Troppa generosità…..

pubblicato da: stefania - 9 maggio, 2013 @ 10:24 pm

Rarity (ormai conosco tutti i My little pony per nome) è entrata a casa nostra la mattina di Natale. E’ durata il tempo di una colazione poi è sparita. Fagocitata da qualche scatolone/cassetto e trasportata nel mondo dei giocattoli sperduti.

Ogni tanto ricompariva per poi risparire, il tempo di un saluto, 4 salti con gli altri pony, e via verso terre sconosciute. Fino all’altro giorno, mentre ero intenta a sistemare casa è stata rinvenuta sul fondo della borsa dei ritagli della Tiranna. Gioia nella Happy Family!
Per un’intera serata la Tiranna e Rarity sono state inseparabili, mentre un gelosissimo fratellino cercava di dividere il magico duo.

La mattina dopo.

Mamma posso portare Rarity a scuola?
Tiranna lo sai che non si possono portare giocattoli.
La metto nell’armadietto, la faccio solo vedere alle mie amiche!
Ok. Ma non regalarla a nessuno ok? (no qui si capisce che non siamo una famiglia normale, gli altri genitori dicono “Fai giocare gli amici con le tue cose” e a me tocca dire “se vuoi regalare qualcosa a qualcuno PRIMA CHIEDI!”)
Va bene.

Dopo pranzo recupero la Tiranna e il Vichingo dalla nonna. Guardo la mia generosa figlia e le chiedo “Rarity dov’è?”
Devo averla dimenticata a scuola.

Il giorno dopo all’uscita della scuola, controllo nell’armadietto e chiedo alla Tiranna dov’è la sua cavallina, lei mi guarda stranita e mi dice che “l’ha dimenticata a scuola” le faccio notare che siamo a scuola e le dico di andarla a cercare.

La Tiranna fa un paio di giri a vuoto e si fionda verso l’uscita. La fermo “ E Rarity?” “Boh mamma non lo so, andiamo?

La cosa inizia a puzzarmi, guardo la sua amica A e chiedo “Sai che la Tiranna ieri aveva portato il Miny Pony a scuola, sai dove lo ha messo?
“Si”
“E dove?”
“Lo ha regalato a X”
“Bene”
“Tiranna perchè non me lo hai detto?”
“Perchè poi ti arrabbiavi!”
Bene. “Si e adesso mi arrabbio il doppio che mi haipure detto una bugia, perchè lo hai regalato?”
“Perchè me lo ha chiesto”

Ecco perchè la Tiranna ieri per la prima volta è stata messa in castigo senza cartoni. Ha fatto una cosa che sapeva di non dover fare e poi mi ha pure detto una bugia. Mi spiace perchè ormai hanno iniziato ad approfittarsi di questa cosa le sue amiche (mica sceme) sanno che basta chiedere… Mi sento una bestia: metto in castigo la generosità.

Ma la cosa sta diventando insostenibile: regala tutto. E per fortuna che per vendere una casa bisogna andare da un notaio altrimenti vivremmo sotto un ponte.

Non so più come arginarla, le ho detto che è bello fare regali ma che prima se ne parla con mamma e papà, poi tocca a me andare a recuperare cose che non potevano essere regalate.

Ecco no giusto per dire che la mia “non” è una famiglia come le altre…

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Sono una lettrice d’azzardo pseudo compulsiva

pubblicato da: stefania - 30 aprile, 2013 @ 10:33 pm

Da cosa si riconosce un lettore compulsivo?

  • Quando entra in libreria assume uno sguardo vitreo e la camminata da zombie che si avventa sulla preda. Un lettore compulsivo reagisce ai libri come un giocatore d’azzardo reagisce alle Slot Machine.
  • Ha perennemente un libro in mano (o il suo e-reader) e legge ogni volta che ha un minuto libero
    Io sto affinando la tecnica, leggo mentre cucino, mentre sono in bagno, prima di dormire, mentre sto sul divano e la Tiranna vuole che la guardo disegnare, mentre aspetto in coda. Sto pensando a come camminare e leggere, pensavo di mettere i sensori di parcheggio sulle suole delle scarpe
  • Ogni volta che legge un libro (o quasi) sta leggendo il suo libro preferito. 
  • Se capisce che leggi sei rovinata: ti sommerge di titoli di libri che DEVI assolutamente leggere.
  • Se capisce che non ti piace leggere, la sua missione sarà quella di convertirti.
  • Se vede qualcuno che legge in un luogo pubblico non avrà pace finchè non scopre cosa sta leggendo.
  • Un lettore compulsivo non capisce perchè a qualcuno non piace leggere. 

Negli ultimi anni si sono formate 2 fazioni di lettori:

  • I puristi: fieri sostenitori della carta stampata.
  • I progressisti: che hanno abbandonato la carta per l’e-reader.
  • Ah si, poi ci sono i centristi quelli che amano la carta ma adorano anche l’e reader. D’altra parte l’importante è leggere, il supporto è relativo.

 

I puristi difendono il libro  perchè il profumo della carta è unico, un foglio sgualcito racconta una storia che un lettore non potrà mai raccontare, un foglio puoi riempirlo di appunti e sottolineature. Lo puoi tenere da parte e tornare a rileggere.

Io che difficilmente rileggo un passaggio faccio parte dei sostenitori dell’e reader. D’altra parte se dovessi mai avere nostalgia del profumo della carta mi sniffo un po’ l’agenda.

Da cosa si riconosce un lettore compulsivo di e-reader?

  • Chiama il suo e-reader per nome, tanto che occasionalmente potresti sospettare stia parlando del suo cane… o di una persona. Il coniuge potrebbe sospettare anche un amante.
  • Se gli chiedete chi salverebbe tra il coniuge o il suo e reader ci deve pensare un attimo. E la risposta potrebbe non essere così scontata.
  • Si aggira per la libreria fotografando copertine di libri per potersi ricordare i titoli una volta tornato a casa.
  • Prima di dormire gli augura la buonanotte.

Adesso vi saluto, io e il mio Kindy ce ne andiamo a nanna… buonanotte!!

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Lettera alla me di 20 anni fa….

pubblicato da: stefania - 28 aprile, 2013 @ 8:12 pm

Cara giovane me,

hai compiuto qualche giorno fa 34 anni. Già ti vedo “34?? Io?!?

Si 34 anni, e il bello è che sei sempre la stessa: niente rivelazioni mistiche nessun cambiamento radicale, nessuna consapevolezza che ti permette di dire “si sono grande“.

No sei la stessa persona, piena di dubbi, sogni, pensieri e paure. Ancora cerchi di cambiare il mondo e ancora ti nascondi dietro a un dito quando le cose non ti piacciono.

L’età non ti ha regalato quella consapevolezza che speravi. E questo ti ha permesso di capire molte cose: gli adulti come i bambini prima e i ragazzi poi si muovono a spanne, nel migliore dei casi navigano a vista, nel peggiore brancolano nel buio.  Per questo perdona tua mamma se non ti capisce, i professori se non sono  infallibili, agli adulti in genere se non ti capiscono: non parlate 2 lingue diverse come credi, semplicemente gli adulti sono come te “vogliono avere ragione”. E ammetti una cosa: loro non capiscono te esattamente come tu non capisci loro, prenditi le tue colpe e smettila di essere incazzata con tutti!

Non hai fatto tante cose che “assolutamente avresti dovuto fare” come conoscere Stephen King, visitare Nazca, diventare una giornalista e scrivere un libro. Ma in compenso hai conosciuto persone splendide che ti vogliono bene, hai visitato tanti posti ugualmente meravigliosi anche se più vicini e fai un lavoro che ti piace.

Non hai cambiato il mondo, ma almeno puoi dire che il mondo non ha cambiato te.

La vita ti sembra nera, l’adolescenza è un’età pessima che se potessi farei saltare a piè pari ai miei figli (si, nel frattempo sei anche diventata mamma e non te la stai cavando in modo poi così pessimo) ma poi tutto si risolleva. Affronterai problemi peggiori di una delusione d’amore (tanto lo so che ti innamori perdutamente circa 4 volte al giorno) ma ci saranno tanti motivi per essere felice.

Insomma la vita spesso non è granché ma vale la pena viverla per le cose belle che ti capiteranno. E ti assicuro che saranno tante.

 

 

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Quello che non ti dicono quando hai un bambino piccolo

pubblicato da: stefania - 20 aprile, 2013 @ 8:36 pm

Questo post partecipa al comitato liberazione mamma

Diventare mamma è un gran casino. Altro che storie.

Passi 9 mesi a immaginare, fantasticare, creare nella tua mente l’immagine di un bambino inesistente che è il perfetto cocktail di tutti i libri/riviste che parlano di maternità.

Quello che non ti dicono è che appena tuo figlio nasce ti ritrovi a fare i conti con il tuo peggior critico: te stessa. Una vocina interna più fastidiosa di quella della più becera delle suocere, non mancherà di farti notare che stai sbagliando tutto ma proprio tutto.

Come se quella voce bastardissima non fosse sufficiente a riempirti di dubbi e ansie arriveranno a darle sostegno anche le voci saccenti di suocera, mamma, amiche, parenti, vicine di casa e perfette sconosciute. Arriverete al punto in cui penserete che pure la zitella acida che vive come un’eremita all’ultimo piano ne sappia più di voi di bambini, e vi chiederete a cosa è servito devolvere gli ultimi stipendi in libri sull’argomento.

Ti riconosci? Ecco, siediti, ricomincia a respirare e smettila di piangere: non sei la mamma peggiore del mondo. Lo dico con una certa sicurezza, la mamma peggiore del mondo potrei tranquillamente essere io. Ho sbagliato, perseverato nei miei sbagli e ho cambiato rotta un milione di volte.

Lo ho fatto perchè dovevo conoscere mia figlia. Ho dovuto adattare i miei pensieri alla mia nuova condizione di mamma, ho dovuto venire a patti con il fatto che “non stavo capendo proprio niente“.

A peggiorare il tutto poi è arrivato il fratellino “ho capito” mi dicevo, per poi scoprire che tutto quello che avevo capito era completamente sbagliato. Ogni bambino è un universo a se stante, ogni giorni passato con un bambino è un universo a se stante.

Cose che leggerai, e che contribuiranno ad alimentare le tue ansie:

  • i bambini piccoli dormono fino a 20 ore al giorno, non so chi lo abbia deciso, probabilmente un uomo, in un periodo di forte calo demografico, per incentivare le nascite.
  • imparerai a riconoscere il pianto del tuo bambino: non è propriamente falso ma è fuorviante, lo capirai, ma poi, molto poi, troppo poi. E passerai i primi mesi a guardare questo piccolo essere che sgancia bombe atomiche, con una sorta di terrore. Vorrà qualcosa, lo vorrà subito, ma tu non avrai la minima idea di cosa sia quella “cosa“.
  • La vita sessuale con tuo marito può riprendere dopo circa 40 giorni; altra cosa probabilmente decisa da un uomo. Una donna a 40 giorni dal parto avrà voglia di tante cose (una doccia per dirne una a caso) ma di sicuro non di quello.
  • Il bambino mangia ogni 3 ore: questa è una delle migliori. Se allatti al seno, tuo figlio mangerà quando vuole, con dei ritmi variabili, con delle pause assolutamente casuali (che possono andare dai 15 minuti alle 3 ore o più, ma con una netta preferenza per i 15 minuti). Andrà avanti così per un bel pezzo. E’ normale.
  • Con il tempo imparerà a dormire tutta la notte: il concetto di tempo è relativo, potrebbe imparare a pochi mesi (anche se mi sono convinta che chi afferma di avere un figlio di 2 mesi che dorme tutta la notte o è una mitomane, o è sonnambula e allatta dormendo, o ha una balia) o a qualche anno.
    Io mi ripeto che a 20 anni se ne andranno di casa…  è confortante.

Ho imparato una cosa, non importa che un figlio sia voluto oppure no. Non importa che una mamma un figlio lo abbia partorito o che abbia attraversato interi continenti per poterlo tenere in braccio. Non importa che una donna  abbia avuto un parto naturale, un cesareo o un parto indotto. Non importa cosa siamo state prima, importa solo che in quel momento, quando i nostri occhi si sono persi per la prima volta in quelli di nostro figlio, la nostra vita è cambiata. E i dubbi sono iniziati. 

Ti criticheranno in tanti. Troveranno da ridire su tutto. Lascia fare e vai avanti a testa alta perchè solo tu, sai quello che stai facendo. e se hai la sensazione che stai sbagliando tutto, probabilmente lo stai facendo bene.

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Intervista a: 50 sfumature di mamma

pubblicato da: stefania - 17 aprile, 2013 @ 10:14 pm

Ci sono ogni tanto ritorno con le mie interviste. Uno spazietto che mi piace un sacco perchè mi permette di entrare in contatto con persone davvero speciali; come in questo caso. Morna (posso dire che non è il tuo vero nome? No lo faccio per i tuoi genitori!) è splendida, spero un giorno di poterla incontrare di persona. Abbiamo una meravigliosa sintonia di pensieri, ad esempio entrambe detestiamo le pagine al glucosio che ci sono in rete. Insomma: lo vogliamo dire che le mamme a volte sono stanche/stufe/arrabbiate? Lo vogliamo dire? Loro lo dicono qui, nel loro Comitato Liberazione Mamma.

Ok, Oggi parliamo con Morna, Anya e Klarissa mamme del blog 50 sfumature di mamma.

Ciao! Siete in tante, qualche riga per raccontarci di ognuna di voi?

Siamo in tre: Morna, trentina, libera professionista, che si definisce da sempre mamma mostro per la poca tolleranza ai “doveri della maternità”,  Anya, ex cacciatrice di teste, oggi mamma a tempo pieno in cerca di un lavoro che le permetta di tornare ad essere donna oltre che mamma, e Klarissa, varesotta di nascita, milanese d’adozione, che si barcamena tra lavoro, studio e figlio, alla ricerca di un equilibrio che non scontenti nessuno.

Domanda banalissima per iniziare: Siete sparpagliate in tutti gli angoli d’Italia, come vi siete conosciute?

E’ un’amicizia nata virtualmente, ancora nel 2007 in occasione dell’organizzazione dei nostri matrimoni, poi via via solidificatasi negli anni, con anche una frequentazione di persona, nonostante le distanze. Anya vive a Parigi da tre anni, Klarissa è di Milano, Morna di Trento

E poi come è nata l’idea di questo blog condiviso?

Per ragioni di lavoro era diventato ormai impossibile continuare a rimanere in contatto sul sito che ci aveva fatto conoscere. Visto che tutte e tre amiamo molto scrivere e che ci dispiaceva che tutte le chiacchierate fatte andassero perse, abbiamo pensato ad un luogo dove ritrovarci, e ritrovare anche tutte le altre amicizie virtuali che nel frattempo si erano consolidate, e dove le nostre riflessioni potessero rimanere e dar vita a piacevoli confronti. Sempre senza dimenticare il lato ironico dell’essere mamma!

Chi vi legge cosa trova nel vostro blog?

Un punto di vista “diverso” sulla maternità, innanzitutto. Nessuna delle tre è una mamma tutta cuoricini, diciamo schiettamente quello che pensiamo, quello che vediamo e ci prendiamo in giro, con ironia. Per questo è nato un appuntamento fisso sul nostro blog, che è molto apprezzato da chi ci segue: la “fenomenologia della mamma”. Ogni lunedì, scherzosamente, descriviamo una tipologia di mamma, che sia l’ansiosa, l’erudita, la mamma in carriera o la “marsupiale”: è una categoria vastissima, ogni settimana ne esce una caricatura divertente, ma che dà anche vita ad animate discussioni!

Oltre all’aspetto più“ludico” c’è anche informazione: sempre più ci stiamo organizzando per recensioni di libri, film e prodotti vari ovviamente dal punto di vista “nanesco” (a breve un’apposita rubrica), o consigli su luoghi da visitare con i bimbi.Prossimamente anche un ulteriore appuntamento, che prevediamo mensile, d’inchiesta su temi mammesco-filiali.

Tra i tanti blog mammeschi del web perchè qualcuno dovrebbe leggere proprio il vostro?

Perché siamo gnocche! Scherzi a parte, crediamo semplicemente che sia divertente leggerci: cerchiamo di dare un’informazione, uno spunto di riflessione, ma con ironia, e di strappare sempre un sorriso (da non perdere il post della domenica, con le frasi più buffe dei bimbi nostri e di quelli dei lettori!).

Varie ed eventuali? Si insomma che domande dovrei farvi che ho dimenticato? Cosa pensate sia importante dire per presentare voi e il vostro blog?

Una piccola precisazione sui nostri “nomi”: per il momento abbiamo scelto di mantenere i nostri vecchi nick. Per motivi diversi, nessuna di noi tre poteva esporsi con nome e cognome. Vediamo più avanti se cambieremo idea.

Quanto al blog, pensiamo che un blog a tre voci sia già un qualcosa di diverso dal solito: oltre a stili, idee e approcci  ovviamente diversi,  anche uno stesso argomento spesso viene trattato secondo tre  punti di vista differenti (ad esempio il tema alimentazione, o nanna).

Non siamo tuttologhe, ma con cinque bambini tra i 9 mesi e i 4 anni e mezzo in tre possiamo dire di saperne qualcosa. Se avete voglia di condividere con noi gioie e dolori dell’essere mamma (e donna!), sul nostro blog troverete ogni genere di confronto (e conforto)!

 

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Il Dalai Lama ha parlato, e a me è entrato nel cuore…

pubblicato da: stefania - 14 aprile, 2013 @ 10:01 pm

Riesco a scrivere solo ora e è un peccato. Perchè un po’ delle sensazioni provate in quel momento si sono dissolte. O forse sono sedimentate, sono entrate dentro di me e fanno parte di quello che sono oggi.  Che non sono la stessa che ero ieri e sono diversa anche da quella che sarò domani.

Ogni giorno si cambia, un po’ in modo impercettibile ma profondo.

Giovedì qualcosa è cambiato. C’era il Dalai Lama a Trento e sono andata a sentirlo parlare. Si “sentirlo” perchè “ascoltavo” il traduttore ma “sentivo” lui. Mi vibrava dentro

E’ solo una persona. Forse. O forse è qualcosa di più. Molto di più.

Come si può descrivere un’emozione? In tanti mi hanno chiesto “cosa ha detto?” Non lo so, non lo so spiegare. Perchè non era “cosa ha detto” ma “come lo ha detto”.

Il punto è il suo sguardo, intenso e penetrante, la sua voce sicura e profonda. La sua risata, contagiosa come quella di un bambino. Il Dalai Lama è tutto, e molto di più, non è “solo una persona” ma un universo racchiuso in uno sguardo. 

C’è chi mi ha detto che non ha sentito nulla. Mi spiace. Io credo che abbia trasmesso molto. Qualcosa che mi è entrato nell’anima è li è lievitato come una pagnotta lasciata al caldo. La sera mi sentivo leggera, so che è successo qualcosa dentro di me e sto aspettando. Un germoglio è stato piantato e aspetta di crescere.

Un profondo amore, una profonda nostalgia. Tornerà qui lo so, ma intanto mi rimane la certezza di aver “conosciuto” una persona speciale. O forse qualcosa di più.

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Non può piovere per sempre??

pubblicato da: stefania - 8 aprile, 2013 @ 8:55 am

Il nostro nuovo/vecchio camper è pronto.

E’ stato sistemato, aggiustato, siliconato, abbiamo messo le cinture sulle poltrone dietro (ok L. HAI messo le cintune sulle poltrone dietro.

Ci hanno regalato il tavolo le sedie, il fornello.

Lo abbiamo riempito con biancheria, pentole e posate recuperate tra casa nostra e casa dei miei.

Abbiamo comprato quello che mancava.

E adesso voglio partire!

Insomma primavera, non ti pare di aver dormito anche troppo? Ok che Aprile dolce dormire, ma non so se hai presente: qui ci sono 2 (DUE) bambini in età prescolare, qui non si dorme: qui si impazza. ABBIAMO BISOGNO DI USCIRE!

I miei neuroni hanno i reumi per la troppa pioggia, ho le giunture arrugginite e la pelle che non è bianca, è verdognola.

La Tiranna da chiari segni di intolleranza contro il genere umano (pensavo passassero una decina d’anni per quello), il suo intercalare preferito è “capito” quando è chiaro come il sole (come sarebbe il sole se decidesse di farsi vedere) che non solo non ha capito nulla di quello che le abbiamo detto, ma che soprattutto non le interessa.

Vichingo da la testa nei muri. E non metaforicamente. Mi chiede insistentemente “Parco?” e considerato che dice 5, 9 parole in tutto, si capisce che proprio ci tiene.

I gatti stanno facendo la danza del sole per averci fuori dalle palle per almeno qualche ora…

L. ha raggiunto la pace dei sensi, ieri mi ha detto una cosa tipo “Non importa se oggi piove, sono contento lo stesso, tanto so che tra pochi giorni arriva davvero la primavera”. Mi ricorda tanto il Corvo e il suo “non può piovere per sempre.”

Peccato che poi a lui gli hanno sparato.

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Lavorare da casa…

pubblicato da: stefania - 5 aprile, 2013 @ 8:14 pm

Lavorare da casa è decisamente una cosa meravigliosa: decido io il come e il quando, il dove e il perchè. Se i bambini sono malati non devo chiedere permessi a nessuno, non timbro il cartellino e nessuno mi guarda dall’alto cronometrando quanto ci metto a fare le cose. Non ho scadenze, tranne quelle che mi sono autoimposte. Faccio quello che mi piace e sono fortunata. Molto fortunata… oddio talmente fortunata che mi faccio invidia da sola… e ho quasi la sensazione di sapere quello che sto facendo e di farlo anche bene, e no per me è una novità. Io che sono sempre andata al lavoro piena di ansie da prestazione è una novità non da poco non avere l’espressione perennemente spaurita di quella che è capitata li per caso. Se perdo gli appunti nessuno mi riprende, nessuna telefonata da passare, nessun cliente insoddisfatto da placare, nessun collega incazzato da evitare… Io e me. E a volte non mi sopporto da sola, soprattutto la mattina appena sveglia!

Sto però cominciando a vedere il profondo invalicabile insormontabile limite del lavoro da casa: Sono a casa mia.

La mattina mi alzo, accompagno i bimbi a scuola, faccio la spesa e compro quello che serve, posso selezionare i vari supermercati seguire le offerte tanto nessuno mi corre dietro. Poi mi siedo al computer e mi dico “ora lo faccio lavoro e non penso ad altro” il fatto è che sono a casa mia e le domande che mi affollano la testa cominciano ad essere tante.

“La sabbietta del gatto sarà da cambiare?”
“Quella macchia in mezzo al corridoio è da pulire!”
“Guarda che sole e se cambiassi le lenzuola?”
“Il gatto miagola al muro avrà fame o è solo impazzito?”
“Cavolo che queste tende sono proprio sporche potrei lavarle? Naaaaa”
” La lavastoviglie è da svuotare…”
“Settimana prossima tocca a me pulire le scale, devo passare dalla vicina a ricordarle di fare lei”
“Ma perchè le gatte di polvere in questa casa occupano più spazio dei gatti veri?”
“E se accendessi la radio?”
“Stasera potrei fare la pizza aspetta che metto l’impasto nella macchina del pane”

Che il livello di follia sta raggiungendo livelli epici è chiaro dal fatto che pulisco il bagno con lo spazzolino da denti (uno vecchio, messo da parte per l’ingrato compito) almeno una volta alla settimana.  Poi con la stessa disinvoltura ignoro la macchia appiccicosa che sta un mezzo alla cucina da una settimana. e i panni che stazionano sulla scrivania e devono essere riposti negli armadi. E le macchie nere che incorniciano il piano cottura….

A volte fantastico di elemosinare computer in mano, un angolino su una scrivania in qualche ufficio. Giusto così, per non guardare le macchie, le tende, i vestiti stesi da ritirare e le lenzuola da cambiare. Per essere solo una che lavora.

Per fare 2 chiacchiere con una collega e spettegolare sul vicino di scrivania che puzza di sudore e non si lava. Insomma quelle cose li che si fanno in ufficio e rendono passabile una giornata invece insopportabile.

Qualcuno che lavora da casa e si offre per uno scambio di scrivania?

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Oggi come ieri e come domani… ti amo…

pubblicato da: stefania - 2 aprile, 2013 @ 7:27 pm

Non è stato un colpo di fulmine. No decisamente, la prima volta che ho visto L. non ho sentito ne le campane, ne le farfalle nello stomaco. Non ci sono state scintille rivelatrici, ne il mondo si è fermato.

Non ho nemmeno sentito quell’odio profondo e quel disprezzo che spesso nei libri che piacciono tanto a me si trasforma in amore, Niente. Lui era li, un nome, un volto anonimo, un nulla che non mi ha colpito in modo positivo ma neanche in modo negativo.

Sono passati 5 anni così, 4 anni in cui lo ho visto 1000 volte ma mai guardato, 4 anni in cui mi stava indifferente ma in cui talvolta mi dava talmente sui nervi da non poterlo neanche guardare, 4 anni in cui mi è stato soprattutto indifferente. Non so cosa sia cambiato poi. Siamo diventati amici, Poi molto amici, poi migliori amici. Di quelli che si preoccupano, che si sentono e si ascoltano.

Come siamo passati dall’amicizia all’amore non lo ho mai capito, non so se è successo di colpo o se è stata una cosa graduale. So che un giorno ho letto un suo messaggio e ho capito che quello che avevo non mi bastava. Non andava bene, non era abbastanza: stavo buttando via qualcosa ed era qualcosa di molto importante.

Giorni che non si possono descrivere con le parole. Giorni in cui sapevo che stavo facendo qualcosa di molto sbagliato, in cui mi sentivo in colpa perchè il mio corpo stava con una persona ma il mio cuore apparteneva ad un’altra. A qualcuno che non sapeva niente.

Ricordo la paura. Ricordo gli sguardi, quando cercavo di capire se stavo diventando matta da sola. Ricordo la solitudine. La stessa che mi coglie alcune volte nel sonno quando un sogno troppo vivido mi riporta indietro nel tempo quando non sapevo se il mio amore fosse corrisposto o meno.

Non è stato semplice, non è stato semplice neanche dopo, quando abbiamo dovuto sostenere gli sguardi, quando abbiamo dovuto spiegare che “si, sapevamo quello che stava facendo”, non è stato semplice quando con le lacrime dicevo che non lo potevo fare, che mi sentivo in colpa, che era sbagliato.

E’ una sensazione che non si dimentica, quando sei pronta a dire addio a qualcuno che ami. Quando l’anima si spezza in 2 parti e non sai se riuscirai mai a ricomporle.

Siamo passati attraverso a tante cose. Sono passati quasi 9 anni e noi siamo qui. Finalmente.

Se la nostra vita fosse la trama di un libro si sarebbe fermata al giorno in cui siamo andati a convivere: un appartamento piccolo e spoglio, pieno di cose che ci avevano passato i parenti; ma era nostro. E io ero finalmente completa.

Non è una ricorrenza particolare. Oggi è oggi. E’ uno dei mille e mille giorni che compongono il nostro noi. E io ti amo. Oggi come ieri… e anche domani.

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Una piccola risata, ma tanto tanto bella…

pubblicato da: stefania - 30 marzo, 2013 @ 8:39 pm

Ero nel letto malatissima con un male alle ossa che toglieva il respiro e la testa in esplosione… si lo so che era solo influenza, ma era l’influenza peggiore della storia dell’umanità! E lo dice una che ha partorito 2 bambini!

Ecco insomma dicevo ero a letto presa da dolori indicibili paragonabili solo a quelli del parto, quando nel silenzio (silenzio si fa per dire con la Tiranna e il Vichingo che giocavano nella stanza accanto e L. che cercava di arginare i loro danni) sento un urletto. Poi un altro. Inconfondibili urli di una bambina che ride e ho sorriso.

“Sono arrivati!” e mi sono sentita felice.

E’ strano spiare la felicità della gente, sentirla e palparla quando non dovresti, quando sono i muri troppo sottili di una casa degli anni ’60 che te lo permettino. Non mi stavano parlando, nessuno sapeva che la stavo ascoltando eppure era li a portata di orecchie, bella bellissima, come solo una cosa tanto giusta può essere. Una famiglia che diventa una vera famiglia, una mamma e un papà che abbracciano e giocano con la loro bimba. La loro bimba che ride felice, coccolata e amata come mai prima.

Un sorriso luminoso oggi ha dato un volto a quei sorrisi e è un volto bellissimo. E dei genitori orgogliosi come nessuno mi hanno presentato una bimba solare e biondissima.

E’ strano davvero strano pensare che qui, dove fino a ieri la Tiranna e il Vichingo non avevano nessuno per giocare è arrivata una piccola bambina della loro età. Sono contenta e è stata una sensazione sentire dire per la prima volta “mia figlia…” un sogno che si è avverato una famiglia che è nata.

A volte la vita è proprio bella…

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