venerdì , 14 agosto 2020
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THAT DRAGON, CANCER: un bambino, la lotta contro il cancro e un “videogioco” alternativo che emoziona

La lotta al cancro si combatte anche a colpi di pixel e emozioni: A? uscito il 12 gennaio “That Dragon, Cancer”, un “videogioco” alternativo che racconta la lotta (persa) di un bambino contro la malattia.

Quando i media parlano di videogiochi, tendenzialmente, A? per addossare loro le responsabilitA� di qualche atto di violenza, della degenerazione culturale, delle nuove dipendenze o, piA? semplicemente, di essere entrati prepotentemente nei passatempi (ma non solo) piA? diffusi in tutto il mondo. I videogiochi, chiariamolo subito, sono innanzitutto un linguaggio e come tale vanno trattati. Non vi sono pixel intrinsecamente buoni o cattivi; vi sono invece storie, meccaniche, personaggi e rappresentazioni che si plasmano sulla visione degli sviluppatori e sui “limiti” offerti dagli spazi virtuali.

CosA�, fra centinaia di titoli pubblicati per console, computer o dispositivi mobili, dai famosi FIFA, Call of Duty, Assassin’s Creed e Fallout agli istantanei Candy Crush, Plants vs Zombies e Monument Valley (su cui torneremo in futuro), fa capolino un’esperienza che merita di essere approfondita. “That Dragon, Cancer” (qui il sito del gioco) A? uscito il 12 gennaio 2016 per Pc, Mac e Ouya dopo una raccolta fondi su kickstarter (la popolare piattaforma di crowdfunding) che ha permesso di coprire i costi per la realizzazione, durata piA? di due anni.

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La storia, se cosA� si puA? dire,A�esplora i difficili momenti di una famiglia alle prese con un neonato Joel,A�e con la sua lotta, purtroppo persa, contro il cancro. GiA� di per sA� toccante, questa premessa risulta ancora piA? d’impatto nel sapere che il padre di Joel, Ryan, A? colui che ha sviluppato questo titolo come memoriale per il figlio attraverso il quale raccontare un’esperienza di profondo dolore e superamento di un trauma.

Il “videogioco”, con tutta la fatica e al tempo stesso importanza di chiamarlo cosA�, racconta i mesi e le settimane nella (troppo) breve vita di Joel che precedono, purtroppo, la sua morte. Si mette in luce, giA� da questo, il coraggio di Ryan nel ripercorrere non il trauma successivo alla scomparsa di Joel ma il difficile percorso intrapreso dalla famiglia verso la destinazione piA? dolorosa e ingiusta per un bambino. E’, inoltre, la storia di due genitori che affrontano il dolore, la disperazione e la Fede all’interno di un calvario nel quale si ritrovano.

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Non ci sono eroi, almeno non quelli tipici del mondo videoludico; non ci sono sfide, almeno non quelle che possono essere vinte con un gamepad in mano; non ci sono volti (sA�, una scelta stilistica davvero coraggiosa) perchA� a parlare sono le emozioni di chi si trova coinvolto a (ri)percorrere il dramma della famiglia Green.

Sicuramente, TDG A? uno dei prodotti piA? difficili mai creati nella storia videoludica. Non c’A? una narrazione comune, non ci sono scelte, non c’A? possibilitA� di “vittoria”. C’A? invece un percorso, tanto intenso quanto difficile, all’interno di suoni, situazioni, metafore, immagini e parole che prendono a pugni lo stomaco del “giocatore”; e qui ritorna tutta la pesantezza nell’utilizzo di certi termini.

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Accanto a dialoghi, registrazioni e situazioni di facile lettura, Ryan Green ha creato scenari e momenti di difficile interpretazione, nei quali ogni persona si troverA� a vivere un’esperienza personale e unica, anche alla luce del proprio vissuto con situazioni analoghe. Non ci sono opinioni, non ci sono un “giusto” o “sbagliato”, non ci sono giudizi. TDC A? un viaggio nel dolore e in una situazione tanto difficile quanto comune a migliaia di persone che si trovano a viverla, che ha innanzitutto il grande pregio di affrontare questo tema con estrema umanitA� senza mai cadere nella crudezza visiva. Lo stile grafico adottato, molto vicino ad un cartone e, come detto, raffigurando i personaggi senza volto, conferiscono al titolo un’atmosfera emozionante e di grande impatto che consente di concentrarsi pienamente sulle (proprie) sensazioni.

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Se a questi aspetti aggiungiamo che parte del ricavato della vendita sarA� devoluto a due associazioni che si occupano della lotta contro il cancro e dell’assistenza a famiglie e bambini che si trovano in questa situazione (la Morgan Adams Foundation e la Family House SF), non esistono buone ragioni per non spendere questi 13,99 a�� (sul sito del gioco, a questo link) o 14,99 su Steam (a questo link), per provare in prima persona un’esperienza videoludica in grado di spiegare, meglio di mille parole, la potenza narrativa (e non solo) che puA? essere raggiunta da un videogioco. Prima di farlo, sappiate che il gioco A? totalmente in ingleseA�ma i dialoghi sono riportati a schermo e non risultano mai di difficile comprensione.

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Andrea Bonetti – TrentoBlog.itA�

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