I tedeschi hanno sempre ragione?

pubblicato da: stefania - 26 giugno, 2013 @ 1:58 pm

Cose inquietanti di questa vacanza:

  • La nonna che ha fatto un filmato di 5 minuti alla nipote durante la BaBy Dance, peccato che la bambina è stata 4 minuti  e mezzo immobile: praticamente un filmato in stop motion.

Una delle cose belle in campeggio è vedere come si organizzano le altre persone, camper, roulotte, tende e simili tutti attrezzati in modo diverso, un universo di stili di vita e pensieri che convivono pacificamente in uno spazio relativamente ristretto.

In campeggio è (quasi tutto lecito) il rispetto reciproco è cosa naturale, e la convivenza forzata e la mancanza totale di privacy spinge tutti ad essere più socievoli. Insomma potresti far finta di non sentire il vicino di tenda che sbraita contro i figli ma saresti poco credibile, quindi il sorriso complice da “si ci sono passata anche io” è è praticamente d’obbligo.

I migliori di tutti sono i tedeschi. I nordici sono sempre una spanna davanti agli altri (cioè agli italiani) e è bello vedere il loro attrezzamento di base, che quest’anno oltre che a vantare la bicicletta senza pedali per i bambini più piccoli (l’abbiamo!!!) conta anche il carrettino smontabile o richiudibile per andare in spiaggia o in piscina.

Lo confesso lo invidio nel profondo, e il fatto che noi non lo abbiamo (unito al fatto che poi manca anche il passeggino a fare da mulattiera),  mi genera una leggera invidia.

I tedeschi hanno anche l’abitudine di bardare i figli sotto il sole come i beduini del deserto. La cosa mi preoccupa: E se avessero ragione loro? Sono giorni che mi interrogo se sarà il caso o meno di comprare il cappellino da esploratore sfigato a mio figlio (non me ne voglia chi lo usa!!!!), ma proprio non lo posso fare. Intanto nel dubbio osservo e immagazzino: ho tanto da imparare dai campeggiatori più esperti….

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Vacanza!!!

pubblicato da: stefania - 25 giugno, 2013 @ 1:40 pm


Siamo tornati nei ranghi: dopo 3 giornate di sole talmente splendido che pure il marito è riuscito a ottenere un accenno di colore, oggi tira un vento tale che aspetto da un momento all’altro di sentire il camper che si alza e vola via come la casetta di Doroty.

Come se non bastasse il Vichingo sta dormendo da 2 ore, cosa talmente rara e inquietante che non posso evitare di alzarmi e tastargli la fronte ogni 2 minuti.

Il campeggio (Camping International di Bibione) è una meraviglia, la struttura a reticolo (semplice e banale) che a un primo sguardo ci pareva tanto triste, si è rivelata una meraviglia: la Tiranna, in sella alla sua bicicletta rosa, senza rotelle (ancora non mi pare vero) si gira in tranquillità tutto in campeggio, il Vichingo pure, cosa che ci lascia meno tranquilli. All’obiezione “Amore tu sei piccolo, non puoi andare in giro da solo” ha deciso di stupirci tutti con effetti speciali dicendo “Sono grande io”; cosa che avvalla la mia tesi: a lui di parlare non interessa…

Il Viaggio di andata

Prima di tutto devo ringraziare di cuore quei cari ragazzi che nella notte precedente alla partenza hanno deciso di rubare le biciclette che erano state preventivamente ancorate al camper. Purtroppo io e mio marito (e i nostri figli ci vengono dietro) tendiamo ancora a fidarci della gente. Vi auguro di cuore di schiantarvi con le nostre bici.

I bimbi hanno dormito per metà viaggio e hanno cantato per l’altra metà, traffico non ce ne è stato e il navigatore del cellulare (sempre sia lodato ci ha portato a destinazione senza farci perdere).

Io sono rimasta chiusa in bagno, sono andata a fare pipì e ho chiuso la porta proprio mentre il marito faceva una curva particolarmente violenta (siamo in camper anche una strada dritta presenta curve particolarmente violente) e mi è rimasta la maniglia in mano, mi sono messa a riordinare mentre ero in attesa che L. si domandasse che fine avessi fatto, cosa che non è successa: allora mi sono arrangiata. Comunque è stato carino ridere chiusa in bagno mentre in camper andava e i bambini dormivano. Da ripetere… o magari anche no.

 

 

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Un tuffo nel passato

pubblicato da: stefania - 18 giugno, 2013 @ 10:47 pm

Questo pomeriggio nel parco sotto casa abbiamo visto che stavano montando un palco, curiose come siamo, potevamo non andare a curiosare?  Un gruppetto di ragazzi giravano oziosamente mentre una giovane band provava le sue canzoni.

Che tuffo nel passato. Mentre la Tiranna e il Vichingo ammiravano estasiati gli sbuffi di fumo e cercavano di nascondersi nella nebbia, tra le ragazze presenti mi è sembrato di vedere una me più giovane che, infagottata in vestiti troppo grandi sgomitava per trovare il suo posticino nel mondo.

Guardo la Tiranna: coda di cavallo, canottiera, gonna lunga di lino e infradito, si è vestita lei. Mi sorride e non posso non immaginarla adolescente. Una piccola figlia dei fiori, con un sorriso che disarma, lei si che sarebbe in grado di fermare le guerre. 

L’adolescenza. Non so se ho un bel ricordo di quel periodo e è un peccato: troppo tempo passato ad essere arrabbiata. Troppa paura di non essere nessuno. Troppo timida per credere che prima o poi quella sensazione di perenne ineguatezza sarebbe passata.

Ora mi guardo indietro e mi chiedo: perchè nessuno mi ha dato una scrollata?

Tuffi nel passato. La maturità. Non mi piaceva studiare. Il banco era troppo stretto e io troppo arrabbiata. Ma una cosa la sapevo: mi piaceva scrivere e lo sapevo fare. Il tema di italiano mi sarebbe andato bene. Forse il resto no. Ma quello si.

Non è stato bello scoprire che a malapena ero arrivata alla sufficienza. E io che pensavo che un giorno avrei scritto un libro.

Una sola persona che giudica quello che sei. E’ sbagliato.

Vorrei rileggere quel tema, vorrei vedere cosa avevo sbagliato. Vorrei incontrare quella professoressa che neanche mi conosceva e che ha deciso che io con la penna in mano non ci potevo stare e chiederle perchè. Credo che certe persone non riescano a capire la grande responsabilità che hanno nei confronti dei giovani. 

Vorrei che i professori si ricordassero che quelli che tengono stretti nelle mani sono i sogni degli adulti di domani, e che se li calpestano, forse non germoglieranno mai.

 

 

 

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Di coccinelle e porta fortuna.

pubblicato da: stefania - 3 giugno, 2013 @ 9:55 pm

Immaginate una ragazza (si sono una ragazza, almeno per i prossimi 50 anni, poi, in caso, ne riparliamo) che cammina per strada per tornare a casa.

Ecco a un certo punto questa ragazza si accorge di avere una coccinella sulla maglia, vicino alla spalla. La guarda, allunga il dito. La coccinella sale.

La ragazza guarda la coccinella, è felice, sa che le porterà fortuna, decide anche di fare una foto che condividerà su Facebook.

E’ ferma sulla strada, persa nei suoi pensieri, che guarda questa coccinella che passeggia sul suo dito.

Poi vede una macchia verde. Non capisce, si acciglia, e guarda meglio. La coccinella si ferma un secondo smette di passeggiare. Qualcosa le esce dal culo: la coccinella sta facendo la cacca sul dito della ragazza.

La ragazza è indecisa. non sa sa sarà molto fortunata o terribilmente sfortunata in futuro. Ha anche pensato che forse doveva calpestarla la cacca ma non se la sentiva di camminare sul suo dito quindi si è limitata a pulirlo con una salvietta.

La figlia, con il solito candore che la contraddistingue, ha spiegato alla sua mamma cos’era successo: Forse mamma ti aveva scambiato per il suo gabinetto. Solo lei è capace di dire a una persona che è un cesso e farlo sembrare un complimento.

 

 

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Sono andata dal parrucchiere

pubblicato da: stefania - 31 maggio, 2013 @ 10:39 am

Sono il genere di persona dalla capigliatura incolta.

Ma non del genere ricci ribelli, che, per quel che si dica hanno il loro fascino selvaggio.

No io sono più del genere “lisci dalla direzione ignota”. Sai dove li metti mentri ti pettini allo specchio ma non ai la minima idea dove li troverai 5 minuti dopo. E guai a mettere cappelli (l’effetto leccata di mucca non ce lo toglie nessuno) ne uscire con il vento (l’elettricità statica li fa stare su dritti, e questo unito ad un seno tutt’altro che prorompente mi fa sembrare del tutto simile a una scopa di saggina)

Quando inizio ad acconciare i miei capelli (perennemente fuori taglio) con improbabili impalcature di mollette significa che siamo arrivati al capolinea e è il momento di correre ai ripari: bisogna tagliare.

Il mio problema è che non ho un parrucchiere di fiducia: un po’ perchè ho la costanza di un grillo sotto stress, un po’ perchè mi capita raramente di essere davvero davvero soddisfatta del risultato.

Anzi una volta mi era capitato di guardarmi allo specchio e pensare “Cavolo si! che meraviglia di taglio e colore” solo che una volta alla cassa, quando mi hanno detto il totale, ho rischiato un infarto prima e il matrimonio poi. Non dico chi sono, sono una signora cosa credete? Ma mi capita di parlare di loro usando epiteti poco lusinghieri.

Tra l’altro il giorno dopo non ero più capace di ricreare la piega, e si che lo specifico tutte le volte, voglio dei capelli che si pettinano da soli” e il colore lucente, senza la luce del neon non mi pareva più così lucente.

Ecco il mio problema: la piega! E si che lo dico tutte le volte “qualcosa che sono capace di ricreare a casa” specifico che non sono una parrucchiera, che ho poco tempo, che…. lo so che il fatto che ci mettano 30 minuti di phon per creare questa pettinatura dal chiaro effetto “spettinato” dovrebbe farmi sospettare quacosa” ma io sono fiduciosa. E come esco dal parrucchiere già il ciuffo inizia a cedere.

Insomma ho un rapporto pessimo con i parrucchieri, o meglio ho un pessimo rapporto con i miei capelli.

Poi ho incontrato lui. O meglio lo avevo già incontrato e poi, per un motivo che ancora non capisco, lo ho abbandonato. Ho incontrato il mio parrucchiere e ne sono uscita così.

Insomma lasciatemelo dire che ero felice come mai prima.

Quindi grazie Salone Fuori di Testa di Gardolo: hai tutta la mia riconoscenza!!

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Nel magico mondo dei social….

pubblicato da: stefania - 28 maggio, 2013 @ 11:14 pm

Ormai chi mi conosce lo sa “sono una Facebook compulsiva dalla condivisione facile”.

Mi piace, è inutile negarlo, è un modo in più che ho per comunicare con il mondo, non sono tipa da “sto sola e mi crogiolo nel silenzio”… no io devo chiacchierare. Che sia in chat (ne ho 85 aperte) in bacheca (il contatore delle notifiche viaggia alla velocità della luce) su whatsapp (ma quanto lo amo??) non importa.

Ovviamente tutto questo quando non posso vedere i miei amici di persona, magari davanti a un caffè (cosa che ovviamente preferisco) o al parco, mentre i bambini giocano, si rincorrono e si sporcano in modi sempre più originali.

Ma i social network dicevamo, potevo non fare la “lista” delle cose che odio di più dei social?

No. Ovvio. Non potevo. Quindi ecco la mia lista:

  1. Le foto strappalacrime: non è vero che se non condivido la foto di un bambino malato sono senza cuore, semplicemente non mi piace regalare like a chi sfrutta la tragedie.
  2. Le frasette per far sentire in colpa: “Se non condividi capirò….”? Ok capisci questo: condividendo uno stato non si fermano guerre, non si guariscono tumori, non si salvano i cuccioli abbandonati in autostrada, non si ferma il surriscaldamento globale (o forse si?? forse è questa la causa di questa temperatura?? Abbiamo condiviso troppo?), e nel caso abbiate il dubbio, non si ferma neanche Berlusconi, so che è bello pensarlo, ma ci sono altri metodi: non votarlo ad esempio.
  3. I brand, che usano post scontatissimi per farsi pubblicità. L’altro giorno c’era questo post di una nota marca di omogenizzati che, utilizzando una foto molto zuccherosa di una mamma con il suo bambino diceva “se anche tu ami tuo figlio condividi“. No e se con condivido cosa succede? Vengono gli assistenti sociali a controllare perché non sono una brava mamma?
  4. I post zuccherati in genere: MI OPPONGO! Basta colate di miele sul mio schermo, poi mi scende sulla tastiera e non funziona più. Ho già seri problemi con la barra spaziatrice.

Ecco quest i i post, i gruppi, le catene. Chi “lancia” questi post lo fa per un motivo (like, popolarità, guadagni, fama?) poi ci sono i semplici utenti di facebook, quelli che ci sono commentano postano e condividono. Le categorie che mi urtano?

  1. I piacioni: a loro piace tutto quello che pubblichi, cosa che, in un certo senso aiuta anche ad elevare l’autostima, il problema sorge quando “piacciono” uno stato ancora prima che finisci di postarlo. Vivono nel futuro. La cosa, sarò sincera, mi intriga e mi inquieta allo stesso tempo.
  2. I “Giacomo Leopardi mi fa un baffo“, malinconici per vocazione hanno ogni giorno un motivo nuovo per essere tristi. Di solito li elimino dalle amicizie: mi rovinano la giornata!
  3. i casi umani: non sono malinconici, ma postano solo drammi famigliari, morti, alluvioni, cuccioli abbandonati e bambini senza famiglia. Sarò sincera: il dubbio che nelle tragedie ci sguazzino è davvero forte: banno anche loro.
  4. I “ce l’ho con te! Si con te!”, quelli che fanno continui riferimenti a nemici immaginari di cui non possono dire il nome. Un paio di volte ho avuto la sensazione piuttosto forte, di essere la diretta interessata di tanti insulti. La cosa mi ha lusingato. E mi sono autobannata.
  5. Gli innamorati cotti: l’amore è bello, davvero. E in quanto super romantica amante dei “lieto fine” non posso che essere felice nel vedere l’amore che dilaga. Ma a me di avere la bacheca piena di “Anna ama Mattia” detto in 75 modi diversi, ne avrei anche un po’ piene le scatole. In questo caso consiglio un messaggio privato all’oggetto di tanto amore. Ancora meglio, alza gli occhi dal computer e vaglielo a dire di persona: sono sicura che, per quanto possa essere grande casa tua, 2 passi da una stanza all’altra li puoi fare senza troppi problemi.
  6. I “dico cose troppo interessanti, non vorrai mica perdertele” ovvero i taggatori compulsivi: scrivono uno stato (di solito che non centra niente con nessuno) e taggano 85 persone diverse. Dovrebbero scrivere le avvertenze sotto i tag “Taggare crea dipendenza, fallo responsabilmente
  7. I “tutti mi odiano, mi succedono tante cose brutte. Chiedetemi cosa“. I loro post sono insulti monosillabici. In modo da indurre gli amici a chiedere spiegazioni. Siamo sinceri capita a tutti di farlo. Ma occasionalmente è un colto, sistematicamente un altro…. Di solito ignoro. Poi (forse) smettono.
  8. I “il mondo è un posto meraviglioso”. Ok l’ottimismo. Ok la visione positiva. Ma pure il Dalai Lama ha le sue giornate no. O ti fai di coca o non esisti!!

Ah, e non mi sto mica riferendo a voi! Quindi non chiedetemelo!

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Siamo pronti per le elementari… forse…

pubblicato da: stefania - 24 maggio, 2013 @ 1:44 pm

L’iscrizione era passata un po’ in sordina. Siamo seri: era febbraio, mi pareva che mancasse ancora una cosa come 3 vite.

Poi mia cugina mi dice “al compleanno della Tiranna io regalo lo zaino per la scuola”.
Ho informato la Tiranna che la zia Vale le avrebbe regalato lo zaino, e le ho detto che, potevano andare insieme a sceglierlo. Lei ha nicchiato: preferisce le sorprese, ma sottovoce (così nessuno sente) mi ha confidato che vuole lo zaino di Barbie. La Tiranna mi conosce: sa che mi sarei opposta con tutte le mie forze allo zaino delle Winx.

E alla materna mi consegnano una carta, da riconsegnare firmata, se eravamo interessati al nuovo programma di pedibus (per per inciso mi interessa molto). Cos’è? Per i bambini che abitano vicino a scuola è stato organizzato questo servizio: un paio di genitori compiacenti (io e chissà chi altro) si prendono l’onere e l’onore di portare il gruppetto di bambini partecipanti a scuola a piedi. La cosa mi piace un sacco, un po’ perchè, ogni tanto sono sgravata dall’onere di accompagnare la Tiranna a scuola, ma soprattutto perchè la trovo una cosa davvero bellissima. Immagino questi bimbi che zompettano felici chiacchierando (o battendo i denti, a seconda della stagione) e iniziano la giornata già saturi di chiacchiere e segreti confidati di nascosto.

Sempre alla materna, martedì scorso, hanno fatto una passeggiata fino alle elementari. Ho chiesto alla Tiranna come è stato e mi ha detto che “E’ molto bello. C’è la piscina, la stanza con i pc (degna figlia di sua madre) e la Giada (l’amichetta più grande)”.

E lunedì avrò “le udienze” con la maestra che mi parlerà del “pagellino” con cui mia figlia entrerà alle elementari (ammetto che affronterò la cosa con un po’ di timore).

Insomma la mia principessa, la cucciola che è nata solo l’altro ieri, sta per compiere 6 anni e tra tre mesi farà il suo ingresso nella scuola dei grandi. Lei è pronta e felice, io sono un fascio di nervi e preoccupata (oltre a sentirmi terribilmente vecchia).

Tra l’altro per il suo compleanno vuole gli orecchini. Quello no. Non lo posso sopportare…

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Mamme al saggio… la mamma orgogliosa ha il suo momento di gloria

pubblicato da: stefania - 20 maggio, 2013 @ 12:35 pm

Maggio. Il mese delle cresime, delle comunioni ma anche dei saggi di ginnastica e di danza, delle gare scolastiche e di tutte quelle occasioni che rendono una mamma che, per i restanti 11 mesi dell’anno si può classificare “quasi normale” in una mamma compulsivo/orgogliosa.

Ecco io sono una di quelle mamme… eccetto che non sono normale neanche gli altri 11 mesi dell’anno.

Ma durante saggi/gare/recite scolastiche do il meglio. Il repertorio si allarga e riesco a sviluppare anche una faccia tosta superiore al solito.

Tipo andare dal marito della mamma di un compagno di classe del Vichingo “armato” di reflex e dire “Ciao, sono un’amica di M.” pausa ad effetto “quelli li che stanno per ballare adesso sono i miei figli, non è che potresti fargli un paio di foto? Ti prego!” Ok, Non è colpa mia. Le macchine fotografiche a casa nostra hanno l’abitudine di autoestinguersi, di solito lanciandosi da altezze non consone ai loro delicati ingranaggi. E’ successo 3 volte e ora L. si rifiuta di comprarne un altra “tanto abbiamo i telefoni che fanno le foto”. E’ io in effetti avevo un cellulare che faceva foto bellissime foto prima che si suicidasse lanciandosi nel lago.

Comunque sto andando fuori tema: parlavo delle mamme ai saggi di ginnastica dei figli. E in particolare di una mamma: io.

Ecco io durante gli spettacoli (o anche solo durante la baby dance) trasudo orgoglio materno allo stato puro. E poco importa che mia figlia sia coordinata quanto l’omino del duplo con cui gioca in salotto con suo fratello.

E poco importa che il Vichingo saltella intorno ascoltando una melodia tutta sua. Sono i miei piccoli e sono spettacolari.

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Dormire….

pubblicato da: stefania - 17 maggio, 2013 @ 8:08 pm

Questa mattina mi sono svegliata con il ginocchio del Vichingo infilato nel fianco sinistro e il gomito della Tiranna nella tempia destra.

E i gatti che intanto cercavano di bloccare la circolazione delle mie gambe.

Un simile agglomerato unano significa solo una cosa: fa freddo. Molto freddo. Troppo freddo per essere il 17 di maggio.

Ciò nonostante alle 7.30 da brava mamma mi sono alzata (cioè ho liberato le mie membra dall’assalto dei miei famigliari pelosi e meno pelosi) e sono andata in cucina per fare colazione.

Mentre il caffè si scaldava, ho guardato fuori dalla finestra: il cielo di novembre è più invitante. una fitta pioggia (leggi secchiate d’acqua che anche Londra ci avrebbe invidiato) scendevano da un fitto manto di nuvoloni neri.

Ho pensato alla Tiranna che stanotte ci ha detto “ho male all’orecchio”, ho pensato al raffreddore che soggiorna ormai stabilmente nelle nostre vie respiratorie. Ho pensato che dovrebbe esserci una legge che vieta di uscire di casa con un tempo del genere. Ho abbandonato

“Per 10 minuti soli” se poi la Tiranna o il Vichingo si svegliano facciamo una corsa a….” ecco non sono neanche riuscita a mettere ordine nei miei pensieri, che ripreso il mio posto tra il ginocchio e il gomito dei miei figli sono sprofondata in un sonno ristoratore.   caffè e biscotti sulla tavola, ho salutato il capitano Nemo che intanto passava sotto la finestra con il Nautilus e sono tornata a letto.

Mi ha svegliato la vocina della Tiranna che mi urlava nelle orecchie “mamma ma lo sai che….” e erano le 9.30.

Le 9.30 del mattino. Davvero. L’ultima volta che mi sono svegliata alle 9.30 (salvo quando ero malata) era il 2007, non avevo ancora visto gli occhi azzurri della Tiranna e avevo le fattezze di un elefante marino obeso.

I miei figli hanno stipulato un accordo nel week end si svegliano a turno. La domenica uno il sabato l’altro. Così, per non farci perdere il ritmo.

Durante la settimana li sveglio io.

E oggi abbiamo dormito fino alle 9.30. No. Così sono piaceri che solo un genitore può assaporare…

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Tacchi: parliamone…

pubblicato da: stefania - 13 maggio, 2013 @ 7:05 pm

Ci sono delle cose che non capisco: le mamme con i tacchi per esempio.

Non ho nulla contro i tacchi (se mai è vero il contrario, i tacchi mi odiano e cercano in tutti i modi di impedirmi di camminare) ma ci sono tempi, momenti, e soprattutto luoghi.

  • Il parco, non è posto per tacchi. Soprattutto per lo stiletto 10. Ci sono bambini che corrono (e se sono i tuoi che corrono sei fottuta), buche della sabbia, sassolini, erba (pare incredibile ma davvero i parchi sono composti quasi principalmente da erba) collinette, legnetti e altro. Il parco è il terreno accidentato per eccellenza e se il resto non bastasse bisogno essere pronti a schivare biciclette, palloni, freesby e manciate di sassi.
  • I paesi turistici: il turista si distingue dal nativo, perchè, appunto fa quello che ha da fare: visita. Percorre le vie, percorre a passo di marcia le vie cittadine con il naso all’insù.
    Ecco io personalmente, e ammetto di essere un personaggio decisamente poco atletico, trovo stancante farlo in scarpe da ginnastica. Chi lo fa con i tacchi mi perprime. La voglia di fermarmi a chiedere “Perché?” è sempre molto forte.
  • La spiaggia: per le virtuose del tacco in spiaggia sono state inventate le infradito taccate. A me fanno male solo a immaginarle.
    Un’amica mi raccontava di aver visto queste mamme in spiaggia con lo stiletto e il bambino che trotterellava al fianco, non so forse le invidio: in spiaggia sto bene solo scalza, è uno dei miei limiti.
  • A  visitar castelli e rocche: che sono, di solito in cima a una ripida collina. La Tiranna ama i castelli, così capita di andarli a visitare. Di solito arrivo stravolta e sudata alla meta. Spingere un passeggino su un terreno sdrucciolevole e in mezzo al bosco mette a dura prova la mia agilità. Ma anche qui mi capita di vedere donne incedere tremolanti sul loro irrinunciabili tacchi.
  • Parchi divertimento: Nei parchi divertimento si sale su carrozze in movimento, si cammina in pozze d’acqua, si salgono e scendono scale, si cammina su terreni accidentati talvolta al buio e si fanno code interminabili. I piedi vengono già provati dalla marcia forzata e, personalmente, torno a casa stanca, stravolta e con le gambe a pezzi. Il perchè alcune persone decidano di avventurarsi per questi parchi su dei trampoli è una cosa che mi risulta quantomeno enigmatica.

Insomma donne taccate (termine che, non me ne voglia, ma rubo a Luana Tronacanetti), questo è il mio limite: io non capisco, mi illuminate?

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