sabato , 18 gennaio 2020
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Dalle origini alla Ciaspolada della val di Non, la nascita e l’evoluzione delle ciaspole

CIASPOLANDO NELLA STORIA
Dalle origini alla Ciaspolada della val di Non, la nascita e l’evoluzione delle ciaspole

Alla��inizio si presentarono in 18. E, tra questi, qualcuno senza ciaspole. Tanto che si adottA? la formula di una cronometro individuale con una a�?staffetta di emergenzaa�? per consentire ai presenti di scambiarsi le ciaspole alla��arrivo.
Era il 1973, quando, da una��idea di Alessandro Bertagnolli a�� futuro presidente della locale azienda per la promozione del turismo a�� nasceva a�?La Ciaspoladaa�? della val di Non. Oggi, 37 anni dopo, alla manifestazione partecipano piA? di 6.000 iscritti che giungono da molte regioni d’Italia e da una ventina di Paesi europei ed extraeuropei. Da piccolo raduno paesano quale era, a�?La Ciaspoladaa�? si A? trasformata in un grande evento turistico, capace di garantire da solo oltre la metA� delle presenze invernali in val di Non.
Il termine stesso, a�?ciaspolea�?, A? un vocabolo del dialetto noneso entrato a far parte del linguaggio comune grazie al successo de a�?La Ciaspoladaa�?. A conferma della diffusione della parola, la��edizione aggiornata del a�?Devoto-Olia�?, il piA? celebre tra i dizionari della lingua italiana, accoglie nella ristampa del 2012 il termine a�?ciaspolaa�?.
Ma le ciaspole hanno una storia antica. Le prime racchette da neve compaiono nel 6.000 a.C.. A farne uso sono i popoli delle zone fredde della��Asia, Canada e America settentrionale. Cacciatori, contadini, boscaioli, viaggiatori, esploratori e militari. Le racchette da neve si usano per muoversi in ambiente invernale aumentando la superficie di galleggiamento e aiutando a non sprofondare nella neve. Per questo la��uomo se ne A? spesso servito, per condurre le proprie attivitA� e per rispondere alle esigenze primarie di sostentamento. Alcune fonti a�� un antico testo greco di Senofonte a�� documentano la��uso di strumenti simili alle ciaspole anche da parte dei greci, che se ne servirono durante la��attraversamento dei monti innevati della��Armenia nel IV secolo a.C.. Molti altri sono i casi piA? o meno celebri. Sembra che le armate britanniche le abbiano usate durante la Guerra di indipendenza americana nella provincia del Quebec tra il 1775 e il 1781. La��alpinista e cacciatore di camosci Jacques Balmat, come prova il famoso bivacco al Grand Plateau, le adopera per prepararsi alla prima salita del Monte Bianco, che conquista a 24 anni nel 1786. Probabilmente se ne servA� il Duca degli Abruzzi nel 1897 per raggiungere la cima del monte Santa��Elia, la seconda vetta da��Alaska. E nel 1888 la��esploratore e scienziato Fridtjof Nansen le utilizza assieme agli sci per la traversata a piedi della Groenlandia. Modelli abbastanza perfezionati di racchetta da neve compaiono anche nella corsa alla��oro, quando, a fine Ottocento, i cercatori battevano i territori del Nord America alla ricerca del metallo prezioso. Come dimenticare in proposito la��immaginario alimentato da Jack London, il romanziere statunitense autore di a�?Zanna Biancaa�?, che amava narrare le imprese dei cercatori del Klondike, nei cui racconti, ripresi dai classici cinematografici del Novecento, gli uomini si spostano sulla neve con le racchette ai piedi. PiA? recentemente, tra gli eserciti che fecero largo uso delle ciaspole vi furono anche gli alpini nella prima guerra mondiale. E quasi cinquanta��anni fa, nel 1965, per portare a compimento la via diretta in solitaria in invernale della parete Nord del Cervino, la��alpinista Walter Bonatti le utilizza in discesa, ai piedi della montagna, per il rientro dalla scalata.
A a�?Le Galleriea�? di Pidecastello, dal 13 dicembre 2011 al 29 gennaio 2012 la mostra a�?Ciaspolando nella storiaa�? racconta della nascita e della��evoluzione di questo strumento, dalle origini alla Ciaspolada della val di Non. Da mezzo di spostamento utilizzato per soddisfare i bisogni di prima necessitA�, le ciaspole sono diventate una forma di divertimento, la prosecuzione invernale della��escursionismo estivo, un modo per socializzare e per vivere la montagna, una forma di ricreazione che solo nel suo significato nostalgico richiama le antiche tradizioni di un tempo.
L’iniziativa A? promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con la SocietA� podistica Novella di Fondo.

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