VELLUTATA DI CARCIOFI E PORRI: i sapori dell’orto di primavera in un piatto ispirato dal pittore russo Konchalovsky

Pyotr Konchalovsky, Natura morta con verdure, 1916

Vellutata di carciofi e porri: un primo piatto vegano, sano e gustoso, è il modo ideale per invitare la primavera a tavola con l’arte del pittore russo Pyotr Konchalovsky

Petr Petrovich Konchalovsky nacque nel 1876 nel villaggio di Slavianka, in Ucraina; suo padre fu un noto traduttore ed editore dell’epoca ed ebbe una grande influenza sul figlio. Quando Pyotr aveva sette anni, il padre fu arrestato a causa delle sue idee rivoluzionarie, la loro proprietà venne confiscata e la famiglia fu costretta a spostarsi.

A otto anni Pyotr iniziò a frequentare la scuola d’arte a Kharkov, dando così inizio al suo interesse per il mondo della pittura; quando il padre fu rilasciato la famiglia si trasferì a Mosca e qui Pyotr, grazie alla conoscenza con alcuni illustri pittori che frequentavano spesso la casa, decise di “diventare un artista”.

Nel 1907, dopo aver concluso i suoi studi all’Accademia delle Arti ed esser stato insignito ufficialmente del titolo di artista, Pyotr visse a Parigi e visitò la mostra con i lavori di Van Gogh. Qualche tempo più tardi scrisse:

Van Gogh mi trasmise la prospettiva della pittura come arte. Non devo più segnare il passo; devo andare oltre, poiché adesso so che un artista dovrebbe dipingere la natura. Un vero artista non dovrebbe solo copiarla, dovrebbe evidenziare le sue caratteristiche peculiari“.

Nel 1909, insieme ad Ilya Mashkov, fondò il gruppo di avanguardia “Jack of Diamonds” che prese il nome dall’omonima mostra, il cui scopo era

offrire ai giovani artisti russi che trovano estremamente difficile essere accettati alle mostre a causa dell’indolenza e del classismo delle nostre sfere artistiche, la possibilità di inserirsi sulla strada principale“.

Gli appartenenti al gruppo rinnegavano le tradizioni accademiche e guardavano con favore le derivazioni post-impressioniste di pittori come Cézanne e di altri cubisti e fauvisti; caratteristica di questo periodo è una serie di nature morte che Konchalovsky dipinse strizzando l’occhio anche a Gauguin.

In questo modo presento il quadro che oggi ho preso a modello per proporvi la mia ricetta. La profondità della composizione è vagamente accennata dai colori diversi dei piani su cui sono appoggiate le verdure, le cui figure sono ottenute grazie ad un accostamento di diverse sfumature di colore, senza un contorno preciso. In primo piano spicca un maestoso porro, accompagnato da due carciofi e un limone, elementi essenziali per iniziare a cucinare!

VELLUTATA DI CARCIOFI E PORRI

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INGREDIENTI:

3 carciofi “mame”

3 porri medi

3 patate medie

1 lt. di brodo vegetale

olio d’oliva

vino bianco da cucina

sale, pepe

timo

PROCEDIMENTO:

Per prima cosa preparare i carciofi. Togliere le foglie esterne dure fino ad arrivare a quelle interne più morbide, tagliare il gambo e le punte con le spine. Tagliare i cuori di carciofo a metà e poi a quarti, privarli della “barbetta” interna, pelare anche i gambi precedentemente tagliati ed immergere tutto in un recipiente pieno d’acqua a cui è stato aggiunto un cucchiaio di succo di limone (si eviterà così che i carciofi diventino neri). Mettere da parte.

Pelare le patate, lavarle e tagliarle a cubetti.

Pulire i porri tagliando il fondo e levando le foglie esterne più dure, lavarli e tagliarli a rondelle non troppo sottili. In una casseruola dai bordi alti scaldare due cucchiaio di olio ed aggiungervi i porri tagliati a rondelle, facendoli soffriggere. Aggiungere i carciofi e sfumare con una tazzina di vino bianco. A questo punto aggiungere anche le patate e coprire le verdure con il brodo bollente; lasciar bollire per circa 40 minuti, dopodiché regolare di sale e pepe e frullare con un frullatore a immersione avendo cura di no lasciare pezzi.

La vellutata è pronta. Si può gustare calda con un filo d’olio d’oliva oppure insaporire con dei crostini (io ho usato il pane toscano, tagliato a cubetti e fatto seccare in padella con un filo d’olio) aromatizzati a piacere, ad esempio con origano e peperoncino. Il “vegano” di questa ricetta non era intenzionale, chi vuole può quindi decidere di aggiungere un po’ di grana grattugiato… Et voilà, un piatto leggero e davvero gustoso è pronto per accogliere la primavera e infondere vitalità!

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PER APPROFONDIRE:

Pyotr Konchalovsky. Extended biography

Petr Konchalovsky Foundation. Cronostoria del pittore

Opere divise per categoria


PLUMCAKE ALL’IBISCO CON SALSA DI MANGO: un dolce soffice e aromatico dall’ispirazione esotica grazie a Paul Gauguin

Paul Gauguin_Natura morta con mango e ibisco, 1887

Plumcake all’ibisco con salsa di mango: un dolce dai colori e dai sapori esotici, arrivati direttamente sulle nostre tavole dai viaggi tahitiani di Paul Gauguin

Qualche post addietro avevo promesso che vi avrei parlato di Paul Gauguin così, dopo settimane di ricerca per trovare la giusta ispirazione, ecco qua.

La vita di Paul Gauguin, eclettico pittore francese, fu caratterizzata da molti viaggi a lungo raggio, letteralmente da una parte all’altra del mondo. Figlio di un giornalista francese e di una donna di origine peruviana la cui madre era stata un’attiva femminista e socialista, Gauguin fu costretto a lasciare la Francia alla tenera età di un anno, poiché i genitori erano entrambi ferventi oppositori del regime. Trascorse così alcuni anni della sua infanzia in Perù salvo poi tornare in Francia dove, ad Orléans, studiò presso le Petit-Sèminaire e nel 1865 effettuò il test per entrare a far parte della Marina Militare, senza superarlo; decise così di imbarcarsi in un mercantile come allievo pilota, effettuando diversi viaggi tra Brasile, Panama, nelle Isole polinesiane e nelle Indie.

Dopo aver ricevuto notizia della morte della madre, nel 1867 decise di arruolarsi nella Marina Militare francese, partecipando anche alla guerra franco-prussiana. L’anno successivo fu quello del suo trasferimento a Parigi, decisivo per il determinarsi della sua fama come pittore che noi tutti oggi conosciamo. Qui, infatti, su suggerimento del suo tutore inizia ad interessarsi attivamente alla pittura ed intraprende un percorso da autodidatta, lavorando nel frattempo come agente di cambio.

Dalla conoscenza con il pittore impressionista Camille Pissarro trasse importanti spunti che avrebbero influenzato il suo modo di dipingere; uno dei soggetti più frequenti nelle sue rappresentazioni è la natura morta, in cui trae ispirazione da Claude Monet e dal suo stile pittorico.

Nel 1883 lasciò il suo lavoro impiegatizio per dedicarsi completamente alla pittura senza però ottenere grandi successi e dovendo così vendere gran parte delle sue opere per mantenersi. Si trasferì in Bretagna e qui realizzò numerosi dipinti presso Pont Aven, dove conobbe Emile Bernard e anche i fratelli Theo e Vincent Van Gogh; con quest’ultimo nacque un rapporto di amicizia e reciproca influenza tanto profondo quanto travagliato.

I viaggi di Gauguin non finirono e dopo il periodo bretone si mosse verso Tahiti, provando un grande interesse per la cultura maori e per le sue usanze, dipingendo nelle sue tele scene di vita quotidiana e le persone del luogo. Proprio qui trasse ispirazione per realizzare la “Natura morta con mango e ibisco” oggetto dell’articolo, una composizione semplice ed essenziale ma che racchiude molti aspetti dello stile dell’artista tra cui la pennellata impressionista, il fiore come simbolo e l’assenza di ombre.

Per realizzare la ricetta abbinata mi è venuta l’idea di combinare i due elementi protagonisti. A voi giudicarne la resa…

PLUMCAKE ALL’IBISCO CON SALSA DI MANGO

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INGREDIENTI:

60 gr. fiori di ibisco essiccati (quelli per fare l’infuso di karkadè)

3 cucchiai di miele

1 cucchiaio succo di limone

3 uova

240 gr. farina 00

70 gr. farina di tapioca (per rimanere nello spirito esotico; si trova nei negozi bio)

1 cucchiaino lievito per dolci

1 cucchiaino bicarbonato

60 gr. burro

50 ml. olio di semi di mais

180 gr. zucchero (io ho usato metà dose di zucchero di canna)

1 pizzico di sale, vaniglia (bustina di vanillina o polvere di vaniglia naturale)

PROCEDIMENTO:

Mettere i fiori di ibisco in una ciotola con il miele e il succo di limone, coprirli con acqua bollente e stemperare con una forchetta in modo da sciogliere il miele; lasciar riposare. In un’altra ciotola, sbattere le uova con una frusta a mano in modo da amalgamare i tuorli con gli albumi e metterle da parte.

Nel frattempo, setacciare insieme le farine con il lievito, il sale e la vaniglia.

In una terza ciotola unire il burro fuso e intiepidito, l’olio di semi di mais e lo zucchero e montare il tutto con uno sbattitore elettrico fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere le uova sbattute e amalgamare. Unire le farine in tre volte, alternando con il latte, continuando a sbattere alla minima velocità. A questo punto, scolare i fiori di ibisco e unirli all’impasto amalgamando con un mestolo di legno.

Rivestire uno stampo per plumcake con della carta da forno, versarvi l’impasto e infornare in forno preriscaldato a 170° per 40 minuti (finché sulla parte superiore del dolce si forma una crepa e risulta ben dorata; effettuare comunque la prova stecchino: deve uscire asciutto). Sfornare e lasciar raffreddare su una graticola.

Preparare la salsa di mango. Sbucciare il mango, separare la polpa dall’osso centrale e tagliarla a fettine sottili. Mettere le fettine di mango in un pentolino con due cucchiai di succo di limone e uno di zucchero di canna e cuocere a “fiamma dolce” finché si sarà ammorbidito; a questo punto passarlo con il frullatore ad immersione.

Tagliare il plumcake quando si è completamente raffreddato e servirlo con la salsa di mango da spalmare sulle fette. Il contrasto dolce-acidulo del gusto del mango si sposa perfettamente con la morbidezza del plumcake e l’aroma tipico dell’ibisco.

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PER APPROFONDIRE:

Paul Gauguin. Biografia estesa

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Vincent. Una canzone di amicizia

Paul Gauguin. The complete works and biography

Paul Gauguin. Synopsis and key ideas


TORTINO DI CAROTE VIOLA E SPINACI: un antipasto vegetariano proposto direttamente dalla “Venditrice di ortaggi” di Pieter Aertsen

Pieter Aersten, Venditrice di ortaggi, 1567

Tortino di carote viola e spinaci: direttamente dall’Olanda del XVI secolo, un antipasto vegetariano gustoso e “colorato” grazie a Pieter Aertsen e alla sua “Venditrice di ortaggi”

Sono tantissimi… Sono ovunque… I dipinti con scene di mercato e le composizioni di vita ferma con frutta e verdura, ce ne sono davvero di tutti i tipi! Con o senza personaggi, popolati di simpatici animaletti o impreziositi da argenterie e vasellami. Quello che vi propongo oggi mi ha colpito per la presenza di un elemento peculiare al centro della composizione.

Pieter Aertsen, nato ad Amsterdam nel 1507, fu un pittore olandese attivo perlopiù nella sua città e ad Anversa; qui, le principali commissioni che riceveva riguardavano pale d’altare, ma ebbe la fortuna di essere ospite di un dotato allievo di Hyeronimus Bosch dal quale apprese i dettami delle scuole fiamminghe, fondendoli poi nel corso della sua carriera con quelli olandesi. Trascorse anche un periodo di studio in Italia, dove conobbe ed apprezzò Jacopo Bassano, uno dei maggiori pittori veneti del Cinquecento. I suoi figli seguirono le sue orme e diventarono anch’essi pittori.

Soprannominato “Pieter il lungo” a causa della sua inusitata altezza, Aertsen non si conformò al corrente gusto manierista ma fu un pioniere della natura morta e della pittura di genere, producendo opere di carattere popolaresco. I suoi dipinti più conosciuti rappresentano scene che a prima vista possono sembrare esempi di questo tipo, ma grazie al suo acume e alla sua ironia in realtà spesso “ospitano” scene religiose, magari delegate in piccolo sullo sfondo. Personaggio dal carattere vario ed ambizioso, capace di adattarsi alle diverse commissioni, fu capace di mantenere il consenso acquisito dipingendo opere tra composizioni religiose, scene di genere e ritratti.

Nella “Venditrice di ortaggi”, una donna vestita secondo i costumi dell’epoca sembra invitarci ad attingere a piene mani al suo ricco banchetto. La composizione della scena è ricca e molto curata nei dettagli: i riflessi di luce sul suo vestito, le cialde sulla sinistra e le venature della zucca… Tutte caratteristiche del meraviglioso stile fiammingo. Il dettaglio che però mi ha colpito di più, come accennavo sopra, si trova al centro della tela e conferisce il nome alla ricetta che vi propongo oggi.

TORTINO DI CAROTE VIOLA E SPINACI

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INGREDIENTI:

300 gr. di carote viola

100 gr. di patate (circa una patata grande, o due patate piccole)

ca. 100 gr. di farina (anche mista, io ho usato grano saraceno e 00)

250 gr. di spinaci freschi

150 gr. di formaggio a pasta morbida

1 tazza di pan grattato

1 tazza di grana grattugiato

sale, pepe (o peperoncino)

olio d’oliva, semini (per me, semi di chia)

PROCEDIMENTO:

Lavare e pelare le carote e le patate e farle cuocere in acqua bollente salata fino a quando diventano morbide. Quando saranno cotte, scolarle e passarle al passaverdure. Appena la purea si sarà intiepidita, regolare di sale e pepe e iniziare ad aggiungere la farina, mescolando con una forchetta; l’impasto dovrà risultare compatto ma morbido.

Lavare e mondare gli spinaci, sbollentarli in acqua salata per qualche minuto, strizzarli per bene e tagliuzzarli per renderli più “modellabili”.

A questo punto, su di una teglia coperta con carta da forno, con l’aiuto di un coppa pasta formare un disco con la purea di carote e patate; farcire con uno strato di spinaci e dei dadini di formaggio, coprire con un altro disco di purea e infine grana grattugiato e pan grattato. Staccare il tortino dai bordi del coppa pasta con l’aiuto di un coltellino e procedere in questo modo fino ad esaurire gli ingredienti, o perlomeno fino ad ottenere dei tortini tutti uguali (ne dovrebbero risultare quattro).

Condire la superficie dei tortini con un filo d’olio e infornare a 180° per circa venti minuti. Servire tiepidi.

Se durante la preparazione sono avanzati degli spinaci o del formaggio, si possono servire insieme al tortino come accompagnamento, cosparsi con un po’ di semini (li rendono deliziosi!).

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PER APPROFONDIRE

Pieter Aertsen. Biografia e analisi stilistica

Pieter Aertsen. Opere divise per categoria

Pieter Aertsen, breve biografia e analisi di alcune opere

Pieter Aertsen. Biografia e carriera


BLINIS AL GRANO SARACENO: una merenda tipica russa insieme ad Andrei Ryabushkin

Andrei Ryabushkin, Tea party, 1903

Blinis al grano saraceno: una ricetta tipica russa molto versatile ottima per accompagnare un buon tè caldo, come suggerisce Andrei Ryabushkin invitandoci al suo “Tea Party”

“Se fai in fretta, farai ridere la gente”.

Con questo proverbio russo inizio il mio post di oggi. Non so perché, ma guardare questo quadro mi suscita una sensazione di calma, di tranquillità… Veniamo però al dunque:

Andrei Petrovich Rabushkin fu pittore, grafico, illustratore e insegnante. Nacque nel 1861 nella provincia di Tambov, nel centro-sud della Russia; suo padre era contadino e pittore di icone, e Andrei si prodigò ad aiutarlo fin da bambino. Nel 1875, dopo essere stato notato da un fortuito talent scout, iniziò la sua formazione artistica alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca, dove rimase per sette anni. Si trasferì quindi a San Pietroburgo per frequentare l’Accademia Imperiale delle Arti; qui, grazie alla sua personalità effervescente, si stufò presto delle lezioni ed iniziò a frequentare spesso la biblioteca piuttosto che a realizzare schizzi in strada, osservando la vita della città. Andrei non ricevette un premio per il suo lavoro di diploma, ma questo fu notato dal presidente dell’accademia che gli procurò una borsa di studio per viaggiare all’estero; invece di andare in Italia o a Parigi, però, lui scelse di intraprendere un viaggio attraverso i vecchi villaggi russi, e i loro abitanti divennero i modelli per i suoi dipinti intrisi di realismo, che raccontavano la vita quotidiana della gente semplice, fatta di lavori umili e piccoli “riti”.

Uno di questi si può osservare nel dipinto che vi propongo oggi. Quattro persone sedute ad un tavolo, tre uomini e una donna, dietro di loro un oste in attesa di servirli e altre persone in piedi che sembrano guardare incuriosite chi sta di fronte a loro… Non vi sentite osservati?

La composizione è organizzata frontalmente e piuttosto statica nella rappresentazione dei personaggi, tranne che per un certo dinamismo di sguardi: è interessante notare l’espressione dell’uomo con la camicia verde, che sembra guardare stupito quello seduto accanto a lui. Chissà cosa stava accadendo a quella tavola… Ma non sono qui per raccontare una storia, come ben sapete. Il rito del tè in Russia è un’usanza molto sentita, e la tavola “sulla tavola” è apparecchiata con tutto il necessario per celebrarla al meglio. Si può notare un piattino con dei cetriolini (o sono acciughe?), una coppetta con le classiche zollette di zucchero e infine qualcosa che potrete assaggiare anche voi se vi viene voglia di leggere qui sotto…

BLINIS AL GRANO SARACENO

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INGREDIENTI:

1 cucchiaio di zucchero

300 ml. di latte caldo

2 cucchiaini di lievito naturale secco

120 gr. farina fine di grano saraceno

65 gr. farina 00

1 cucchiaino di sale

2 uova

20 gr. di burro fuso

PROCEDIMENTO:

Sciogliere un cucchiaino di zucchero nel latte caldo, far cadere il lievito a pioggia e mescolare bene con una forchetta per far sciogliere anch’esso completamente. Lasciar riposare.

Setacciare le due farine in una ciotola con lo zucchero rimanente e formare un incavo al centro.

Unire i due tuorli al latte in cui si sono sciolti zucchero e lievito e sbattere con una frusta a mano o con una forchetta, dopodiché unire questo composto liquido agli ingredienti secchi e mescolare fino a renderlo omogeneo; coprire con della pellicola trasparente e lasciar lievitare in luogo caldo per circa un’ora: l’impasto deve raddoppiare di volume. Trascorso questo tempo, mescolare per eliminare l’aria e lasciar riposare per circa 30 minuti.

Sciogliere il burro con il sale e unirlo alla pastella precedentemente ottenuta. Montare gli albumi a neve e unire anch’essi mescolando con un cucchiaio, facendo dei movimenti dall’alto verso il basso, finché si saranno amalgamati completamente.

A questo punto, scaldare una padella antiaderente precedentemente unta con un po’ di burro, farvi cadere la pastella a cucchiaiate e lasciarla cuocere circa un minuto da entrambi i lati; deve risultare bella dorata. Procedere fino ad esaurimento scorte.

I blinis sono ottimi sia tiepidi che freddi. Si servono tradizionalmente coperti da un velo di panna acida, delle fettine di salmone affumicato e un ciuffo di erba cipollina, ma sono ottimi anche con la marmellata o altre delizie, a seconda dei gusti. Da accompagnare assolutamente con una tazza di tè nero bollente…

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PER APPROFONDIRE:

Andrei Ryabushkin su Wikipedia

Andrei Ryabushkin. Opere divise per categoria

Il rito del tè in Russia


INVOLTINI DI ALICI CON RICOTTA E MENTA: un accostamento apparentemente insolito per un antipasto da gustare con Sicurezza

Antonio Sicurezza, Natura morta con alici, 1972

Involtini di alici con ricotta e menta: una ricetta per un antipasto semplice, leggero e sorprendente per salutare la Quaresima con il pittore campano Antonio Sicurezza

Un cognome singolare, “Sicurezza”, identifica il pittore che vi propongo oggi.

Antonio Sicurezza nacque a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, nel 1905. Conseguì la sua formazione a Napoli con grande sacrificio da parte dei genitori, ma il suo zelo lo spinse a finire comunque gli studi e ottenere una borsa di studio come concorrente più meritevole tra le quattro facoltà dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Dopo aver vissuto per qualche anno alle falde del Monte Altino, si trasferì a Castellone di Formia, continuando l’attività di insegnamento alla quale era stato spinto dalla moglie. Durante i momenti più difficili della seconda guerra mondiale fu costretto a trasferirsi con la famiglia fino anche in Calabria, e al suo ritorno in patria trovò la casa fortunatamente intatta ma occupata; per risollevarsi dovette così adattarsi alle commissioni del mercato che chiedeva pale d’altare di iconografia tradizionale per sostituire quelle andate distrutte durante i combattimenti.

Antonio, però, era intimamente più portato ad esprimersi in tutt’altro modo, cosa che non riusciva a fare in parte per le commissioni e in parte per il tempo che l’insegnamento gli prendeva; approfittava così della stagione estiva per dipingere paesaggi e vicoli, mentre il resto dell’anno si dedicava a carboncini, tempere o nature morte. Dal 1965 non ricevette più incarichi di insegnamento e poté finalmente dedicarsi a tempo pieno alla pittura, in particolare quella ad olio, prediligendo la figura umana e le nature morte. Una caratteristica che distingue Antonio Sicurezza per il suo stile è quella di usare la spatola per costruire i suoi soggetti; si può notare una certa somiglianza tra la stesura del colore nelle sue opere e in quelle di Van Gogh.

Durante la sua carriera Antonio rimase sempre sempre legato a una realtà provinciale, lontana dalle scelte artistiche del momento e dalla classe culturale e politica. Nonostante ciò non mancarono i riconoscimenti e diversi premi, mentre notizie su di lui con riproduzioni delle sue opere si trovano in vari cataloghi relativi ad artisti contemporanei.

Dato che il Carnevale ormai è andato (e l’abbiamo celebrato con l’ultimo post) e al suo posto è arrivata la Quaresima, ho deciso di proporre una ricetta preparata con ingredienti poveri e che apparentemente non hanno niente a che fare l’uno con l’altro. Lo ammetto, prima di realizzarla ero piuttosto scettica, ma siccome amo sperimentare gli accostamenti di sapori, ho voluto provarci. E sono rimasta piacevolmente sorpresa. Dopo aver quindi individuato la ricetta, mi sono messa alla ricerca dell’opera… Come avrete capito, ho intenzionalmente giocato con il nome dell’autore…

INVOLTINI DI ALICI CON RICOTTA E MENTA

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INGREDIENTI:

20 alici fresche da sfilettare (trovate un tutorial cliccando qui)

150 gr. di ricotta vaccina

2 rametti di menta (ottimo se ce l’avete in giardino!)

olio extra vergine di oliva

sale, pepe

PROCEDIMENTO:

Come prima cosa, preparare la crema di ricotta per il ripieno degli involtini.

Lavare la menta, separare le foglie dai rametti e tritarle finemente. Aggiungerle in una ciotola insieme alla ricotta, condire con sale e pepe a piacimento e mescolare bene con un cucchiaio in modo da amalgamare ingredienti e sapori. Volendo, si può aggiungere un cucchiaio di pan grattato per evitare che il ripieno esca in cottura.

Dopo aver sfilettato le alici avendo cura di non separare i due filetti, sciacquarle sotto acqua corrente e, dopo averle stese su un piatto o un vassoio, tamponare l’interno con della carta assorbente per eliminare l’acqua in eccesso. A questo punto disporre una noce di crema di ricotta al centro di ogni “filetto doppio” e chiuderlo a mo’ di involtino, arrotolando le due estremità.

Scaldare due cucchiai di olio in una padella antiaderente e adagiarvi gli involtini ottenuti in precedenza, facendoli cuocere per circa cinque minuti a fuoco vivace e girandoli a metà cottura.

Servire tiepidi in un piattino guarnito con dei pomodorini e una fettina di limone.

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PER APPROFONDIRE:

Antonio Sicurezza. Biografia e analisi critica

Antonio Sicurezza nel ricordo di un suo allievo


CUPCAKES CON I CORIANDOLI: un’allegra ricetta per festeggiare il carnevale con James Ensor

James Ensor, Carnevale nelle Fiandre, 1931

Cupcakes con i coriandoli: soffici tortine al cacao con frosting colorato per festeggiare il carnevale in allegria insieme a James Ensor e le sue maschere

James Sidney Edouard, Barone di Ensor, nacque nel 1860 ad Ostenda, una piccola cittadina del Belgio, da padre inglese e madre fiamminga. La famiglia della madre era proprietaria di un piccolo negozio di souvenir e articoli curiosi che vendeva

“conchiglie, merletti, pesci rari impagliati, vecchi libri, incisioni, armi, porcellane cinesi, un guazzabuglio inestricabile di oggetti eterocliti”

assicurando il sostentamento agli Ensor. James crebbe così in un contesto piuttosto singolare, il quale esercitò su di lui un notevole influsso tanto che lui stesso riconobbe che la sua infanzia

“è stata popolata da sogni meravigliosi e la frequentazione della bottega della nonna, completamente screziata di riflessi di conchiglie e di sontuosi merletti, di strane bestie impagliate e di armi terribili di selvaggi mi incutevano timore […] quest’ambiente straordinario ha senza dubbio sviluppato le mie facoltà artistiche.”

James frequentò per due anni il liceo della città, ma scoprendosi appassionato di disegno nel 1877 si iscrisse all’Accademia di Bruxelles, dove rimase per tre anni. Ad eccezione di qualche viaggio a Londra, Parigi, nei Paesi Bassi e numerosi spostamenti a Bruxelles, Ensor trascorse la sua intera esistenza nella città natale.

Nell’arco della sua lunga vita Ensor ha realizzato circa 900 dipinti, 4000 disegni e 133 acqueforti, nonché alcune litografie. Durante i primi anni di attività dipingeva scene di interni, ritratti realistici e paesaggi in stile impressionista, ma fondamentalmente preferiva dedicarsi a stili diversi, anziché seguirne uno unico; in particolare, le sue figure grottesche ricordano le creazioni di un artista che lui ammirava molto, Hyeronimus Bosch (di cui parlerò in uno dei miei prossimi articoli).

I suoi lavori sono carichi di un simbolismo dissacrante e visionario, forse un modo per “sfogare” sulla tela la sua aggressività, e il fatto che raffigurasse così spesso personaggi in maschera e scene carnevalesche manifesta il suo profondo legame con Ostenda e con l’attività della madre.

Nel quadro che vi propongo oggi, “Carnevale nelle Fiandre”, al contrario degli articoli precedenti non c’è un collegamento diretto tra la raffigurazione e la ricetta. Questa volta sono stata ispirata dai colori…

CUPCAKES CON I CORIANDOLI

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INGREDIENTI:

150 gr. farina 00

140 gr. zucchero

80 gr. burro

2 uova

40 ml. latte

1 cucchiaio cacao amaro

2 cucchiaini lievito per dolci

1 bustina di vanillina

PROCEDIMENTO:

Con le fruste elettriche, lavorare il burro ammorbidito insieme allo zucchero fino ad ottenere una crema omogenea. Continuando a sbattere, aggiungere un uovo alla volta e amalgamare bene.

Setacciare insieme farina, cacao, lievito e vanillina e aggiungere al composto precedente mescolando con un cucchiaio di legno. Versare il latte a filo e incorporarlo continuando a mescolare a mano.

Versare il composto così ottenuto nei pirottini (ne risulteranno circa 9) riempiendoli fino a 3/4 della loro capacità, infornare in forno preriscaldato a 170° per circa 20 minuti e, una volta cotti, lasciarli raffreddare per bene.

Nel frattempo, si può preparare il frosting in questo modo:

montare, con le fruste elettriche, 70 gr. di burro ammorbidito; continuando a sbattere, aggiungere 140 gr. di philadelphia ben freddo e, alla velocità minima, incorporare 100 gr. di zucchero al velo setacciato e una bustina di colorante per coperture del colore che preferite. Lasciar risposare il frosting in frigorifero per almeno 20 minuti.

Quando le tortine si saranno raffreddate per bene, decorarle con il frosting che avrete inserito in una sacca da pasticcere con la bocchetta tonda e liscia, disegnando una specie di spirale a partire dall’esterno.

Per rendere i cupcakes perfettamente adatti al tema carnevale, io ho deciso di decorarli con delle micropalline variopinte tipo coriandoli… Ma la fantasia può scatenare la creatività!

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PER APPROFONDIRE:

James Ensor. An online museum

James Ensor: il pittore delle maschere

James Ensor al Musée d’Orsay

Bob Dylan, James Ensor e il carnevale politico


PANINI AL LATTE: soffici bocconcini di pasta lievitata ispirati alla “Lattaia” di Johannes Vermeer

Jan Vermeer, La lattaia, 1660

Panini al latte: la “Lattaia” di Vermeer ci fornisce l’ingrediente principale per preparare dei panini versatili e deliziosi, ideali per uno spuntino da arricchire a seconda dei gusti

Johannes Vermeer, probabilmente conosciuto dai più come l’autore della Ragazza con l’orecchino di perla (opera che ha ispirato un libro da cui poi è stato tratto un film, che personalmente ho trovato molto coinvolgente e vi consiglio di vedere), fu un pittore olandese del XVII secolo.

Della sua vita si conosce molto poco; le uniche notizie provengono da alcuni registri dell’epoca, pochi documenti ufficiali e commenti di altri artisti. Vermeer nacque intorno al 1632 a Delft, città in cui trascorse la sua intera esistenza, da un padre che era tessitore di seta, mercante d’arte e anche taverniere. Nel 1653, nonostante fosse di famiglia protestante, sposò una giovane donna cattolica da cui ebbe poi quattordici figli, tre dei quali morirono prima di lui. La famiglia della moglie era più ricca della sua e la madre di lei, una vedova benestante, ebbe un ruolo fondamentale nella carriera del pittore, sostenendo economicamente la sua attività e procurandogli diversi lavori per commissione. Non sappiamo nulla circa la sua formazione artistica, ma nel 1653 si registrò come pittore membro della Gilda di San Luca, della quale nel 1662 venne eletto capo; è possibile che abbia viaggiato in Italia, Francia e nelle Fiandre, mentre ad Utrecht ed Amsterdam ebbe modo di conoscere e farsi ispirare dal lavoro di Caravaggio e Rembrandt.

I dipinti attualmente attribuiti a Vermeer sono circa 40, e di questi solamente 16 risultano autografi; la ragione di questa limitata produzione va attribuita alla meticolosità con cui lavorava, vezzo che gli portava via molto tempo per il completamento delle opere. I suoi dipinti giovanili, di soggetto mitologico o biblico, sono caratterizzati da forme piene e coloriti vivi, aspetti che denotano le influenze caravaggesche; a parte qualche scorcio delle strade di Delft, a partire dal 1660 il pittore inizia a concentrare la sua produzione su scene di interni e di vita quotidiana, consentendogli così di affrontare il rapporto tra luce e spazio. Grazie alla tecnica nota come pointillé, da non confondere con il pointillismeVermeer era in grado di ottenere colori trasparenti applicando sulle tele il colore a punti piccoli e ravvicinati, ottenendo così una resa estremamente vivida.

Si pensa che Vermeer facesse largo uso della camera oscura per definire l’esatta fisionomia dei personaggi raffigurati e la precisa posizione degli oggetti nella composizione dei dipinti. Questo giustificherebbe la mancanza di disegni preparatori ai dipinti, ma soprattutto spiegherebbe  i curiosi effetti fuori fuoco che si riscontrano in taluni dei suoi capolavori, dove alcuni particolari sono perfettamente a fuoco ed altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna tecnica fotografica. Nelle sue opere,

“la vita silenziosa delle cose appare riflessa entro uno specchio terso; dal diffondersi della luce negli interni attraverso finestre socchiuse, dal gioco dei riflessi, dagli effetti di trasparenze, di penombre, di controluce…”

Nel quadro che vi propongo oggi, la “Lattaia”, è ritratta una donna (probabilmente la domestica) dai tratti del viso molto dolci, la cui gestualità ispira tranquillità; la luce scorre su di lei e suo ciò che la circonda accentuando il collegamento con lo spazio architettonico. Ciò che però ha catturato maggiormente la mia attenzione è il latte che la donna versa da una splendida brocca in rame e il pane che spicca sulla tovaglia blu. Ho pensato a lungo come combinare i due alimenti cercando persino nelle ricette tipiche olandesi per rimanere in tema, ma alla fine ho optato per la semplicità…

PANINI AL LATTE

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INGREDIENTI:

400 gr. farina tipo 0 (o Manitoba)

100 gr. farina 00

60 gr. zucchero

40 gr. burro

300 ml. latte

25 gr. lievito di birra fresco (oppure: 1 bustina lievito secco)

1 cucchiaino di sale fino

1 uovo e 1 cucchiaio di latte per spennellare

PROCEDIMENTO:

Come prima cosa, sbriciolare il lievito in una ciotola con 2 cucchiaini di zucchero e sciogliere il tutto con 100 ml. di latte intiepidito, mescolando con un cucchiaio e avendo cura che non rimangano grumi. Lasciar riposare in luogo tiepido; in superficie si formerà una schiumetta: significa che il lievito sta “lavorando”.

Nel frattempo, fondere il burro e unirlo ai restanti 200 ml. di latte intiepidito; mescolare e sciogliere nel composto lo zucchero rimanente.

In una ciotola capiente setacciare le farine, formare un incavo al centro e versarvi il latte in cui si è sciolto il lievito e quello con il burro. Mescolare con una forchetta per far assorbire i liquidi e proseguire ad impastare con le mani, su di un piano di lavoro leggermente oliato, fino ad ottenere un impasto omogeneo, morbido ed elastico. Se vi sembra che risulti troppo asciutto, bagnatevi le mani con un po’ di latte e proseguite ad impastare. Ci vorranno circa 15 minuti, qualcuno in più non fa male.

Formare una palla, riporla in una ciotola con le pareti lievemente imburrate, coprire con della pellicola trasparente (fate in modo che aderisca perfettamente ai bordi, non devono esserci spiragli d’aria!) e lasciar lievitare in luogo caldo per circa un’ora: l’impasto deve raddoppiare il suo volume.

A questo punto, formare un filoncino e ricavare una ventina di pezzi, tutti più o meno delle stesse dimensioni; formare delle palline, riporle su una teglia coperta con carta da forno, sbattere un uovo insieme ad un cucchiaio di latte e spennellarle tutte per bene. Lasciar lievitare in luogo caldo per circa 30 minuti, si dovranno gonfiare.

Trascorso questo tempo, infornare in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti, o almeno finché la superficie non risulta bella dorata.

Lasciar raffreddare completamente su di una gratella e servire con marmellate e salse di vario tipo, a seconda dei gusti.

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PER APPROFONDIRE:

Essentialvermeer. Tutto ciò che volete sapere su Vermeer, e anche di più

Johannes Vermeer. Opere divise per categoria

Johannes Vermeer in Encyclopedia Britannica


SALMONE ARLECCHINO: nella “Natura morta” di Chardin il gatto torna a curiosare “in tavola”

Jean Baptiste Simeon Chardin, Natura morta con gatto e pesce, 1728

Salmone arlecchino: un secondo piatto sano e gustoso tenta anche il gatto di Chardin, colto in flagrante dal pittore

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, definito anche “il pittore del silenzio“, fu un artista francese del diciottesimo secolo.

Figlio di un ebanista fabbricante di biliardi a servizio del re, Chardin nacque a Parigi nel 1699, e tranne qualche spostamento a Versailles raramente lasciò la città. Al contrario di tanti suoi contemporanei, invece di frequentare sin da subito l’Accademia si formò come apprendista nello studio del pittore Pierre-Jacques Cazes, e iniziò ad esprimersi dipingendo insegne per commercianti e dettagli in quadri di altri pittori. Fu contemporaneo di Boucher e per un breve periodo insegnò a Fragonard.

Nel 1728 venne accolto all’Académie Royale come pittore esperto di animali e frutta, e per il resto della sua vita ne fu un membro attivo e onorato: frequentava tutte le riunioni e per circa vent’anni ne fu tesoriere distinguendosi per onestà ed integrità, tanto che nel 1750 re Luigi XV gli concesse una somma annuale e alloggio al Louvre.

Chardin fu uno dei sommi artisti del diciottesimo secolo e probabilmente il più grande maestro di nature morte nella storia della pittura. Allo studio dei grandi maestri non nascose di preferire l’osservazione diretta della realtà, e lo dimostrò ben presto ritraendo la realtà dell’epoca, dedicandosi a soggetti semplici e temi comuni, come scene di interni e piccole azioni quotidiane. Così afferma lo stesso pittore in una lettera del 1725:

“Io voglio riprodurre il più esattamente possibile la fattura, la struttura, la realtà degli oggetti; quelle superfici lisce, così propizie alla rifrazione e al riverbero del più piccolo raggio di luce che le colpisce.”

Caratterizzate da colori tenui e luci soffuse, queste opere celebrano la bellezza dei loro soggetti e proiettano un alone di umanità e intimità, forgiandosi di una trama incredibilmente realistica grazie all’abilità tecnica del loro esecutore che rendeva le forme per mezzo della luce, utilizzando pennellate cariche di colore e smalti luminosi. Denis Diderot, in occasione del Salon del 1763, affermò:

“Oh Chardin! Quello che mescoli sulla tua tavolozza non è del bianco, del rosso o del nero, ma la sostanza stessa degli oggetti; prendi con la punta del tuo pennello l’aria e la luce e le fissi sulla tela.”

Entriamo dunque nel vivo di tutto questo insieme al gatto che, in “Natura morta con gatto e pesce” del 1728, con la sua zampa felina sembra non volersi far scappare quel succulento taglio di salmone in primo piano…

SALMONE ARLECCHINO

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INGREDIENTI:

4 pezzi di filetto di salmone con la pelle

3 zucchine medie

3 carote

3 scalogni (o cipolle rosse piccole: per dare un tocco di colore in più al piatto)

olio d’oliva

sale, pepe

pan grattato, timo

PROCEDIMENTO:

Lavare e mondare le zucchine e le carote, tagliarle a julienne con una grattugia a fori larghi, condirle con sale e pepe e tenere momentaneamente da parte.

Scaldare un filo d’olio in una padella antiaderente, tagliare lo scalogno a rondelle sottili e farlo appassire per tre minuti a fuoco medio. Quando sarà imbiondito, aggiungere le verdure precedentemente tagliate e condite e farle saltare per ulteriori 3/4 minuti. Toglierle dal fuoco e lasciarle raffreddare.

Preparare il salmone togliendo eventuali lische con una pinzetta; adagiare i pezzi di filetto su una teglia rivestita di carta da forno e sopra ognuno formare uno strato abbastanza spesso con le verdure, premendo con il dorso di un cucchiaio per renderlo uniforme e compatto.

Aggiungere un filo d’olio e, a seconda del gusto personale, spolverizzare con un po’ di pan grattato mescolato con del timo. Infornare nel forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti.

P.s.: una volta sfornato e impiattato, per aggiungere ancora più gusto si può condire con qualche goccia di salsa di soia. Un ottimo contorno possono essere delle deliziose patate al forno aromatizzate al rosmarino, oppure una semplice insalatina fresca. Un bicchiere di birra chiara accompagnerà egregiamente il pasto.

Salmone arlecchino_piatto

PER APPROFONDIRE:

Jean-Baptiste-Siméon Chardin. Extended biography

Jean-Baptiste-Siméon Chardin. Opere divise per categoria

Jean-Baptiste-Siméon Chardin. Un approfondimento sullo stile


ZUPPA DI BIETOLE CON UOVO AL FORNO: come non farsi conquistare dal “Frate cuciniere” di Eugenio Zampighi?

Eugenio Zampighi_Frate Cuciniere

Zuppa di bietole con uovo al forno: le bietole (o “coste”) proposte dal sorridente frate di Eugenio Zampighi diventano un piatto completo semplice ma gustoso

Eugenio Zampighi, nato a Modena nel 1859, fu pittore e fotografo.

All’età di tredici anni iniziò a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Modena, diventando uno degli studenti più brillanti; nel 1880 vinse una borsa di studio che gli permise di trasferirsi a Roma, dove visse per circa tre anni, salvo poi stabilirsi a Firenze. Durante gli anni ’80 cominciò a produrre una serie di dipinti di genere, influenzato dallo stile dell’emiliano Gaetano Chierici e dalla Scuola dei Macchiaioli Fiorentini.

Ispirato e affezionato alla vita domestica dei contadini, l’artista amava catturarne ogni dettaglio nelle sue fotografie, che utilizzava come mezzo per realizzare i suoi quadri. I suoi lavori, piacevoli e vivaci, apparvero poco nelle esposizioni dell’epoca poiché erano eseguiti principalmente per commissioni di privati, ma piacquero talmente tanto che ebbero eco fino in Inghilterra, Australia e America.

Si può dire che Eugenio Zampighi fosse felice di presentare, con amore e verità, il piccolo e intimo mondo delle persone dedite alla vita contadina, rendendosi così protagonista della poetica degli affetti in un mondo sereno e idilliaco.

Il quadro che vi propongo oggi, “Frate cuciniere”, è una scena ambientata all’interno di una cucina rustica, povera, con buone probabilità quella di un convento. Il soggetto che la abita, un simpatico frate anziano le cui guance rosse e il sorriso accennato sembrano sottolineare un certo imbarazzo, è intento a pulire una verdura che la farà da padrona nella ricetta qua sotto… Scommetto che, con un buon bicchiere di vino, sarebbe piaciuta anche a lui!

ZUPPA DI BIETOLE CON UOVA AL FORNO

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INGREDIENTI:

800 gr. di bietole (o “coste”, quelle con il gambo bianco e delle grosse foglie verde scuro)

300 ml. di brodo vegetale

2 scalogni

2 piccoli peperoncini essiccati

50 gr. grana grattugiato

4 uova

4 cucchiai di panna liquida

olio, sale, pepe

PROCEDIMENTO:

Lavare le bietole, eliminare con un coltellino la parte finale dei gambi, tagliarle a striscioline e passarle in acqua bollente (non salata!) per circa cinque minuti, giusto il tempo di ammorbidirsi un po’. Scolarle per bene e metterle da parte.

Nel frattempo, tritare lo scalogno e farlo soffriggere in una padella antiaderente con un filo d’olio, insieme al peperoncino; quando sarà dorato, aggiungere le bietole precedentemente sbollentate e farle saltare un paio di minuti, in modo da insaporirle. Aggiungere il brodo, mescolare ed aggiustare di sale e pepe.

Versare le bietole in quattro ciotole adatte alla cottura in forno, su ognuna versare un cucchiaio di panna e spargere un po’ di grana grattugiato; infine, rompere un uovo sopra le verdure e infornare in forno preriscaldato a 200° per circa dieci minuti, o finché l’albume dell’uovo non diventa bianco.

Servire calda accompagnata da qualche fetta di pane (tostato o meno, a seconda dei gusti) e cosparsa di ulteriore grana grattugiato.

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PER APPROFONDIRE:

Eugenio Zampighi. Extended biography


CIAMBELLA ALL’ARANCIA E GOJI: festeggiare “Il compleanno” con Marc Chagall

Marc Chagall, Il compleanno, 1915

Ciambella all’arancia e goji: una torta leggera e aromatica per fluttuare nella dolcezza insieme a Chagall

Visto che questa è stata la settimana del mio compleanno, ho pensato di celebrarlo insieme a voi proponendovi quest’opera dal titolo emblematico: “Il compleanno”, di Marc Chagall.

Marc Chagall, il cui vero nome era Moishe Segal, è stato un artista russo naturalizzato francese, di origine ebraica chassidica. Primo di nove fratelli, nacque il 7 luglio 1887 a Vitebsk, una città russa al confine con la Lettonia la cui popolazione era per metà ebrea. La sua infanzia fu felice ma umile.

Dal 1906 al 1909 Marc studiò pittura prima a Vitebsk, poi alla Scuola della Società Imperiale per la Difesa delle Belle Arti di Pietroburgo, dove è allievo anche di Léon Bakst. Nel 1910 un mecenate gli finanziò un viaggio e così si trasferì a Parigi, dove ebbe modo di conoscere ed interessarsi alle correnti del Fauvismo e del Cubismo; Chagall arricchì così la propria “visione poetica” che non tiene conto del colore naturalistico, delle leggi di gravità e dei modi tradizionali di trattare lo spazio.

Colorista audace e prestigioso, narratore sospeso fra il reale e il fiabesco, i suoi dipinti sono popolati da figure umane, animali, oggetti, paesaggi, ai quali si affiancarono anche motivi legati al mondo biblico ed evangelico.

Il suo stile è indirizzato alla (s)composizione delle immagini in chiave onirica e fantastica, ed è proprio unendo tutti i punti sopra esposti che nel 1915 realizzò “Il compleanno”. La sua quasi moglie Bella gli regalò un mazzo di fiori e qualche tempo dopo lui scrisse:

“Insieme ci siamo librati senza sforzo in aria, dalla finestra abbiamo fluttuato sui prati pieni di fiori.”

Un compleanno va chiaramente celebrato con una bella torta, e sul tavolo sotto di loro sembra non se la fossero fatta mancare nemmeno i quasi coniugi Chagall…

CIAMBELLA ALL’ARANCIA E GOJI

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INGREDIENTI (per uno stampo da 22 cm):

3 uova

170 gr. di zucchero

100 gr. di yogurt bianco

80 ml. di olio di semi

300 gr. di farina

1 bustina di lievito per dolci

1 arancia, succo e scorza grattugiata

3 cucchiai di bacche di goji

PROCEDIMENTO:

Mettere a bagno le bacche di goji in una tazza con dell’acqua fredda e lasciar ravvivare per qualche minuto; scolare, strizzare bene, infarinare leggermente e tenere da parte.

In una ciotola, con le fruste elettriche, sbattere bene le uova con lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza di arancia grattugiata. Sempre sbattendo, aggiungere a filo l’olio di semi e incorporare bene. Aggiungere anche lo yogurt bianco e il succo dell’arancia amalgamando con una frusta.

A questo punto, setacciare insieme la farina e il lievito e far cadere a pioggia sull’impasto, incorporando con l’aiuto di una spatola. Unire anche le bacche di goji infarinate e mescolare.

Versare l’impasto così ottenuto in uno stampo per ciambella imburrato e infarinato.

Infornare in forno preriscaldato a 170° per 40 minuti circa (fare sempre e comunque la prova stecchino).

Servire fredda coperta, volendo, da una glassa ottenuta con zucchero al velo e succo di limone.

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PER APPROFONDIRE:

Marc Chagall. Extended biography

Marc Chagall. Opere divise per categoria

“Marc Chagall. Una retrospettiva. 1908-1985″ mostra a Milano

 

 


CIOCCOLATA CALDA SPEZIATA: un classico riletto in chiave surrealista grazie all’interpretazione di Salvador Dalì

Salvador Dalì, Chocolate, 1930

Cioccolata calda speziata: un Dalì inaspettato (ma non troppo) ci tiene compagnia per una merenda ristoratrice con una “Cioccolata” fatta in casa davvero semplice, leggera e gustosa

Salvador Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – 23 gennaio 1989) è stato un pittore, scultore, scrittore, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo. Artista eclettico e padrone di una personalità a dir poco eccentrica, non si è fatto mancare nulla.

Si può dire che Dalì nacque in circostanze “quasi surrealiste”, nove mesi dopo la morte di quello che doveva essere suo fratello maggiore, anch’esso di nome Salvador; i suoi genitori gli dissero che era la sua reincarnazione, e forse fu proprio questo particolare evento a scatenare in lui la scintilla che diede il via ad uno stile inconfondibile e sostenuto da una tecnica padroneggiata con grande maestria.

Da bambino Dalì frequentò una scuola di disegno e all’età di 13 anni il padre organizzò per lui delle mostre dei suoi disegni a carboncino; nel 1922 si trasferì a Madrid dove studiò all’Academia de San Fernando (Accademia di Belle Arti) e qui si interessò alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico e Carlo Carrà. Amico di Joan Mirò e di Luis Buñuel, nel 1929 entrò a far parte del gruppo surrealista di André Breton, ma ne venne espulso cinque anni dopo “a causa delle sue simpatie per i regimi di destra”. Nel 1937 fece un viaggio in Italia dove ebbe modo di interessarsi alla pittura del Rinascimento maturo e del Seicento, affrontando successivamente anche tematiche religiose.

Il primo Manifesto surrealista nel 1924 definiva così il surrealismo:

“Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.”

In Dalì il surrealismo ha sempre mantenuto un carattere individualistico, alternativamente ironico, problematico, onirico.

Nel quadro che vi propongo oggi si vedono una figura inginocchiata come in gesto di preghiera (o adorazione della donna che distilla piacere sottoforma di cioccolata dalla bocca e dal ventre), una specie di grande damigiana con testa di donna, una zucca e delle montagne sullo sfondo. L’elemento che mi ha permesso di scegliere quest’opera per lanciare la mia ricetta, oltre al titolo, è la tazza di cioccolata appoggiata sulla pancia della damigiana.

CIOCCOLATA CALDA SPEZIATA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

5 cucchiai di cacao amaro

2 cucchiai di fecola di patate

500 ml. di latte

5 cucchiaini di zucchero di canna

1 stecca di vaniglia

spezie a piacere

PROCEDIMENTO:

Scaldare il latte in un pentolino con la stecca di vaniglia (per gli audaci: aggiungere anche un peperoncino piccolo piccante) avendo cura che non raggiunga il bollore.

In un altro pentolino, setacciare il cacao amaro e la fecola, aggiungere lo zucchero ed eventuali altre spezie in polvere; mescolare bene e aggiungere a filo il latte caldo stemperando la miscela con una frusta in modo che non si formino grumi.

Una volta amalgamato bene il tutto, rimettere sul fuoco e continuare a mescolare finché la cioccolata inizia ad addensare; cuocere per un altro paio di minuti, sempre mescolando, fino a raggiungere la densità desiderata.

Togliere la stecca di vaniglia (e l’eventuale peperoncino). Servire caldissima.

P.s.: nel mio caso, come spezia nella miscela di cacao, ho aggiunto un cucchiaino di zenzero in polvere. Con la vaniglia è un abbinamento da sogno! Dolce e piccante allo stesso tempo.

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PER APPROFONDIRE:

Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech. Biografia estesa

Salvador Dalì. Opere divise per categoria

Salvador Dalì official home


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