LEONARDO SÌ, BEETHOVEN NO
Provocazione intellettuale in forma di opera

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Lo spettacolo LEONARDO SÌ, BEETHOVEN NO è diviso in 2 parti. La prima, che dà il titolo all’evento, consiste in una ironica dissertazione teorico-pratica (parlata e suonata da Francesco Pisanu) sui rapporti tra musica e cultura. La seconda è costituita dall’opera sinfonica-multimediale Up To the Moon. La dissertazione espone la tesi di fondo: la musica è parte integrante della cultura occidentale e come tale dovrebbe essere trattata nelle scuole. Invece – a differenza della storia dell’arte, della letteratura, della filosofia… – la storia della musica è completamente ignorata nella formazione classico-scientifica e relegata in scuole specifiche, per l’addestramento professionale dei musicisti.

Questo gap formativo è un fenomeno solo italiano. A un intellettuale formato scolasticamente in Italia (a differenza di un inglese o tedesco…) sfugge la consapevolezza culturale che il pensiero creativo occidentale è frutto di un’interazione continua tra musica, filosofia, teatro, arti letterarie, figurative e plastiche.

L’opera successiva UpTo the Moon applica artisticamente la tesi della lezione, combinando insieme linguaggi, stili e generi espressivi diversi. Consiste in una breve favola musicale in cui è rappresentato l’interazione della musica col pensiero storico-artistico-creativo.

I 2 personaggi recitanti, Monna Lisa e Beethoven, sono completamente de-contestualizzati e usati come simboli di 2 mondi intellettuali interconnessi: quello puramente musicale di Beethoven e quello culturale tout-court di Leonardo (che rappresenta la sintesi del pensiero pratico-speculativo-creativo: è scienziato, artista, letterato e filosofo…).

L’azione drammaturgica si svolge attraverso brevi dialoghi tra i 2 personaggi che si intrecciano con i brani musicali, tra avvolgenti suggestioni videografiche e mirati interventi coreutici. La trama si dipana seguendo un percorso “a stanze”. Ogni stanza rappresenta una classe di prodotti dell’ingegno: tecnologia, filosofia, poesia, psicologia, arte… e quindi la loro sintesi nella cultura. La musica (cioè Beethoven) accompagna l’evoluzione del pensiero creativo (che trova nella Gioconda la sua trasfigurazione scenica) attraverso un percorso espressivo in cui si esplica la centralità della musica come forza liberatoria dell’immaginazione, potenza catalizzatrice della nostra facoltà di sognare. Una facoltà fantastica che esalta la capacità di conoscere, interpretare e reinventare le cose.

Giovedì 12 dicembre 2013 – ore 21,00
Teatro San Marco – Trento
JazzPrint
LEONARDO SÌ, BEETHOVEN NO

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Pubblicato il 10 dicembre, 2013 @ 10:49 am.


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