lunedì , 15 Luglio 2024

WILLY VERGINER
In hoc signo alla Galleria d’Arte Boccanera

Sabato 1 ottobre alle 18.00 presso la Galleria Arte Boccanera Contemporanea in via Milano a Trento si terrA� l’inaugurazione della mostra In hoc signo dell’artista Willy Verginer
a�?Otto sculture lignee, lavorate a tutto tondo, a tutto rilievo, che si ergono con le loro masse e i loro volumi, con il peso della loro materia nello spazio in cui sono collocate. Otto forme che in molti casi sembrano concentrate su di sA? e sul proprio sistema interno di relazioni formali e di significati, come nella tradizione della grande statuaria antica e moderna. Ma la manualitA� decisa, anzi la lotta serrata con cui Willy Verginer (Bressanone, 1957) provoca o accarezza il legno non consegue un che di arcaico o di ieratico: egli non fa statue, totem o menhir, ma immagini in azione, in cui affiorano ancora i segni della sgorbia, della pialla, della raspa: a�?tutti attrezzi dai nomi cosA� duri e corti che chi ha buon occhio li sente ancora lavorarea�? (G. Bachelard).
I suoi personaggi, sempre ad altezza naturale, non hanno riconoscibilitA�, connotazioni, ma vivono in una sorta di dimensione astratta. Eretti senza essere monumentali, sublimi senza essere eroici. Per attirare l’attenzione su di sA?, essi non hanno a disposizione che le loro pose: gesti minimi, al limite del banale e dell’insignificante, ma anche gesti che fanno degli sforzi estremi per esprimersi, per comunicare oltre la loro fisicitA�.
Essi trasportano la scultura su un altro piano di realtA�: sono solidi che come la terra trovano il loro moto, la loro vita nell’atmosfera che gli gira attorno. Tanto che ogni figura A? una e molteplice, singola e irradiata oltre i propri limiti, quasi a costituire una sorta di magica installazione. E ad accentuare questo senso di dilatazione, di protensione visiva intervengono anche gli sguardi dei personaggi che scrutano unicamente il vuoto: anzi quella che potrebbe essere una cecitA�, una visivitA� negata, sviluppa le potenzialitA� implicite, il racconto che ogni immagine porta in sA?. E poi c’A? l’azzardo della pittura: anche il colore infatti non blocca la narrazione ma la sovverte, non caratterizza volti, corpi, vestiti, ma zone, aree, quasi a voler suggerire inattese analogie, impreviste simmetrie spaziali. In questa mostra Verginer riduce il proprio prontuario cromatico alla nuditA� del legno e alla velatura del grigio-viola, cioA? al confronto tra la luce e l’ombra, tra l’occultamento e la rivelazione. Solo che le parti si scambiano continuamente di posto: la tenebra fa aggallare la luce e la luce si ammanta di oscuritA�.
Quale il confine? Quale il segreto del legno (o meglio della a�?figura di legnoa�?)? Qual A? il vero spazio-tempo di questi corpi illusivi? Quale il loro Segno? (Luigi Meneghelli).

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