Come può un padre uccidere due figli (e se stesso)? Le possibili spiegazioni del dramma di Trento

pubblicato da: Trentoblog in Bambini,evidenza

di Serena Costa

Infanticidio, antica raffigurazione del 1530 - fonte: Wikimedia

Infanticidio, antica raffigurazione del 1530 – fonte: Wikimedia

Due bambini di due anni e mezzo e quattro uccisi in casa dal padre a martellate, prima di essere accompagnati a scuola. Poi la fuga in auto dell’uomo, verso la collina di Sardagna, e il salto nel vuoto dalle rocce sotto la stazione della funivia. Questo il terribile evento accaduto ieri a Trento. Al di là dei dettagli di cronaca, abbiamo voluto tentare di trovare una possibile spiegazione ad eventi di questo genere, in contesti apparentemente “normali”, con l’aiuto di una psicologa.

“Uccidere”, una parola davvero cruda che solo a sentirla nominare fa venire i brividi. Ma quando a questa azione vengono associate le parole “padre” e “figlio” diventa ancora più terribile e dolorosa per la mente umana. Se per giunta il luogo in cui si verifica questo orribile gesto è una cittadina piuttosto tranquilla come Trento, il fatto diventa ancora più incomprensibile e scioccante per i suoi abitanti.

Ebbene sì, nella nostra amata Trento è accaduto un fatto terribile. Due bambini di 2 anni e 4 anni sono stati trovati morti in casa dalla madre ritornata dal lavoro. La sorella più grande in gita scolastica. Il padre a cui erano stati affidati i figli piccoli è stato trovato morto in una scarpata ai piedi di Sardagna, un paesino vicino a Trento; ed è proprio lui che viene sospettato dell’orribile gesto.

Ma come può un padre uccidere due figli? Due figli così piccoli che avrebbe dovuto semplicemente proteggere? E per di più in una famiglia che a tutti appariva “normale”, anzi, addirittura benestante visto il tenore di vita che dimostrava, senza conflitti di coppia?

La famiglia rappresenta un luogo sicuro, il luogo in cui i membri trovano protezione, l’amore e il sostegno reciproco per realizzarsi personalmente. Un gesto simile, quindi, dalla mente umana viene immediatamente etichettato come “folle”, cioè frutto di una mente malata, quasi per proteggersi dal rischio che possa succedere a persone comuni. Ma in realtà, nella maggior pare dei casi questa spiegazione non è quella giusta perché ci sono ben altri fattori che entrano in gioco e che possono toccare chiunque.

A quanto sembra dalle ultime informazioni il padre dei due bambini aveva impostato la sua vita proprio per dare il meglio alla sua famiglia ma ad un certo punto qualcosa è andato storto. Cosa? Tra i fattori che la letteratura sul fenomeno dell’infanticidio paterno mette in luce, pare aver giocato un ruolo importante il problema finanziario che solo il padre conosceva e che lui stesso aveva creato a causa a sua volta del suo bisogno di possesso, di potere economico a tutti i costi, anche quando gli affari non stavano andando come previsto. Aveva, infatti, lasciato il lavoro di carabiniere per fare l’operatore finanziario che sembrava garantirgli maggiori entrate economiche necessarie per mantenere quello stile di vita che desiderava: aveva una macchina importante, aveva iscritto i figli alle scuole migliori, coltivava regolarmente i suoi hobby preferiti e per di più stava per comprare l’attico di lusso in cui si erano trasferiti in affitto qualche anno prima. Se all’inizio il lavoro andava bene, successivamente sono arrivati i fallimenti e il padre così premuroso che, lavorando da casa, si occupava di portare i figli a scuola mentre la madre era al lavoro, si è trasformato in un padre assassino. Probabilmente schiacciato dal peso di quell’immagine di uomo di successo che si era costruito e alla quale probabilmente non riusciva a rinunciare. Una sorta di narcisismo patologico, direbbero gli studiosi, che lo ha fatto sentire al centro di un mondo perfetto in cui il fallimento e l’umiliazione non erano contemplati. La confusione e la frustrazione generata dalle difficoltà economiche non previste ad un certo punto è scoppiata nel folle gesto, quasi per ristabilire un controllo che ormai aveva perso. In letteratura si dice anche che alcuni padri figlicidi uccidono i figli perché vogliono alleviare o togliere una sofferenza presente o futura. Sarà stato il caso di questo padre? Avrà anche lui desiderato preservarli dalle conseguenze disastrose dei suoi comportamenti?

Non è ancora chiaro però se si è trattato di un raptus, di una perdita di controllo o di un atto premeditato dal padre. Colpisce il fatto che siano stati uccisi solo i due figli maschi e non la figlia femmina che, molto più grande dei fratellini, era in gita scolastica. Un caso fortuito che l’ha preservata dal folle gesto oppure un’intenzione del padre di eliminare solo i componenti maschili della famiglia?
Tanti ancora gli interrogativi aperti su questa terribile vicenda che ha sconvolto tutto il Trentino per la sua atrocità in assenza di segnali premonitori. Nessuno se lo sarebbe immaginato tanto che il vicino stesso, intervistato poco dopo l’incidente ha affermato di essere davvero sbigottito dal fatto perché tutto sembrava fuorché una famiglia in difficoltà, un padre che non amava i figli e la moglie. E la letteratura ci dice anche questo: molte volte accade che i genitori che uccidono i propri figli vengano descritti dalle persone come genitori amorevoli e premurosi. Questo perché il problema non è solo individuale ma trova le sue radici in un ambiente relazionale.
E questo forse spaventa di più la società, una società come quella di Trento, che non è abituata a gesti simili soprattutto se accadono in contesti familiari che per nulla fanno pensare al disagio. Una sorta di scollamento tra realtà interiore e apparenza sociale.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia

www.serenacosta.it

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Pubblicato il 28 marzo, 2017 @ 6:00 pm.


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