La resilienza, qualità utile nelle difficoltà

pubblicato da: Serena - 17 dicembre, 2012 @ 8:35 am

Il termine “resilienza” viene frequentemente utilizzato in ambito psicologico, ma non tutti gli psicologi tengono conto che il suo significato non è conosciuto da tutti.
Curiosamente, il concetto di “resilienza” deriva dal mondo della scienza dei materiali, nel quale indica la capacità di un corpo di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi. Per analogia, nel mondo della psicologia, indica la capacità di una persona di resistere alle difficoltà della vita senza farsi travolgere, la capacità di affrontare situazioni problematiche e complesse senza poi sentirsi stressati ed esauriti, bensì rinforzati e migliorati.

Una qualità magica che solo pochi hanno come dono divino?

Ebbene no, gli studi di psicologia ci dicono che la resilienza si apprende con l’esperienza. E’ necessario iniziare con il diventare consapevoli dei propri limiti e delle proprie potenzialità, per poi imparare ad utilizzare le seconde a sostegno dei primi. E’ fondamentale spostare l’attenzione sui “fattori di protezione”, cioè su quegli elementi che contribuiscono a supportare la persona in difficoltà. Occorre imparare ad accettare le sfide e, quindi, essere disponibili a mettersi in gioco e fronteggiare le difficoltà con positività. Occorre voler intraprendere un cambiamento.

Dott.ssa Serena Costa

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Aiuto psicologico online: 3 passi fondamentali per tutelarsi

pubblicato da: Serena - 10 dicembre, 2012 @ 6:22 pm

Sempre di più si assiste alla richiesta di un aiuto psicologico on line, cioè sempre più persone si rivolgono ad Internet per cercare uno psicologo al quale chiedere un parere o raccontare un proprio problema personale, il tutto attraverso la mediazione di un computer.

Quando si fa questa scelta, è importante essere molto prudenti perché i rischi che si possono correre sono molteplici. Cosa fare, quindi, per accrescere la propria sicurezza?

La prima cosa da fare è verificare se il professionista al quale ci si rivolge è iscritto ad un Ordine Professionale degli Psicologi. Per fare ciò è sufficiente utilizzare il motore di ricerca dell’Albo Nazionale degli Psicologi inserendo il nome e cognome e cliccando su “cerca”. Vi comparirà la lista degli psicologi con quel nome e cognome e con il relativo Ordine regionale di appartenenza. Se volete essere ancora più sicuri, potreste anche chiamare direttamente all’Ordine regionale segnalato per chiedere informazioni più dettagliate sul professionista.

La seconda cosa da fare è verificare che sul sito in cui avete trovato il riferimento, sia specificato cosa è possibile richiedere ad uno psicologo via Internet. Deve essere spiegato chiaramente che online è possibile richiedere una consulenza e non interventi più tecnici quali la diagnosi o la psicoterapia (per comprendere le differenze tra questi tipi di intervento, vedi “Un pò di chiarezza sulla pratica clinica psicologica“). Gli psicologi più professionali mettono in luce la condizione di sperimentazione della consulenza online e pubblicano nel proprio sito anche le Linee guida per le prestazioni psicologiche a distanza.

Come terzo passo per tutelarsi, una volta contattato lo psicologo, è opportuno accertarsi che il professionista stia tutelando la vostra privacy. Verificate che le vostre domande con relativa risposta dell’esperto, non siano accessibili a tutti o lo siano solo se voi lo volete e senza rischio di essere riconosciuti. Chi vuole rimanere anonimo, infatti, dovrebbe essere identificato attraverso un nome alternativo. Questo diventa importante soprattutto se fate ricorso a siti che operano in territori limitati, quali ad esempio una regione, o una provincia. Se il rapporto professionale rimane, invece, privato, è comunque importante che lo psicologo vi richieda il consenso informato e il consenso al trattamento dei dati. In questo modo il professionista diventa responsabile della tutela dei dati sensibili e personali che vengono comunicati e si impegna a non diffonderli.

Dott.ssa Serena Costa

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La dislessia è una cosa seria

pubblicato da: Serena - 3 dicembre, 2012 @ 4:39 pm

La dislessia è un Disturbo Specifico Dell’Apprendimento (DSA) che coinvolge il processo della lettura e che ha la sua principale manifestazione in ambito scolastico e nei compiti a casa.

I bambini con dislessia sono bambini intelligenti che, però, faticano molto durante la lettura ad alta voce, leggendo con evidente lentezza e commettendo tipici errori di lettura. Ad esempio confondono le lettere che si assomigliano, ne omettono qualcuna, le invertono, oppure le sostituiscono con altre lettere o sillabe diverse. Può succedere anche che abbiano difficoltà nella comprensione del testo scritto che si evidenzia principalmente nella difficoltà a ricordare quanto letto.

Fino a pochi anni fà questi bambini venivano etichettati come “svogliati e pigri” perché, nonostante l’intelligenza spiccata, ottenevano risultati scolastici molto scadenti soprattutto in alcune materie specifiche. Fortunatamente da più di una trentina d’anni la psicologia cognitiva ha riconosciuto la vera natura delle difficoltà di quei bambini che manifestano errori così specifici nella lettura, individuando nella “dislessia” un Disturbo Specifico Dell’Apprendimento non imputabile a mancanza di volontà, bensì ad una diversità di funzionamento dei processi implicati nella lettura.

Il bambino con dislessia, quindi, fatica e spesso si rifiuta di leggere non perché ha una difficoltà di origine emotiva, ma per questioni di origine organica.  Così come un bambino con miopia ha difficoltà nella visione da lontano perché la conformazione del suo occhio è diversa, così un bambino con dislessia legge con fatica perché la parte del suo cervello deputata a riconoscere e trasformare le lettere in suoni funziona in modo diverso dalla normalità.

La dislessia non è, quindi, un’invenzione o peggio ancora una malattia. Si tratta di un disturbo specifico che si caratterizza per un funzionamento dei processi alla base della lettura diverso dalla normalità, capace di mettere in serie difficoltà un bambino alle prese con le materie scolastiche.

Dott.ssa Serena Costa

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Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra.
Chi sono?

pubblicato da: admin - 26 novembre, 2012 @ 12:44 pm

I professionisti della salute psicologica sono molti e non a tutti è chiaro chi siano e cosa facciano.
A volte mi capita, infatti, di incontrare persone che mi chiedono quale sia la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra. Voi la conoscete?

Le differenze si realizzano nell’ambito di intervento, negli strumenti utilizzati e nel percorso formativo.

Lo psicologo è un professionista della salute che conosce quali sono gli aspetti psicologici che intervengono e agiscono nella vita di ognuno di noi. Lo psicologo svolge valutazioni attraverso gli strumenti della professione, fornisce indicazioni e propone percorsi per incrementare il benessere delle persone. Lo psicologo cerca, quindi, di capire cosa sta succedendo a chi si rivolge a lui oppure propone  interventi per promuovere il benessere e prevenire dei disturbi specifici. Gli ambiti di intervento dello psicologo sono diversi perché spaziano dal lavoro con il singolo, al lavoro con le coppie o con i gruppi. Lo psicologo opera, quindi, principalmente nell’ambito della “salute” e NON somministra farmaci perché non è un medico, bensì un laureato in psicologia.

Lo psicoterapeuta è uno psicologo che ha svolto una specializzazione in psicoterapia. Può, quindi, svolgere tutto ciò che fa uno psicologo e, in aggiunta, può proporre percorsi terapeutici. Si occupa, infatti, del trattamento di problematiche psicopatologiche attraverso tecniche specifiche di tipo psicologico diverse a seconda dell’approccio teorico di riferimento. Lo psicoterapeuta, però, NON somministra farmaci.

Lo psichiatra, invece, è un medico che ha svolto una specializzazione in psichiatria. Conosce il funzionamento psichico delle persone sotto un profilo principalmente organico.  Si occupa della diagnosi e del trattamento di patologie mentali così come lo psicoterapeuta, ma utilizzando come riferimento un approccio medico e ricorrendo, quindi, anche ai farmaci.

Tre figure, quindi, apparentemente simili accomunate dallo “psi” ma nella pratica diverse, caratterizzate da una propria specificità e da un proprio specifico ambito di intervento.

Dott.ssa Serena Costa

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