sabato , 25 Maggio 2024

UNA TAZZA DI CIOCCOLATA CALDA
GIORNO DELLA MEMORIA

600Il Coordinamento Teatrale Trentino, in occasione del Giorno della Memoria, propone lo spettacolo a�?UNA TAZZA DI CIOCCOLATA CALDAa�? del Club Armonia, regia di Renzo Fracalossi, con gli attori-studenti della scuola media a�?Bonportia�?.

Club Armonia
UNA TAZZA DI CIOCCOLATA CALDA GIORNO DELLA MEMORIA
con gli attori-studenti della scuola media a�?Bonportia�?
regia di Renzo Fracalossi
MEZZOLOMBARDO a�� mercoledA� 29 gennaio 2014 a�� Teatro S. Pietro a�� ore 20.30
PINZOLO a�� giovedA� 30 gennaio 2014 a�� Teatro Paladolomiti a�� ore 21.00
TAIO a�� venerdA� 31 gennaio 2014 a�� Teatro Cinema Comunale a�� ore 21.00

Una tazza di cioccolata calda A�A? una particolare drammaturgia, pensata e redatta in primo luogo per ragazzi del terzo anno delle scuole medie della�� obbligo e frutto di una lunga collaborazione fra Rosanna Ravagni, insegnante appunto delle Scuole Medie inf. a�?F. Bomportia�? di Trento e Renzo Fracalossi, autore e regista con alla��attivo ormai parecchi allestimenti attorno alla Memoria della Shoah, oltrechA� della storia locale, nazionale ed europea.

Una tazza di cioccolata calda raccoglie le tracce di una dolente e dolorosa letteratura adolescenziale nata e sviluppatasi appunto alla��interno del Ghetto di Terezin / Theresienstadt negli anni correnti fra il 1942 ed il 1945. Come noto Terezin, ovvero a�?la cittA� che Hitler regalA? agli ebreia�?, secondo la propaganda nazista della�� epoca, era nulla�� altro che una�� antica e mai utilizzata fortezza asburgica, posta nel cuore della Boemia, accanto ad un piccolo borgo.

I nazisti, dopo la�� annessione della Cecoslovacchia, ne fanno dapprima un carcere e poi un a�?Ghetto modelloa�?, da esibire ad esempio agli ispettori della Croce Rossa Internazionale, a dimostrazione della�� a�?umanitA� della battaglia antigiudaica condotta dal nazionalsocialismoa�?. E cosA� la vecchia a�?Festuga�? teresiana diventa un Campo di Transito, dove si raccoglie via via quella�� elitA? ebraica che non puA? essere, per ovvi motivi di immagine, trattata alla stregua degli a�?Untermenschena�? degli Stethl ebraici polacchi, lituani ed ucraini. A Terezin quindi trovano a�?ospitalitA�a�? illustri cattedratici, pittori, musicisti, attori ed in genere la parte eminente della�� a�?intellighentsjiaa�? ebraico-tedesca, ivi compresi i decorati e gli eroi della Prima Guerra Mondiale che avevano combattuto con onore fra le fila della�� esercito del Kaiser Guglielmo II. Accanto a costoro, infine, i bambini ed i ragazzi, cioA? quei soggetti per i quali meno facile, sotto il profilo emotivo e della�� immagine, poteva essere la�� applicazione della a�?EndlA�sung der JA?denfragea�?, voluta dai vertici SS, pianificata nel quadro organizzativo della Conferenza del Wannsee e realizzata poi nei molti a�?Vernichtungs Lagera�? sparsi per la��Europa centrorientale.

Una tazza di cioccolata calda A? quindi composta dalla memoria scritta in prosa ed in poesia da quei ragazzi, spariti poi nel venefico gorgo dello Ziklon B; una memoria nutrita anche dalle preziose costruzioni musicali che professionisti ed artisti di chiara fama, coma Hans Krasa ed Ilse Weber, ebbero a comporre per i ragazzi di Terezin, con lo scopo didattico di trasmettere loro la tradizione musicale popolare della�� Ebraismo europeo e di utilizzare, al contempo, la musica e la�� impegno nella�� eseguirla per il pubblico come un antidoto potente al dolore, allo spaesamento ed a tutte le sensazioni pesanti che calavano su quei ragazzi al loro arrivo nel sovraffollato Ghetto boemo. Accanto ai ragazzi due tragiche figure adulte, affidate ad attori del Club Armonia, come quelle del Secondo Decano del Ghetto Benjamin Murmelstein, uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia e di Anna Loewenthal, una��insegnante capace di rendere meno duro, attraverso la didattica e la cultura, il destino delle migliaia di ragazzi e di bambini transitati per Theresienstadt e sparita ancha�� essa ad Auschwitz.

Una tazza di cioccolata calda A? un atto unico, dove parola e suono si intrecciano di continuo, per produrre, non tanto una narrazione enfatica e tesa alla ricerca di inutili commozioni, bensA� un semplice a�� e perciA? potente a�� racconto di cosa A? stato e di come quegli accadimenti venivano visti attraverso gli occhi dei piccoli ed anonimi protagonisti del dramma. Ea�� questa, da�� altronde, una modalitA� necessaria anche per far comprendere ai giovani interpreti il valore straordinario di ciA? a cui stanno offrendo voce e canto, in un percorso che, sperabilmente, possa lasciare un segno indelebile nelle loro coscienze a�� ed in quelle dei loro coetanei a�� affinchA? il a�?mostroa�? razzista ed antisemita non abbia veramente a risvegliarsi piA?, in Europa come altrove.

 

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