Incontro con Angela Vettese

pubblicato da: roberta - 10 ottobre, 2012 @ 4:20 pm

Si è da poco concluso, presso la Nuova Facoltà di Lettere e Filosofia di Trento, l’incontro con Angela Vettese (Presidentessa da dieci anni della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia). La conferenza, che si inserisce nella manifestazione “Piccolo Festival dell’Arte” è stata moderata dal Prof. Roberto Pinto.

La critica d’arte, che dirige dal 2001 il corso di arti visive presso l’università IUAV di Venezia, che è stata presidente della Giuria Internazionale della Biennale di Arti visive di Venezia, che dal 1986 collabora abitualmente al supplemento domenicale del Sole 24 ore, che fa parte del Comitato scientifico di Palazzo Grassi-Punta della Dogana a Venezia, che è presidente onorario del Centro di documentazione Docva alla Fabbrica del Vapore di Milano, in questa occasione ha raccontato la storia, le funzioni, le attività della Fondazione Bevilacqua La Masa. In chiusura ha denunciato lo scarso coinvolgimento (non solo dal punto di vista economico) degli organi istituzionali, facendo notare quanto questo sia dannoso per il mondo culturale. Lasciare nelle sole mani dei privati il mondo della cultura contemporanea è sbagliato in primis nei confronti dei cittadini. Se da un lato è infatti auspicabile una partecipazione dei privati nel finanziamento di iniziative, spazi, eventi culturali, d’altra parte il pubblico non si può e non si deve sottrarre a questo compito.

Queste parole richiamano fortemente alla mente la situazione che attualmente si sta vivendo in Trentino. Con lo scioglimento e la liquidazione della Fondazione Galleria Civica (17 settembre 2012), Trento e il Trentino hanno sicuramente perso un luogo importante per l’arte, i cittadini hanno perso un’occasione di arricchimento e approfondimento culturale, i giovani artisti hanno perso uno spazio in cui esprimersi, mostrare il proprio talento e instaurare un dialogo con i non addetti ai lavori.

Negli ultimi giorni si sta affrontando la questione dei drastici tagli (60% dei fondi da destinare alle mostre) che si abbatteranno sui musei provinciali. Il Mart di Rovereto, realtà di importanza e spessore internazionale, dovrà ridimensionare i propri orizzonti per diventare un museo di arte trentina; il Muse, dopo la grande inaugurazione del 2013, rischierà di divenire un tempio di se stesso; il Castello del Buonconsiglio, in grado di attirare centinaia di migliaia di visitatori per ogni mostra, dovrà tornare ad essere semplicemente un castello.

Vi lascio con una citazione di Salvatore Settis, docente di archeologia e storico dell’arte di innegabile fama, direttore per più di un decennio della Scuola Normale Superiore di Pisa:
“In altri Paesi (per esempio la Francia) le spese in cultura non sono state tagliate con la crisi; anzi, sono cresciute in alcuni settori, come la ricerca. Investire in cultura vuol dire pensare al futuro. E non pensare al futuro è un suicidio. […] Bene comune vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità. In Italia è questo un tema assai antico, che prese la forma della publica utilitas, del “pubblico interesse” o del bonum commune, incarnandosi negli statuti di cento città e generando, prima di ogni costrizione mediante le norme, qualcosa di molto più importante: un costudivisa, un sistema di valori civili, che ogni generazione, per secoli, consegnò alle successive.”

 

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  1. La crisi può essere un’occasione per domandarsi come sono state gestite per anni le istituzioni d’arte citate. Alcune di queste si sono chiuse in un lobbismo blindato, assolutamente impermeabile ad ogni scambio e dialogo con il contesto, con la comunità degli artisti, dei creativi attivi sul territorio. Un fallimento e una grave danno, dal punto di vista dello sviluppo. Trentoblog dovrebbe dare ascolto anche a voci di informazione alternative… oltre alla lobbista dell’università Vettese. A chi, come il sottoscritto, ha svolto a lungo un lavoro di stimolo e verso un’istituzione bloccata dall’omologazione culturale anglofona.

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