Mamme al saggio… la mamma orgogliosa ha il suo momento di gloria
pubblicato da: stefania - 20 maggio, 2013 @ 12:35 pm
Maggio. Il mese delle cresime, delle comunioni ma anche dei saggi di ginnastica e di danza, delle gare scolastiche e di tutte quelle occasioni che rendono una mamma che, per i restanti 11 mesi dell’anno si può classificare “quasi normale” in una mamma compulsivo/orgogliosa.
Ecco io sono una di quelle mamme… eccetto che non sono normale neanche gli altri 11 mesi dell’anno.
Ma durante saggi/gare/recite scolastiche do il meglio. Il repertorio si allarga e riesco a sviluppare anche una faccia tosta superiore al solito.
Tipo andare dal marito della mamma di un compagno di classe del Vichingo “armato” di reflex e dire “Ciao, sono un’amica di M.” pausa ad effetto “quelli li che stanno per ballare adesso sono i miei figli, non è che potresti fargli un paio di foto? Ti prego!” Ok, Non è colpa mia. Le macchine fotografiche a casa nostra hanno l’abitudine di autoestinguersi, di solito lanciandosi da altezze non consone ai loro delicati ingranaggi. E’ successo 3 volte e ora L. si rifiuta di comprarne un altra “tanto abbiamo i telefoni che fanno le foto”. E’ io in effetti avevo un cellulare che faceva foto bellissime foto prima che si suicidasse lanciandosi nel lago.
Comunque sto andando fuori tema: parlavo delle mamme ai saggi di ginnastica dei figli. E in particolare di una mamma: io.
Ecco io durante gli spettacoli (o anche solo durante la baby dance) trasudo orgoglio materno allo stato puro. E poco importa che mia figlia sia coordinata quanto l’omino del duplo con cui gioca in salotto con suo fratello.
E poco importa che il Vichingo saltella intorno ascoltando una melodia tutta sua. Sono i miei piccoli e sono spettacolari.
Dormire….
pubblicato da: stefania - 17 maggio, 2013 @ 8:08 pm
Questa mattina mi sono svegliata con il ginocchio del Vichingo infilato nel fianco sinistro e il gomito della Tiranna nella tempia destra.
E i gatti che intanto cercavano di bloccare la circolazione delle mie gambe.
Un simile agglomerato unano significa solo una cosa: fa freddo. Molto freddo. Troppo freddo per essere il 17 di maggio.
Ciò nonostante alle 7.30 da brava mamma mi sono alzata (cioè ho liberato le mie membra dall’assalto dei miei famigliari pelosi e meno pelosi) e sono andata in cucina per fare colazione.
Mentre il caffè si scaldava, ho guardato fuori dalla finestra: il cielo di novembre è più invitante. una fitta pioggia (leggi secchiate d’acqua che anche Londra ci avrebbe invidiato) scendevano da un fitto manto di nuvoloni neri.
Ho pensato alla Tiranna che stanotte ci ha detto “ho male all’orecchio”, ho pensato al raffreddore che soggiorna ormai stabilmente nelle nostre vie respiratorie. Ho pensato che dovrebbe esserci una legge che vieta di uscire di casa con un tempo del genere. Ho abbandonato
“Per 10 minuti soli” se poi la Tiranna o il Vichingo si svegliano facciamo una corsa a….” ecco non sono neanche riuscita a mettere ordine nei miei pensieri, che ripreso il mio posto tra il ginocchio e il gomito dei miei figli sono sprofondata in un sonno ristoratore. caffè e biscotti sulla tavola, ho salutato il capitano Nemo che intanto passava sotto la finestra con il Nautilus e sono tornata a letto.
Mi ha svegliato la vocina della Tiranna che mi urlava nelle orecchie “mamma ma lo sai che….” e erano le 9.30.
Le 9.30 del mattino. Davvero. L’ultima volta che mi sono svegliata alle 9.30 (salvo quando ero malata) era il 2007, non avevo ancora visto gli occhi azzurri della Tiranna e avevo le fattezze di un elefante marino obeso.
I miei figli hanno stipulato un accordo nel week end si svegliano a turno. La domenica uno il sabato l’altro. Così, per non farci perdere il ritmo.
Durante la settimana li sveglio io.
E oggi abbiamo dormito fino alle 9.30. No. Così sono piaceri che solo un genitore può assaporare…
Tacchi: parliamone…
pubblicato da: stefania - 13 maggio, 2013 @ 7:05 pm
Ci sono delle cose che non capisco: le mamme con i tacchi per esempio.
Non ho nulla contro i tacchi (se mai è vero il contrario, i tacchi mi odiano e cercano in tutti i modi di impedirmi di camminare) ma ci sono tempi, momenti, e soprattutto luoghi.
- Il parco, non è posto per tacchi. Soprattutto per lo stiletto 10. Ci sono bambini che corrono (e se sono i tuoi che corrono sei fottuta), buche della sabbia, sassolini, erba (pare incredibile ma davvero i parchi sono composti quasi principalmente da erba) collinette, legnetti e altro. Il parco è il terreno accidentato per eccellenza e se il resto non bastasse bisogno essere pronti a schivare biciclette, palloni, freesby e manciate di sassi.
- I paesi turistici: il turista si distingue dal nativo, perchè, appunto fa quello che ha da fare: visita. Percorre le vie, percorre a passo di marcia le vie cittadine con il naso all’insù.
Ecco io personalmente, e ammetto di essere un personaggio decisamente poco atletico, trovo stancante farlo in scarpe da ginnastica. Chi lo fa con i tacchi mi perprime. La voglia di fermarmi a chiedere “Perché?” è sempre molto forte. - La spiaggia: per le virtuose del tacco in spiaggia sono state inventate le infradito taccate. A me fanno male solo a immaginarle.
Un’amica mi raccontava di aver visto queste mamme in spiaggia con lo stiletto e il bambino che trotterellava al fianco, non so forse le invidio: in spiaggia sto bene solo scalza, è uno dei miei limiti. - A visitar castelli e rocche: che sono, di solito in cima a una ripida collina. La Tiranna ama i castelli, così capita di andarli a visitare. Di solito arrivo stravolta e sudata alla meta. Spingere un passeggino su un terreno sdrucciolevole e in mezzo al bosco mette a dura prova la mia agilità. Ma anche qui mi capita di vedere donne incedere tremolanti sul loro irrinunciabili tacchi.
- Parchi divertimento: Nei parchi divertimento si sale su carrozze in movimento, si cammina in pozze d’acqua, si salgono e scendono scale, si cammina su terreni accidentati talvolta al buio e si fanno code interminabili. I piedi vengono già provati dalla marcia forzata e, personalmente, torno a casa stanca, stravolta e con le gambe a pezzi. Il perchè alcune persone decidano di avventurarsi per questi parchi su dei trampoli è una cosa che mi risulta quantomeno enigmatica.
Insomma donne taccate (termine che, non me ne voglia, ma rubo a Luana Tronacanetti), questo è il mio limite: io non capisco, mi illuminate?
Troppa generosità…..
pubblicato da: stefania - 9 maggio, 2013 @ 10:24 pm
Rarity (ormai conosco tutti i My little pony per nome) è entrata a casa nostra la mattina di Natale. E’ durata il tempo di una colazione poi è sparita. Fagocitata da qualche scatolone/cassetto e trasportata nel mondo dei giocattoli sperduti.
Ogni tanto ricompariva per poi risparire, il tempo di un saluto, 4 salti con gli altri pony, e via verso terre sconosciute. Fino all’altro giorno, mentre ero intenta a sistemare casa è stata rinvenuta sul fondo della borsa dei ritagli della Tiranna. Gioia nella Happy Family!
Per un’intera serata la Tiranna e Rarity sono state inseparabili, mentre un gelosissimo fratellino cercava di dividere il magico duo.
La mattina dopo.
Mamma posso portare Rarity a scuola?
Tiranna lo sai che non si possono portare giocattoli.
La metto nell’armadietto, la faccio solo vedere alle mie amiche!
Ok. Ma non regalarla a nessuno ok? (no qui si capisce che non siamo una famiglia normale, gli altri genitori dicono “Fai giocare gli amici con le tue cose” e a me tocca dire “se vuoi regalare qualcosa a qualcuno PRIMA CHIEDI!”)
Va bene.
Dopo pranzo recupero la Tiranna e il Vichingo dalla nonna. Guardo la mia generosa figlia e le chiedo “Rarity dov’è?”
Devo averla dimenticata a scuola.
Il giorno dopo all’uscita della scuola, controllo nell’armadietto e chiedo alla Tiranna dov’è la sua cavallina, lei mi guarda stranita e mi dice che “l’ha dimenticata a scuola” le faccio notare che siamo a scuola e le dico di andarla a cercare.
La Tiranna fa un paio di giri a vuoto e si fionda verso l’uscita. La fermo “ E Rarity?” “Boh mamma non lo so, andiamo?”
La cosa inizia a puzzarmi, guardo la sua amica A e chiedo “Sai che la Tiranna ieri aveva portato il Miny Pony a scuola, sai dove lo ha messo?”
“Si”
“E dove?”
“Lo ha regalato a X”
“Bene”
“Tiranna perchè non me lo hai detto?”
“Perchè poi ti arrabbiavi!”
Bene. “Si e adesso mi arrabbio il doppio che mi haipure detto una bugia, perchè lo hai regalato?”
“Perchè me lo ha chiesto”
Ecco perchè la Tiranna ieri per la prima volta è stata messa in castigo senza cartoni. Ha fatto una cosa che sapeva di non dover fare e poi mi ha pure detto una bugia. Mi spiace perchè ormai hanno iniziato ad approfittarsi di questa cosa le sue amiche (mica sceme) sanno che basta chiedere… Mi sento una bestia: metto in castigo la generosità.
Ma la cosa sta diventando insostenibile: regala tutto. E per fortuna che per vendere una casa bisogna andare da un notaio altrimenti vivremmo sotto un ponte.
Non so più come arginarla, le ho detto che è bello fare regali ma che prima se ne parla con mamma e papà, poi tocca a me andare a recuperare cose che non potevano essere regalate.
Ecco no giusto per dire che la mia “non” è una famiglia come le altre…
Sono una lettrice d’azzardo pseudo compulsiva
pubblicato da: stefania - 30 aprile, 2013 @ 10:33 pm
Da cosa si riconosce un lettore compulsivo?
- Quando entra in libreria assume uno sguardo vitreo e la camminata da zombie che si avventa sulla preda. Un lettore compulsivo reagisce ai libri come un giocatore d’azzardo reagisce alle Slot Machine.
- Ha perennemente un libro in mano (o il suo e-reader) e legge ogni volta che ha un minuto libero
Io sto affinando la tecnica, leggo mentre cucino, mentre sono in bagno, prima di dormire, mentre sto sul divano e la Tiranna vuole che la guardo disegnare, mentre aspetto in coda. Sto pensando a come camminare e leggere, pensavo di mettere i sensori di parcheggio sulle suole delle scarpe - Ogni volta che legge un libro (o quasi) sta leggendo il suo libro preferito.
- Se capisce che leggi sei rovinata: ti sommerge di titoli di libri che DEVI assolutamente leggere.
- Se capisce che non ti piace leggere, la sua missione sarà quella di convertirti.
- Se vede qualcuno che legge in un luogo pubblico non avrà pace finchè non scopre cosa sta leggendo.
- Un lettore compulsivo non capisce perchè a qualcuno non piace leggere.
Negli ultimi anni si sono formate 2 fazioni di lettori:
- I puristi: fieri sostenitori della carta stampata.
- I progressisti: che hanno abbandonato la carta per l’e-reader.
- Ah si, poi ci sono i centristi quelli che amano la carta ma adorano anche l’e reader. D’altra parte l’importante è leggere, il supporto è relativo.
I puristi difendono il libro perchè il profumo della carta è unico, un foglio sgualcito racconta una storia che un lettore non potrà mai raccontare, un foglio puoi riempirlo di appunti e sottolineature. Lo puoi tenere da parte e tornare a rileggere.
Io che difficilmente rileggo un passaggio faccio parte dei sostenitori dell’e reader. D’altra parte se dovessi mai avere nostalgia del profumo della carta mi sniffo un po’ l’agenda.
Da cosa si riconosce un lettore compulsivo di e-reader?
- Chiama il suo e-reader per nome, tanto che occasionalmente potresti sospettare stia parlando del suo cane… o di una persona. Il coniuge potrebbe sospettare anche un amante.
- Se gli chiedete chi salverebbe tra il coniuge o il suo e reader ci deve pensare un attimo. E la risposta potrebbe non essere così scontata.
- Si aggira per la libreria fotografando copertine di libri per potersi ricordare i titoli una volta tornato a casa.
- Prima di dormire gli augura la buonanotte.
Adesso vi saluto, io e il mio Kindy ce ne andiamo a nanna… buonanotte!!
Lettera alla me di 20 anni fa….
pubblicato da: stefania - 28 aprile, 2013 @ 8:12 pmhai compiuto qualche giorno fa 34 anni. Già ti vedo “34?? Io?!?”
Si 34 anni, e il bello è che sei sempre la stessa: niente rivelazioni mistiche nessun cambiamento radicale, nessuna consapevolezza che ti permette di dire “si sono grande“.
No sei la stessa persona, piena di dubbi, sogni, pensieri e paure. Ancora cerchi di cambiare il mondo e ancora ti nascondi dietro a un dito quando le cose non ti piacciono.
L’età non ti ha regalato quella consapevolezza che speravi. E questo ti ha permesso di capire molte cose: gli adulti come i bambini prima e i ragazzi poi si muovono a spanne, nel migliore dei casi navigano a vista, nel peggiore brancolano nel buio. Per questo perdona tua mamma se non ti capisce, i professori se non sono infallibili, agli adulti in genere se non ti capiscono: non parlate 2 lingue diverse come credi, semplicemente gli adulti sono come te “vogliono avere ragione”. E ammetti una cosa: loro non capiscono te esattamente come tu non capisci loro, prenditi le tue colpe e smettila di essere incazzata con tutti!
Non hai fatto tante cose che “assolutamente avresti dovuto fare” come conoscere Stephen King, visitare Nazca, diventare una giornalista e scrivere un libro. Ma in compenso hai conosciuto persone splendide che ti vogliono bene, hai visitato tanti posti ugualmente meravigliosi anche se più vicini e fai un lavoro che ti piace.
Non hai cambiato il mondo, ma almeno puoi dire che il mondo non ha cambiato te.
La vita ti sembra nera, l’adolescenza è un’età pessima che se potessi farei saltare a piè pari ai miei figli (si, nel frattempo sei anche diventata mamma e non te la stai cavando in modo poi così pessimo) ma poi tutto si risolleva. Affronterai problemi peggiori di una delusione d’amore (tanto lo so che ti innamori perdutamente circa 4 volte al giorno) ma ci saranno tanti motivi per essere felice.
Insomma la vita spesso non è granché ma vale la pena viverla per le cose belle che ti capiteranno. E ti assicuro che saranno tante.
Quello che non ti dicono quando hai un bambino piccolo
pubblicato da: stefania - 20 aprile, 2013 @ 8:36 pmQuesto post partecipa al comitato liberazione mamma
Diventare mamma è un gran casino. Altro che storie.
Passi 9 mesi a immaginare, fantasticare, creare nella tua mente l’immagine di un bambino inesistente che è il perfetto cocktail di tutti i libri/riviste che parlano di maternità.
Quello che non ti dicono è che appena tuo figlio nasce ti ritrovi a fare i conti con il tuo peggior critico: te stessa. Una vocina interna più fastidiosa di quella della più becera delle suocere, non mancherà di farti notare che stai sbagliando tutto ma proprio tutto.
Come se quella voce bastardissima non fosse sufficiente a riempirti di dubbi e ansie arriveranno a darle sostegno anche le voci saccenti di suocera, mamma, amiche, parenti, vicine di casa e perfette sconosciute. Arriverete al punto in cui penserete che pure la zitella acida che vive come un’eremita all’ultimo piano ne sappia più di voi di bambini, e vi chiederete a cosa è servito devolvere gli ultimi stipendi in libri sull’argomento.
Ti riconosci? Ecco, siediti, ricomincia a respirare e smettila di piangere: non sei la mamma peggiore del mondo. Lo dico con una certa sicurezza, la mamma peggiore del mondo potrei tranquillamente essere io. Ho sbagliato, perseverato nei miei sbagli e ho cambiato rotta un milione di volte.
Lo ho fatto perchè dovevo conoscere mia figlia. Ho dovuto adattare i miei pensieri alla mia nuova condizione di mamma, ho dovuto venire a patti con il fatto che “non stavo capendo proprio niente“.
A peggiorare il tutto poi è arrivato il fratellino “ho capito” mi dicevo, per poi scoprire che tutto quello che avevo capito era completamente sbagliato. Ogni bambino è un universo a se stante, ogni giorni passato con un bambino è un universo a se stante.
Cose che leggerai, e che contribuiranno ad alimentare le tue ansie:
- i bambini piccoli dormono fino a 20 ore al giorno, non so chi lo abbia deciso, probabilmente un uomo, in un periodo di forte calo demografico, per incentivare le nascite.
- imparerai a riconoscere il pianto del tuo bambino: non è propriamente falso ma è fuorviante, lo capirai, ma poi, molto poi, troppo poi. E passerai i primi mesi a guardare questo piccolo essere che sgancia bombe atomiche, con una sorta di terrore. Vorrà qualcosa, lo vorrà subito, ma tu non avrai la minima idea di cosa sia quella “cosa“.
- La vita sessuale con tuo marito può riprendere dopo circa 40 giorni; altra cosa probabilmente decisa da un uomo. Una donna a 40 giorni dal parto avrà voglia di tante cose (una doccia per dirne una a caso) ma di sicuro non di quello.
- Il bambino mangia ogni 3 ore: questa è una delle migliori. Se allatti al seno, tuo figlio mangerà quando vuole, con dei ritmi variabili, con delle pause assolutamente casuali (che possono andare dai 15 minuti alle 3 ore o più, ma con una netta preferenza per i 15 minuti). Andrà avanti così per un bel pezzo. E’ normale.
- Con il tempo imparerà a dormire tutta la notte: il concetto di tempo è relativo, potrebbe imparare a pochi mesi (anche se mi sono convinta che chi afferma di avere un figlio di 2 mesi che dorme tutta la notte o è una mitomane, o è sonnambula e allatta dormendo, o ha una balia) o a qualche anno.
Io mi ripeto che a 20 anni se ne andranno di casa… è confortante.
Ho imparato una cosa, non importa che un figlio sia voluto oppure no. Non importa che una mamma un figlio lo abbia partorito o che abbia attraversato interi continenti per poterlo tenere in braccio. Non importa che una donna abbia avuto un parto naturale, un cesareo o un parto indotto. Non importa cosa siamo state prima, importa solo che in quel momento, quando i nostri occhi si sono persi per la prima volta in quelli di nostro figlio, la nostra vita è cambiata. E i dubbi sono iniziati.
Ti criticheranno in tanti. Troveranno da ridire su tutto. Lascia fare e vai avanti a testa alta perchè solo tu, sai quello che stai facendo. e se hai la sensazione che stai sbagliando tutto, probabilmente lo stai facendo bene.
Intervista a: 50 sfumature di mamma
pubblicato da: stefania - 17 aprile, 2013 @ 10:14 pmCi sono ogni tanto ritorno con le mie interviste. Uno spazietto che mi piace un sacco perchè mi permette di entrare in contatto con persone davvero speciali; come in questo caso. Morna (posso dire che non è il tuo vero nome? No lo faccio per i tuoi genitori!) è splendida, spero un giorno di poterla incontrare di persona. Abbiamo una meravigliosa sintonia di pensieri, ad esempio entrambe detestiamo le pagine al glucosio che ci sono in rete. Insomma: lo vogliamo dire che le mamme a volte sono stanche/stufe/arrabbiate? Lo vogliamo dire? Loro lo dicono qui, nel loro Comitato Liberazione Mamma.
Ok, Oggi parliamo con Morna, Anya e Klarissa mamme del blog 50 sfumature di mamma.
Ciao! Siete in tante, qualche riga per raccontarci di ognuna di voi?
Siamo in tre: Morna, trentina, libera professionista, che si definisce da sempre mamma mostro per la poca tolleranza ai “doveri della maternità”, Anya, ex cacciatrice di teste, oggi mamma a tempo pieno in cerca di un lavoro che le permetta di tornare ad essere donna oltre che mamma, e Klarissa, varesotta di nascita, milanese d’adozione, che si barcamena tra lavoro, studio e figlio, alla ricerca di un equilibrio che non scontenti nessuno.
Domanda banalissima per iniziare: Siete sparpagliate in tutti gli angoli d’Italia, come vi siete conosciute?
E’ un’amicizia nata virtualmente, ancora nel 2007 in occasione dell’organizzazione dei nostri matrimoni, poi via via solidificatasi negli anni, con anche una frequentazione di persona, nonostante le distanze. Anya vive a Parigi da tre anni, Klarissa è di Milano, Morna di Trento
E poi come è nata l’idea di questo blog condiviso?
Per ragioni di lavoro era diventato ormai impossibile continuare a rimanere in contatto sul sito che ci aveva fatto conoscere. Visto che tutte e tre amiamo molto scrivere e che ci dispiaceva che tutte le chiacchierate fatte andassero perse, abbiamo pensato ad un luogo dove ritrovarci, e ritrovare anche tutte le altre amicizie virtuali che nel frattempo si erano consolidate, e dove le nostre riflessioni potessero rimanere e dar vita a piacevoli confronti. Sempre senza dimenticare il lato ironico dell’essere mamma!
Chi vi legge cosa trova nel vostro blog?
Un punto di vista “diverso” sulla maternità, innanzitutto. Nessuna delle tre è una mamma tutta cuoricini, diciamo schiettamente quello che pensiamo, quello che vediamo e ci prendiamo in giro, con ironia. Per questo è nato un appuntamento fisso sul nostro blog, che è molto apprezzato da chi ci segue: la “fenomenologia della mamma”. Ogni lunedì, scherzosamente, descriviamo una tipologia di mamma, che sia l’ansiosa, l’erudita, la mamma in carriera o la “marsupiale”: è una categoria vastissima, ogni settimana ne esce una caricatura divertente, ma che dà anche vita ad animate discussioni!
Oltre all’aspetto più“ludico” c’è anche informazione: sempre più ci stiamo organizzando per recensioni di libri, film e prodotti vari ovviamente dal punto di vista “nanesco” (a breve un’apposita rubrica), o consigli su luoghi da visitare con i bimbi.Prossimamente anche un ulteriore appuntamento, che prevediamo mensile, d’inchiesta su temi mammesco-filiali.
Tra i tanti blog mammeschi del web perchè qualcuno dovrebbe leggere proprio il vostro?
Perché siamo gnocche! Scherzi a parte, crediamo semplicemente che sia divertente leggerci: cerchiamo di dare un’informazione, uno spunto di riflessione, ma con ironia, e di strappare sempre un sorriso (da non perdere il post della domenica, con le frasi più buffe dei bimbi nostri e di quelli dei lettori!).
Varie ed eventuali? Si insomma che domande dovrei farvi che ho dimenticato? Cosa pensate sia importante dire per presentare voi e il vostro blog?
Una piccola precisazione sui nostri “nomi”: per il momento abbiamo scelto di mantenere i nostri vecchi nick. Per motivi diversi, nessuna di noi tre poteva esporsi con nome e cognome. Vediamo più avanti se cambieremo idea.
Quanto al blog, pensiamo che un blog a tre voci sia già un qualcosa di diverso dal solito: oltre a stili, idee e approcci ovviamente diversi, anche uno stesso argomento spesso viene trattato secondo tre punti di vista differenti (ad esempio il tema alimentazione, o nanna).
Non siamo tuttologhe, ma con cinque bambini tra i 9 mesi e i 4 anni e mezzo in tre possiamo dire di saperne qualcosa. Se avete voglia di condividere con noi gioie e dolori dell’essere mamma (e donna!), sul nostro blog troverete ogni genere di confronto (e conforto)!
Il Dalai Lama ha parlato, e a me è entrato nel cuore…
pubblicato da: stefania - 14 aprile, 2013 @ 10:01 pm
Riesco a scrivere solo ora e è un peccato. Perchè un po’ delle sensazioni provate in quel momento si sono dissolte. O forse sono sedimentate, sono entrate dentro di me e fanno parte di quello che sono oggi. Che non sono la stessa che ero ieri e sono diversa anche da quella che sarò domani.
Ogni giorno si cambia, un po’ in modo impercettibile ma profondo.
Giovedì qualcosa è cambiato. C’era il Dalai Lama a Trento e sono andata a sentirlo parlare. Si “sentirlo” perchè “ascoltavo” il traduttore ma “sentivo” lui. Mi vibrava dentro
E’ solo una persona. Forse. O forse è qualcosa di più. Molto di più.
Come si può descrivere un’emozione? In tanti mi hanno chiesto “cosa ha detto?” Non lo so, non lo so spiegare. Perchè non era “cosa ha detto” ma “come lo ha detto”.
Il punto è il suo sguardo, intenso e penetrante, la sua voce sicura e profonda. La sua risata, contagiosa come quella di un bambino. Il Dalai Lama è tutto, e molto di più, non è “solo una persona” ma un universo racchiuso in uno sguardo.
C’è chi mi ha detto che non ha sentito nulla. Mi spiace. Io credo che abbia trasmesso molto. Qualcosa che mi è entrato nell’anima è li è lievitato come una pagnotta lasciata al caldo. La sera mi sentivo leggera, so che è successo qualcosa dentro di me e sto aspettando. Un germoglio è stato piantato e aspetta di crescere.
Un profondo amore, una profonda nostalgia. Tornerà qui lo so, ma intanto mi rimane la certezza di aver “conosciuto” una persona speciale. O forse qualcosa di più.
Non può piovere per sempre??
pubblicato da: stefania - 8 aprile, 2013 @ 8:55 am
Il nostro nuovo/vecchio camper è pronto.
E’ stato sistemato, aggiustato, siliconato, abbiamo messo le cinture sulle poltrone dietro (ok L. HAI messo le cintune sulle poltrone dietro.
Ci hanno regalato il tavolo le sedie, il fornello.
Lo abbiamo riempito con biancheria, pentole e posate recuperate tra casa nostra e casa dei miei.
Abbiamo comprato quello che mancava.
E adesso voglio partire!
Insomma primavera, non ti pare di aver dormito anche troppo? Ok che Aprile dolce dormire, ma non so se hai presente: qui ci sono 2 (DUE) bambini in età prescolare, qui non si dorme: qui si impazza. ABBIAMO BISOGNO DI USCIRE!
I miei neuroni hanno i reumi per la troppa pioggia, ho le giunture arrugginite e la pelle che non è bianca, è verdognola.
La Tiranna da chiari segni di intolleranza contro il genere umano (pensavo passassero una decina d’anni per quello), il suo intercalare preferito è “capito” quando è chiaro come il sole (come sarebbe il sole se decidesse di farsi vedere) che non solo non ha capito nulla di quello che le abbiamo detto, ma che soprattutto non le interessa.
Vichingo da la testa nei muri. E non metaforicamente. Mi chiede insistentemente “Parco?” e considerato che dice 5, 9 parole in tutto, si capisce che proprio ci tiene.
I gatti stanno facendo la danza del sole per averci fuori dalle palle per almeno qualche ora…
L. ha raggiunto la pace dei sensi, ieri mi ha detto una cosa tipo “Non importa se oggi piove, sono contento lo stesso, tanto so che tra pochi giorni arriva davvero la primavera”. Mi ricorda tanto il Corvo e il suo “non può piovere per sempre.”
Peccato che poi a lui gli hanno sparato.



