Oggi

pubblicato da: stefania - 31 ottobre, 2013 @ 2:36 pm

Ieri sera mentre ero davanti al pc mi cade l’occhio su un messaggio. Un messaggio in bacheca all’interno di un gruppo, di una ragazza che non è neanche tra i miei contatti, una sconosciuta, in sostanza.  Una ragazza con cui ho avuto modo di scambiare qualche parola via web e nulla di più, una ragazza di cui non so nulla.  Nel messaggio chiedeva “chi ha il camper nel rimessaggio in via Comboni?” Erano entrati nel suo camper, avevano dormito nelle sue coperte, bivaccato, sporcato tutto quello che era possibile e toccato le sue cose.

Anche noi abbiamo il camper nello stesso parcheggio, che tra l’altro paghiamo neanche poco, e un campanello d’allarme è scattato. Ma era sera tardi, i bambini dormivano, io ero a casa da sola e L. era al lavoro. A piedi poi. La macchina era rimasta a noi, pioveva.

L’assicurazione da parte di questa ragazza che il marito avesse fatto il giro degli altri camper e che tutto pareva a posto ha fatto il resto. E’ tardi, ci siamo detti, domani andiamo a controllare.

Questa mattina mi sono svegliata con la gola secca. Il camper. Lo volevo controllare. Ho chiamato mio fratello, anche il suo camper è li, è andato a guardare, e poi la chiamata. “credo che ti siano entrati, il finestrino è spaccato, ci sono delle cose sulla tavola. Coltelli, cose da mangiare” Ero in doccia e il mondo è crollato. Erano entrati in casa mia.  Ho chiamato i miei, L., che non mi rispondeva. Mia mamma si è agitata, non capiva cosa avevo. Ma poi è arrivato mio papà, ha preso i bimbi. L. finalmente ha risposto e siamo andati tutti al parcheggio.

Il vetro era rotto. Era tutto vero allora.

Sono entrata nell’ufficio, ho detto loro che il camper era sotto la loro custodia, e che dovevano avvertire se c’era gente che entrava nei camper, chi ha il camper li non ha il diritto di sapere? Non ha il diritto di tutelarsi? No. Mi dicono. Non è compito loro, loro danno lo spazio, del resto, pare, si lavano le mani.

Mentre esco, frustrata e depressa vedo mio papà davanti alla porta del camper. “E’ ancora dentro” mi dice. E li c’era questa ragazza che con aria innocente mi guarda, come se fosse suo diritto stare li, in casa mia. A toccare le mie cose. A dormire nel mio letto. Tra le lenzuola tra cui anche i miei bambini si accoccolano accanto a noi.

Le sarei saltata al collo se non mi avessero tenuto, credo di averle urlato contro che era casa mia, ma sinceramente è tutto un po’ annebbiato. La polizia arriva e la porta via, lei sorride, mi dice L. è incinta, probabilmente sa che non le faranno nulla. Il suo compagno è scappato, lo hanno inseguito e preso. Si erano portati via i nostri shampoo e docciaschiuma, era nascosti nella sua giacca. Hanno usato il nostro bagno, hanno dormito nel mio letto e la tavola era apparecchiata per una ricca colazione: yogurt, torta confezionata, acqua. Il tappo di una bottiglia di birra era abbandonato li, la bottiglia era fuori. Avranno preferito berla all’aria aperta.

E il fumo. Un forte odore di fumo ha impregnato tutto quanto, tanto forte che lo sentirò sempre. Anche se verrà tutto lavato.

Abbiamo raccolto tutto, la lavatrice a pieno carico continua ad andare per tirare via quella puzza che non ci appartiene, e che comunque sentirò sempre. Un vetro nuovo lo stiamo cercando, intanto un pezzo di nailon protegge il camper dalla pioggia, dovesse arrivare.

Quello che è successo non è colpa di nessuno. Non è colpa del padrone del parcheggio “non è un vigilantes, non aveva il compito di avvertire” dice lui, non è colpa dell’assicurazione, non copre i danni da effrazione, non è colpa di chi è entrato, non hanno nulla, costituirci parte civile pare sarebbe del tutto inutile. Allora è colpa nostra che come al solito ci siamo fidati delle persone, di questa città che non ci difende più. Ci siamo fidati perchè è questo che so fare: fidarmi della gente. Domani sarà tutto uguale, nulla sarà cambiato, quelle persone saranno già fuori e mi chiedo se rientreranno nel mio camper. Si erano trovati bene! Spostarlo è inutile: per metterlo dove?

Mettendo insieme i pezzi, mio papà mi dice che la ragazza parla italiano, lo ha scoperto prima che tentassi di staccarle la testa a morsi, è incinta e non aveva un posto dove stare. “Un amico ci ha detto che qui ci sono letti e noi siamo venuti qui.” E’ rassicurante. Davvero. Paghiamo un parcheggio che viene ceduto come hotel da uno sconosciuto che si è appropriato delle mie cose.

Siamo in balia del nulla, la corrente ci sposta e non siamo padroni di nulla.

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5 commenti
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  1. Stefania, non so davvero cosa dire… credo di immaginare come ti puoi sentire.
    Un abbraccio… che schifo però uff

  2. Ringraziamo Stefania che ci ha fornito la sua versione, leggermente diversa e sicuramente più vissuta, rispetto a quella, giustamente scarna, dei carabinieri. Abbiamo cercato di spiegare cosa succede in via Comboni in questo articolo, e seguiremo la notizia grazie a quanti vorranno darci le loro segnalazioni.
    http://www.trentotoday.it/cronaca/parcheggio-camper-via-comboni-entrano-abusivi.html

  3. Gentile Stefania,

    le sue parole di decoro borghese e di indignazione ferita mi danno il voltastomaco. Scorrendo le righe di una vicenda tutto sommato banale e quotidiana viene da chiedersi se lei abbia mai avuto qualche preoccupazione seria nella vita.
    Scrivendo questo, poi mi viene in mente che non ho lo scettro per stabilire che cosa è serio e che cosa non lo è, altrimenti mi trasformerei in una bacchettona moralista che giudica e sentenzia, e forse rischierei di assomigliare troppo a persone che non mi piacciono proprio.
    In ogni caso, le sue parole sono molto aggressive e violente: “puzza… quelle persone… staccare la testa a morsi”. Stia attenta a che cosa scrive: per quanto su un blog di provincia, lei ha un ruolo pubblico.
    Che tristezza e vacuità: essere “in balia del nulla”, “non essere più padroni di nulla”, tutto per il vetro rotto di un camper.
    Le auguro sinceramente che i suoi occhi possano aprirsi, anche se per farlo probabilmente dovrebbe sperimentare, come tanti, la sensazione di stare dall’altra parte di quel vetro rotto.
    Cordialmente,
    Elisa Bellè

  4. Devo essere sincera, ci ho dovuto meditare su una notte intera su questo commento, chiedendomi, se davvero, sono una persona tanto meschina.
    Mi sono sentita in colpa, una persona pessima e rancorosa, senza un vero problema. Mi sono chiesta: è vero?
    Poi fortunatamente la notte porta consiglio e ho capito che non devo sentirmi in colpa di essere arrabbiata. Credo che sia un mio diritto.
    Poi mi si chiede se non ho problemi seri. Fermo restando che dei miei problemi “seri” non parlo sicuramente in un blog ma nell’intimità della mia famiglia e delle mie amicizie sincere, basta una scorsa ai miei vecchi post per darsi in autonomia una risposta.

    Per quanto riguarda la cattiveria delle mie parole, mi perdonerà, ma puzza. Si, probabilmente dall’alto della mia posizione privilegiata (d’altra parte non ho un problema al mondo) l’odore di feci (per usare un termine non volgare) mischiato all’odore di sigaretta, mi sento di dire che “è puzza”.
    Amo i miei figli più della mia vita, ma questo amore non riesce a offuscare un altro fatto: anche quando loro vanno in bagno: puzza. Stessa cosa per mio marito… e si, neanche io sono immune e nonostante mi ostini a pensarlo devo arrendermi all’evidenza che neanche quando vado in bagno io si sente profumo di violetta. Forse per lei è diverso. Mi spieghi il trucco in caso per favore, mi eviterebbe di dover spalancare le finestre in pieno inverno.
    “quelle persone” si quelle, quelle che sono entrate in una mia proprietà senza il minimo rispetto, quelle che sono entrate nella proprietà di altre 3 persone (non sono riuscita a trovarne altre finora nonostante i miei sforzi) e che senza rispetto hanno calpestato quello che per me, e per gli altri proprietari era frutto di innumerevoli sforzi economici.
    Per quanto al “staccare la testa a morsi”… che ci vuole fare sono rancorosa, e il sorriso con cui mi ha accolto, in una mia proprietà ha fatto il resto. Francamente non me ne vergogno e per quanto sia, di norma, una persona piuttosto pacifica, in quel momento non avrei guardato in faccia a nessuno.
    Ma d’altra parte, era solo un finestrino! Che sarà mai! Se mi facesse il piacere di lasciarmi i suoi dati avrò premura di fare girare a lei la fattura di 500 euro per aggiustarlo e non mancherò di riferire che “è solo un finestrino” anche alle altre persone che, nello stesso parcheggio e nelle stesse giornate, se lo sono trovato rotto. Saranno contente di sapere che si stanno preoccupando per niente!
    Cordialmente

  5. So quello che è accaduto a Stefania perchè le sono amico.
    Ma ,come si dice, amici, romani, compatriotti, prestatemi orecchio: non scrivo e non sono qui nè per lodare Stefania, nè per seppellirla .
    Scrivo quello che la riflessione della signora Elisa Bellè mi ha fatto pensare.
    Apporto il mio pensiero alla riflessione, solo questo, non per difendere nè per accusare.
    Allora…..io sono profondamente, grandemente, inguaribilmente, radicalmente, di sinistra, proprio di sinistra, e poi sono incrollabilmente antifascista e graniticamente democratico, oltre che post-comunista, dal momento che oggi, alla luce degli avvenimenti che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, definirsi comunisti ha perso gran parte del senso che gli attribuivamo, quando pensavamo a quel grande sogno egalitario come alla più straordinaria utopia di libertà e giustizia non solo sociale, ma addirittura antropologica, che l’uomo avesse mai immaginato.
    No, tanto per chiarire di che cosa stiamo parlando.
    Ad oggi, il mio vissuto purtroppo non più verde, unitamente ad una certa applicazione nel tempo alla pratica della riflessione e del pensiero, mi portano ad avanzare la presunzione di dichiararmi iscritto unicamente al partito dell’intelligenza. Quella che difetta, quasi sempre, anche se a volte la sua assenza è in realtà solo un trucco di quella che Marx definiva falsa coscienza, tanto per restare in tema, alle due correnti di pensiero opposte che sono solite fare un uso ideologico di fatti di microcriminalità, o comunque marginali, come questo, per i loro propri fini apodittici.
    Stesso atteggiamento, fini opposti, stessa ottusità.
    Del fatto in sé, non frega niente nè al teorico di destra nè a quello di sinistra.
    L’importante è usare la circostanza ideologicamente, per dimostrare l’infallibilità della propria visione del mondo: così da destra ci sentiremo direi che il ladruncolo, lo scippatore, lo zingaro al semaforo, il marocchino che spaccia, l’immigrazione clandestina etc., sono l’origine di tutti i mali e dell’insicurezza che serpeggia nella società, che sono la madre di tutti i nostri guai, così sorvolando bellamente su tante altre grandi responsabilità, privilegi, ingiustizie che non si vogliono vedere
    Dall’altro lato, quello dello snobismo sedicente di sinistra, l’uso ideologico opposto dei fatti di microcriminalità è quello di dire che si tratta di fatti a ben guardare trascurabili, marginali, i cui attori sono in realtà vittime loro stessi, vittime della società, dell’emarginazione, del modello economico e così via, mentre coloro che subiscono le azioni criminali, invece di ragionare in termini di meschino calcolo personalistico e piccolo borghese, dovrebbero rendersi conto che ben altri sono i mali del mondo, che ben poco rileva il loro lamentoso fissarsi sul piccolo guaio personale, mentre il mondo è oppresso dalla fame, dai mutamenti climatici, dal buco dell’ozono e dallo strapotere delle multinazionali: facile prendersela con lo sfigato che ti fa un torto, ma perché non vi è mai venuto in mente di prendervela con le società petrolifere che stanno andando a distruggere a colpi di trivella l’Antartico, cari piccoli comici spaventati guerrieri dell’orticello vostro??
    Ecco, questo è quello che intendo per uso ideologico di fatti o circostanze.
    Un uso che a me, persona di sinistra, assolutamente non appartiene, dal momento che non c’è proprio niente di sinistra nel giustificare il vandalismo, la prepotenza, la violenza, la violazione degli spazi e dei diritti degli altri, soprattutto dei deboli e delle persone che meno sono in grado di farsi valere.
    Perché una delle cose che questo sgradevole snobismo di sinistra non considera, è che la microcriminalità colpisce soprattutto persone socialmente deboli, anziani, donne, persone sole, perché la viltà costitutiva tipica di questa categoria di azioni porta a scegliere obiettivi i più indifesi possibile.
    L’atteggiamento giusto, quello non ideologico, di fronte a fatti di questo genere è considerarli per quello che realmente sono, cioè azioni criminose e vandaliche assolutamente riprovevoli, inaccettabili e da perseguire legalmente in ogni modo: azioni che certo non devono condurre le persone a diventare la versione 2.0 del Giustiziere della notte ma neanche possano essere affrontate con una pacca sulla spalla e l’offerta di un Campari al delinquente di turno.
    No, essere di sinistra non vuol dire trovare giustificazioni a comportamenti individuali criminali o vandalici assolutamente sbagliati e ingiustificabili, comportamenti ingiusti, violenti, prevaricatori.
    Il vantaggio che può derivare ad una persona dall’essere di sinistra e soprattutto munita di senso critico e di un po’ d’intelligenza, è di avere, potenzialmente, una migliore capacità di comprensione delle cause che producono certi comportamenti, senza per questo sentirsi in dovere di minimizzarli o banalizzarli.
    Come dire, siamo di sinistra, ma mica (necessariamente) cretini.

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