TRENTO FILM FESTIVAL: il giro del mondo in 10 giorni

Il viaggio firmato Giulia Nollo e Sara Predelli nell’universo del Trento Film Festival

600 fotosara

Il viaggio personale

Il Trento Film Festival 2017 è stata un’esperienza carica di emozioni, un viaggio alla scoperta di paesi e culture diversi in soli dieci giorni. Seduti su una poltrona abbiamo scalato il Monte Kenya, sognato le stelle che brillano nella notte iraniana con Sepideh, vissuto per un’ora o poco più in uno dei più grandi campi profughi al mondo, corso dall’alba al tramonto assieme a Mira Rai. Chi si sarebbe potuto aspettare che in una città tanto piccola, come Trento, ci potesse essere un intero mondo da scoprire? E’ stata una settimana così ricca di iniziative e film che era difficile apprezzarli interamente. Anche i messaggi trasmessi non erano da meno: grandi tematiche come il surriscaldamento globale, il conseguente scioglimento dei ghiacci, l’immigrazione e la condizione delle donne nelle varie culture, sono state protagoniste di questa 65^ edizione.

Molti film, infatti, riguardavano l’ecosistema e la tutela di un ambiente che abbiamo ormai quasi irrimediabilmente mutato. Ma non bisogna perdere la speranza, come ci insegna Raïmberdi, protagonista del cortometraggio  “The Botanist”. Lui non si è lasciato prendere dallo sconforto dopo che la guerra civile del Tagikistan gli aveva portato via tutto, costringendolo a trasferirsi in una landa desolata sulle montagne del Pamir, ma si è rimboccato le maniche ed è riuscito a costruire un sistema autosufficiente in grado di produrre energia per sé e per la sua comunità, sempre nel rispetto della natura. Se ognuno facesse la propria parte forse la situazione cambierebbe e insieme potremmo aiutare tutti quelli che, come Samuel (“ Samuel in the clouds”) e Aušra Revutaite (“Woman and the Glacier”) si sfamano grazie alle bellezze naturali e al turismo in alta montagna, ma che senza la neve vivono, non solo in povertà, ma anche in solitudine.

Numerose proiezioni trattavano i temi dell’immigrazione in varie sfumature e del confronto tra culture diverse. I documentari “District Zero” e “Sherpa Stew” danno l’opportunità di riflettere su quanto sia difficile abbandonare il proprio paese, la propria casa e le proprie usanze per andare alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per i propri cari. Questi stili di vita possono apparire distanti dalla nostra realtà e fatichiamo a comprendere le motivazioni di scelte così radicali, ma forse allargare i propri orizzonti ed immedesimarsi negli altri, potrebbe ridurre molti pregiudizi e mettere ognuno in grado di convivere con culture e ideali diversi. Ecco cosa tentano di fare, nonostante le difficoltà, le donne israeliane di “Women in Sink”, trascorrendo le proprie giornate a stretto contatto tra di loro, nonostante abbiano religioni e tradizioni diverse. In fondo, hanno più cose in comune di quanto non appaia: i loro sogni, spesso ostacolati non solo dalla condizione sociale, ma anche dal fatto di essere donna.

E’ proprio quest’ultima barriera che aveva inizialmente sbarrato la strada a Sepideh (“Sepideh: reaching for the stars”) nella realizzazione del suo desiderio più grande: diventare astronauta. Quest’impedimento non l’ha di certo scoraggiata, anzi ha continuato a lottare per il suo sogno, muovendo un primo passo verso l’emancipazione femminile in Iran.  Sono la caparbietà e il desiderio di parità fra i sessi di quest’ultima che la accomunano alla trail runner nepalese Mira Rai, che, fra interviste e conferenze, ha dimostrato tutta la sua forte vitalità e tenacia.

Il paese ospite dell’edizione di quest’anno è stata l’Islanda, un paese dominato da tanta bellezza, talvolta giudicato erroneamente come isolato e arretrato, ma che, invece, si presenta innovativo e sempre a contatto con il resto del mondo, così afferma Fabio Volo in una delle sue interviste.

Il vero protagonista dell’evento è stato il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti ed i suoi limiti. Un mondo costituito da quattro elementi principali: terra, acqua, fuoco, aria. Quattro unità che sempre e comunque costituiscono parte della natura umana, come dimostra il film vincitore della Genziana d’Argento “Life in four elements”. Quindi, al termine del Trento Film Festival, si può dire che il grande messaggio trasmesso consiste nel renderci consapevoli che il nostro mondo ci appartiene e che tocca proprio a noi prendercene cura.  Perché, nonostante ci imponga grandi sfide, la nostra Terra rimane l’unica condizione necessaria per costruire un futuro migliore.


“Resilienza”: Mira Rai e la sua travolgente corsa di libertà

Al 65. Trento Film Festival la runner nepalese Mira Rai è stata un’ospite in grado di emozionare e farsi apprezzare da tutti. Giulia Nollo e Sara Predelli, studentesse del Liceo G. Prati che già avevano collaborato con noi nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro, l’hanno intervistata e seguita per tutta la giornata, dalla conferenza stampa alla serata dedicata. Ne è nato un post molto originale, che utilizza la prima persona come se fosse la stessa Mira Rai a raccontarsi ai nostri lettori! Alla fine, potete anche guardare la video intervista pubblicata su Mountain Blog.

mira rai

Resilienza /re·si·lièn·za/ sostantivo femminile
In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Mira Rai, la famosa trail runner nepalese che ha saputo trasformare le molteplici difficoltà in una travolgente corsa di libertà.

TRENTO – Entro in una piccola stanza vociante, gremita di gente che mi dicono essere l’Ufficio Stampa del Trento Film Festival. Appena metto piede all’interno cade improvvisamente il silenzio, tutti si girano e mi osservano incuriositi. Io rispondo con un timido sorriso, un linguaggio universale comprensibile a tutti. Quanto è diverso qui dal mio Paese, il Nepal! Lì la vita è molto dura, soprattutto per le donne, la cui esistenza è limitata ai lavori domestici e agricoli. Nel luogo in cui sono nata le donne non lavorano quasi mai insieme agli uomini, le bambine non sognano di diventare giornaliste, medici o astronaute; sono inferiori sin dalla nascita, il sesso debole.

Un fiume di parole in una lingua a me incomprensibile mi strappano dalle mie riflessioni, riportandomi velocemente alla realtà. Alcune persone, gesticolando, cercano di spiegarmi qualcosa in un italiano vorticoso. Mi sento spaesata. Non capisco. Ma ecco che all’improvviso un suono familiare interrompe quel vociare indecifrabile. Due occhi a mandorla, molto simili ai miei, mi fanno subito sentire a casa. “Namasté, sorella. Sono Mila, la tua traduttrice.” esclama la sorridente ragazza nepalese.

mirarai2Sollevata e riconoscente le rispondo con il saluto tradizionale, unendo i palmi delle mani e inchinandomi. Mi guida attraverso la stanza spiegandomi: “Là ci sono alcuni giornalisti, sono qui per farti qualche domanda sulla tua carriera di trail runner”. Carriera, non so se la definirei così, correre per me è divertimento e libertà, è ciò che unisce il mio passato col mio presente, è il mio riscatto.

Infatti, fin da piccola ero come una scimmia, non stavo mai ferma ed ero sempre alla ricerca di qualcosa, vagando su e giù per la montagne attorno a Bhojpur, il mio villaggio nell’est del Nepal. Forse è proprio da lì che è nata la mia passione per la corsa. Ogni giorno facevo con mia madre chilometri e chilometri di strada verso il mercato trasportando dieci chili di riso sulle spalle. Non pochi mi chiedono come possa una madre obbligare la propria figlioletta a portare un peso così grande. Ma devo dire che è proprio grazie a lei che sono riuscita a superare gli ostacoli incontrati e a capire che la vita, seppur dura, si rivela sempre una bella avventura.

Inoltre, se sono così forte è solo per merito del luogo in cui sono vissuta: nel mio Paese o cammini o muori, non ci sono alternative. Ma è anche grazie alle sfide che mi ha posto davanti la vita che sono diventata ciò che sono. Infatti, a causa della povertà della mia famiglia, ho deciso di arruolarmi di nascosto nell’esercito dei ribelli maoisti. Avevo solo 14 anni. Questa è una delle tante prove che mi hanno insegnato la resistenza e la tenacia. Col trascorrere del tempo sono cambiate moltissime cose…

Ho corso la mia prima gara sui monti attorno a Kathmandu. Ero l’unica donna, ma questo non è riuscito a strapparmi di mano la vittoria. Da quel momento ho capito di poter fare grandi cose, pur essendo nata donna in un villaggio sperduto in Nepal.

Molti mi dicono che sono un tale concentrato di energia ed entusiasmo da tenere accese le luci di una città intera; non so se sia vero, ma quella che ho mi serve non solo per inseguire il mio sogno, ma anche per sostenere quello di tutte le altre ragazze nepalesi. Quando desideri veramente qualcosa non esiste per te la fatica, ma solo la voglia di raggiungere la meta. Senza nemmeno accorgermene i miei pensieri si erano tramutati in risposte entusiaste alle domande dei giornalisti. Ma in fondo, se non avessi colto l’occasione di correre quella prima gara, le uniche risposte che avrei potuto dare ora sarebbero state riguardo al prezzo del riso al mercato.
La vita è costituita da opportunità che devono essere date a tutti e che ognuno di noi deve avere il coraggio di cogliere.

Le occasioni sono come foglie su un fiume, se le lasci scorrere via se ne sono andate per sempre.
cit. Mira Rai

Giulia Nollo e Sara Predelli


“Samuel in the clouds” vince il 65° Trento Film Festival. Tutti i premiati 2017

600px511-SamuelIn-The-Clouds-65TFF

Il Gran Premio della Città di Trento a Pieter Van Eecke per Samuel in the clouds. Dhaulagiri, ascenso a la Montaña Blanca si aggiudica la Genziana d’Oro per il miglior film di alpinismo. Diving into the unknown miglior film di esplorazione e avventura.

Samuel in the clouds (Belgio, 2016) del regista belga Pieter Van Eecke, una straordinaria e commovente storia ambientata in Bolivia e legata alle conseguenze dei cambiamenti climatici, è il film vincitore del 65° Trento Film Festival.

La giuria internazionale composta da Timothy Allen (fotografo e regista) Gilles Chappaz (giornalista e regista), Fridrik Thor Fridriksson (regista e produttore cinematografico) Anastasia Plazzotta (produttrice e distributrice cinematografica) e Andrea Segre (regista), ha assegnato all’opera la prestigiosa Genziana d’oro miglior film – Gran Premio città di Trento, con la seguente motivazione: “Un personaggio unico e universale allo stesso tempo, raccontato con grande coerenza estetica e profondo rispetto umano, in uno stile documentario puro e onesto che ci aiuta a riflettere su un tema di grande urgenza”.

Scopri  di più sul film vincitore e sugli altri premiati sul post di Mountain Blog


Barefoot Morning: la riscoperta del piacere di camminare scalzi

 

600 barefoot 1

 

Andrea Bianchi nei suoi Barefoot Morning al Trento Film Festival fa riscoprire il piacere di camminare a stretto contatto con la terra. Nel primo incontro ha portato con sé Valerio Macchiarella. Ecco come è andata.

 

I piedi oggigiorno sono una parte del corpo trascurata, sfruttata e rinchiusa in una realtà limitata alla monotonia delle scarpe. Andrea Bianchi però ha riscoperto il piacere di camminare a stretto contatto con la terra, e offre la possibilità a chiunque di provare questa sensazione ormai persa. Barefoot Morning quindi è quest’iniziativa mirata alla riscoperta del piace di camminare scalzi, che sarà possibile effettuare da martedì 2 a domenica 7 maggio, ogni mattina, al Parco dei Mestieri a Trento, in occasione del Festival della Montagna.

 

barefoot 1

 

Andrea Bianchi è un pioniere in questo campo emergente del Barefoot Walking, e all’interno del Trento Film Festival ha trovato uno spazio per far conoscere meglio al pubblico tale innovativa e stimolante attività. Durante questi ultimi anni, Bianchi ha pubblicato diversi libri al riguardo, il più recente dei quali (“a piedi nudi”) è stato da poco lanciato. Nel suo sito personale egli cura anche una parte di blog riguardo le sue avventure “barefoot” nonché tiene un calendario aggiornato degli eventi da lui organizzati o attinenti al Barefoot Walking.

 

Io sono andato nella prima giornata di questa attività, ed è stata un’avventura sorprendente.

Con l’erba ancora fredda dalla notte piovosa mi sono approcciati assieme ad un gruppetto di altre persone a provare questa attività, che a prima vista può sembrare molto strana e sgradevole. Infatti, la realtà attuale ha quasi totalmente dimenticato l’esistenza dei piedi al di fuori delle scarpe, e attualmente soltanto popolazioni aborigene e rurali camminano ancora a piedi scalzi, mentre l’uomo moderno nemmeno cammina per casa senza un paio di ciabatte.

Scettico quindi mi son tolto le scarpe, e ad essere sinceri l’essere scalzi mi ha messo molto a disagio, essendo i piedi ai miei occhi molto imbarazzanti da mostrare e brutti. Il primo contatto con la terra gelida mi ha dato un brivido all’intero corpo, risvegliandolo e invigorendolo. Tremante mi son disposto in cerchio assieme agli altri, e Andrea Bianchi per prima cosa ci ha fatto fare degli esercizi di stretching insoliti, incentrati su una connessione tra i propri piedi e il prato sottostante, dove l’equilibrio e l’esercizio fisico si sposavano con una piacevole sensazione di libertà e vicinanza alla natura. L’atmosfera creatasi di pura simbiosi con l’ambiente circostante ha donato a questo riscaldamento un’aurea di pace e tranquillità, con il vento che frusciava negli alberi e gli uccellini cinguettanti. Ad occhi chiusi abbiamo “messo le radici”, come ha detto lo stesso Bianchi, e ci siamo goduti quel momento di silenzio e di riflessione ancora con i piedi gelati stando fermi immobili in mezzo al prato.

 

barefoot 2

 

Finita la parte preliminare, abbiamo riaperto gli occhi un pochino riscaldati dai primi squarci di sole. Bianchi quindi ci ha brevemente parlato di quale fosse la postura corretta da assumere mentre si cammina scalzi e quale movimento compiere, cioè facendo appoggio inizialmente solo sulla parte anteriore della pianta per poi far appoggio sui talloni. Con un interessante esperimento che comparava la camminata che lui suggerisce e quella classica (quella compiuta solitamente con le scarpe, appoggiando prima il tallone) ci ha dimostrato quanto goffi e pesanti siano i nostri passi compiuti appoggiando prima il tallone, e come rimbombassero nelle nostre orecchie e gravassero sulla nostra spina dorsale, mentre quelli fatti con il metodo suggerito da Bianchi fossero molto più silenziosi, dinamici e naturali. Poi abbiamo anche fatto due passi per il parco, sporcandoci i piedi con polvere e terriccio, il che è stato molto divertente e ha ci ha donato l’occasione di ridere tutti assieme.

Con la conclusione di questa breve sezione di parlato, la vera e propria Barefoot Morning ha inizio: in fila indiana abbiamo intrapreso un tragitto di full-immersion nel parco. Guidati da Andrea Bianchi abbiamo percorso un breve tracciato, calpestando diversi materiali, dalla paglia al legno, di temperature e texture varie, facendo un percorso sensoriale incredibile. Tutta la camminata è stata percorsa in totale silenzio, e ad accompagnarci c’era solo il suono che producevano i nostri piedi a calpestare il terreno e passando tra i rami degli alberi che ci sfioravano i capelli. Ritornati infine al punto di partenza ho avuto modo di parlare con le altre persone, e confrontandoci sulle nostre impressioni ci siamo ritrovati tutti sorpresi di quanto avevamo rivalutato l’importanza e la sensibilità dei nostri piedi.

 

L’esperienza è stata nel complesso molto innovativa e dai risultati inaspettati, capace di donare sensazioni mai provate prima partendo da un contatto insolito tra l’uomo e la terra che calpesta. Il tracciato ha messo a dura prova la sensibilità dei nostri piedi, percorrendo tratti più duri e grezzi, come il percorso sulla pietra (molto doloroso), ma anche parti più piacevoli, ad esempio la zona con la paglia e la sabbia. Ne siamo usciti tutti quanti con i piedi sporchi e infreddoliti, ma comunque molto rilassati e sereni.

L’iniziativa di Bianchi è stata una felice riscoperta di sensazioni, piaceri, emozioni perse da molto tempo, un’avventura riconciliante con una parte del corpo molto sottovalutata.

Credo che questa sia un’esperienza da provare assolutamente: mi ha rilassato, intrigato e sorpreso,  mi ha fatto apprezzare di più i miei piedi ed ad averne meno pudore e mi ha fatto venire voglia di camminare più spesso scalzo. La prossima volta che in montagna troverò un prato penso che lo percorrerò con le scarpe nello zaino.

 

barefoot 3

 


Messner: “Ueli Steck era senza dubbio uno dei più forti alpinisti degli ultimi due decenni”.

 Così Reinhold Messner, oggi al 65/mo Trento Film Festival, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla morte dell’alpinista Ueli Steck, che ha perso la vita mentre tentava di scalare l’Everest.

Presentazione 65 Edizione TRENTO FILM FESTIVAL Montagna Società Cinema Letteratura da sx  ERMINIO QUARTIANI Vice Presidente generale CAI Club Alpino Italiano | LAURA BISESTI Direttrice FilmFestival

Messner è al Trento Film Festival per presentare il suo film come regista dal titolo “Still Alive – Dramma sul Monte Kenya”. “E’ un fatto molto drammatico – ha spiegato Messner – tragico anche perché Steck aveva l’età di non fare più errori. Steck all’età di 40 anni aveva tanta esperienza: aveva fatto grandi scalate e in tutte le montagne del mondo. Era senza dubbio uno dei più forti alpinisti degli ultimi due decenni”. “Forse – ha spiegato Messner – era sotto pressione ma questo non lo posso sapere. Tentava una delle più grandi sfide dell’alpinismo: secondo me, con il tempo e le condizioni giuste, preparava il primo concatenamento Everest e Lhotse”. “Questo percorso – ha detto l’alpinista – è stato pensato da molti ma nessuno aveva realmente una chance. Steck, secondo me, con la sua velocità, la sua esperienza e con il materiale molto molto leggero (che usava nelle sue scalate) teoricamente poteva compiere l’impresa”.


Romano Prodi: Trento? Una cerniera, una zona di confine e colloquio dell’Europa

65 Edizione TRENTO FILM FESTIVAL Montagna Società Cinema Letteratura PAOLO PRODI. UNA GUIDA PER ANDARE OLTRE LE ALPI

“Così Romano Prodi ieri ospite del 65. Trento Film Festival in occasione di un incontro organizzato all’Università degli studi di Trento dedicato al fratello Paolo, che ne è stato rettore.

“Ho iniziato proprio qui – ha spiegato Prodi – a insegnare, un secolo fa, e sono un po’ emozionato: questa città mi fa pensare al ricordo di mio fratello, che per tanti anni ha lavorato e vissuto qui. Tornare insieme a tanti amici per ricordarlo per me è un grande piacere”. “Paolo per me – ha detto Prodi – è stata una guida, a proposito di montagna. Abbiamo sempre parlato dei suoi studi e ci siamo confrontati su tutto: dalla politica alla economia, dalla storia all’attualità”. “Trento è una terra di grandi occasioni – ha spiegato l’ex presidente del consiglio italiano – da qui bisogna costituire un grande legame, un ponte con l’Europa, fra l’Austria, la parte germanica e il mondo latino. Non abbiamo forse capito abbastanza il valore di questa commistione”. “Mio fratello – ha detto Prodi – diceva sempre che il potere è sempre meglio studiarlo prima di praticarlo. Paolo a Trento ha studiato i fondamenti del potere, i legami tra la religione e l’evoluzione dello stato. L’ha analizzato a fondo, ne ha determinato le regole, i contenuti e i rapporti con l’etica della religione”. E ancora: “il mondo si orienta verso un pericoloso e diffuso concetto di autorità e concentrazione di potere: come la Russia di Putin, o la Cina e/o la Turchia di Erdogan. Pensiamo anche all’Egitto o al caso Trump. Questo processo accade sia nei paesi democratici sia paese non democratici”. In conclusione, riferendosi all’Italia di oggi, ha aggiunto “Il senso del futuro è quello che manca all’Italia: è la nostra tragedia. Un esempio di questo fenomeno si trova nei nostri atenei, dove molti giovani studiano, studiano, e poi mancano i concorsi e la speranza viene meno”.


“La montagna presa in giro”, che sarà presentata mercoledì 3 maggio alle 17.30 alla sede del Sosat

“LA MONTAGNA PRESA IN GIRO”, GIUSEPPE MAZZOTTI: PRESENTAZIONE DELLA NUOVA RISTAMPA, A CURA DI MONTURA EDITING E CON LA PREFAZIONE DI MAURO CORONA, MERCOLEDI’ 3 MAGGIO AL TRENTOFILMFESTIVAL

600 La-montagna-presa-in-giro-500x360

Tappa trentina per la XXXV edizione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, che presenterà alle 17.30 nella sede del Sosat (Sezione operaia della Società alpinisti tridentini) la nuova veste del libro scritto nel 1931 dal poliedrico intellettuale trevigiano e divenuto presto una sorta di galateo dell’ambiente alpino.

 

All’appuntamento saranno presenti lo scrittore Mauro Corona, il presidente della rassegna cinematografica Roberto De Martin e la figlia di Giuseppe Mazzotti, Anna Mazzotti.

 

Il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, prestigioso concorso “per libri di montagna, alpinismo, esplorazione – viaggi, ecologia e paesaggio, artigianato di tradizione e Finestra sulle Venezie sulla civiltà veneta” dedicato alla figura e all’opera di Giuseppe Mazzotti, eclettico intellettuale trevigiano (scrittore, alpinista, gastronomo, salvatore delle ville venete, per lunghi anni consigliere del Touring Club Italiano), celebra la XXXV edizione 2017 con la ristampa anastatica di un celebre libro che Mazzotti scrisse nel 1931, “La montagna presa in giro”, che sarà presentata mercoledì 3 maggio alle 17.30 alla sede del Sosat – Sezione operaia della Società alpinisti tridentini, in via Malpaga 17 a Trento, nell’ambito del TrentoFilmFestival.

 

La riedizione, a cura di Montura Editing, sponsor del Premio, contiene la prefazione dello scrittore, alpinista e scultore ligneo Mauro Corona, che sarà presente all’incontro e illustrerà assieme a Roberto De Martin, presidente del TrentoFilmFestival, l’iniziativa. Interverranno inoltre Anna Mazzotti, figlia di Giuseppe Mazzotti, Antonio Beltrame, segretario del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, e Marco Tonon, presidente della Fondazione Giuseppe Mazzotti.

 

Giuseppe Mazzotti, personalità, tra le più significative della cultura contemporanea veneta e di montagna in particolare, scrisse “La montagna presa in giro” a ventiquattro anni e il libro divenne immediatamente una sorta di galateo dell’ambiente alpino ottenendo nel giro di soli quattordici anni quattro edizioni. 

Nella prima parte, denominata “Il galateo dell’amante della montagna” e subito sposata da tutti gli appassionati, l’autore denuncia profeticamente la mercificazione dei luoghi alpini, la nascita dei mostri turistici, lo smembramento della natura per l’accoglienza delle orde vacanziere.
La seconda parte, dedicata all’alpinismo acrobatico, fu meno apprezzata perché criticava apertamente le nuove tecniche di arrampicata artificiale. 
Si tratta di un libro simpatico, che si legge piacevolmente, nonostante la profondità del contenuto, accompagnato dalle immagini di Sante Cancian, caricature degne dei migliori autori contemporanei.

E devo direscrive Mauro Corona nella prefazioneche, dopo tanti anni, questo libretto diventa più attuale di allora, quando nacque. Mai, infatti, la montagna è stata presa in giro come ai giorni nostri. Ed è una presa in giro molto più cinica e sprezzante che non quella dei tempi remoti descritta da Mazzotti. Oggi la montagna è rovinata, inquinata, sbudellata, sfruttata, spremuta come un limone. E la presa in giro vergognosa e vile sta nel fatto piuttosto subdolo, che la politica strombazza avere in cura la montagna. Balle! Beati i tempi del grande Mazzotti, dove la presa in giro si limitava ai ridicoli, a volte patetici, paradossali comportamenti dei bipedi sui monti”.

 

Perché leggere, ancora oggi, il libro di Giuseppe Mazzotti? Corona non ha dubbi: “Leggere il libro di Bepi Mazzotti onde evitare quelle situazioni che lui prende in giro. Al puro scopo di non diventare ridicoli. Perché, in queste pagine, non è la montagna ad essere presa in giro bensì coloro che la frequentano”.

 

La partecipazione è libera e gratuita.

 

Per informazioni, Segreteria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”: tel. 0422 855609 – fax 0422 802070; e-mail message@premiomazzotti.it; www.premiomazzotti.it

 


Il “no alla guerra” di Fiemme al Trento Film Festival

600 dolomitenfront

Il rock musical “Dolomiten Front” realizzato a Forte Dossaccio da un cast di artisti fiemmesi sarà proiettato il 2 e il 6 maggio 2017.

 

“Dolomiten Front”, il rock musical contro tutte le guerre, realizzato in Val di Fiemme nello scenario di Forte Dossaccio, con i giovani artisti e professionisti delle Valli di Fiemme e Fassa e del Trentino, nel centenario della prima guerra mondiale, partecipa alla 65aEdizione del Trento Film Festival nella sezione Orizzonti Vicini. Il film sarà proiettato al Cinema Modena martedì 2 maggio alle 21.30 (Sala 2) e sabato 6 maggio alle 19.00 (Sala 3). La sezione Orizzonti Vicini, in partnership con Trentino Film Commission, è uno spazio dedicato ai film prodotti o girati in Trentino-Alto Adige, per promuovere progetti e talenti locali.

Gli autori, produttori, regista ed altri partecipanti, saranno presenti alle proiezioni per rispondere alle domande del pubblico.

Il film musicale “Dolomiten Front”, prodotto dalla Berlino Shaking Foundations Multimedia Productions, è stato girato interamente in Val di Fiemme, nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, con la regia di Sara Maino. Il suo cast è formato da giovani attori, ballerini e musicisti, ma anche tecnici e video maker, della Val di Fiemme, della Val di Fassa e di altre zone del Trentino.

Il rock musical è un grido contro tutte le guerre, passate, presenti e future e un inno alla pace. Girato nel settembre 2015 a Forte Dossaccio, in Val di Fiemme, ha già partecipato a diversi film festival internazionali, ottenendo un premio della critica per il miglior cortometraggio musicale al film festival internazionale Muvi di Lisbona, lo scorso dicembre.

Il contesto è quello di un futuro indefinito, in cui il mondo è nuovamente in guerra. Un gruppo di giovani musicisti è arruolato nell’esercito e viene inviato in un forte in prima linea sulle montagne. Dal momento del loro arrivo, essi percepiscono che c’è qualcosa di strano in quel Forte ma il protagonista è l’unico a capire cosa realmente stia succedendo. Il Forte infatti è un luogo designato per un incontro mai avvenuto prima, le cui conseguenze possono cambiare il futuro dell’umanità.

 

I biglietti si possono acquistare alle Casse Rurali di Fiemme e Fassa e sul sito www.trentofestival.it

 

TRAILER UFFICIALE: https://vimeo.com/211110615


Scopri gli ospiti del Trento Film Festival 2017

600 TFF_MANIFESTO_2017
Da Adam Ondra a Reinhold Messner, da Fabio Volo a Alex Bellini, da Teresa Mannino a Romano Prodi: alpinisti, scrittori, studiosi, giornalisti, comici e attori. Scopri tutti gli ospiti della 65. edizione.

Gli ospiti della 65. edizione

http://trentofestival.it/edizione-2017/programma/ospiti/


Il Trento Film Festival a portata di mano

600 tffsmartphone

Scopri tutte le funzionalità dell’applicazione:

http://trentofestival.it/app

Discover

Cosa succede prossimamente?
Questa pratica schermata risponde alla tua domanda.

Film

La lista completa dei film a programma. Informazioni, trailer, foto e i film
geo-localizzati sulla mappa!

Eventi

Gli eventi del Trento Film Festival sono tantissimi! Consulta l’elenco completo.

Mostre

Al Trento Film Festival molte sono le mostre organizzate. Date, info e luoghi? Li trovi tutti in questa sezione!

Calendario

Sfoglia il calendario di film, eventi e mostre. Aggiungi le date alla tua agenda e acquista i biglietti.

Mappe

Tutti luoghi del Festival in una pratica mappa. Scopri come raggiungerli e che eventi ospitano.


La montagna senza barriere: tra limiti e opportunità

 

600 mountain handicap

Il 30 aprile al festival una tavola rotonda su un tema di grande attualità.

La montagna come luogo per ritrovare sé stessi, dopo una malattia, in una fase di riabilitazione, luogo ideale per uscire dalla depressione, per ritrovare il piacere e la necessità dell’incontro, per riscoprire un ambiente ideale che ti permetta di superare traumi fisici e psichici, supportati da personale sanitario e da guide competenti, in un percorso d’inclusione, in sinergia con il comune e consolidato percorso terapeutico-clinico. In questi giorni, è argomento di grande attualità, di articoli sui maggiori quotidiani, e oggetto di eventi e convegni. Gruppi, spesso composti da volontari che si prestano a una attività di accompagnamento e di riabilitazione, lodevoli nel loro entusiasmo, ma troppo spesso frammentati, non dialoganti, talvolta poco esperti di montagna e con poca esperienza nel considerare le problematiche che eventuali disabilità possono comportare in un terreno che può improvvisamente diventare ostile, pericoloso, fonte di stress. Diventa quindi necessario, in alcuni casi, considerare un’eventuale esclusione, una montagna in realtà non per tutti, un’esclusione che diventa la prima forma d’inclusione, perché ci porta a pensare all’ultimo, al più debole, alla sua sicurezza. Tutto questo sarà oggetto di dibattito e approfondimento in una tavolo rotonda dal titolo “La montagna senza barriere: tra limiti e opportunità – Un differente approccio alla montagna-terapia”, con medici, guide alpine, alpinisti, esperti nella sicurezza in montagna, giornalisti, nel contesto del Trento Film Festival il giorno 30 aprile 2017 alle 17, nella Sala Conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto La tavola rotonda di cui sarà moderatore Luigi Festi, presidente della Commissione centrale Medica del CAI, coadiuvato da Luca Calzolari, direttore della rivista Montagne360, organo ufficiale del CAI, si aprirà e coinvolgerà il pubblico presente, in particolare se coinvolto direttamente in un percorso di montagna-terapia, per evidenziare lati positivi e criticità e per dare ancora maggiore spinta ed entusiasmo, ma anche attenzione e consapevolezza, certi che il grande patrimonio culturale e ambientale della montagna sia il luogo ideale per una corretta e adeguata riabilitazione fisica e per una sempre maggiore integrazione dell’individuo affetto da disabilità. All’evento parteciperanno oltre a Luigi Festi e Luca Calzolari, Sandro Filippini, Franco Perlotto, Paola Gigliotti, Guido Giardini, Jean Pierre Fosson, Hubert Messner, Cristiano Gobbi, Claudio Sartori (presidente Cai Alto Adige).


Trento Blog è un supplemento alla testata Blogosphera, registrata presso il tribunale di Trento (n. 1369/08)
Blogosphera: Direttore responsabile: Andrea Bianchi - Editore: Etymo srl
Redazione: c/o Etymo srl - Via Brescia, 37 - 38122 Trento (TN) - tel. 0461.236456 - redazione@etymo.com
© 2006-2010 etymo s.r.l. P.IVA 02242430219. Alcuni diritti sono riservati sotto licenza Licenza Creative Commons.

Policy di utilizzo dei cookies