Insonnia: quando contare le pecorelle non è sufficiente

pubblicato da: Serena - 4 febbraio, 2014 @ 7:32 pm

A chi non è mai capitato di non riuscire a prendere sonno o di girarsi e rigirarsi durante la notte? Si tratta di fenomeni comuni legati a preoccupazioni o momenti particolari che, però, hanno poco a che fare con l’insonnia.

Per insonnia, infatti, si intende un disturbo del sonno vero e proprio che può portare forti ripercussioni nella qualità della vita di una persona. Si parla di insonnia, quando, da più di 3 mesi, non si riesce ad addormentarsi o riaddormentarsi nel corso della notte entro circa 30 minuti e durante il giorno si prova spossatezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione e memoria, irritabilità e disagi somatici.

Secondo Seligman ci sono 3 categorie di fattori che sono responsabili dell’insonnia:

  • fattori predisponenti: tutte quelle caratteristiche biologiche, fisiologiche, psicologiche e ambientali che rendono l’individuo vulnerabile allo stress;
  • fattori precipitanti: tutti quegli eventi della vita che mettono a dura prova le capacità di un individuo di resistere allo stress (malattie, traumi…)
  • fattori perpetuanti: tutti quei comportamenti che sono stati adottati per ridurre l’insonnia ma che in realtà non risolvono il problema ma lo rendono persistente (dormire di giorno, rimanere nel letto, bere alcolici…).

L’insonnia non è, quindi, un fenomeno da sottovalutare ma è una problematica seria che necessita del dovuto approfondimento di personale specifico quale medici, psichiatri, neurologi, pneumologi e psicoterapeuti.

Dott.ssa Serena Costa

www.serenacosta.it

Bibliografia
Giuliano De Min Tona, “Quando dormire è un lusso”, Rivista “Psicologia Contemporanea” nov-dic 2013.

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