sabato , 10 Giugno 2023

FAGOFEST! – 13/14 giugno 2008
(Chi Diavolo A?) Miroslav Fagocevic?
Due giorni di musica al Bruno. 3 palchi, 18 concerti!

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Accordate le vostre racchette. Sistemate le vostre fascette di spugna attorno alla fronte sudata. Calzino bianco e polo abbinata. Scarpa da ginnastica e integratore salino. Non dimenticate delle banane, potassio puro, per il cambio di palco.

Trento – La musica si incrocia con lo sport, piA? precisamente con il tennis e con uno dei suoi piA? discussi e affascinanti personaggi, Miroslav Fagocevic. VenerdA� 13 e sabato 14 giugno, presso il Centro Sociale Bruno – per l’occasione anche Centro Sportivo – una due giorni di musica all’insegna della varietA� e della qualitA�.

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Alcune tra le migliori realtA� del panorama indipendente nazionale e locale si esibiranno sui tre palchi allestiti presso il Centro Sociale Bruno. East Rodeo, Regina Mab, Hutchinson, The Bastard Sons of Dioniso, Nurse, La Piccola Orchestra Felix LalA?, Bob Corn, Mr T and The Guitar, Huck, Morkobot, Aucan, Pippi Kid aka Pippi Langstrumpf, Erik Ursich sono solo alcuni degli artisti che riempiranno i locali dello stabile di via Dogana 1.

Tra i nomi di spicco della due giorni – si esibirA� venerdA� sera in una veste assolutamente insolita e inedita – Paolo BenvegnA?, per la prima volta al Centro Sociale Bruno.

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Un’occasione, a quasi due anni dalla prima occupazione dello stabile Ex Zuffo, di guardarsi indietro, di scorrere l’interminabile lista di artisti e band che si sono esibite al Bruno. Ma anche di guardare avanti, al tentativo di rendere sempre piA? il Centro Sociale Bruno un crocevia di partecipazione, di musica, di arte, di produzioni indipendenti, di sperimentazione.

Uno “spazio di libertA�” come recita uno degli striscioni appesi dentro la sala concerti.

Tratto dal libro “La palla andava un po’ dove voleva.”, Miroslav Fagocevic, 1990, edizioni Net.

“Il campo sembra davvero una grande tela da disegnare. In special modo i campi in terra rossa vengono segnati ad ogni partita dai movimenti del giocatore in campo, dalle palline scagliate con forza che rimbalzano sulla terra battuta e sulle righe di plastica bianca. Ma anche dalle gocce di sudore che cadono dalla fronte dei giocatori, dalle scaglie delle corde delle racchette che si usurano durante la partite. E ogni volta che la partita finisce i raccattapalle passano su tutto il campo dei grossi teli, ripulendo tutto, restituendo una nuova tela per una nuova opera, tutta da inventare. Non sarA� mai uguale alla precedente.”

Da ormai due anni ci sembra di essere raccattapalle, e allo stesso tempo giocatori, di un grande torneo, di un torneo che si gioca sui campi non di un circolo tennis, ma di un centro sociale autogestito. Ci sembra di ripulire ogni settimana campi e righe dai segni di concerti, spettacoli teatrali, film, presentazioni di libri, dibattiti e cene sociali. Ma negli ultimi anni abbiamo soprattutto costruito il nostro campo, lo abbiamo curato, trasformato, arricchito, fino a farlo diventare quello che A?: uno spazio sociale autogestito, che riesce ad offrire alla cittA� una proposta culturale importante, varia e multicolore. In realtA� per molti versi il nostro circolo tennis – pardon, il nostro centro sociale – assomiglia a quei piccoli circoli di provincia, dove molto spesso il campo non lo si “tira” (ndr. pulisce per i non addetti ai lavori) in maniera accurata e precisa, e sui lati, attorno alle righe, verso le reti che delimitano il campo, rimangono le strisciate delle scarpe dei giocatori, i segni delle palline ormai prive di forza che lasciano solo un accenno sul terreno, qualche mucchietto di terra rossa.
Bene. Queste imperfezioni, questi particolari, che di partita in partita – di concerto in concerto – si sommano sulla tela del campo da gioco rappresentano l’accumulo, l’eccedenza degli oltre 100 concerti degli ultimi due anni, degli spettacoli teatrali, delle decine di presentazioni di libri, dei vari cicli di cineforum, dei dibattiti e delle esperienze che hanno riempito i locali di via Dogana, 1, e crediamo in parte abbiano aiutato a riempire anche la cittA� di Trento.

La musica non si A? mai fermata, ci ha accompagnato mentre aprivamo una breccia nel muro dell’Ex Zuffo, ha scandito i giorni dello sgombero ed A? risuonata nelle vie di Trento durante la manifestazione del 21 aprile 2007, ha trovato spazio nell’estate del giardino dell’ex Mayer e nei vari progetti dell’ex Dogana. ContinuerA� a riempire ogni giorno dell’esperienza autonoma e autogestita del Centro Sociale Bruno.
0-40. Tre palle break Miroslav Fagocevic.

Ma dove la musica incrocerA� il tennis dentro FAGOFEST!? In una delle due giornate A? atteso l’arrivo di Miroslav Fagocevic – tennista, musicista, artista poliedrico – al suo ritorno in Italia, dopo anni di forzato esilio. Una vita nella quale si sono intrecciati musica e sport, tra un torneo del Grande Slam e un concerto al CBGB di New York, tra una birra con John Mcenroe ed una con Joe Strummer.

Insomma una vita scandita dai ritmi del rock’n’roll, con le sue esagerazioni e la sua purezza, con le sue passioni e i suoi drammi, ma soprattutto con la sua incredibile imprevedibilitA�. A lui e alla sua storia A? dedicato FAGOFEST! e tutte le band che si passeranno il testimone sui palchi del Bruno porteranno un loro personale omaggio alla figura di Miroslav Fagocevic, chi con una performance, chi con un video o un nuovo pezzo.

Info:
www.myspace.com/miroslavfagocevic
www.centrosocialebruno.blogspot.com
m.fagocevic@gmail.com

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2 commenti

  1. Fantastici i Morkobot!!!
    ci sarò di sicuro
    Ma la partita dell’Italia la fanno vedere?

  2. Mesiano e i media.
    Sono state spese sui quotidiani locali pagine sulla festa di Mesiano e in queste si è parlato solamente della gente che tentava di scavalcare facendosi anche male, di ragazzi ubriachi e di coma etilici. Su 6000 presenze 45 persone sono state soccorse forse 1500 erano ubriache e con comportamenti discutibili ma delle altre 4500 perchè non si parla, o dell’aspetto culturale. C’è stata una favolosa performance del Trio Bobo ci sono band emergenti che hanno dimostrato capacità, c’è stata la voglia di aggregazione in una città carente di spazi. Questo tipo di informazione a senso unico a reso ogni anno più difficile la realizzazione della festa che viene ormai additata come qualcosa da fermare e tutti i giovani che vi partecipano vengono riuniti in un unico calderone di gioventù bruciata. Forse il giornalismo è qualcosa di diverso, forse bisognerebbe iniziare a porsi dei “perchè?” lasciando perdere un po’ il gossip, lo scandalo, a favore di un’informazione e di un approfondimento produttivo.

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