Barefoot Morning: la riscoperta del piacere di camminare scalzi

pubblicato da: Trentoblog in ambiente,evidenza,Trento Film Festival 2017

 

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Andrea Bianchi nei suoi Barefoot Morning al Trento Film Festival fa riscoprire il piacere di camminare a stretto contatto con la terra. Nel primo incontro ha portato con sé Valerio Macchiarella. Ecco come è andata.

 

I piedi oggigiorno sono una parte del corpo trascurata, sfruttata e rinchiusa in una realtà limitata alla monotonia delle scarpe. Andrea Bianchi però ha riscoperto il piacere di camminare a stretto contatto con la terra, e offre la possibilità a chiunque di provare questa sensazione ormai persa. Barefoot Morning quindi è quest’iniziativa mirata alla riscoperta del piace di camminare scalzi, che sarà possibile effettuare da martedì 2 a domenica 7 maggio, ogni mattina, al Parco dei Mestieri a Trento, in occasione del Festival della Montagna.

 

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Andrea Bianchi è un pioniere in questo campo emergente del Barefoot Walking, e all’interno del Trento Film Festival ha trovato uno spazio per far conoscere meglio al pubblico tale innovativa e stimolante attività. Durante questi ultimi anni, Bianchi ha pubblicato diversi libri al riguardo, il più recente dei quali (“a piedi nudi”) è stato da poco lanciato. Nel suo sito personale egli cura anche una parte di blog riguardo le sue avventure “barefoot” nonché tiene un calendario aggiornato degli eventi da lui organizzati o attinenti al Barefoot Walking.

 

Io sono andato nella prima giornata di questa attività, ed è stata un’avventura sorprendente.

Con l’erba ancora fredda dalla notte piovosa mi sono approcciati assieme ad un gruppetto di altre persone a provare questa attività, che a prima vista può sembrare molto strana e sgradevole. Infatti, la realtà attuale ha quasi totalmente dimenticato l’esistenza dei piedi al di fuori delle scarpe, e attualmente soltanto popolazioni aborigene e rurali camminano ancora a piedi scalzi, mentre l’uomo moderno nemmeno cammina per casa senza un paio di ciabatte.

Scettico quindi mi son tolto le scarpe, e ad essere sinceri l’essere scalzi mi ha messo molto a disagio, essendo i piedi ai miei occhi molto imbarazzanti da mostrare e brutti. Il primo contatto con la terra gelida mi ha dato un brivido all’intero corpo, risvegliandolo e invigorendolo. Tremante mi son disposto in cerchio assieme agli altri, e Andrea Bianchi per prima cosa ci ha fatto fare degli esercizi di stretching insoliti, incentrati su una connessione tra i propri piedi e il prato sottostante, dove l’equilibrio e l’esercizio fisico si sposavano con una piacevole sensazione di libertà e vicinanza alla natura. L’atmosfera creatasi di pura simbiosi con l’ambiente circostante ha donato a questo riscaldamento un’aurea di pace e tranquillità, con il vento che frusciava negli alberi e gli uccellini cinguettanti. Ad occhi chiusi abbiamo “messo le radici”, come ha detto lo stesso Bianchi, e ci siamo goduti quel momento di silenzio e di riflessione ancora con i piedi gelati stando fermi immobili in mezzo al prato.

 

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Finita la parte preliminare, abbiamo riaperto gli occhi un pochino riscaldati dai primi squarci di sole. Bianchi quindi ci ha brevemente parlato di quale fosse la postura corretta da assumere mentre si cammina scalzi e quale movimento compiere, cioè facendo appoggio inizialmente solo sulla parte anteriore della pianta per poi far appoggio sui talloni. Con un interessante esperimento che comparava la camminata che lui suggerisce e quella classica (quella compiuta solitamente con le scarpe, appoggiando prima il tallone) ci ha dimostrato quanto goffi e pesanti siano i nostri passi compiuti appoggiando prima il tallone, e come rimbombassero nelle nostre orecchie e gravassero sulla nostra spina dorsale, mentre quelli fatti con il metodo suggerito da Bianchi fossero molto più silenziosi, dinamici e naturali. Poi abbiamo anche fatto due passi per il parco, sporcandoci i piedi con polvere e terriccio, il che è stato molto divertente e ha ci ha donato l’occasione di ridere tutti assieme.

Con la conclusione di questa breve sezione di parlato, la vera e propria Barefoot Morning ha inizio: in fila indiana abbiamo intrapreso un tragitto di full-immersion nel parco. Guidati da Andrea Bianchi abbiamo percorso un breve tracciato, calpestando diversi materiali, dalla paglia al legno, di temperature e texture varie, facendo un percorso sensoriale incredibile. Tutta la camminata è stata percorsa in totale silenzio, e ad accompagnarci c’era solo il suono che producevano i nostri piedi a calpestare il terreno e passando tra i rami degli alberi che ci sfioravano i capelli. Ritornati infine al punto di partenza ho avuto modo di parlare con le altre persone, e confrontandoci sulle nostre impressioni ci siamo ritrovati tutti sorpresi di quanto avevamo rivalutato l’importanza e la sensibilità dei nostri piedi.

 

L’esperienza è stata nel complesso molto innovativa e dai risultati inaspettati, capace di donare sensazioni mai provate prima partendo da un contatto insolito tra l’uomo e la terra che calpesta. Il tracciato ha messo a dura prova la sensibilità dei nostri piedi, percorrendo tratti più duri e grezzi, come il percorso sulla pietra (molto doloroso), ma anche parti più piacevoli, ad esempio la zona con la paglia e la sabbia. Ne siamo usciti tutti quanti con i piedi sporchi e infreddoliti, ma comunque molto rilassati e sereni.

L’iniziativa di Bianchi è stata una felice riscoperta di sensazioni, piaceri, emozioni perse da molto tempo, un’avventura riconciliante con una parte del corpo molto sottovalutata.

Credo che questa sia un’esperienza da provare assolutamente: mi ha rilassato, intrigato e sorpreso,  mi ha fatto apprezzare di più i miei piedi ed ad averne meno pudore e mi ha fatto venire voglia di camminare più spesso scalzo. La prossima volta che in montagna troverò un prato penso che lo percorrerò con le scarpe nello zaino.

 

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Pubblicato il 5 maggio, 2017 @ 3:10 pm.

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