Bambino “viziato”: cosa si intende?

pubblicato da: Serena - 9 dicembre, 2013 @ 9:01 pm

Viziare un bambino è per alcuni una cosa desiderabile perché è espressione di tutto l’amore che un genitore dimostra per il figlio, per altri è una cosa da evitare assolutamente perché il bambino deve essere guidato da regole dettate dai genitori.

Ma cosa si intende per “viziare” un bambino? Si vizia un bambino quando si soddisfa ogni suo piccolo desiderio, impedendogli così di elaborare quelle capacità di autoregolazione che gli permettono di riuscire da solo a superare le frustrazioni tipiche della sua età.

Cosa significa questo? Che è giusto non accontentare mai i propri figli per evitare che diventino viziati o per insegnare loro a cavarsela da soli? Assolutamente no. Significa che occorre rispondere ai bisogni profondi dei bambini ma occorre anche permettere qualche momento di frustrazione in modo che si esercitino a trovare soluzioni autonome ai problemi che incontrano. Ovviamente tali frustrazioni devono essere adeguate alle capacità di risposta del bambino.

Facciamo qualche esempio.

Se la mamma compra ad un bambino di 3 anni le caramelle perché si dimena urlando per averle, la mamma sta viziando il proprio bambino: avere le caramelle, infatti, non è un bisogno profondo e, in questo modo, il bambino non impara a gestire le emozioni negative che derivano da un desiderio non soddisfatto. Se, però, la mamma si rifiuta di consolare il bambino “perché deve imparare a cavarsela da solo”, manca un po’ di sensibilità perché per un bambino è importante sentirsi supportati e compresi da un genitore.

A che età si può iniziare a viziare un bambino? Indicativamente già nel secondo trimestre di vita. Prima dei 3 mesi non ci si dovrebbe nemmeno porsi l’interrogativo perché un bambino è totalmente dipendente dall’adulto, ma verso i 4 mesi un bambino può iniziare a sviluppare qualche capacità auto regolativa. Anche in questo caso, sottolineo che il tutto è adeguato all’età del bambino. A tre – quattro mesi, per esempio, il bebé si consola se riesce a portarsi alla bocca il pollice oppure è in grado di distogliere lo sguardo quando le stimolazioni esterne sono troppo forti per lui. Si tratta di primi abbozzi di strategie auto regolative che il genitore dovrebbe imparare a riconoscere per permettergli di svilupparle. Il rischio è proprio che, intervenendo subito al minimo accenno di pianto, non si permette al bimbo di incrementare tali capacità auto regolative utili ad esempio per evitare l’instaurarsi di problematiche del sonno.

Dott.ssa Serena Costa

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