giovedì , 24 gennaio 2019
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HENRY CARTIER BRESSON: Il fotografo dell’attimo fuggente

a�?a�� La��uomo. La��uomo e la sua vita, cosA� breve, cosA� fragile, cosA� minacciata. Io mi occupo quasi esclusivamente della��uomo. I paesaggi sono eterni, io vado di fretta.a�?

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600 henri cartier bressonNato nel 1908 e morto nel 2004, Henry Cartier Bresson ha trascorso quasi tutto il secolo scorso. Non a torto A? stato definito a�?la��occhio e lo sguardo del 900a��a�?.

La sua vita puA? grossolanamente essere divisa in tre fasi fondamentali: nasce pittore, cosa non a tutti nota, con una carriera affascinata dal surrealismo poi, passata la��infatuazione per la pittura, impegno politico e avvicinamento al cinema e infine quella di fotoreporter e fondatore, assieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour e William Vandivert, della cooperativa Magnum Photos fino alla fine della sua attivitA� di fotografo. Sarebbe pertanto riduttivo individuare la sintesi del suo lavoro con la sola nozione a�?istante decisivoa�? che A? stata la principale chiave di lettura delle sue immagini.

Rimasi affascinato da questo mostro sacro della fotografia giA� nel lontano 1978 quando a Milano visitai una delle sue piA? interessanti e fino ad allora infrequenti mostre ospitate in Italia. Di tutta��altro spessore A? invece la retrospettiva curata da Clement Cheroux proveniente dal Centre Pompidou di Parigi che ho visitato presso la��Ara Pacis di Roma e che sarA� possibile ammirare in questa affascinante location fino al 26 gennaio 2015. Il mio non A? stato certo un rivedere le sue conosciutissime immagini, ma una sorprendente sorpresa. Questa colossale mostra, nata a Parigi e adattata agli spazi italiani in occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa, A? diversa perchA� ha un contenuto diverso: non mostrare solo quello che Cartier Bresson ha fatto, ma offrire una doppia visione rintracciando la storia dei suoi lavori per mostrare la��evoluzione del suo cammino artistico e al tempo stesso raccogliere e rappresentare la storia del Ventesimo Secolo attraverso il suo sguardo di fotografo.

Il Bianco/Nero A? una costante di tutte le immagini di Cartier Bresson che ci accompagna nella visione di tutta la mostra e che caratterizza tutta la sua carriera fotografica, tranne un periodo, documentato, in cui ha svolto lavori per delle riviste.

500 le opere esposte tra fotografie, disegni, dipinti, film e documentari. La��originalitA� consiste anche nel fatto che 350 stampe sono vintage da��epoca (perlopiA? del 1950) alla gelatina ai sali da��argento, e cosa rara A? la loro esposizione in una mostra fotografica storica per i danni, ben noti agli addetti ai lavori, che la prolungata esposizione alla luce puA? provocare. Diverse immagini sono state stampate in piccolo e medio formato. Alla��occhio piA? attento non puA? sfuggire il fatto che alcune manifestino alcuni errori tecnici, quali tempi da��esposizione a volte troppo lunghi o uso del diaframma troppo aperto con conseguente limitata profonditA� di campo che ha provocato sfocature, sicuramente non volute, nei primi piani. Ma Bresson, il padre della��attimo fuggente e pertanto della foto immediata e super-veloce, con i mezzi tecnici a sua disposizione in quella��epoca non aveva scelta. Questo non A? altro che la dimostrazione che quello che rende una��immagine un capolavoro irripetibile A? il suo a�?cuorea�? e non tanto la perfezione tecnica o la sua stampa a�?fine-arta�?. A�E il a�?cuorea�?, in quasi tutte le sue immagini, A? quello che Roland Barthes chiama il punctum, che in Bresson si identifica in uno sguardo, in una geometria, in una situazione o piA? semplicemente in un gesto: A? questo il momento decisivo, il momento magico di cui tanto si A? parlato e si continuerA� a parlare. Ea�� il momento in cui la realtA� si sistema in un modo significativo da un punto di vista formale ma anche contenutistico. La��idea del momento decisivo A? una��idea che nel 1932 lui elabora nel libro a�?This is the momenta�?, che diventerA� una pietra miliare nella storia della fotografia. Una fotografia su tutte ne puA? essere la��esempio perfetto: a�?Dietro la stazione di Saint Nazaire a�� Parigi 1932a�?. Qui avviene un fatto banalissimo: ca��A? un signore che si affretta a prendere un treno oppure A? appena sceso dal treno e si affretta ad andare al suo appuntamento e corre. Correndo deve saltare una pozzanghera. Questa immagine cosA� semplice, in quanto fatto cosA� banale di vita quotidiana, in realtA� diventa un momento magico, perfetto, perchA� la superficie dove la��uomo sta per poggiare il suo piede A? una superficie completamente liscia di acqua che riflette come in uno specchio la sagoma della��uomo che corre e salta e la sua sagoma nera riprende la sagoma di un manifesto pubblicitario che A? sullo sfondo. Ecco, un momento prima questa sagoma non si sarebbe piA? riaffacciata con la silhouette che ca��A? sullo sfondo e un momento dopo il tallone sarebbe caduto sulla��acqua facendo dei cerchi: la composizione non sarebbe piA? stata la stessa. Questo A? la��attimo decisivo.

Quello di Cartier Bresson A? un modo di affrontare la fotografia completamente diverso da quello che puA? essere il ritratto per diversi fotografi. Un campo, quello del ritratto, che lui, da fotografo completo quala��era, ha affrontato con le sue regole e convinzioni, regole e convinzioni che sono le stesse delle sue foto di reportage. Anche nei suoi ritratti ca��A? infatti un attimo decisivo. Molti fotografi ritrattisti fanno invece tantissimi scatti e poi scelgono quello per loro perfetto. Per lui no: ca��A? solo un momento in cui bisogna premere la��otturatore, e solo in quel momento si riesce a rappresentare la��anima del soggetto ritratto.

 

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