…. e così mi è stata consegnata la Tiranna.

pubblicato da: stefania - 21 febbraio, 2013 @ 9:06 pm

Tiranna non devi bla bla bla bla bla! E quando fai bla bla non va bene! Raccogli le scarpe che hai abbandonato nel corridoio che non è quello il loro posto!

La Tiranna indifferente alle mie sgridate continua imperterrita a guardare una macchia sul muro… o a parlare con degli esseri invisibili che vede solo lei.

Tiranna hai capito cosa ho detto?!?!?

La Tiranna finalmente si accorge di non essere da sola nel suo mondo fatato, mi guarda con i suoi occhi grandi… un po’ spauriti come se fosse stupita di vedermi qui, in questa casa, con lei. A volte sembra che mi veda per la prima volta, mi guarda curiosa e mi chiede con una vocina flebile “Cosa c’è mamma?

Cosa c’è mamma. Ecco. Io parlo da mezz’ora e mi chiede “cosa c’è mamma”.

Guardo L. frustrata.

Lui scuote la testa, nicchia e mi dice “è inutile che te la prendi. E’ uguale a te!”

qUguale a te. Una maledizione che mi risuona nelle orecchie da tempo immemore e mi riporta indietro nel tempo, quando mia mamma con la profetica sicurezza di cui solo una genitrice incazzata può disporre mi diceva “Ti auguro una figlia uguale a te. E non lo diceva con lo sguardo adorante con cui certi telefilm come “Una mamma per amica” ti vogliono far credere che una mamma guardi una figlia adolescente. Non lo diceva nella convinzione che il mondo sarebbe stato un posto migliore con una serie di miei cloni a popolarlo. No, lo diceva come una fattucchiera medievale intonava le sue frasi per invocare un malocchio. Non l’ho mai vista  sgozzare agnelli, o spiumare polli, ma non posso assicurare che non lo facesse mentre me ne stavo chiusa in camera mia.

Dicevo. UNA FIGLIA UGUALE A TE! era l’anatema che mi lanciava mia mamma quando era particolarmente arrabbiata.

E a me è arrivata la Tiranna. Dispotica, permalosa, sensibile, affettuosa, romantica, testarda… Io e lei uguali eppure così diverse…

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Gaia e i programmi per il futuro…

pubblicato da: stefania - 20 febbraio, 2013 @ 8:44 pm

In macchina.

Quando sarò grande avrò una macchina rosa.
No avrò una macchina viola con i cuori rosa.

Hahaha bella! E quanti cuori tanti o pochi?

Ma pochi papà (eccerto un po’ di sobrietà no?)
4 cuori 2 da una parte e 2 dall’altra…

Per strada passeggiando.

Mamma io avrò 5 figlie femmine Fanne una che poi ne riparliamo… E 4 figli maschi la terra avrà bisogno di essere ripopolata tra 20 anni??

Le femmine si chiameranno Violettina, Cuoricina, Violettina…

Lo hai già detto amore Violettina!

Si ma saranno in 2 ah ovvio! Anzi 3 figlia mia io ci ripenserei se non vuoi che i tuoi figli raggiunta l’età della ragione decidano di accoltellarti nel sonno.

e i maschietti si chiameranno ho quasi paura…. Farfallino, Cuoricino, Radiolino e Erbettino! Andiamo sul classico insomma!

 

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Nessuno mi rappresenta….

pubblicato da: stefania - 19 febbraio, 2013 @ 11:16 am

Ad una settimana dal voto ho una sola certezza: nessuno dei candidati mi rappresenta. Nessuno rappresenta i miei valori, i miei principi e soprattutto il mondo in cui vivo, un mondo in cui ognuno di noi deve fare sforzarsi tutti i giorni per ottenere qualcosa.

In un Italia in cui mi sento una fortunata perchè posso permettermi di mandare i miei figli al corso di ginnastica, o perchè mio marito ha un posto di lavoro fisso, o perchè i miei figli sono sani, non posso accettare di essere rappresentata da gente che spende soldi come se fossero quelli del Monopoli; i nostri soldi quelli che dovrebbero servirci per curare le persone malate, per permettere alla persone anziane una vita decorosa da pensionato dopo una vita di lavoro, quelli che dovrebbero rendere l’Italia un bel posto devo vivere.

Mi sono sentita più partecipe delle elezioni in America. Avevo qualcuno per cui tifare, qualcuno per cui simpatizzare.
Non farò finta di conoscere il programma di Obama o del suo sfidante perchè non è vero. Ma sono contenta che sia stato rieletto Obama. Mi piace l’idea di un presidente nero. Mi piace pensare che sia una persona migliore. Che abbia affrontato problemi che lo hanno reso più umano.

Anche qui in Italia vorrei qualcuno che appartiene a una categoria che sia stata tanto o poco discriminata, vorrei un presidente, nero, donna o omosessuale, vorrei qualcuno che sa cosa vuol dire affrontare un problema… piangere, sentirsi non capito o poco adatto.

Vorrei una persona umile e con i piedi per terra, non un pomposo raccomandato che si sente in diritto di riempirci di menzogne.  

Vorrei qualcuno che mi guarda negli occhi, e si lascia guardare dentro, qualcuno di vero. Qualcuno che assomiglia a chi abita nell’Italia vera, non nell’Olimpo dei pochi privilegiati.

Sto pensando di annullare il mio voto ma annullarlo sul serio, in modo che si sappia che non appartiene a nessuno. Bisogna andare in comune, mi sto informando.

Non fate l’errore di non andare ai seggi, di consegnare scheda bianca o nulla. E’ ora di smetterla di essere passivi..

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4 chiacchiere con Antonella sull’arte di portare i bimbi nella fascia…

pubblicato da: stefania - 17 febbraio, 2013 @ 3:49 pm

Come si portavano a spasso i bambini 200 anni fa? Si sembra una domanda banale ma che permette di fare una profonda serie di riflessioni: 200 anni da non c’era il passeggino. Ne la navetta, ne la carrozzina, ne tanto meno il trio.

Eppure i bambini, prima che iniziassero a camminare, andavano spostati! Come? In braccio. O meglio nella fascia. O, come facevano le donne del sud Italia dentro un grembiule adattato per l’occasione. Eppure se si pensa ai bambini di più di 200 anni fa, tutto viene in mente, tranne che fossero dei bambini pieni di vizi. Allora perchè oggi è diverso? Perchè oggi si pensa che un bambino tenuto nella fascia (o in braccio, o nel marsupio che dir si voglia) deve essere necessariamente un bambino viziato, irritabile, costretto a un futuro di dipendenze e infelicità? Non è che magari ci stiamo sbagliando? Non è che magari tenere un bambino in braccio non sia una cosa poi così negativa.

Ho girato i miei dubbi ad Antonella Gilli, in formazione presso la “scuola del portare” ma abilitata a fare corsi che mi ha illuminato un po’ su questa pratica che mi era purtroppo, quasi sconosciuta.

Antonella è venuta a casa mia un pomeriggio di qualche settimana fa, con un figlio treenne un nonno babysitter al seguito e una piccola bimba di un anno nascosta sulla schiena, nella fascia: prima “lezione” imparata; Se il fratello minore è “nascosto” sulla schiena, il fratello maggiore soffre meno di gelosia.

Antonella è una persona splendida, un po’ timida ma preparata, mi spiega che non le piace troppo parlare, ma la timidezza passa subito, appena ci si addentra nell’argomento che le sta tanto a cuore, si lascia andare in spiegazioni chiare e concise.

Scopro così che portare i bambini nella fascia comporta diversi benefici.

Per i piccoli significa che i loro bisogni vengono immediatamente soddisfatti.Si ritrovano in un ambiente simile a quello conosciuto durante la gravidanza a contatto con la mamma, annusando gli stessi profumi e coccolati dallo stesso respiro. I piccoli piangono molto meno, perchè trovano soddisfatto il loro bisogno di contatto con il genitore.

La mamma impara prima a conosce il suo bambino e a interpretare i suoi bisogni.

I bambini si sentono coccolati e amati, piangono di meno, e pare, sono anche meno soggetti alle coliche.

Non bisogna poi sottovalutare il punto di vista pratico: tenere un bambino in fascia permette alla mamma di avere le mani libere, con dei benefici, e un’autonomia non indifferenti.

Senza contare poi, che la fascia possono usarla anche papà e nonni… permettendo alla genitrice un’autonomia che non può che giovare all’umore ballerino di una puerpera.

Senza contare che con la fascia non esistono barriere architettoniche che tengano, a differenza del passeggino che si trova in difficoltà al primo scalino o alla prima strettoia, dove arriva la mamma arriva anche il bambino.

Si usa fino ai 2 anni circa… e poi?  E poi il bambino è pronto per correre sulle sue gambette…

Grazie a Antonella per la bella chiacchierata, non esitate a contattarla (lella378@yahoo.it o 3479578472) per ricevere informazioni e se qualcuno vi proponesse dei corsi, non vergognatevi a chiedere le credenziali. Ci sono splendide persone formate appositamente per potervi aiutare nella scelta della fascia e della legatura adatta alle vostre esigenze.

 

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Se Biancaneve fosse nata ai giorni nostri…. parte 1

pubblicato da: stefania - 11 febbraio, 2013 @ 11:26 pm

C’era una volta… no non molto tempo fa, ai giorni nostri… quindi…

C’era da qualche parte in Italia una bellissima bambina di nome Candeggina.

Si chiamava così perchè quando era nata era pallida pallida e i suoi genitori erano di quelli che  “Dai non affibbiamogli un nome prima di vederla, che poi magari non la rappresenta. Quando nascerà e la vedremo troveremo un nome adatto a lei.”  E così è stato.

La piccola Candeggina viveva felice con i suoi genitori, ma il padre era sempre occupato con il suo “lavoro” e la mamma, poverina, visto che a forza di stare a casa rischiava un esaurimento un giorno decide di iscriversi a un corso di Zumba Fitness.

Tutto stava andando per il meglio, Candeggina era felice a casa con la baby sitter, il padre lavorava un sacco e la mamma, finalmente realizzata usciva con le amiche, andava a Zumba e aveva intrapreso una nuova attività di vendita on line di accessori per il piacere femminile.

Un giorno attaccato allo sportello del frigorifero con la calamita a a forma di cespo di insalata il papà di Candeggina trovò un biglietto della moglie che diceva:

Caro ti lascio per la mia insegnante di Zumba Fitness, tu non mi puoi dare quello che mi da lei.
Abbiamo tanti progetti per il futuro e qui in Italia non avremo mai la possibilità di realizzarli, quindi ce ne andremo all’estero.
Non preoccuparti per l’affidamento di Candeggina, la lascio a te, che sei un padre meraviglioso, io non la merito!
Sarete sempre nel mio cuore, ma non cercarmi.
Ah non cercare neanche i soldi nella cassetta di sicurezza, li ho presi io, tanto non erano stati dichiarati!
Le carte per il divorzio sono sul mobile accanto ala tv.
Baci baci, ti lovvo.

Da quel momento la vita di Candeggina cambiò. Tante donne si alternarono nel lett… ehmm nel cuore del suo papà ma nessuna riuscì a prendere il posto della moglie che lo aveva abbandonato. Nessuna finché non incontrò a una “cena di lavoro” una giovane valletta televisiva con il seno vistosamente rifatto e l’accento indefinito, dal provocante nome di Grimilde.

Così l’assessore comunale e Grimilde si sposarono. E Candeggina aveva finalmente qualcuno da chiamare “mamma”.

Il papà di Candeggina ci teneva tantissimo a “tenere il passo” con la giovane moglie, ma una notte funesta venne stroncato da un cocktail di Viagra e pastiglie per i reumatismi.

Il popolo era in fest… ehm in lutto per la perdita del loro assessore. Ma non sapevano che i tempi sarebbero diventati ancora più duri.

Grimilde grazie all’assicurazione sulla vita del marito, e grazie alla rendita costante delle sue svariate case disseminate sul territorio, viveva una vita da sogno, si era rifatta labbra, seno (un’altra volta, la moda cambia), zigomi e clavicole, ma a causa di un rapporto conflittuale che aveva avuto con la figura materna, e alla insicurezza che caratterizza tutti gli esseri di sesso femminile, nutriva dei forti dubbi sulla sua bellezza.

Candeggina, che diventava sempre più bella, venne costretta a lavorare in un locale malfamato, frequentato dalle peggio persone in circolazione: il bar di Equitalia.

Ma nonostante tutto, lei era contenta,  rideva sempre con tutti… parlava e cantava con i topi e le zanzare che infestavano il locale, abitudine che le aveva garantito un posto stabile dal migliore psichiatra della città, nonché svariate ospitate nei programmi del pomeriggio di Rai 2 e Canale 5.

Grimilde,ossessionata com’era dalla bellezza, nella sua perenne ricerca di consensi, si era scaricata una App a pagamento sul suo Ipad: il programmino, a fronte di una domanda posta in rima, avrebbe risposto con la verità.  Era cascata anche lei nella rete degli abbonamenti settimanali, e mentre i suoi avvocati erano occupati a cercare una scappatoia che le permettesse di recedere il contratto, Grimilde si divertiva a porre domande al fatato congegno.

Un giorno chiese:

Caro Ipad, tra tutti i tablet il più sopravvalutato, chi è la più bella di tutto il creato?”

E il tablet rispose:

Cara Grimilde dai tanti interventi
puoi per favore lavarti anche i denti?
I tuoi chirurghi son certo i più dotati, 
anche se i tuoi seni un pel son già calati.
Bella sei bella negarlo non posso,
ma Candeggina è più bella anche se puzza di fosso. 

Ok per oggi può bastare… domani decido come prosegue.

 

 

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I piaceri della mamma: il vomito notturno

pubblicato da: stefania - 9 febbraio, 2013 @ 9:51 pm

Un post un po’ splatter perché dai a noi mamme piace così…

Immaginate una Tiranna ridente e radiosa che si appresta ad andare a dormire in mezzo a un tripudio di cuori confettosi che profumano di fresco. 

Ecco questa era mia figlia mezz’ora fa. Lenzuola fresche di bucato, le sue preferite.

Immaginate ora un Vichingo che saltella su suddette lenzuola per poi eiettare , modello esorcista, un liquido bianco e ricottoso dalla sua bocca.

Ma non un rigurgito no. Un vero fiume che inonda tutto pigiama, coperte, libretto,  e (scoperto poi) pavimento.

Immaginate di correre in bagno tenendo il piccolo posseduto per le ascelle perchè è l’unica zona ancora non colpita dal getto.

Immaginate di farlo con una bambina in piena crisi isterica perchè “le sue coperte preferite sono sporche”

Immaginate una mamma occupata a cambiare un figlio, e il letto simultaneamente e nel contempo decidere se la figlia va consolata o strozzata (tranquilli, poi ho deciso per la prima!)

Immaginate di vedere vostro figlio in mutande che corre felice per casa…  immaginate di vederlo poi  correre ridendo in bagno a prendere un po’ di carta igienica, e di seguirlo insospettiti. 

Immaginatelo mentre si inginocchia ridendo per pulire con la carta igienica il vomito dal pavimento. e fermarlo giusto un attimo prima che riesca nel suo intento.

In quel momento mi sono resa conto del maschio che sarà. Solo un uomo può essere tanto orgoglioso della sua vomitata.

Credo che crescendo si porterà avanti un solo rimpianto: quello di non ricordarsi del glorioso giorno in cui ha vomitato sul copripiumone preferito della sorella con i cuori confettosi rosa.

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Ancora rifiuti? Ne parliamo finché qualcuno non ci ascolta…

pubblicato da: stefania - 8 febbraio, 2013 @ 2:46 pm

Si, torno sul tema dei rifiuti… Cosa ci posso fare? Qui quasi non si sente parlare di altro.

Prima di tutto mi sento in dovere di ringraziare il nostro caro sindaco per i pittoreschi sacchetti colorati che stanno abbellendo le campagne intorno a casa mia.  E anche per gli scatoloni di rifiuti che giorno dopo giorno compaiono sulla via che unisce la via Brennero con Gardolo.

Volete ringraziare anche voi qualcuno? A fine post ci sono tutti i recapiti… portate pazienza…

Il primo sacchetto della nostra fornitura annuale è andato: sono stata particolarmente attenta, ho differenziato tutto il differenziabile, ho evitato di comprare cose con imballi non riutilizzabili, mi sto tenendo anche in casa un paio di bambole rotte per non occupare spazio prezioso nel nostro sacchetto, e ci siamo riusciti.

Sono riuscita a comprimere il tutto e il sacco mi è durato 3 settimane.

Certo: staziona ancora sul balcone perchè nutro forti dubbi di riuscire a portarlo giù dalle scale senza che si rompa. E’ talmente pieno che rischia l’esplosione e dovrà essere calato con molta delicatezza nel bidone. E se mi esplode mentre lo butto via? Cosa succede? devo calarmi nel cassonetto e mettermi a raccogliere la sabbietta dei gatti? Perchè dai almeno diciamolo… per euro 2,50 uno almeno si aspetta un sacchetto un po’ resistente, anche nei supermercati ci sono arrivati!

L’altro giorno poi sul quindicinale “Qui Trento e Piana Rotaliana” nr., mi è capitato di leggere l’illuminante intervento dell’assessore comunale dell’ambiente Michelangelo Marchesi:

Ho avuto modo di leggere l’articolo che avete pubblicato sul n. 1 del QuiTrento a proposito del nuovo sistema di raccolta del residuo e della nuova tariffa rifiuti Tares. Vi ringrazio per lo sforzo che avete compiuto per informare correttamente i lettori sulle novità introdotte e sulle nuove regole. Ovviamente l’Amministrazione comunale si augura che quanto paventato nell’articolo dal lettore Claudio (abbandono di rifiuti ovunque ecc..) non accada. Siamo certi che, dopo un primo periodo di rodaggio e qualche disagio iniziale, i cittadini di Trento prendano dimestichezza col nuovo sistema, ne comprendano i meccanismi e la possibilità, in alcuni casi, di realizzare anche qualche risparmio rispetto alla tariffa pagata negli anni scorsi. I nostri concittadini hanno già ampiamente dimostrato la loro sensibilità ambientale e l’impegno responsabile nel portare Trento al grande traguardo del 70% di raccolta differenziata. Serve pazienza e buon senso da parte di tutti e una corretta informazione da parte dei media, che non devono creare inutili allarmismi, ma spiegare in maniera approfondita le diverse problematiche (senza lesinare critiche e proposte ovviamente!).”

Ecco caro assessore, mi scusi se sento la necessita di risponderle.

  1. quanto “paventato” da Claudio è già largamente successo. Le suggerisco di uscire di casa e farsi un giretto per la nostra campagna. Potrà notare diversi sacchetti e scatoloni abbandonati. Le posso assicurare che 2 settimane fa non c’erano.
  2. Io posso prendere tutta la dimestichezza del mondo ma i rifiuti ci sono, e spesso non sono causa nostra.
    Vogliamo parlare delle famiglie con bambini piccoli? E di quelli meno piccoli che comunque usano ancora il pannolino?
    Vogliamo anche parlare di chi ha uno o più gatti in casa? Personalmente ho girato tutta Trento alla ricerca di sabbietta che fosse possibile buttare nell’organico, ma ancora non la ho trovata. Ma mi rendo conto che questo è un problema mio.
    Conosco persone (compresi i miei genitori) che hanno gatti che non accettano un cambio di sabbietta. Cosa consiglia in questo caso? Immagino non vi sentirete responsabili di un incremento di abbandoni di animali domestici… Per quello che mi riguarda sto cercando di convincere mia madre che l’abbandono della sabbietta lungo le roste dell’Adige NON è una soluzione. Mi auguro che voi sappiate trovarne una migliore, sarò felice di condividerla con i miei famigliari.
  3. Sono curiosa: mi spieghi come è possibile risparmiare, sono curiosa. Perchè sinceramente non ho trovato riferimenti molto chiari in merito.
  4. Se noi cittadini avevamo “già ampiamente dimostrato la nostra sensibilità ambientale e l’impegno responsabile nel portare Trento al grande traguardo del 70% di raccolta differenziata” c’era davvero tutto questo bisogno di stomacarci stressarci e di gravare ulteriormente sul nostro conto in banca?
  5. Pazienza e buon senso… si bene, lo dimostriamo noi cittadini perchè ai vertici mi pare che non ce ne sia stato troppo.
Accolgo con immenso piacere, e giro a chiunque legga questo mio post e abbia voglia di contribuire,  la possibilità che offre di dare consigli (sulle critiche non mi sono fatta particolari scrupoli come potrà aver notato).
Per quello che mi riguarda, una cosa chiedo alla giunta che si riunirà lunedì: un kit di pannolini lavabili per tutti i bambini non spannolinati. Senza limiti di età, c’è chi il pannolino lo toglie più tardi e  non per questo deve essere discriminato. Il contributo di 5 euro sulla bolletta non solo è inutile ma rasenta il ridicolo (per non dire la presa in giro). Chiedo un intervento concreto. Voi chiedete da parte nostra collaborazione, noi chiediamo a voi, che ci rappresentate, un aiuto concreto.
Per chi avesse consigli, spunti o suggerimenti per la nostra giunta (o anche chi volesse sottoscrivere questa mia richiesta) può farlo qui o scrivendo a:
assessore_urbanistica@comune.trento.it
assessore_istruzione@comune.trento.it
assessore_ambiente@comune.trento.it
assessore_lavoripubblici@comune.trento.it
assessore_sviluppoeconomico@comune.trento.it
assessore_cultura@comune.trento.it
assessore_politichesociali@comune.trento.it
assessore_demograficibiblioteche@comune.trento.it
oppure potete scrivere direttamente al forum il comune aspetta i nostri consigli!

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BASTA LITIGARE? Noi? e chi litiga?

pubblicato da: stefania - 8 febbraio, 2013 @ 2:32 pm

Non è che a casa nostra ci siano liti furiose, capita però, occasionalmente, che io e mio marito litighiamo. Per cose di poco conto, dettate più dal nervosismo che da altro.

Durante queste liti, occasionali e sporadiche, ci capita di alzare la voce.  Insomma io attivo la modalità on e gli altoparlanti si alzano.

Poi ci capita di bisticciare: per una cosa fuori posto (che lascio io, siamo una famiglia atipica), per una dimenticanza, per l’ennesimo ceppo di insalata lasciato a marcire nel frigo.  Non sono litigate, sono sciocchezze non catalogate, che si esauriscono esattamente nel momento in cui cominciano.

Quasi sempre, se non ci sono i bambini presenti.

L’altro giorno Gaia ci guarda con i suoi occhioni languidi e con la sua migliore vocetta stridula da cinquenne che ha capito come gira il mondo ci urla: BASTA LITIGARE!!!

Basta litigare? Noi? Ma se non litighiamo mai. Ai nostri occhi.

Poi ti abbassi cerchi di guardare il mondo da in metro di altezza, da quel lugo dove il bianco e nero sono assoluti e senza sfumature. Guardi il mondo da li, e ti ricordi che da piccoli un bisticcio era una cosa seria, ti ricordi che quando un’amica ti diceva “non sei più  mia amica” sapevi che era per sempre, perchè il tuo “sempre” si esauriva nel momento in cui lo dimenticavi.

A 5 anni non importa che un bisticcio dura 3 minuti netti;  a 5 anni, 3 minuti sono lunghi come tutta una vita.

Mia mamma fiera sostenitrice del “mai litigare davanti ai bambini, in nessun caso per nessuna ragione, cascasse inl mondo in quel momento”mi ha permesso di crescere nel mito della “famiglia perfetta”.

Ci sono voluti anni, ma un giorno, mentre al telefono mi lamentavo del mio pessimo (ero in piena crisi premestruale) matrimonio mi ha detto “guarda che tutte le coppie litigano”

Tutte? Anche voi? E io per anni mi sono dovuta confrontare con un rapporto perfetto inesistente? Perchè?

 

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3 anni di Vichingo!

pubblicato da: stefania - 4 febbraio, 2013 @ 10:40 am

Ok. Potrebbe essere che, prenotando la sala per il compleanno del Vichingo ho fatto un pelo di confusione.

Ma a chi non capita di essere convinto di aver prenotato una sala in un posto e scoprire poi di averla in realtà prenotata a un paio di chilometri di distanza?
Dai siamo sinceri: anche al miglior navigatore del mondo succede di confondersi, e io mi perdo a casa mia!

C’è da dire che poi poteva andare anche peggio: se la prenotazione della sala non andava pagata in anticipo, sarebbe stato più complicato avvertire tutti per tempo.

E anche il fatto che la sala che inizialmente avevo prenotato era piccola, credo che non sia una cosa imputabile a me. Insomma l’ho sempre detto che io e i numeri facciamo a pugni.

Poi, si sa che tendo a farmi prendere dall’entusiasmo.

E’ stato L. a farmi venire dei dubbi, venerdì sera, davanti a un piatto di pasta:

Ma in quanti siamo alla festa?
Boh… Ma si.. intorno alla ventina, un po’ meno forse.
Sei sicura?
Si perchè?
Perchè Noi siamo in 4, più i nonni 6, più Nicole e famiglia siamo a 10 (Nicole è la compagna d’asilo della Tiranna, compie gli anni a fine gennaio e abbiamo deciso di fare la festa insieme)Poi Alissa e famiglia 13. Poi viene anche Alice?

Ehm… si.
Ok 15.
Poi l’altra bimba e l’altra ancora e poi anche Nicole chi invita?
Si dai Jasmine (e Silvia, e l’altra Silvia, e quell’altra bambina che io non conosco)
Ecco secondo i miei calcoli siamo a 30.. e non so ho dimenticato qualcuno?
No amore! (solo Donatella, La Geo, mia cugina, Greta con i genitori, Emanuele, Mattia, Saran e un altro paio di persone….)

Ecco L. ha questa capacità qui di farmi agitare per niente. Cosa sono poi un paio di bambini in più? (ma Elena l’avevo mica contata? E Roberta l’ho invitata o ci ho solo pensato? Anna non mi ha risposto… dai che forse non ha letto il messaggio e non viene!)

Ecco quindi capita che magari ti viene il dubbio che la sala sia un pelino piccola ma cosa puoi farci? Ormai è notte e non hai ancora in mente quante persone hai invitato.

Hai solo una possibilità: far finta di niente e metterti a impastare. Forse se tutti sono occupati a mangiare non notano che non hanno nemmeno lo spazio per muoversi.

Il compleanno del Vichingo rischiava di essere più affollato della spiaggia riminese il weeekend di ferragosto. Con l’unica differenza che i bambini invece che essere in costume da bagno erano in costume di carnevale.

Non posso non sottolineare con un moto di orgoglio che mia figlia, a differenza delle sue amiche, ha deciso, non di vestirsi da principessa/farfallina/fatina/simili ma di vestirsi da “piratessa” insomma; posso non essere orgogliosa della mia piratessa?

E poco importa se mi ha piantato un casino perchè il vestito cucito dalla mia cara amica Geo in fretta e furia il venerdì mattina, non andava bene perchè era “nero e bianco” e non “rosa e azzurro” qualche toppa a forma di cuore e stella, decisamente poco piratesca, sono bastate a risolvere l’imminente crisi domestica. 

E poi, fortuna ha voluto che la sala adiacente allo sgabuzzino prenotato fosse grande, spaziosa e libera. Si può dire mica di no a una mamma contrita che afferma di aver fatto un po’ male i conti sulle presenze?

Quindi, nonostante i nonostante il compleanno del Vichingo è stato meraviglioso.

Il cucciolo di casa ha superato i 3 anni. E’ grande ormai, non è più “un piccolissimo” alla materna. Non ci sono più scuse per non dargli in mano i giochi “da grandi”, quelli “vietati ai più piccoli di 36 mesi”.

Lo spannolinamento diurno è ormai cosa fatta, e, piano piano qualche parolina sta facendo capolino attraverso la sua cocciutaggine.

Non devo più seguirlo come un ombra e io e mio marito non dobbiamo più scattare sull’attenti non appena il Vichingo ha finito di mangiare, possiamo starcene seduti a tavola a parlare tra di noi, sicuri che i nostri figli possono sopravvivere qualche minuto senza la nostra costante supervisione.

Insomma ci siamo il Vichingo è diventato un bambino grande e noi abbiamo festeggiato alla grandissima. Forse non si ricorderà che al suo terzo compleanno c’erano tutti i suoi amici (e le amiche della Tiranna), non si ricorderà che aveva 3 bellissime torte fatte pensando a lui (grazie mamma, grazie Georgia!!), forse non si ricorderà di essersi vestito da pirata come sua sorella. Non ricorderà la musica, i giochi, se corse le risate. Ma forse questa sensazione di “tante persone mi vogliono bene” si…

 

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Baby Parking a Trento

pubblicato da: stefania - 28 gennaio, 2013 @ 2:56 pm

E’ bastato scrivere che cercavo blogger, artisti locali, o mamme che si sono reinventate dopo la maternità per parlarne sul mio blog, che, incredibile, mi hanno risposto per davvero.

La considero una cosa bellissima, un po’ perchè non posso che provare un moto di orgoglio a vedere che il mio blog viene letto e capito da tante persone, un po’ perchè trovo una cosa magnifica la rete di solidarietà che si è creata tra le mamme trentine. Siamo una rete incredibile e insieme possiamo solo crescere.

Questa nuova rubrica del mio blog mi ha portato (e mi sta portando) a conoscere persone splendide. Alcune purtroppo solo virtualmente, altre, come Sara di cui vi voglio parlare oggi, di persona.

Sara Palombo è una mamma esattamente come me, nel senso che ha i figli praticamente coetanei ai miei,  che anche lei ha un secondogenito che parla una lingua sconosciuta ai più, e anche il suo spannolinamento è stato come dire…. acrobatico.
Insomma… impossibile non trovarsi subito in sintonia!

Da un paio di mesi, Sara ha aperto un nuovo spazio per i bambini, si chiama Baby Parking è è ai Solteri di Trento. E’ uno spazio splendido per giocare (i miei figlio lo possono garantire, lo hanno testato!).

Come si può non provare una grande stima per una donna che, in questo periodo di crisi, si mette in gioco dando vita a un progetto, utile ma estremamente ambizioso?

Le proposte sono tante, si possono portare i bambini anche solo per un’ora per fare la spesa, si può partecipare a uno dei loro laboratori, o prenotare la sala per una festa di compleanno; potete trovare tutto nel loro gruppo.

Cosa posso dire? Potevo non parlare di un servizio così poi proprio sotto casa mia?

 

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