Una giornata così…. come tante altre.

pubblicato da: stefania - 13 ottobre, 2012 @ 10:33 pm

Un mattina X della settimana scorsa avevo un importante appuntamento in quel di Bolzano.
Così sono corsa alla materna, ho parlato con la maestra della Tiranna che aveva una cosa da mostrarmi e mi ha chiesto se lunedì alle 14.00 sarei potuta passare  a casa sua prima di andare a scuola a recuperare le bestie (lei non si è espressa esattamente in questi termini però). Io: Non c’è problema!
Fuori dalla materna c’era Heba, splendida ragazza siriana che aveva acconsentito di farsi intervistare proprio quel giorno (prossimamente arriva anche l’intervista). Cazzarola! Me ne ero proprio dimenticata! Mi sono scusata 10 -100-1000 volte.  E ci siamo accordate per il lunedì successivo. Davanti alla scuola, si portano i bimbi e si torna a casa insieme.

Intanto Veronica, nuova amica incontrata su face (e chi lo dice che su un pc non si incontrano persone meravigliose?) e mi invita in città a pranzo lunedì alle 12.45 durante la sua pausa pranzo.

Domenica sera.
Veronica: Allora ci vediamo domani vero?
Io: certo non ci sono problemi! Sono impegnata la mattina e poi sono libera!

Lunedì mattina.
Heba alla finestra: Stefania vieni qui da me quando hai portato le bestie (sempre con altre parole). Ho la piccola malata e non mi posso muovere!
Io: ok! dammi una mezz’ora e ci sono!

A scuola.
Maestra della Tiranna: Allora ci vediamo dopo!
Io: …….
Maestra della Tiranna: Ti ricordi vero?
Io: …… Si? …. Si certo….
Maestra della Tiranna: Questo pomeriggio alle 14.00 da me. Non ci sono problemi vero?
Io: Assolutamente no! Ho solo un appuntamento un’ora prima dall’altra parte della città…

Alle 9-15 mentre andavo a casa di Heba, mi domandavo se per caso quella mattina sarei riuscita ad andare a lavare la macchina; alle 12.15 ero ancora a casa sua con lei e suo marito che cercavano di convincermi a fermarmi a pranzo. Sono praticamente volata già dalle scale e sono corsa in centro a conoscere Veronica.

E’ buffo trovarsi con qualcuno che non si conosce, ci siamo guardate con lo sguardo da triglia per un secondo prima di dire in coro “sei tu?”  Meno divertente è stato dover dire subito “Guarda ho un’ora poi mi tocca scappare via come il vento” Giuro mi faccio perdonare.

Alle 14.00 ero ancora in città. Dovevo tornare a casa.
Mentre percorrevo la strada verso casa mi arrovellavo  sul “dove lascio la macchina” considerato che, dovevo andare a casa della maestra (800 mt da casa mia) poi sarei dovuta andare alla materna, (500 mt da casa della maestra) prendere le bestie (si io le chiamo così…. ma con profondo affetto – quasi sempre…) andare a casa della nonna (30o mt dalla materna) far mangiare entrambi, lasciare il Vichingo e correre con la Tiranna a ginnastica (900 mtda casa della nonna), e tornare a casa nostra (500 mt dalla palestra), ho deciso che la macchina poteva stare a casa. l’ho lasciata e ho iniziato a correre camminare molto camminare abbastanza velocemente verso casa della maestra. Dove sono arrivata con mezzo polmone in mano e un attacco di cuore scongiurato per miracolo (sono sportiva dentro) con “soli” 35 minuti di ritardo.

Alle 15.25 la maestra mi dice: “ora corri. Hai tipo 5 minuti per prendere le bestie (sempre con altre parole) prima che li facciano scendere a mangiare la merenda per il posticipo. (di cui tra le varie non ho neanche diritto) Ho iniziato a correr ehm a camminare molto velocemente.

Dalla materna siamo usciti con una delle amichette migliori della Tiranna (nonché figlia del sig. Trentoblog) e nonostante avessero passato insieme le precedenti 8 ore, il distacco è stato lungo e straziante.

Siamo corsi a casa della nonna (in ritardo) mentre L., incavolato come pochi si stava chiedendo che fine avessi fatto.

Finito di mangiare (cioccolata calda fatta in casa… di nonna ce n’è una sola…). Abbiamo iniziato a correr camminare molto velocemente verso la palestra. Mentre trascinavo la Tiranna esortandola muoversi lei mi dice “a volte mi va di correre, altre volte no. Oggi no.” Ovvio.
“Ma se non corri non arriviamo al tuo corso di ginnastica artistica, arriviamo al corso di karate che fanno l’ora dopo” Ha accelerato il passo. Non molto, Ma ho apprezzato il tentativo.

Poi siamo tornate a casa.

I casi sono 2: 

– o mi compro un’agenda. E mi deciso a usarla.
– o mi compro un clone. Ma poi rischio che mi denuncia per sfruttamento.
PS. comunicazione di servizio che non centra nulla con il post: La splendida redazione di Trentoblog mi ha fatto i biglietti da visita. Grazie. Li amo!

 

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Bagni pubblici… riflessioni…

pubblicato da: stefania - 12 ottobre, 2012 @ 8:03 pm

Riflessioni in fila nei bagni pubblici.

  • Perché la fila nel bagno delle donne è nel migliore dei casi kilometrica nei peggiori pari alla distanza tra terra e luna? Le donne hanno un orologio biologico interno che le spinge ad andare in bagno tutte insieme?
  • Cosa ci fa una donna in un bagno pubblico? Come fa a starci dentro più di 5 minuti?
  • Perché la tazza deve essere alta un metro? Nessuno si siede, si sa, è un bagno pubblico, e cazzarola mettila raso terra che ci eviti improbabili acrobazie per non toccare nulla.
  • La luce a tempo: più di 10 secondi, grazie… già è difficile stare appesi a mezz’aria e non toccare nulla se poi bisogna sbracciarsi per far riaccendere la luce si rischia di perdere l precario equilibrio conquistato.
Una delle millenarie domande che il genere maschile si pone è “Perché le donne vanno in bagno in coppia?” Ecco una carrellata di alcuni dei motivi principali:
  • 2 ragazze = 2 borsette. Ovvero doppia possibilità che una abbia fazzoletti nel caso la carta igienica fosse finita.
  • La porta. Un uomo non ha idea di cosa significa arrivare in bagno e trovarlo senza chiave. Se sei fortunata c’è qualcuna in fila dopo di te (e devi sperare non si tratti di una squilibrata), se sei previdente ti sei portata un’amica. In caso contrario puoi sperare che non arrivi nessuno.
    Fare pipì guardando ansiosamente la porta o con le orecchie tese a captare rumori sospetti non è bello… E neanche tenere la porta chiusa con una mano; magari mentre sei in equilibrio precario su una gamba e una mano è occupata a dondolare avanti e indietro per non far spegnere la luce… Sperando sempre che la carta igienica non sia finita altrimenti ti tocca mollare tutto per aprire la borsetta per cercare i fazzoletti…
Insomma andare in bagno in un bagno pubblico è uno stress per gli adulti. Ma diventa ancora più stressante quando diventi mamma:
  • Più il bambino ha fretta, più la fila è lenta.
  • Più il bambino ha fretta (quando mai non ha fretta?) meno chi hai davanti è disposto a farsi impietosire, inutile sfoderare lo sguardo languido…
  • Più le condizioni igieniche del bagno sono scandalose, più il bambino sarà tentato a mettere le mani ovunque, E con ovunque intendo OVUNQUE.
  • Più la consistenza di ciò che viene prodotto dal santo culetto della vostra prole è bassa, meno sarà la carta igienica a disposizione. Tenetelo presente quando al supermercato passate davanti allo scomparto con le salviette.

 

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Darwin si rivolta nella tomba?

pubblicato da: stefania - 9 ottobre, 2012 @ 1:41 pm

Notizia passata sul web e anche al telegiornale (sempre che Studio Aperto possa essere classificato “telegiornale”) in Florida ragazzo di 32 anni muore subito dopo aver vinto una gara tipicamente dal sapore americano: una gara mangereccia, solo che in questa gara non si mangiavano hot dog o torte, si mangiavano insetti vivi.

Insomma un sano trentaduenne nel pieno delle sue capacità mentali è morto dopo aver fatto una scorpacciata di scarafaggi et similia.

Per vincere cosa? Un pitone.

Ecco insomma una gara, non una scommessa. C’era un tavolo, delle persone (più di due) disposte a mangiare insetti per vincere un pitone.

Ma ci rendiamo conto che è follia?

Perché parlo di questo in un blog che parla di famiglia? Mi sto ponendo delle domande… cosa c’è di sbagliato nel mondo se una persona muore mangiando degli insetti per vincere un pitone?

Notizia presa da qui: http://magazine.liquida.it/2012/10/09/chi-mangia-piu-scarafaggi-muore/

Possiamo davvero considerarci “la razza intelligente” del pianeta?

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Allattiamo? Si grazie!!!

pubblicato da: stefania - 5 ottobre, 2012 @ 8:20 pm

Nei primi mesi della Tiranna ho allattato ovunque.

Ho allattato al parco, seduta su una panchina

Ho allattato sul divano di casa, mentre chiacchieravo con amici e famigliari;

Ho allattato a casa di amici.

Ho allattato in piazza Duomo, con alcune vecchiette che mi sorridevano complici e altri passanti che mi fissavano scandalizzati;

Ho allattato sulle stradine di montagna, camminando all’ombra degli alberi.

Ho allattato al mio matrimonio, mentre passeggiavo tra i tavoli chiacchierando e festeggiando.

Ho allattato in spiaggia, al lago e anche dentro la piscina

Pensandoci bene ho passato 6 mesi con le tette al vento peggio di Moana Pozzi, di solito cercavo di essere discreta, ma a volte me ne dimenticavo…

Una volta sono uscita sul balcone di casa, L. mi guarda e mi fa “Non ti sembra il caso di mettere la maglietta almeno?”

Se anche voi avete allattato ovunque e siete orgogliose di averlo fatto condividete questo video fatto dalla mia cara amica Geo e raccontateci la vostra esperienza…


Festeggiate con noi la SAM, la settimana dedicata all’allattamento materno.

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HAPPY FAMILY ON THE ROAD?

pubblicato da: stefania - 2 ottobre, 2012 @ 9:48 pm

La Happy Family si sta accingendo a fare una follia: nella Happy Family da domani ci sarà un componente in più.

Dopo aver dibattuto a lungo tra roulotte e tenda, tra tenda e roulotte… passando per il carrello tenda e tornando al “ma chi ce lo fa fare” lo spirito avventuriero e la pazzia che ci contraddistingue (si ok… spirito avventuriero poco, ma compensiamo in larga misura con la follia) ci siamo decisi.

In casa nostra arriva un camper.

Si insomma faccio fatica a scriverlo (e a concepire l’idea a essere sincera) perché ho sempre considerato il camper una cosa da persone benestanti, con una leggera puzza sotto il naso e magari anche un po’ invasati…  palle: che parlava era l’invidia fatta e finita.

Abbiamo cercato, guardato e vagliato per più di un mese le varie offerte e alla fine abbiamo trovato lui.

Piccolo, modesto e un po’ vecchiotto, con qualche lavoretto da fare ma tenuto bene, e soprattutto economico.

La settimana scorsa lo abbiamo portato dal nostro meccanico di fiducia e domani si farà il passaggio.

Ma cosa ci ha spinto a fare una tale follia che darà fondo alle nostre finanze?

Amiamo viaggiare. Ma nutriamo una forte antipatia per gli alberghi: orari rigidi di pasti di entrata e uscita, Ci infastidiscono, come l’idea che mi si dica come, dove e a che ora mangiare.

Abbiamo 2 bambini: viviamo alla giornata, Pianificare significa ritrovarsi con una influenza intestinale, un virus dato per estinto o una crisi di nervi come compagni di viaggio.

Tiriamo la cinghia da anni da anni, praticamente da quando nel 2005 siamo andati a convivere: prima per pagare l’affitto, poi per comprare casa, poi per prendere i mobili,  poi per la figlia in arrivo, poi per il secondo figlio in arrivo, poi per il mio licenziamento… Abbiamo vissuto gli ultimi 8 anni della nostra vita in previsione dei tempi più difficili. Ne abbiamo passate tante, e siamo ancora in piedi per una volta abbiamo mollato le reti di sicurezza e ci siamo buttati.

Sono euforica. E terrorizzata. Ma soprattutto euforica.

Questo camper rappresenta la fiducia che abbiamo nel domani: le cose andranno bene.

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La rivisitazione del Pulcino Pio

pubblicato da: stefania - 28 settembre, 2012 @ 7:26 pm

Questo è il Pulcino Pio



 Questo è il Pulcino Pio cantato dalla Tiranna:

In radio c’è un Pulcino
In radio c’è un Pulcino
In radio c’è un Pulcino
è il Pulcino Pio, il Pulcino Pio, il Pulcino Pio

In radio c’è una mucca
In radio c’è una mucca
In radio c’è una mucca
e la mucca Muuu,  E la mucca Muuuu, E la mucca Muuuu

In radio c’è un gallo
In radio c’è un gallo
In radio c’è un gallo
E il gallo chicchirichì, E il gallo chicchirichì, E il gallo chicchirichì

In radio c’è un piccione
In radio c’è un piccione
In radio c’è un piccione
E il piccione strecatino, e il piccione strecatino, e il piccione strecatino

Non ci è dato sapere cosa abbia mangiato il povero piccione per andare in giro urlando “strecatino! Strecatino!”

 

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Impasto per la pizza… che passione

pubblicato da: stefania - 26 settembre, 2012 @ 5:15 pm

Una delle mie migliori amiche è la macchina del pane.

Mi è stata regalata per il mio compleanno e ci siamo piaciute da subito, ma era inevitabile: entrambe abbiamo una passione smisurata per la farina…

Ovviamente una delle prime cose che ho fatto appena avuta la mitica MDP è stata perdere il foglietto delle istruzioni, quindi adesso navigo sempre su internet alla ricerca della ricetta perfetta, i siti sono tanti e tutti molto carini, si possono prendere una serie infinità di idee e spunti di cui alcuni davvero originali.

Tra le altre ho trovato questa ricetta per l’impasto per la pizza:

300 ml di acqua tiedida
1 cucchiaino di olio
2 cucchiaini di sale (la ricetta diceva 1.. ma a noi piacciono i sapori forti)
450 grammi di farina
2 cucchiaini di lievito

Tutto nella farina e via con l’impasto!

Ora che si fa con l’impasto per la pizza?

Anche qui mi sono data agli esperimenti

1. Pizza. Classica, semplice, sempre buona. Io amo la pizza e la mangerei tutti i giorni, o a giorni alterni, certi giorni pizza gli altri tortello di patate, l’altra mia perversione.
A casa mia la pizza si condisce con tutto quello che è in scadenza nel frigo, facciamo le classiche pizza spazzatura.
Da qualche tempo mi sono lanciata sulle pizze bianche grazie alla mia amica Ale che, me le ha fatte scoprire un giorno che ci ha invitato a cena. Tanta mozzarella, olio e ingredienti a piacere… Oppure a L. piace tanto la Calabrese con l’aglio schiacciato e l’olio. Insomma qui la pizza è un’arte!

2. Pizzelle. Delle pizzelle ho già parlato tempo fa, solo che ora ho cambiato, invece che impazzire a gfare dischetti stendo la pasta, la taglio con la rotella e immergo nell’olio bollente, sono pronte in davvero un attimo, appena salgono, le giro e tolgo dal fuoco, contrariamente a quello che può sembrare non sono pesanti, anzi sono ottime! Noi le abbiamo mangiate con il sigo di pomodoro e la mozzarella, tutto a freddo, oppure sono tanto buone anche con gli affettati e il formaggio.

3. L’altro giorno avevo voglia di pizza, ma non c’era tempo per la cottura in forno e non avevo olio per friggere allora ho provato a cuocerle  le mie rondelle d’impasto in una padella antiaderente con un filo di olio e il coperchio. Ci ho messo un po’ a capire il giusto grado di cottura (pochi minuti) ma il risultato è stato ottimo e leggerissimo, queste le abbiamo mangiate con gli affettati.

Poi ci sono i classici panzerotti cotti al forno o fritti…

In questo momento ho la MDP che mi avverte che l’impasto è pronto… come lo preparo oggi? Suggerimenti?

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Gialli nella Happy Family

pubblicato da: stefania - 22 settembre, 2012 @ 2:05 pm

Tragica fatalità o tentato omicidio?


Nella mattina di sabato, una Winx, più precisamente Tecna, è stata trovata agonizzante nel piazzale antistante casa nostra.

Fonti attendibili (la Tiranna) affermano che, proprio negli attimi precedenti la caduta, la suddetta Winx, passeggiava sul balcone di casa in compagnia del Vichingo. Lui nega qualsiasi coinvolgimento, ma l’ente preposto all’indagine (la mamma) dubita fortemente che Tecna si sia lanciata spontaneamente da quell’altezza senza indossare le sue ali d’ordinanza.

Una volta riportata a casa, abbiamo appurato che le sue condizioni sono stabili e non presenta traumi visibili derivati dalla caduta: ma la ragazza, in evidente stato confusionale ancora tace.

Siamo in attesa di una sua ripresa, per poter risolvere questo giallo.

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La rivincita delle ballerine

pubblicato da: stefania - 17 settembre, 2012 @ 7:59 pm

Diciamolo, non sono mai stata tipa da “tacco 12″, neanche quando single e sfrontata giravo per i locali la sera bevendo drink di dubbia gradazione alcolica (UN drink, mai retto di più… e spesso nemmeno quello); anche allora ero più del genere “Mettiamoci le zeppe e speriamo di non romperci l’osso del collo” ma almeno ci provavo.
MAI” dicevo “MAI i miei piedi avrebbero conosciuto le ballerine” (solo il nome mi faceva rivoltare lo stomaco) quelle solette senza significato che mortificavano il genere femminile.

Poi sono rimasta incinta. Nel corso dei mesi le zeppe delle mie scarpe si sono abbassate, le scarpe da ginnastica erano troppo sportive, gli stivaletti erano caldi, le infradito troppo estive… In quel momento di profonda instabilità emotiva, quando gli ormoni avevano ormai avuto il sopravvento sul buongusto, e in cui la praticità ha spodestato dal podio la bellezza; li in quei momenti di inabilità cerebrale mi sono avvicinata per la prima volta, nel negozio di scarpe,  allo scaffale con le “ballerine“.

Ci siamo scrutate con iniziale diffidenza, con circospezione mi sono avvicinata a un modello e poi a un altro, poi le ho prese in mano… e si insomma ho scoperto che toccarle non ha causato l’incenerimento istantaneo delle ultime facoltà mentali.

Le ho indossate, e ho dovuto ammettere che erano comode e neanche eccessivamente antiestetiche. Con le ballerine riuscivo anche a saltellare (cosa che con le zeppe non ero mai riuscita a fare), so che non avevo motivo di saltare con un pancione di proporzioni pachidermiche, ma perché privarsi della possibilità di farlo?

L. il marito, da principio dubbioso ha dovuto arrendersi all’evidenza: anche io ero diventata una fiera sostenitrice delle ballerine.

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Ho perso il cellulare.. telecronaca di una tragedia annunciata

pubblicato da: stefania - 14 settembre, 2012 @ 10:47 pm

Domenica scorsa ho perso il cellulare.

Il marito si è sbagliato: era convinto che lo avrei sfasciato. Ho vinto io!

La Tiranna ha contribuito alla ricerca: “mamma prova a guardare in quel campo laggiù forse lo hai lanciato e non te lo ricordi.”

L’amica Elena ha partecipato alla ricerca: è tornata nei luoghi che avevo setacciato io per un secondo più approfondito controllo (mancanza di fiducia?)

La sottoscritta, in evidente stato di shock continua a pensare alle foto che aveva fatto ai figli con il pony che sono andate disperse.

Il cellulare: l’ipotesi più accreditata lo localizza in fondo al laghetto a fare compagnia ai pesci. Crediamo che mi sia scivolato fuori dalla tasca mentre ero sul pontile.

Se si perde un cellulare bisogna:

  • chiamare l’operatore e bloccare la SIM (cosa che ho fatto singhiozzando)
  • Cambiare eventuali psw presenti anche sul telefono (posta, social network….)
  • Andare dalla polizia di stato a fare la denuncia di smarrimento (possibilmente con scatola per bloccare il telefono)
  • Andare dal gestore a farsi rifare la scheda (è inutile cercare di impietosirlo con la tragedia appena successa… non danno telefoni sostitutivi – o perlomeno non li danno a chi ha una prima di reggiseno)
  • Cercare qualche anima pia che ti presta un telefono sostitutivo. (la mia anima pia è l’amica  Georgia, ancora di salvezza di molte mie digressioni)

Sono stata 5 giorni senza cellulare, e tutt’ora sono senza uno Smartphone, non credevo che sarei sopravvissuta, comunque, nonostante le mie apocalittiche elucubrazioni devo ammettere che: VIVERE SENZA CELLULARE SI PUO’ (si ok, per un periodo di tempo limitato ma si può).

Insulti che mi sono presa dal marito

  • Ti sta bene lasci sempre il telefono in mezzo alla tavola quando cucini (giustizia divina?)
  • Te la sei cercata lo hai sempre trattato malissimo (non sono io che lo ho perso, è lui che mi ha abbandonato? Senza un bigliettino di addio?)
  • Il prossimo cellulare te lo cambretto al collo così non lo perdi (non lo ha ancora fatto… ci sono buone speranze che se ne sia dimenticato)
  • Il prossimo telefono te lo prendo fatto col Lego (si papà! Non lo faccio più!)
  • BLa BLA BLABLABLA BLA (dopo un po’ ho deciso che piangere la mia perdita era meglio che ascoltarlo, cosa che ha portato al successivo insulto)
  • Non sta farne una tragedia era solo un cellulare (No, non era solo un cellulare. Era: la mia rubrica, i miei contatti, le mie foto, i mieie appunti, i video della Tiranna e del Vichingo…. praticamente metà della mia vita)

In ogni caso è andato e io sono ancora qui… incredibile!!

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