FOTOGRAFIA: Enrico Fuochi e i suoi “Improbabili sposi”, inaugurazione il 18 marzo h 17:30

pubblicato da: Trentoblog in Eventi,evidenza,Fotografia

Palazzo Annona, Mart Rovereto – 18 marzo 2017. Alla presentazione, oltre all’autore, sarà presente anche la fotografa
Nadia Baldo e il prof. Alfonso Masi che reciterà alcuni passi tratti dalla versione de “I promessi sposi” di Guido da Verona.

600 improbabili sposi

Mercoledì 22 marzo alle ore 17.30, sempre nell’ambito della mostra fotografica di Enrico Fuochi, il prof. Masi reciterà alcuni passi dal romanzo di A.Manzoni. Un viaggio nell’opera manzoniana attraverso dialoghi, monologhi e descrizioni con le voci di Mariabruna Fait, Bruno Vanzo e Alfonso Masi.
La mostra rimarrà aperta dal 18.03 al 02.04 con i seguenti orari:
lun / sab – 9.00 | 22.00
dom – 9.00 | 13.00

 

PRESENTAZIONE a cura dell’autore

Tutto ha inizio quando a don Abbondio, curato di un paesino sul lago di Como, viene ordinato di non sposare Renzo Tramaglino e Lucia Mondella...

Il problema è che don Rodrigo, signorotto del luogo, si è invaghito di Lucia. Così i due innamorati si vedono costretti ad abbandonare il paese natale aiutati da fra Cristoforo: Lucia, aiutata dalla madre Agnese, si rifugia in un convento a Monza e Renzo va a Milano intenzionato ad ottenere giustizia. Ma don Rodrigo fa rapire Lucia dall’Innominato che però, colpito dalla sofferenza della ragazza, dopo una notte di incubi, si ravvede. Dopo altre vicende, tra cui alcune tragiche, come la peste, la guerra e la carestia, la storia si conclude in modo felice per la singolare coppia di fidanzatini.

Questo romanzo, il più famoso ed indiscutibile icona della letteratura italiana (ma non sta certo a me sottolinearlo), ha un trama tutto sommato banale e un esito altrettanto scontato. Ed è proprio in questo che solo un grande scrittore come il Manzoni è riuscito ad essere insuperabile: l’aver saputo creare un capolavoro da una storia banale e l’essere stato capace di coinvolgere il lettore a tal punto da farlo entrare nella psiche di ogni personaggio, sia esso positivo che riprovevole.

Sono altresì convinto che questo coinvolgimento porti il lettore ad avere anche una preferenza, che è più di una semplice simpatia, per un personaggio piuttosto che un altro.

Non esito a confessare che il mio tifo e la mia scelta è caduta, fin dalle prime righe del romanzo, su Lucia Mondella. Per me, come penso per molti altri, è lei il personaggio chiave di questo racconto che ruota tutto intorno al fascino nascosto di questa ragazza timida, ma solo apparentemente, discreta e angelica, ma nello stesso tempo risoluta e determinata. I suoi “rossori” non devono trarre in inganno: lei non accetta di farsi oggetto, lei non appartiene a nessuno, come fa intendere in occasione del rapimento ordito dall’Innominato. Nella notte dell’angoscia lei fa un voto in cui si dice addirittura disposta a rinunciare a Renzo pur di non sacrificare la propria libertà e verginità. Un comportamento questo e una determinazione che può far pensare ad una vera femminista dei tempi passati!

Intorno a lei ruotano anche quasi tutti i personaggi, con descrizioni fatte dal Manzoni quasi come un invito ad entrare nella loro psiche ed emotività. Mi riferisco in particolare a don Abbondio, don Rodrigo, fra Cristoforo, l’Innominato, tanti altri e, non per ultimo, il dottor Azzeccagarbugli, gran giocoliere della parola.

Proprio nel leggere e rileggere le descrizioni che il Manzoni fa di questa rassegna di personaggi, descrizioni che, sperando di non ripetermi, classifico più di carattere psicologico che fisico, che è nata in me l’idea di rappresentarli fotograficamente.

Ma perché “Improbabili sposi” ?

Sono sempre stato un convinto assertore che la fotografia, la vera Fotografia, per essere un’arte indipendente e non una semplice rappresentazione di quello che l’occhio vede, debba essere un mezzo per inventare e interpretare storie, e non per riportare storie.

Ecco perché per me sarebbe stato oltremodo banale, e quindi di nessun interesse, raffigurare alcuni personaggi del romanzo in modo realistico e quindi riferito all’epoca reale. Mi riferisco non solo agli abiti, ma anche alle posture, alla fisicità e alle descrizioni situazionali. Sarebbe stato come svilire il lavoro del grande Manzoni, che, a ben osservare, non voleva certo ingabbiare la mente del lettore ma aprire nuove visioni, nuove fantasie e nuove interpretazioni. E quale miglior occasione per me di questa per dar sfogo alla mia creatività? Perché non enfatizzare quella sua nascosta modernità rappresentando Lucia come una ragazza discinta con il volto all’interno di una cornice, quasi a voler simboleggiare il ruolo importante che lei riveste nel romanzo, esagerando così quell’aspetto psicologico e quell’idea che io mi sono fatto di lei e che il Manzoni stesso descrive come “modestia un po’ guerriera delle contadine” ma che poi rivela un carattere forte e determinato? Oppure interpretare Geltrude, la Monaca di Monza, in modo provocatorio esasperando il contrasto tra la “modernità”, che lei probabilmente avrebbe accettato più volentieri, e il ruolo che invece le è stato imposto da genitori e famigliari? E perché no don Abbondio, travolto da un colpo di vento che allegoricamente parlando rappresenta gli eventi che la sua codardia non ha saputo dominare? E come rappresentare la Provvidenza, quel personaggio misterioso ma presente in ogni pagina dei Promessi Sposi, se non come una grande mano che accoglie e protegge sempre Lucia?

Ecco, questi sono solo alcuni esempi di come ho fatto volare la mia fantasia nell’interpretare questo romanzo capolavoro creando una storia dentro una storia.

Identità “improbabili” che spero non facciano arrossire di rabbia il Manzoni.

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Pubblicato il 13 marzo, 2017 @ 6:06 pm.


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