mercoledì , 24 Luglio 2024

IO, LUDWIG VAN BEETHOVEN: Corrado D’Elia l’8 gennaio al teatro comunale di Pergine

Corrado Da��Elia al comunale di Pergine col suo Io, Ludwig van Beethoven, giovedA� 8 gennaio ore 20.45

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Ludwig van Beethoven fu uno dei piA? grandi geni musicali mai esistiti. Non si puA? comprendere il genio con occhi normali, non rientra in nessuna categoria e la sua complessitA� non si puA? afferrare. Indagarne la vita vuol dire accostarsi ad altezze umanamente insolite, rubarne per un istante la grandezza e la follia per raggiungere ebrezze ed emozioni insperate. CosA�, partendo da una passione antica, ci accostiamo a Beethoven con emozione per indagarne i tanti misteri, la sorditA�, i rapporti col padre e con il suo tempo, il suo talento, gli amori, profondi e contrastati, le sue durezze e soprattutto la sua musica, la sua musica immortale. E quella Nona Sinfonia, quei quattro movimenti cosA� conosciuti e amati che hanno cambiato la storia della musica per sempre. PerchA� Beethoven aspettA? dieci anni per comporre la Nona avendone la musica giA� in testa? Cosa successe in quei dieci anni? Cosa cambiA? nel mondo che lo circondava e cosa successe dentro di lui, e, soprattutto, come si preparA? alla serata della prima rappresentazione, a Vienna, il 7 maggio del 1824?

 

Ci vuole tempo per raccontare la bellezza.
Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo come mai abbiamo fatto prima.

 

GIOVEDA? 8 GENNAIO ORE 20.45 TEATRO COMUNALE DI PERGINE

IO, LUDWIG VAN BEETHOVEN

progetto e regiaA� Corrado d’Elia

con Corrado d’Elia

assistente alla regia Andrea Finizio

scene Giovanna Angeli e Luca Ligato

luci Alessandro Tinelli

fonica Giulio Fassina

costumi Stefania Di Martino

consulenza e scelte musicali Andrea Finizio e Monica Serafini

foto di scena Angelo Redaelli

produzione Teatro Libero

www.teatrodipergine.it

 

 

A�La scenografia di Giovanna Angeli e di Luca Ligato A? ricercatamente scarna e tuttavia possente nella sua essenzialitA�, avvolta dalle luci cangianti di Alessandro Tinelli, che interpretano umori, paure, segreti, malinconie, veritA� ed esplosioni di vita. Uno sgabello centrale e lui, Corrado da��Elia, la��Autore, il Regista, l’Attore.

La��opera viene descritta come un monologo; in realtA� A? un dialogo tra due voci che si eguagliano: quella di Corrado e del suo testo e quella della musica di Ludwig che, nella sapiente scelta di brani curata da Andrea Finizio e Monica Serafini, entra ed esce di scena, a volte con delicatezza, altre volte con prepotenza, sempre seguendo il ritmo che da��Elia ha voluto, cercato, amato, oserei dire.

a�?Parlate piA? forte, gridate, perchA� io sono sordo!a�?, scrive in una lettera al fratello. La sorditA� di Beethoven. La musica segue il filo della malinconia, del ricordo. Poi scende definitivamente il buio e le luci trovano il pubblico in piedi, ad agitare fazzoletti bianchi, analogamente a quanto era accaduto alla prima della��Inno alla GioiaA�.

Raffaella Bonsignori, http://notizie.tiscali.it/regioni/lazio/

 

 

A�Un monologo di poco piA? di una��ora per raccontare la vita del compositore tedesco Ludwing Van Beethoven, scandagliandone la��animo umano ed i conflitti interiori, contributo alla genesi delle sue celebri composizioni.

Corrado Da��Elia, vestendo i panni di un cantore contemporaneo, si affida alla potenza della propria voce e alla capacitA� di mimica e gestualitA� per restituirci un ritratto vivido del genio musicale e del panorama della��epoca.

A fare da sfondo, una scena spoglia eppure densa di suggestioni: un solo sgabello e pareti bianche, che, illuminate da giochi di luce, seguono il ritmo della narrazione.

In questo semplice quadro si fa strada il racconto della vita di Beethoven, dall’infanzia – in una famiglia di umili origini, segnata dal difficile rapporto con un padre musicista alcolizzato, violento, pronto a sfruttare il talento del piccolo Ludwig – alla giovinezza, che vide fiorire otto delle sue Sinfonie.

Particolare risalto viene dato, nella narrazione, alla genesi della��Inno alla gioia, aggiunto all’ultimo alla sua nona Sinfonia.

Corrado da��Elia sottolinea la��importanza del sentimento per un compositore passato alla storia per il carattere burbero e malinconico; di come, dietro le apparenze di uomo scorbutico e irascibile, si celasse una profonda sensibilitA� e un grande disagio per la��acuirsi della sorditA�.

Nel frattempo il panorama musicale viennese veniva dominato dagli italiani, Paganini e Rossini, compositori dotati di una vivacitA� e leggerezza lontani dalla fisionomia musicale di Ludwig, che si ritrovA? cosA� a fare i conti anche con la��incomprensione del suo ambiente.

La vita del genio musicale si trascinA? allora tra solitudine, dolore e malattia per dieci anni, il tempo che intercorse dalla composizione tra l’ottava e la nona Sinfonia.

Da��Elia, nella sue vesti di autore, regista ed attore, si rivela un aedo contemporaneo in ottima forma. Lo spettacolo realizza un omaggio sentito al grande musicista, cogliendone il lato umano senza sbavature e troppe concessioni al sentimentalismo, giocando con un suggestivo mix di musica e luci che riscuote entusiasmo da parte del pubblicoA�.

Laura Timpanaro, www.klpteatro.it

 

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