sabato , 14 dicembre 2019
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Democrazia diretta… da chi? di Riccardo Lucatti

Il giuramento del Presidente Mattarella – Fonte: Wikipedia – Presidenza della Repubblica Italiana

Diretta” è un participio passato che ha sempre significato negativo, per cui: democrazia diretta … da chi? Fra i piani del governo c’è anche il superamento dei passaggi legislativi attraverso le istituzioni democratiche, al fine di far legiferare direttamente il popolo, il che sarebbe una prima assoluta nella storia millenaria di questa forma di governo. Il meccanismo sarebbe il seguente. Il governo fa approvare dal parlamento le leggi necessarie a che sia “istituito il referendum propositivo (oggi è ammesso solo il referendum abrogativo) senza quorum (oggi per la validità della votazione occorre che vi abbia partecipato un certo quorum minimo di aventi diritto al voto); sia stabilito l’obbligo del Parlamento di calendarizzare entro un mese la proposta referendaria e discuterla entro 18 mesi; sia istituito il vincolo di mandato per i parlamentari”.

Dopo di che:

  1. I gestori di una rete web redigono il testo della legge che vogliono far approvare dal parlamento e tramite la rete raccolgono senza fatica le 500.000 firme richieste dalla legge per la sottoposizione della proposta referendaria al voto della popolazione
  2. Il parlamento la deve discutere e mettere in votazione entro 18 mesi.
  3. I parlamentari sono vincolati al loro mandato originario.
  4. Se il parlamento lascia ammuffire nel cassetto la proposta e non la discute entro 18 mesi, sarà sottoposta a un referendum senza quorum sui votanti.
  5. Se invece nella discussione parlamentare viene introdotta una qualche modifica, i promotori potranno ritirare il testo presentato, oppure vengono sottoposti a referendum entrambi i testi, quello popolare e quello parlamentare. E sarà legge quello che otterrà più voti.
  6. Si va al voto popolare e per l’approvazione della proposta referendaria non è più richiesto che si raggiunga la partecipazione di una certa percentuale minima di votanti (assenza del quorum).

Il risultato di quanto sopra è che alla fine, di fatto, le leggi saranno fatte da poche persone e la democrazia si sarà trasformata in una oligarchia. Per di più con l’inserimento nella procedura parlamentare di un proliferare di regole e di meccanismi complessi che vanno contro la saggia massima latina secondo cui plurimae leges corruptissima republica (l‘eccessivo numero di regole e di leggi rovina lo Stato).

Una riflessione sull’assenza-presenza del vincolo di mandato. Oggi la nostra costituzione prevede che i parlamentari operino senza vincolo di mandato, il che ha consentito a molti parlamentari il cambio di casacca, con un danno per il singolo elettore che si vede tradito. Introducendo il vincolo di mandato si legano i parlamentari a qualsiasi cambiamento umorale dei loro capi rete anche rispetto al voto popolare, con il tradimento dell’intero sistema democratico. Ecco che fra i due mali è sicuramente preferibile il minore, cioè è di gran lunga preferibile l’assenza del vincolo di mandato.

Per finire: pare che recentemente una parte della maggioranza di governo affermi che occorra comunque stabilire un livello minimo di partecipazione popolare al voto (cioè un quorum), magari abbassando l’attuale suo livello e questo “perché a votare va sempre meno gente”. Ecco, una tale ipotesi equivale a quella di chi, di fronte all’innalzamento del tasso di inquinamento dell’aria, innalza i livelli al di sopra della quale l’inquinamento è da considerarsi illegale.

Quindi: democrazia diretta? No, grazie!

Riccardo Lucatti – trentoblog.it/riccardolucatti

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