estivill.  Ma non ritengo funzionale nemmeno l’approccio contrario che opta per un intervento adulto che privi qualunque frustrazione nel bambino. Se questo aspetto è importante nei primi 3 mesi, successivamente diventa importante avviare un processo di autonomia nel bambino che lo porti a conquistare gradualmente senza traumi maggiori competenze di auto-regolazione alla base della capacità di dormire tutta la notte.

Per approfondire la tematica, vi suggerisco di leggere il libro del famoso pediatra Brazelton “Il tuo bambino e…il sonno” e il libro della mamma Elizabeth Pantley “Fai la nanna senza lacrime”.

Dott.ssa Serena Costa

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